DANTE

 

Surge ai mortali per diverse foci
la lucerna del mondo; ma da quella
che quattro cerchi giugne con tre croci,
con miglior corso e con migliore stella
esce congiunta, e la mondana cera
più a suo modo tempera e suggella.
Fatto avea di là mane e di qua sera
tal foce, e quasi tutto era là bianco
quello emisperio, e l'altra parte nera,
quando Beatrice in sul sinistro fianco
vidi rivolta e riguardar nel sole:
aquila sì non li s'affisse unquanco.
E sì come secondo raggio suole
uscir del primo e risalire in suso,
pur come pelegrin che tornar vuole,
così de l'atto suo, per li occhi infuso
ne l'imagine mia, il mio si fece,
e fissi li occhi al sole oltre nostr'uso.
Molto è licito là, che qui non lece
a le nostre virtù, mercé del loco
fatto per proprio de l'umana spece.
Io nol soffersi molto, né sì poco,
ch'io nol vedessi sfavillar dintorno,
com' ferro che bogliente esce del foco;
e di sùbito parve giorno a giorno
essere aggiunto, come quei che puote
avesse il ciel d'un altro sole addorno.

Nel primo episodio del film "Sogni" di Akira Kurosawa, Sole attraverso la pioggia, la sequenza in cui al bambino compare un enorme, bellissimo arcobaleno che pare incorniciare la valle fiorita nello sfondo della scena lascia subito correre il pensiero alla visione mistica del Paradiso dantesco, e in particolar modo al cammino descritto nel Canto I (vv. 37-63).
In questi versi Dante fa una descrizione del proprio viaggio: comincia col descrivere la luce del sole, la quale illumina l'emisfero del Purgatorio e lascia nell'oscurità l'emisfero di Gerusalemme, dove vivono gli uomini.
In seguito Dante vede Beatrice che osserva il sole e, a quel punto, egli stesso comincia a fissarlo, al di là di quanto può di solito farlo un uomo.
Subito egli vede un altro sole che sembra aggiungere un altro giorno al giorno

"subito parve giorno a giorno"

 (v. 61), quasi fosse un vero e proprio ornamento creato da Dio.
La visione celestiale, msitica di Dante e quella magica e incantata del "bambino Kurosawa" raggiungono entrambe, pur nella peculiarità e profonda diversità del periodo storico, dell'ambientazione e della stessa ispirazione, uno stesso fantastico e impareggiabile livello di arte espressiva nei versi del primo, così come in ogni singolo fotogramma del secondo.
Questa particolare sensazione di "visibilità" presente nei versi di Dante ci fa in effetti entrare in modo così diretto, immediato e inconsapevole nel profondo delle sensazioni, dei sentimenti e della visione stessa, sì da potervi partecipare intensamente, alla stessa maniera in cui lo spettatore viene proiettato nella storia raccontata dal regista giapponese.

(Dante - Paradiso I, vv. 37-63 )


        

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