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  44  16.04.2003  Ricerca e Storia - la rivista delle due culture
 
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   Storia e gloria del cannone della morte
di Nicoletta Verna

 Il sogno dei raggi malefici
 La stranissima avventura di Mussolini e altre incredibili dicerie
 Un premio per uccidere una pecora
 Epilogo di una storia ancora aperta


LA CHIMERA del raggio della morte – un congegno micidiale che, sotto forma di fascio d’onde o campo magnetico, fosse in grado di bloccare e distruggere a distanza ogni mezzo meccanico motorizzato, carbonizzare oggetti e uccidere istantaneamente uomini e animali - rappresentò una delle più controverse questioni militari e scientifiche (o meglio, fantascientifiche) della prima metà del nostro secolo. La notizia riguardante l’esistenza di una misteriosa arma dall’immane potenziale distruttivo iniziò a propagarsi in Europa sin dalla prima guerra mondiale, dando vita a un gran numero di dicerie e leggende urbane che non furono mai smentite dalla stampa né, di fatto, dai vari governi.


 Il sogno dei raggi malefici

Prima e più autorevole voce ad avallare la credenza fu Nikola Tesla, il padre della corrente alternata. Dopo aver dedicato ampi e articolati studi alla fantomatica scoperta, poco prima della morte lo scienziato croato giunse a sostenere che l'invenzione era stata ultimata ed era pronto a divulgarne i segreti agli Stati Uniti. Quella che definiva teleforce, un imponete fascio d'onde in grado di sciogliere ogni tipo di motore fino a 250 miglia di distanza, si basava su principi fisici totalmente nuovi e rivoluzionari, e poteva essere generata da un impianto che sarebbe costato circa due milioni di dollari e costruito in meno di tre mesi: una dozzina di questi impianti localizzati nei punti strategici degli Stati Uniti, secondo Tesla, sarebbero stati sufficienti a difendere il paese da ogni tipo di attacco aereo.
Nell'annunciare la sua stupefacente scoperta, però, l'inventore pretendeva dal governo completa sovranità sui lavori e l'astensione da ogni interferenza anche minima, cosa che arrestò le ricerche (per buona parte avvolte dal più oscuro mistero) e, con la morte dello scienziato, le fece cadere nel vuoto.

Degli studi di Tesla non si seppe concretamente più nulla; quel che è certo, però, è che l'intera Europa degli anni '20 fu inondata da voci più o meno verosimili riguardanti la scoperta del fantomatico raggio, popolandosi di sedicenti inventori che ne vantavano la paternità. Il caso ai tempi più celebre fu quello dell'inglese Grindell Mathews che, basandosi probabilmente sugli studi di Tesla, già nel 1924 aveva reso nota la sua strepitosa invenzione: un fascio di misteriose radiazioni elettromagnetiche, simile ai raggi x e uva, in grado di arrestare i motori a scoppio, fare esplodere le miscele detonanti e uccidere all'istante piccoli roditori. La dimostrazione, eseguita in pubblico, provava chiaramente come il congegno elettronico potesse istantaneamente bloccare il motore di una motocicletta posta a parecchi metri di distanza, cosa che generò panico e clamore anche in Italia. Nonostante le riserve manifeste di molti eminenti fisici e l'evidenza che gli esperimenti riuscivano solo su un raggio di un centinaio di metri, il sogno dell'immaginaria potentissima arma bastò a infiammare le fantasie popolari e a scatenare la stampa, che subito battezzò l'invenzione raggi malefici.

L'idea, comunque, non convinse il ministero dell'aviazione britannica e finì con l'essere bocciata: la palese limitatezza della portata ne impediva infatti l'applicazione per obiettivi militari e il fisico francese Langevin, oltretutto, ne avrebbe di lì a poco smascherato l'inconsistenza, dimostrando come Mattews avesse semplicemente innescato ingegnosi giochi scientifici. Ciò non scoraggiò il dilagare dei lavori nel resto d'Europa, che progredivano segretissimi e frenetici. Delle ricerche sovietiche si cominciò a parlare nel 1930 attribuendole a un certo prof. Dunikovski, del quale in realtà si ignora la stessa esistenza, e proseguirono al fine di impiegare a scopi bellici il potere distruttivo degli ultrasuoni sulle cellule umane: anche questa strada si dimostrò però sterile, poiché già a distanza di sette metri il potere degli ultrasuoni perdeva ogni efficacia.
Nella Germania nazista, non diversamente, si stava lavorando per creare un campo magnetico tanto intenso da influenzare i circuiti di accensione dei motori e provocarne così l'arresto: ma anche i tedeschi tralasciarono gli studi quando si accorsero che la portata degli enormi apparecchi era in realtà assai limitata.


