CESARIO DI HEISTERBACH

 

CESARIO DI HEISTERBACH


CAPITOLO XXI

Dell’eresia degli Albigesi

Novizio: Qual era il loro errore?

Monaco: - I loro capi avevano accolto dei punti del dogma manicheo e alcuni degli errori di cui si dice che  Origene abbia scritto contro Periarchon [1] e moltissimi che si erano inventati da se stessi. Seguono Mani nel ritenere che ci siano due sorgenti di vita, un Dio buono ed uno malvagio, ossia il diavolo e dicono che il dio malvagio abbia creato tutti i corpi ed il Dio buono tutte le anime.  

Novizio: -Mosè attesta che Dio creò sia anima che corpo, quando dice: Il Signore Dio formò l’uomo ossia il corpo, dalla polvere della terra e soffiò nelle sue narici lo spirito di vita (Gen. 11:7) ossia l’anima.

Monaco: - Se accettassero Mosè e i profeti, non ci sarebbero eretici. Negano la resurrezione del corpo; irridono ogni beneficio che ai vivi può venire dai morti; dicono che è inutile andare in chiesa a pregare; e in ciò sono peggiori dei giudei e dei pagani, che credono a tutte queste cose. Hanno ripudiato il battesimo e bestemmiano il sacramento del Corpo e Sangue di Cristo.

Novizio: - Perché sopportano persecuzioni tanto crudeli dai credenti (ossia i cattolici), se non si aspettano ricompense in futuro?

Monaco: - Dicono di aspettare la gloria dello spirito. (Un abate, parlando ad un cavaliere degli eretici, chiese:)<<Cosa speri di ottenere da tali elemosine?>> Il cavaliere rispose: <<Che il mio spirito cammini nella gloria dopo la morte>> Il monaco chiese: <<Dove andrà?>> e il cavaliere disse: <<Secondo i suoi meriti. Se ha vissuto una vita buona e ottenuto il suo premio da Dio, quando lascerà il mio corpo entrerà in quello di un futuro principe o re o di qualche personaggio illustre, nel quale troverà felicità; se ha vissuto male, entrerà nel corpo di qualche povero disgraziato, in cui troverà sofferenze>>. Lo stolto credeva, come tutti gli Albigesi, che, secondo i suoi meriti, l’anima passerà attraverso vari corpi, anche di animali e rettili [2].

(...Segue una narrazione degli inizi della crociata contro gli albigesi del 1209)

Monaco: - ...Il capo di tutti i crociati era Arnaud, abate di Citeaux e più tardi vescovo di Narbona. Quando giunsero davanti alla grande città di Beziers, dove si dice si fossero rinchiusi più di centomila uomini, la strinsero d’assedio; ed alla vista di tutti, gli eretici contaminarono in un modo che non si può descrivere il libro del Santo Vangelo e poi lo buttarono giù dalle mura contro i cristiani e tirando frecce gridavano: -Questa è la vostra legge, miserabili- (...) (segue la descrizione dell’assalto e presa della città e del massacro degli abitanti, in cui viene attribuito ad Arnaud Aumary il famoso detto: “Uccideteli tutti; Dio riconoscerà i suoi”).

Grazie all’aiuto di Dio, ottennero il possesso di un’altra grande città, presso Tolosa, chiamata, per il suo sito, Beauvallon [3]. Quando si interrogò la popolazione, mentre tutti gli altri si erano dichiarati pronti a tornare alla fede, ne rimasero 450, che il demonio indurì nell’ostinazione; di questi, 400 furono bruciati sul rogo e gli altri appesi sulla forca. Lo stesso accadde in altre città e castelli, e spesso i disgraziati si offrivano volontariamente alla morte. (...)

Novizio: - Se ci fossero stati più dotti, tra gli eretici, essi non avrebbero deviato così gravemente.

Monaco: - Quando i dotti cadono in errore, sono spinti dal demonio a mostrare stoltezza più grave e dolorosa degli illetterati.

 

Capitolo XXII.

