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Responsabile dei corsi scolastici (I parte)
Intervista alla psicologa
Intervista alla psicologa Paola Lenzetti
Pratiche e riti di stampo mafioso
11/11/2005
Intervista ad un membro della Sacra Corona Unita


Il detenuto ha esordito sottolineando che fare parte della S.C.U significa essere membro di una vera e propria organizzazione, costituita da regole ben precise, da valori condivisi e da una struttura fortemente gerarchica.
La S.C.U. è costituita da tre società: “Società minore”; “Società maggiore” e “Società segreta”. A ciascuna di esse corrispondono delle “doti”, ovvero dei veri e propri gradi cui si riconnettono cariche e funzioni ben precise.

I passaggi da una “società” all’altra, e da una dote all’altra, avvengono attraverso dei veri e propri “riti battesimali” (cui si accennerà avanti).

Nella “società minore” troviamo la dote della “picciotteria” e della “camorra”. I “picciotti” svolgono compiti di vigilanza, e operano sulla base del principio “servire oggi per essere serviti domani”. Con l’ingresso nel sodalizio criminoso, per i “picciotti”, vi è la possibilità di “fare carriera”, e giungere così a posti di comando. Entrambi, “picciotti” e “camorristi”, svolgono funzioni di manovalanza. Molti sono i giovani che aspirano ad entrare nell’organizzazione, spinti dal forte desiderio di potere e denaro e, spesso, dagli stessi ideali trasmessi dalla famiglia.

Prima del conferimento della dote di “picciotteria” e di “camorra”, il soggetto deve dimostrare, per quaranta giorni, la sua caratura delinquenziale e, chi lo osserva, deve appurare che egli non abbia congiunti nelle forze dell’ordine. Trascorso questo periodo di prova, il candidato può essere affiliato all’organizzazione, e gli vengono conferite contemporaneamente le due doti sopra descritte.

Per il conferimento del grado, esiste un vero e proprio rituale, che prevede un giuramento:
giuro sulla punta di questo pugnale, bagnato di sangue, di essere fedele a questo corpo di società formata, di disconoscere padre, madre, fratelli e sorelle, fino alla settima generazione; giuro di dividere centesimo per centesimo e millesimo per millesimo fino all’ultima stilla di sangue, con un piede nella fossa e uno alla catena per dare un forte abbraccio alla galera.

Il soggetto affiliato può, nel corso della sua carriera criminale, accedere alla seconda società, ovvero la “società maggiore”. In essa troviamo due doti denominate “lo Sgarro”e “la Santa”.

La prima dote è conferita soltanto a coloro che abbiano commesso almeno tre omicidi per conto dell’organizzazione. Colui che accede alla dote de “lo Sgarro” non ha più la possibilità di uscire dall’organizzazione, pena la morte. L’ingresso nella “società maggiore” conferisce al soggetto il diritto di costituire una sorta di “filiale” dell’organizzazione criminale sul territorio e di acquisirne il comando. Gli affiliati che giungono a “lo Sgarro” possono riconoscersi tra loro attraverso o una rosa tatuata sul piede destro, o attraverso la c.d. “Smazzettata” (ovvero, il posizionamento di carte da gioco napoletane in un predefinito ordine).

Anche nel caso della dote denominata “la Santa”, l’abbandono, da parte dell’affiliato, dell’organizzazione porta alla morte certa dello stesso.
A differenza delle altre doti, quella de “la Santa” è conferita a mezzanotte da affiliati di grado superiore. Il rito di conferimento della dote in esame prevede la consegna al soggetto di: una pastiglia di cianuro; una carabina cal. 12 o un fucile a canne mozze; un limone; un batuffolo di ovatta; un ago; tre fazzoletti di seta bianca; una “spartenza”.
La pastiglia di cianuro è fornita al soggetto affinché questo la utilizzi, in caso di difficoltà, per non tradire la società: in sostanza gli si chiede di morire prima dell’arresto, per evitare di collaborare con la giustizia.
Sulla carabina cal. 12 o sul fucile a canne mozze il soggetto giura fedeltà, e vengono utilizzati per uccidere lo stesso nel caso di tradimento.
Il batuffolo di cotone rappresenta il Monte Bianco, considerato, per la sua maestosità, sacro.
Il limone rappresenta l’impegno del soggetto a curare le ferite degli altri adepti della società. All’agrume vengono praticati tre fori, uno centrale e due laterali nei quali l’affiliato fa colare delle gocce di sangue, previa puntura dell’indice della mano destra con l’ago, che è– insieme al fucile o alla carabina – segno di fedeltà.
I tre fazzoletti di seta bianca rappresentano la purezza d’animo dell’adepto.
La “spartenza” è solitamente costituita da sigarette.