 La stranissima avventura di Mussolini e altre incredibili dicerie

Nel panorama delle avveniristiche ricerche sul mirabolante raggio non volle naturalmente essere da meno l'Italia fascista, che prontamente ne attribuì l'invenzione al "genio italico" di Guglielmo Marconi. Il regime, infatti, strumentalizzò abilmente alcuni esperimenti di localizzazione per veicoli a terra effettuati dall'inventore nei dintorni di Roma per lasciare trapelare la notizia che l'Italia, prima fra tutti i paesi del mondo, era riuscita a produrre un'arma segreta che avrebbe risolto le sorti del probabile e imminente conflitto. La voce iniziò a diffondersi nel maggio del 1935 e fu solo blandamente smentita da Marconi nel corso di un'intervista al New York Herald; da lì in avanti, comunque, lo stesso scienziato non avrebbe mai più negato l'ipotesi, alimentando in tal modo il gran proliferare di leggende e dicerie. Il grande studioso, era ormai certo, aveva realizzato un apparecchio di collaudata efficacia in grado di bloccare a distanza qualsiasi motore e di annullare temporaneamente le attività del cervello umano, sperimentato in presenza dello stesso Mussolini.

Nel clima di credulità che precipitò l'Europa verso il secondo conflitto bellico, la storia incontrò celebri e impensati sostenitori. La stessa Rachele Mussolini, nella biografia Mussolini sans masque (1973) narra a questo proposito la «stranissima avventura» che le era occorsa come inequivocabile prova dell'esistenza del raggio della morte. Nel giugno del 1937 la signora, che si trovava a Roma col marito, doveva raggiungere un piccolo possedimento in campagna e Mussolini le suggerì di farsi trovare sull'autostrada Roma-Ostia alle 3 e 30 precise, poiché avrebbe assistito a qualcosa di straordinario. Così avvenne: Rachele racconta che alle 3.10 esatte i motori di tutte le automobili presenti sul tratto stradale si bloccarono simultaneamente, per rimettersi incredibilmente in moto alle 3.35.

La sera, Mussolini rivelò alla moglie che aveva assistito a un esperimento segretissimo di Marconi, ancora in fase sperimentale. Perché allora, stando così le cose, del "raggio della morte" di Marconi non si ebbe più notizia? È ancora Rachele Mussolini a narrare l'epilogo della vicenda, suffragata da un gran numero di leggende urbane: sarebbe stato il papa Pio XI in persona, terrificato dall'immane potenziale distruttivo della scoperta, a pregare personalmente Marconi (con cui era in strettissimi rapporti) di non portare avanti le ricerche e di eliminare i risultati già acquisiti. L'inventore espose la questione al Duce il quale, per salvaguardare i rapporti con la Chiesa e rispettare il caso di coscienza dell'inventore, autorizzò la sospensione dei lavori: fatto, com'è facile intuire, assai poco probabile. L'anno successivo, conclude donna Rachele, Marconi morì portandosi i suoi segreti nella tomba e nessuno si occupò mai più di quella invenzione. Si diffusero però altre incredibili dicerie: secondo alcuni, lo scienziato affidò i documenti a una misteriosa collaboratrice (notizia prontamente smentita dal marchese Solari, collaboratore e amico intimo di Marconi), mentre una parte della stampa arrivò addirittura a sostenere che l'inventore bolognese si fosse suicidato dopo avere confessato al papa la sua "colpa", come ricorda interdetta la figlia Degna Paresce Marconi.


 Un premio per uccidere una pecora

La verità era, naturalmente, ben diversa: gli esperimenti di cui si stava occupando Guglielmo Marconi riguardavano infatti il radar ed è ormai provato che la promozione di notizie tendenziose fosse opera propagandistica dell'Ovra, organizzazione poliziesca fascista che da una parte smentiva la notizia del raggio della morte, dall'altra la alimentava attraverso finte indiscrezioni agli organi di spionaggio internazionale e alla stampa. Le leggende che abbozzavano uno scenario di spionaggio internazionale fra le potenze europee per giungere per primi all'invenzione, comunque, continuarono a trovare fertile campo per tutti gli anni Trenta e moltissimi furono coloro che si vantarono di essere giunti alla fatidica scoperta: da un certo Bellaschi, italo americano che a metà degli anni Trenta sostenne di avere inventato il fulmine artificiale a Chadfield, scopritore di un raggio ultravioletto o gamma o X, capace di uccidere istantaneamente piccoli animali, a Charles Way, l'ingegnere inglese trovato ferito sulla spiaggia di Clacton che assicurò alla polizia di avere inventato il raggio della morte e, per questo, di essere stato pedinato e ferito. Finché il ministero dell'aviazione britannico, per porre fine allo stillicidio dei sedicenti inventori, giunse a istituire un premio di mille sterline per chi fosse riuscito a uccidere una pecora a cento metri di distanza col micidiale raggio: premio che a tutt'oggi nessuno è riuscito ad aggiudicarsi.

