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Editto di Egnazio


Veduta di Venezia a volo d'uccello (1500), I stato


Veduta di Venezia a volo d'uccello (1500), particolare


Veduta di Venezia a volo d'uccello (1500), particolare con Nettuno


Gian Battista Arzenti, Veduta di Venezia (1620 - 1630 ca.)


Pianta prospettica di Venezia (1648 - 1650)


I Natali di Venezia
  Venezia: Forma Urbis
La città dei Veneti per volere della Divina Provvidenza fondata sulle acque, circondata dalle acque è protetta da acque in luogo di mura: chiunque pertanto oserà arrecare danno in qualsiasi modo alle acque pubbliche sia condannato come nemico della Patria e sia punito non meno gravemente di colui che abbia violato le sante mura della Patria. Il diritto di questo Editto sia immutabile e perpetuo.
Questo monito solenne dell’ umanista veneziano Giovanni da Cipelli detto Battista Egnazio (1478-1553), è noto come Editto di Egnazio ed è scolpito sulla lastra di marmo collocata oggi tra le due finestre di questa
sala, ma originariamente murata dietro gli stalli dell’antica sede del Magistrato alle Acque.
Era, questa, l’autorità veneziana cui era affidato il compito di sorvegliare il delicato equilibrio dell’ambiente lagunare.
Sotto l’ala del leone di San Marco - è qui esposto l’imponente leone marciano in legno (sec. XVII)proveniente da una delle cantorie della Basilica di San Marco - la Città si è espansa con uno sviluppo ininterrotto dai primi nuclei urbani di Rialto verso le aree perimetrali ai limiti della laguna, mantenendo sempre un’attenzione rigorosa ed efficiente alla sua salvaguardia e punendo con straordinario vigore ogni abuso.
E appunto lo sviluppo urbanistico di Venezia in diversi periodi è qui documentato attraverso piante e vedute.
Poche città dispongono infatti di un repertorio cartografico come quello veneziano, che si sviluppa con ricchezza e coerenza nell’arco di cinque secoli.
Capolavoro assoluto della cartografia veneziana è la celebre Veduta di Venezia a volo d’uccello di Jacopo de’ Barbari (1470?- ante 1516) datata MD. Sulla parete di destra ne è l’esemplare appartenuto a Teodoro Correr.
Di quest’opera straordinaria, realizzata su sei fogli, sono esposte, al secondo piano, le matrici originali in legno e un’ulteriore stampa.
La xilografia qui presente è il primo stato della veduta, in cui il campanile di San Marco – danneggiato nel 1489 da un fulmine - ha ancora una copertura provvisoria in tegole.
Venezia, ritratta da un punto d’osservazione molto alto, “a volo d’uccello”, è ripresa da sud con in primo piano una parte della
Giudecca e l’isola di San Giorgio.
Sullo sfondo, oltre alle isole della laguna settentrionale, il profilo delle prealpi con SERAVAL a indicare il passo che conduceva al nord.
Dal tessuto urbano emergono le architetture più fortemente rappresentative - l’area marciana centro del potere politico della città, le basiliche dei Frari e dei SS. Giovanni e Paolo, le facciate dei palazzi in Canal Grande, l’Arsenale - ma insieme appaiono, riprodotti meticolosamente in tutta la città, numerosissimi dettagli che ne fanno un documento di estrema rilevanza per la conoscenza dell’impianto urbano e l’unica testimonianza visiva della Venezia cinquecentesca nella sua interezza.
La presenza inoltre di Mercurio e di Nettuno, la grande quantità di navi in bacino e il brulicare di barche in Canal Grande, sottolineano un intento celebrativo dell’opera.
Nella parete di fronte, la veduta di Gian Battista Arzenti (attivo tra il 1590 e il 1625) e la pianta prospettica di Joseph Heintz il Giovane (1600 ca - post 1678) della metà del secolo.
A fianco del de’ Barbari, è invece il curioso dipinto settecentesco con I Natali di Venezia, in una ricostruzione fantastica: l’articolata raffigurazione della città in pianta - in cui ciascun punto notevole è contrassegnato da un numero - è accompagnata, nella fascia inferiore,
da tre ordini di personaggi - anch’essi contrassegnati - e da una legenda descrittiva.
Sia questi dipinti che la pianta a stampa consentono di valutare le trasformazioni subite dalla città per forma ed estensione in diversi secoli della sua storia e di apprezzare altresì come essa sia giunta a noi in termini sostanzialmente integri, nonostante il continuo lavorio di assestamento e di aggiornamento architettonico ed urbanistico, certo
infittitosi nell’Otto e nel Novecento con le grandi opere di interramento di ampie zone paludose nelle aree periferiche della città e la costruzione
del ponte translagunare.
Al centro della sala due globi, celeste e terrestre, pezzi rari della vasta
produzione del cartografo veneziano Vincenzo Coronelli (1650-1718)frate francescano, cosmografo ufficiale della Repubblica di Venezia, che visse e operò nel convento dei Frari.

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