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POLITICA

IL MINISTRO DELLA DIFESA: «SE FOSSE NEL CENTRODESTRA VOTEREI PER LA ROSA NEL PUGNO. MA NON CAPISCO COME POSSA STARE CON DILIBERTO»

Martino: «Tremonti sbaglia sui dazi cinesi.
Il governo ha tagliato poco le tasse»

Il ministro della Difesa: «A Vicenza il premier è stato bravissimo. Confindustria come la Cgil non deve cercare la concertazione. Montezemolo e Epifani non sono stati eletti da nessuno»

31/3/2006
Mattia Feltri



Il ministro della Difesa Antonio Martino
Il ministro della Difesa
Antonio Martino
ROMA. Onorevole Martino, Berlusconi l’ha imbarazzata con la storia dei cinesi bolliti?
«I cinesi sono suscettibili - risponde il ministro della Difesa - e lui si riferiva al passato. Piuttosto, a proposito di Cina, non sono d’accordo con Tremonti».

Il protezionismo, vero?
«Già, è un antico errore. Dobbiamo capire che la Cina alla fine sarà una grande opportunità. Nel 2050 il reddito pro capite di un cittadino cinese sarà un quarto di quello di un cittadino americano. Il che significa che l’economia cinese varrà due o tre volte quella americana. E chi darà loro i beni di consumo e le azioni per il risparmio? Noi, ovvio. I dazi non servono. Non dobbiamo difenderci dalla Cina, ma con la Cina competere».

Lei è critico anche sulla politica fiscale?
«Parto da un punto di vista diverso. Le tasse avremmo dovuto abbassarle drasticamente e subito. Avremmo dovuto affrontare difficoltà transitorie, ma i benefici sarebbero stati enormi. Specialmente andavano ridotte le aliquote più alte non per fare un favore ai ricchi, ma per farlo ai poveri. Perché già Kennedy e Reagan dimostrarono che se si abbassano le aliquote, i ricchi pagano più tasse. Quanto alla spesa sociale, è addirittura aumentata, e invece andava razionalizzata».

Intanto la crescita economica è a zero.
«Colpa dell’euro. L’errore è stato di stabilire arbitrariamente che la moneta valeva 1936,27 lire, e che questo sarebbe stato il suo valore in eterno. Invece i fatti dimostrano che oggi un euro vale si è no mille lire. Inoltre, nel 2002 un euro valeva 0,85 dollari. Oggi 1,2 dollari. Vuol dire che un prodotto italiano che quattro anni fa a New York costava 85 dollari, oggi ne costa 120».

D’accordo, ma oggi...
«Oggi l’Italia è comunque messa meglio di altri. L’ultimo numero dell’Economist spiega che i disoccupati da noi sono meno che in Francia e in Germania».

Che pensa della campagna elettorale di Berlusconi?
«Ottima. A Vicenza, poi, è stato straordinario, bravissimo».

Perché, che opinione ha di Confidustria?
«Che, come i sindacati, non dovrebbe andare al di là della normale rappresentanza. Non dovrebbe cercare la concertazione. Montezemolo, come Epifani, non è stato eletto da nessuno. E le leggi le fanno gli eletti, cioè il Parlamento».

Passiamo alla politica estera. L’Italia ha dato ospitalità all’afghano condannato per apostasia. Ma l’episodio dimostra che in Afghanistan i cristiani continuano a finire alla forca. Che democrazia abbiamo esportato?
«Nessuno può ragionevolmente pensare che l’Afghanistan in quattro anni diventasse la Svizzera. Noi dovevamo avviare un processo e le elezioni, cui sono state ammesse le donne, lo dimostrano. Certo, la legge coranica è ancora alla base della Costituzione, ma non potevamo non tenere conto della storia dell’Afghanistan».

Insisto: la legge dice che essere cristiani è un crimine da punire con la morte.
«Insisto: sono stati fatti passi avanti. Infatti Rahman l’abbiamo salvato. In altri Paesi l’avrebbero ucciso e noi nemmeno l’avremmo saputo».

Però parliamo di una democrazia che porta Hamas al governo in Palestina.
«La democrazia non è un’eccentricità occidentale, ma un’aspirazione universale, infatti dove si può votare la gente va a votare. Quanto ad Hamas, era un movimento terrorista e antiebraico anche prima. Ora non credo che potrà accentuare queste sue caratteristiche, anzi».

Qual è la situazione nel mondo islamico? Dopo vignette e magliette si direbbe pessima.
«Per niente. Credete davvero che nei Paesi islamici leggano la stampa danese? Qualcuno voleva infiammare le genti musulmane, pensava di portarle alla rivolta contro l’occidente, ma non ci è riuscito».

Quanto è probabile oggi una guerra con l’Iran?
«Nell’immediato, poco. Abbiamo tempo per percorrere tutte le strade e capire che carte ha in mano Ahmadinejad. Se bluffa o no. Se cede, come ha ceduto la Corea del Nord. O se invece intende davvero ricorrere al nucleare per cancellare Israele. In tal caso, la vedo molto male».

Lei è un liberale e un laico. Come si trova in coalizione con orgogliosi e battaglieri cattolici come Buttiglione o Giovanardi?
«Bene. Con loro condivido molte idee. Poi ci sono opinioni diverse, ma è un bene: se due la pensano allo stesso modo su tutto, uno dei due è superfluo».

Però Giovanardi ha dato dei nazisti agli olandesi.
«Sì, lui usa spesso toni così radicali. Non ce n’era bisogno, ma nella sostanza non ha tutti i torti. Mi pare d’aver capito che in Olanda si può applicare l’eutanasia anche ai bambini che non sono condannati a morte, ma a una vita di non buona qualità. Questo non posso condividerlo».

Lei si troverebbe bene con la Rosa nel Pugno?
«Assolutamente sì. Se stesse a destra, però. Perché non capisco come i miei amici radicali possano andare d’accordo con Bertinotti e Diliberto sulla politica estera e l’economia».

Sulla bioetica e il Concordato lei che posizioni ha?
«Ho votato quattro sì ai referendum e avrei voluto che la legge fosse abrogabile in toto. La cancellazione del Concordato non mi pare assolutamente una priorità».

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