Al di là delle leggende urbane, comunque, il lato davvero interessante della questione è che proprio gli studi sul raggio della morte condussero al radar. Il comitato britannico per la difesa aerea, infatti, commissionò agli studiosi un esatto rapporto che chiarisse non tanto l'esistenza del raggio, quanto l'effettiva possibilità della sua esistenza. Fra gli altri, partecipò agli studi uno dei maggiori esperti di radiocomunicazioni dell'epoca, Richard Watson-Watt, che dopo avere escluso in base a inequivocabili principi fisici e matematici la possibilità di concentrare e trasportare a distanza una quantità d'energia sufficiente per fermare i motori, indicò con estrema lucidità che le onde elettro-magnetiche erano in grado di segnalare a grande distanza la presenza di corpi in movimento, misurandone anche al velocità e la direzione di moto: erano poste le basi per la scoperta del radar. Il paradosso fu, pertanto, che gli sforzi militari di quegli anni si concentrarono non tanto sulle applicazioni militari di questa cruciale scoperta, quanto su un'arma fantomatica che nessuno aveva mai visto effettivamente in azione, se non su brevissime lunghezze. Da lì a poco gli eventi sarebbero precipitati verso il secondo conflitto mondiale e l'epilogo dei fatti è a tutti tristemente noto: sarebbe stata sì un'arma avveniristica e quasi sconosciuta a concludere drammaticamente la guerra, ma naturalmente non si trattò, come sappiamo, del raggio della morte.


 Epilogo di una storia ancora aperta

I postumi della questione proseguirono anche durante e ben oltre il conflitto. Il Italia, il caso più noto e controverso fu quello di Giovanbattista Lotti Paci, bizzarro inventore che diede vita a un'incredibile vicenda. Il 31 ottobre del 1944, in piena guerra di liberazione nazionale, egli annunciava dalle pagine del quotidiano romano Il Tempo di essere giunto a scoprire il fatidico raggio, il cui nome scientifico era onda cosmica Tau. L'invenzione, descritta in base a un confuso groviglio di pseudo-principi fisici e fantascientifici, era dotata di effetti letali e Lotti Paci dava a questo proposito un agghiacciante annuncio: a mezzanotte dello stesso giorno avrebbe premuto il pulsante del mortale marchingegno, bloccando o polverizzando in un istante tutti i mezzi a motore del mondo. La notizia, diffusa anche alla radio, generò nel clima di terrore della guerra civile un certo panico tra le folle, tranquillizzate poi dal fatto che l'apocalittico scenario non si verificò.

L'eccentrico individuo tornò alla ribalta delle cronache il 16 febbraio 1947, quando dal Giornale della sera spiegò che non aveva potuto compiere l'esperimento perché poche ore prima dell'ora x era stato rapito: di quella notte non ricordava però nient'altro poiché soffriva, disse, di una forma di sdoppiamento di personalità. La vicenda di Lotti Paci si concluse nel novembre del 1950, quando la stampa italiana annunciò il ritrovamento e la pubblicazione dei diari segreti dello scienziato, in un primo tempo scomparsi. Il manoscritto, edito dallo stesso Lotti Paci e intitolato Ho ucciso mio figlio per bandir le guerre ovvero il raggio della morte, è una sorta di romanzato memoriale in cui l'autore narra come fosse giunto all'invenzione (ma i termini tecnico-scientifici con cui la descrive sono assolutamente risibili) con lo scopo fermare tutti i conflitti armati: quando si trattò di sperimentare il raggio della morte, però, puntò sciaguratamente lo strumento contro un aereo nel quale si trovava per caso il figlio, che immediatamente precipitò. Il diario si conclude con la volontà di sperimentare il raggio mortifero di fronte ai rappresentanti legali di tutti i popoli della terra, evento che attende ancora di essere attuato.

Negli anni successivi la questione del raggio della morte fu poi relegata a fantasiosa utopia d'anteguerra. In modi e in termini diversi, comunque, le ricerche sull'applicazione militare delle onde elettromagnetiche sono proseguite fino ai giorni nostri, come testimonierebbero alcune recenti scoperte: un dispositivo a onde elettromagnetiche in grado di mettere fuori uso i motori delle navi messo a punto dal Centro interforze studi per le applicazioni militari di Pisa (Cisam) o il Maritime vessel stopper, sistema d'arma in grado di arrestare navi sospette utilizzato ad esempio nel controllo dei confini marittimi di uno Stato o in caso di embargo. In bilico fra tecnica, politica, scienza militare e molte urban legends, dunque, l'avventurosa vicenda del raggio della morte non è ancora definitivamente chiusa.




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