Fini scioglie An nel Pdl: “Ma non sarà pensiero unico”

Fini
Gianfranco Fini scioglie Alleanza Nazionale e va verso il Popolo delle Libertà. Si è chiuso questa mattina con il discorso del presidente della Camera il terzo, e ultimo, congresso di An. Un discorso durato poco meno di 70 minuti - dal palco a forma di ponte che simboleggia il passaggio al Pdl di venerdì prossimo proprio alla Fiera di Roma - nel quale Fini si è commosso all’inizio (“sono un po’ emozionato”) e soprattutto alla fine: quando salutando lo stato maggiore del partito una lacrima gli solca il viso.
Il primo pensiero del leader è stato per i militanti: “Avete dato tutto senza chiedere nulla”. Poi guardando avanti dice “oggi si chiude una fase della destra politica italiana”. Iniziata quindici anni fa a Fiuggi. E proprio della svolta del 1995 Fini rivendica i passi, “oggi siamo qui grazie alla scelta post ideologica fatta allora”. Una svolta che vuole condividere con Pinuccio Tatarella, “l’uomo che ha voluto costruire una democrazia dell’alternanza e la cultura di governo anche quando ci assegnavano il ruolo dell’opposizione”.
La parola sdoganamento non gli piace proprio “perché sono le merci ad essere sdoganate e le non le idee. Queste si affermano o si è perduta la battaglia”.
L’inquilino di Montecitorio ha dato atto a Berlusconi di aver “rimesso in moto una politica impantanata”. Quindici anni, quelli dell’alleanza tra Fi e An, “con alti e bassi, con momenti difficili, ma senza mai una rottura insanabile”. Tuttavia Fini sottolinea che la gestazione del nuovo partito viene da lontano e il Pdl “non è nato sul predellino di piazza San Babila”. Questa non è l’unica stoccata al Cavaliere. Per Fini il “Pdl dovrà essere un partito ampio, plurale, inclusivo ed unitario”, e perciò “non un partito a pensiero unico”. E proprio An sarà la sentinella che garantirà “che il Pdl non diventi il partito di una persona, ma di una nazione”.
Poi riconosce la primazia al premier, ma aggiunge “Berlusconi stesso sa che la leadership forte non potrà mai in nessun caso essere culto della personalità”. E fissando un paletto istituzionale, ribadisce l’importanza di una legislatura costituente, che faccia le riforme, ma “queste non devono prevedere un Parlamento al quale si chieda di non disturbare il manovratore. Ci dovranno essere – aggiunge – magari meno leggi, ma più controllo”.
Un affondo anche al Pd di Franceschini: se il Pdl sta avendo una stagione di successi, al contrario della sinistra – “è in crisi di idee e non di consensi” – è grazie ai valori comuni che sono “quelli del Ppe”. E dunque lo scioglimento di An non fa dunque paura al leader della destra. “L’identità non è la coperta di Linus, nasce dai valori”. An all’interno del Pdl non dovrà essere una corrente “dovrà invece contribuire ad un sano confronto fra idee”. Lo stesso Fini dichiara che nel Pdl “tutti sono in discussione, io per primo”.
Nel suo intervento la terza carica dello Stato ha anche affrontato il tema del federalismo spiegando che potrà “essere utile al Mezzogiorno per far saltare le logiche clientelari e paramafiose”. E sulla legalità al Sud Fini è stato netto (ricordando anche Paolo Borsellino “non perché militante del Fuan, ma come giudice”): “Il Pdl deve essere presente nel Sud perché la battaglia contro l’illegalità non deve essere prerogativa solo di una parte”.
Finale con la citazione del filosofo di destra Ezra Pound: “Non dobbiamo avere paura. Se la si ha o non valgono nulla le idee in cui si crede o non vale nulla chi ha paura”. Fini guarda avanti: “Oggi finisce Alleanza Nazionale, nasce il Pdl e continua il nostro amore per l’Italia”.

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Il 23 Marzo 2009 alle 13:10 Dai titoli azionari alle barche, ecco la hit parade dei “Paperoni” del Parlamento » Panorama.it - Italia ha scritto:

[…] Crolla il reddito del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. È quanto risulta dalla sua dichiarazione dei redditi per il 2007 (resa pubblica da lunedì 23 dalla Camera) che vede il suo patrimonio imponibile a quota 14.532.538 euro, mentre nell’anno precedente aveva dichiarato un reddito imponibile di 139.245.570 euro. Nel 2005, invece, il reddito imponibile del Cavaliere era stato di poco oltre 28 milioni di euro. Su questo reddito il Cavaliere ha versato imposte per 6 milioni 237 mila 688 euro. Berlusconi dichiara inoltre la proprietà di 5 appartamenti e due box a Milano e la comproprietà al 50% sempre di un appartamento nel capoluogo lombardo. Il Cavaliere possiede poi due automobili (una Mercedes e un’Audi), un terreno ad Antigua, tre imbarcazioni a cominciare dal “Principessa vai via”. Non senza sorpresa, dalla lista dei redditi dei parlamentari si evince che Walter Veltroni segue a distanza Silvio Berlusconi e si classifica secondo tra i leader politici. L’ex segretario del Partito democratico dichiara 477.778 mila euro di reddito imponibile, più del doppio del suo successore, Dario Franceschini, che si colloca al terzo posto con 220.419 mila euro. Al quarto posto il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, con 218.080 mila euro. A seguire un altro democratico, Massimo D’Alema, che dichiara 171.044 mila euro. Il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini (142.130 mila euro), supera di poco il leghista Umberto Bossi (134.450 mila euro). Ultimo il presidente della Camera e leader della disciolta An, Gianfranco Fini, con i suoi 105.633 mila euro. Fini viene battuto anche dal suo “collega” presidente del Senato, Renato Schifani. Il primo inquilino di Palazzo Madama dichiara infatti un imponibile di 159.809 euro contro i 105.633 del presidente di Montecitorio. […]

Il 24 Marzo 2009 alle 18:52 Milano-Roma in 3 ore. Il premier: Più facile guidare il Freccia Rossa che il Paese » Panorama.it - Italia ha scritto:

[…] E Silvio Berlusconi diventò premier ferroviere… Il Cavaliere oggi ha inaugurato il treno ad alta velocità Freccia Rossa tra Milano e Roma. Solo tre ore per collegare le due maggiori città italiane. E Panorama.it era a bordo con lui. Berlusconi arriva in perfetto orario alla Stazione Centrale di Milano e viene accolto dai vertici delle Ferrovie dello Stato, l’amministratore delegato Mauro Moretti e il presidente Innocenzo Cipolletta. E sulla banchina del binario 21 raggiante esclama: “Questa è una giornata storica per l’Italia, un momento epocale le Ferrovie. Impiegare 3 ore per andare da Milano a Roma è un modo per unire il Paese”. Poi, da buon liberale, aggiunge: “Anche se si fa concorrenza all’Alitalia”, come a dire ‘è il mercato’, bellezza”. Tutti a bordo. Niente paletta. Niente fischio. Il Freccia Rossa è tutto computerizzato (il premier dopo ironizzerà “così pieno di computer è più facile guidare questo treno che il Paese”) e, puntualissimo, alle 12 lascia Milano. Moretti porta Berlusconi dal macchinista che guida il treno e glielo presenta “Presidente, questo è un pilota di Formula 1…”. E infatti in meno di 15 minuti il treno supera i 302 km/h (ma potrebbe arrivare fino ai 360). Accanto a lui, il fidatissimo Gianni Letta che suggerisce lo slogan: “Mi auguro che questo treno sia una metafora dell’Italia che riparte ad alta velocità”. “Speriamo”, chiosa il premier. Chi conosce la capacità di mimesi del Cavaliere non si stupisce per la trasformazione in “premier capotreno”: il Freccia Rossa è quasi arrivato a Bologna, sta viaggiando ad oltre 300 all’ora e Berlusconi, nella cabina di comando, indossa il cappello da capotreno che gli è stato regalato dal macchinista. Poi il premier approfitta dei circa cento giornalisti con cui viaggia a bordo del Freccia Rossa per parlare dei tanti argomenti di attualità: dalla crisi (”Per combatterla bisogna lavorare di più”) al piano Obama, da Fini (“Non lo temo, anzi auspico il rinnovamento della clase dirigente: spazio ai più giovani”) ai suoi redditi decimati nell’ultimo anno (“Non sono preoccupato c’è stata solo una questione di plusvalenze, ma se avessi problemi potrei accettare un piatto di minestra dalla giornalista del Tg3…”), alle infrastrutture (“Il ritardo ci costa 4-5 punti di pil all’anno. E stiamo lavorando per aprire i cantieri del Ponte sullo Stretto entro l’anno prossimo”). Alle 15 in punto ecco spuntare la banchina di Roma Termini. Berlusconi aggiunge che sarà possibile addirittura arrivare da Roma a Milano, e viceversa, anche in meno di tre ore. E Cipolletta spiega: “Se siamo riusciti a fare in 3 ore precise la tratta Milano-Roma, nonostante ancora alcuni cantieri in corso, penso che più in avanti ce la faremo anche in meno tempo”. Ma la banchina di Roma Termini è l’occasione per il premier per ribadire e parlare ancora di politica. Il piano casa circolato in queste settimane “In effetti il disegno che è circolato non è quello a cui io avevo già lavorato. Oggi alle cinque avrò una sessione sul tema per varare un ddl che affiancherà il decreto, che sarà quello definitivo”e “venerdì in Cdm vedrete il testo del ddl e del decreto che sarà per le abitazioni mono e bifamiliari”. Dice la sua sull’editoria (“Non mi risulta un cambio di direttore al Corriere della Sera”) e chiude con un attacco alla magistratura (“certa magistratura è metastasi”). Alle 15.30 Berlusconi lascia la stazione contento e orgoglioso. Forse con l’unico rammarico – confidato a mezzabocca ai collaboratori sul treno – di aver inaugurato una freccia, un po’ troppo rossa… […]