Degli eretici bruciati a Parigi[4]

Nello stesso tempo in cui si sviluppò l’eresia albigese, accadde nella città di Parigi, che è fonte di ogni conoscenza e pozzo delle Sacre Scritture, che per influsso del diavolo una strana perversione dell’intelletto si insinuò nella mente di numerosi dotti. Ecco i loro nomi: Mastro Guglielmo del Poitou, suddiacono, che aveva tenuto lezioni sullo studio dei classici a Parigi e vi aveva studiato teologia per tre anni; Bernardo, un suddiacono, Guglielmo, un orafo, che era il loro profeta, Stefano, un prete di Corbeil, Stefano, un prete di Chelles, Giovanni, un prete di Uncinis; tutti studenti eccetto Bernardo; Dudo, segretario privato di Mastro Almerico, un prete, Elmand, un accolito, Odo, un diacono, Mastro Garino, che era venuto a Parigi per studiare i classici e che, da prete, aveva studiato teologia sotto Mastro Stefano, arcivescovo di Canterbury; Ulrico, prete di Lirè, vecchio di più di sessant’anni, che aveva a lungo studiato teologia, Pietro di San Clodovaldo, altro prete sessuagenario e studioso di teologia, e Stefano diacono della Vecchia Corbeil. Per istigazione del demonio, costoro avevano elaborato molte tesi eretiche e le avevano già predicate in molti luoghi.

Novizio: - Quali erano i principali punti nei quali questi uomini dotti ed in età avanzata cadevano in errore?

Monaco: - Dicevano che il corpo di Cristo era presente nel Pane dell’altare allo stesso modo in cui lo è in tutto il pane ed in ogni cosa; e che Dio ha parlato in Ovidio allo stesso modo che in sant’Agostino. Negavano la resurrezione dei corpi, dicendo che non c’era né paradiso né inferno, ma che aveva il Paradiso dentro di sé che possedeva la conoscenza di Dio, come loro, mentre chi era in peccato mortale aveva dentro di sé l’inferno, proprio come un uomo ha un dente guasto nella bocca. Dicevano che era idolatria innalzare altari ai santi o bruciare incenso davanti alle immagini sacre e che chi baciava le ossa dei martiri lo faceva per scherzare. Ma la peggior bestemmia che osavano pronunciare era contro lo Spirito Santo, da cui deriva tutto ciò che è santo e puro [5]. Dicevano che se qualcuno era nello spirito, anche se avesse commesso fornicazione od ogni altra opera impura, non ci sarebbe stato peccato in lui, poiché quello Spirito, che è Dio, essendo del tutto separato dalla carne, non può peccare, e l’uomo, che è nulla, non può peccare, finché lo Spirito, che è Dio, è in lui; perché è lo stesso Dio che opera tutto in tutte le cose (I Cor. XII 6). Da ciò essi ritenevano che ognuno di loro fosse sia Spirito Santo che Cristo; e così si adempì quel detto del vangelo: <<Sorgeranno falsi Messia e falsi profeti...>> Questi infelicissimi avevano escogitato altre argomentazioni, del tutto senza valore, con le quali cercavano di dare fondamento ai loro errori. La loro perfidia teologica venne scoperta in questo modo. Il suddetto Guglielmo l’orafo si recò da mastro Rodolfo di Nemours, dicendo di essere stato inviato dal Signore e ponendogli davanti i seguenti articoli contro la fede: <<Il Padre ha operato nell’Antico Testamento in determinate forme, ossia quelle della Legge; similmente il Figlio (ha operato) in determinate forme, come il sacramento dell’Altare, il battesimo e così via. Come le forme della Legge divennero caduche alla prima venuta di Cristo, così ora tutte le forme nelle quali il Figlio ha operato cadranno ed i sacramenti avranno termine, perché la Persona dello Spirito Santo si dichiarerà in quelli nei quali si è incarnato, e parlerà principalmente in sette uomini, uno dei quali sarà lo stesso Guglielmo [6]>>.