Con il conferimento della dote del “Vangelo” si accede alla società segreta, organismo che ha potere decisionale relativamente a qualsiasi questione. Le soluzioni che sono adottate dalla società segreta debbono essere approvate soltanto dai componenti del “Consiglio Generale”, vertice dell’organizzazione malavitosa. Quest’ultimo organo è costituito da coloro che hanno ricevuto le doti del “Tre Quartino” o del “diritto al medaglione” o del “diritto al medaglione con catena”.
Con il grado di “Tre Quartino” siamo nel cuore della struttura. L’affiliato che riceve la dote citata può essere nominato quale membro del “Tribunale d’omertà”. Quest’ultimo è un organismo esecutivo, che si occupa della attuazione delle decisioni adottate dal Consiglio Generale. I membri del Tribunale d’omertà debbono operare nell’anonimato.

La dote del “diritto al medaglione” è stata conferita in Puglia a pochi affiliati della ‘ndrangheta, per evitare l’inflazionarsi del grado conferito. Coloro che ricevono la dote citata e quella del “diritto al medaglione con catena” sono ai vertici dell’organizzazione. Come per tutte le altre doti, anche quella del “diritto al medaglione con catena” prevede un lungo rituale d’investitura. Possono concorrere per l’ottenimento del grado citato solo coloro che possiedono particolari capacità intellettive o di comando e che dispongono di uomini e mezzi per la realizzazione dei progetti criminali della organizzazione.
Di particolare impatto è il giuramento previsto per il conferimento della dote citata, che così recita: Giuro sulla punta di quest’arma da fuoco, bagnata di sangue, di essere fedele, leale con la carne, con lo spirito e oltre la morte, a tutti i miei compagni, e di combattere, distruggere qualunque tipo di tragedie e infamità sulla nostra eterna unione e di opprimerla a qualsiasi costo.
Il giuramento continua …giuro eterna fedeltà, fratellanza, lealtà, fino alla morte, ai miei compari di sangue.
Il candidato alla dote del “diritto al medaglione con catena” prosegue, dichiarando …di accettare qualsiasi imposizione che viene data, praticata, confermata del capo, fino alla morte, e sempre e solo a lui dar conto, rispettando e onorando fino all’infinito tutti i componenti del sacro Consiglio Generale. Il rito prosegue, e l’affiliato giura di …di disconoscere madre, padre, fratelli e sorelle fino alla settima generazione e di straziare le carni di chiunque trami tragedie contro il capo in testa” e di “…non tradire mai questo sacro Circolo d’onore e, soprattutto, di non accettare mai da nessun altro, imposizione che non sia riconosciuta e rilasciata dal capo in testa.
Il candidato conclude: giuro di non tradire mai il mio capo in testa e il sacro Circolo d’onore costituito, con il quale dividerò onore, gloria e vittorie eterne e, all’occorrenza, onoratamente la morte. Aprirei io stesso il mio petto e mi strapperei il cuore, donandolo al mio padrino, affinché lo faccia a fette e lo distribuisca al sacro Consiglio Generale, affinché anch’essi sappiano la fine che deve fare chi di noi tradisce e chi viene meno all’eterno giuramento di fedeltà, obbedienza e devozione, fino alla fine dei nostri giorni. Giuro, inoltre, solennemente, che nel bene e nel male, nella quiete e nella tempesta, il mio padrino sarà inviolabile, mio fratello di sangue, e neanche il diluvio universale potrà mettere fine a questa unione, suggellata con il nostro sangue.



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