Inoltre profetizzò che entro cinque anni dovevano sopravvenire queste quattro piaghe: la prima sulla popolazione, che sarebbe stata consumata dalla carestia; la seconda la spada, con la quale i re si sarebbero uccisi l’un l’altro; nella terza la terra si sarebbe aperta e avrebbe inghiottito le città ed i loro abitanti; e nella quarta il fuoco scenderà dal cielo sui prelati della chiesa che sono adepti dell’Anticristo. Perché disse che il Papa era l’Anticristo e Roma Babilonia [7]; perché il papa siede sul Monte Oliveto, cioè nella pienezza del potere. Da allora, tredici anni sono passati e nessuna di queste cose è avvenuta, benché il falso profeta avesse previsto che accadessero entro cinque anni. Inoltre, per ottenere il favore di Filippo di Francia, aggiunse: <<Tutti i regni della terra saranno soggetti al re dei Franchi e a suo figlio, che vivono sotto la protezione dello Spirito Santo e non moriranno mai; e saranno dati al re di Francia dodici pani, cioè la conoscenza ed il potere delle scritture”.

Quando udì questo, mastro Rodolfo gli chiese se aveva dei soci ai quali queste cose erano state rivelate. Quando quello rispose che ne aveva molti, e diede i nomi che ho ricordato prima, quell’uomo accorto (ossia Rodolfo), considerando il pericolo che incombeva sulla chiesa e che da solo non avrebbe potuto investigare questa malvagità né convincerli, dissimulò (il suo proposito) e disse che aveva ricevuto una rivelazione dallo Spirito Santo in merito ad un certo ecclesiastico che li avrebbe aiutati a predicare le loro dottrine.

Poi, per mantenere immacolata la sua reputazione, raccontò tutta la storia all’abate di San Vittore e a Mastro Roberto e a Fratello Tommaso e andò con loro dal vescovo di Parigi e da tre maestri versati in teologia, precisamente il diacono di Salisburgo, Mastro Roberto di Kortui e Mastro Stefano e disse tutto loro. Essi furono altamente allarmati  ed ordinarono a Rodolfo e al prete, sotto pena di dannazione, di fingere di essere in accordo con quegli uomini, finché non avessero udito tutto il loro insegnamento e completamente esplorato gli articoli della loro eresia. Per cui, al fine di portare a compimento il loro piano, Mastro Rodolfo ed il suo complice si unirono agli eretici nel loro giro missionario di tre mesi attraverso le diocesi di Parigi, Lione, Troyes e l’arcivescovado di Sens e scoprirono, per quanto possibile, tutti quelli che aderivano alla loro setta.

 

Per guadagnarsi ancora di più la fiducia degli eretici, Mastro Rodolfo assumeva una espressione rapita e fingeva che il suo spirito venisse rapito in cielo e che nei loro incontri segreti, più tardi, avrebbe svelato quello che vi aveva visto e promise che avrebbe predicato pubblicamente e senza posa la loro fede. Alla fine, tornò dal vescovo e gli raccontò quello che avevano visto e sentito. Allora il vescovo mandò messaggeri in tutta la provincia per richiamarli tutti presso di lui, poiché nessuno viveva in città eccetto Bernardo; e quando essi furono sotto sorveglianza, convocò i vescovi vicini e dei maestri di teologia per esaminarli; Gli articoli sopra menzionati vennero letti davanti a loro ed alcuni di loro li confermarono in presenza di tutti, mentre altri, per quanto desiderosi di ritirarli e di ammettere di essersi sbagliati, resistettero con il resto nella medesima ostinazione  e rifiutarono di abiurare.

Dopo questa dimostrazione di irrimediabile perversità, per consiglio del vescovo furono portati all’Università e là, in presenza di tutto il clero e del popolo, spogliati dei sacri offici e, al ritorno del re, poiché in quel periodo era assente, furono bruciati sul rogo. Si dimostrarono di convinzioni così ostinate che non risposero ad alcuna domanda, né fecero trasparire alcun segno di penitenza, anche al momento della morte. Quando furono portati fuori per la punizione, sorse una tempesta così violenta che nessuno dubitò che fosse stata sollevata da colui che aveva instillato nei morenti quei mortali errori.

Quella notte, quello che era stato considerato il loro capo bussò alla porta di una certa monaca e troppo tardi confessò i propri errori, dicendole che aveva riservato un posto importante all’inferno e che era condannato al fuoco eterno. Quattro di loro erano stati interrogati, ma non furono bruciati; tra cui, Mastro Garino, il prete Ulrico ed il diacono Stefano; questi furono imprigionati a vita; ma Pietro, prima di essere arrestato, preso dal terrore, si fece monaco. Il corpo di Amalrico di Bene, che era stato il capo di questa malvagità, fu dissotterrato e sepolta in terra comune [8]. Nel contempo, fu decretato che a Parigi nessuno avrebbe potuto leggere libri della scienza detta fisica per i tre anni seguenti; e si misero per sempre al bando i libri di Mastro Davide di Dinant [9] e i Libri gallicani di teologia e furono bruciati in pubblico; e così, per grazia di Dio, tale eresia fu sradicata sul nascere.

Dal libro V del Dialogo sui miracoli di Cesario di Heisterbach.

Traduzione di Frank Powerful dal testo inglese disponibile in rete allinterno di  http://www.fordham.edu/halsall/sbook.html.


[1] Periarchon (lat. De principiis) è in realtà un testo di Origene e non un personaggio. Non so se l’errore sia di Cesario o del traduttore dal latino all’inglese.

[2] La dottrina della metempsicosi, trasmigrazione delle anime attraverso forme di vita sempre più elevate, è uno dei miti portanti della religione catara.

[3] Non ho trovato traccia di un luogo con questo nome od uno simile, né sulla carta geografica, né nelle altre cronache della crociata albigese. I più grandi massacri di eretici, dopo quello iniziale di Beziers, avvennero probabilmente a Minerve e a Lavaur (vedi appendice 2 all’introduzione).

[4] Questo capitolo è particolarmente interessante, poiché testimonia di una presenza ereticale multiforme e diffusa su tutto il territorio, in forme diverse; gli eretici di Parigi condividono alcuni aspetti delle dottrine catare, ma in altri sembrano differirne; il loro gruppo venne definito degli Amalriciani, dal nome del teologo Amalrico di Bene, alle cui dottrine si ispiravano (vedi le successive note 8 e 9). Il processo di cui si parla avvenne nel 1210; la crociata albigese era cominciata l’anno prima.

[5] Pare di leggere, nelle parole di Cesario, a maggiore ed irrevocabile condanna degli eretici, un’allusione al famoso detto evangelico, secondo cui chi  chi pecca contro lo Spirito non sarà mai perdonato”: Matteo 12:31 Perciò io vi dico: Qualunque peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata.

Matteo 12:32 A chiunque parlerà male del Figlio dell'uomo sarà perdonato; ma la bestemmia contro lo Spirito, non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro.

[6] Sembrerebbe superata quindi, nell’insegnamento degli eretici, anche la figura del Cristo.

[7] Sono questi due accostamenti tipici della polemica anti-cattolica, basati sulle immagini dell’Apocalisse di Giovanni.

[8] Nel Canone 2 del IV Concilio Laterano, è espressa una succinta, sprezzante condanna delle dottrine di Amalrico di Bene:

“Disapproviamo e condanniamo i perversi insegnamenti dell’empio Amalrico di Bene, la cui mente è stata così ottenebrata dal padre delle menzogne che la sua dottrina deve essere considerata folle più che eretica”.

[9] Filosofo panteista considerato all’epoca come facente parte della corrente degli Amalriciani, ma in realtà ispirato probabilmente dall’opera aristotelica (“i libri della scienza detta fisica” citati da Cesario?). Non si può qui non notare che un’eresia panteista sembra alquanto lontana dalle dottrine dualistico-manichee dei catari.

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