Il 26 Marzo 2009 alle 11:58 Fini: “Su Mussolini grande statista ho cambiato idea” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[…] LEGGI ANCHE: Fini dopo 60 anni spegne la Fiamma - Avanti verso il Pdl ma no sarà pensiero unico […]

Il 27 Marzo 2009 alle 11:57 Da Forza Italia al Pdl: i 15 anni da protagonista del Cavaliere » Panorama.it - Italia ha scritto:

[…] 29 giugno 1993: Viene costituita, presso lo studio del notaio Roveda a Milano, dal fondatore e proprietario della Fininvest Silvio Berlusconi, assieme a Marcello Dell’Utri, Antonio Martino, Gianfranco Ciaurro, Mario Valducci, Antonio Tajani, Cesare Previti e Giuliano Urbani: Forza Italia! Associazione per il buon governo. 23 novembre 1993: Silvio Berlusconi, a Casalecchio di Reno (Bo), durante l’inaugurazione di un ipermercato, dichiara ai giornalisti che “Se il centro moderato non dovesse organizzarsi, non potrei non intervenire direttamente, mettendo in campo la fiducia che sento di avere da larga parte della nostra gente”. E poi sulle elezioni comunali di Roma dice che, se potesse votare, voterebbe per Gianfranco Fini, segretario del Movimento Sociale Italiano. Tre giorni dopo nasce l’Associazione nazionale dei club di Forza Italia 9 dicembre 1993: Berlusconi inaugura il primo club Forza Italia e presenta l’inno degli “Azzurri”. E il 15 dicembre viene aperta la sede centrale di Forza Italia in via dell’Umiltà a Roma, nel palazzo che fu la sede del Partito Popolare Italiano di Don Luigi Sturzo. 18 gennaio 1994: Silvio Berlusconi, Antonio Tajani, Luigi Caligaris, Antonio Martino e Mario Valducci danno vita ufficialmente al Movimento Politico Forza Italia. 26 gennaio 1994: con un messaggio televisivo Silvio Berlusconi annuncia la sua “discesa in campo”. Definisce Forza Italia un movimento politico piuttosto che un partito vero e proprio e con esso si candida alla guida del Paese. 6 febbraio 1994: al Palafiera di Roma, si tiene la prima convention di Forza Italia e Berlusconi pronuncia il primo discorso da leader politico. 27-28 marzo 1994: i risultati delle elezioni politiche sanciscono la vittoria di Silvio berlusconi. Forza Italia si afferma come il primo partito italiano con il 21% dei voti e va alla guida del Governo insieme ad altri partiti dell’area di centrodestra: al Nord l’alleanza è denominata Polo delle Libertà (Forza Italia, CCD, Lega Nord); mentre al Sud, Polo del Buon Governo (Forza Italia, Alleanza Nazionale, CCD). Escono sconfitte la coalizione di sinistra dei Progressisti e la coalizione centrista del Patto per l’Italia (Partito Popolare Italiano e Patto Segni). 22 dicembre 1994: il primo governo Berlusconi va in crisi. Sempre in diretta televisiva Silvio Berlusconi dichiara che il patto sancito con la Lega all’inizio dell’anno era stato tradito e chiede di tornare immediatamente alle urne. Il Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, però non ritiene di sciogliere le camere. Nasce un governo tecnico presieduto da Lamberto Dini, appoggiato da Lega, e dai parlamentari popolari e della sinistra. 27 gennaio 1995: il Movimento Sociale Italiano celebra il congresso di Fiuggi. La prima svolta di Fini, che abbandona l’etichetta di post-fascismo e si trasforma in Alleanza Nazionale. Attraverso questa svolta, pensata da Pinuccio Tatarella insieme a Fini, la destra diventa conservatrice e democratica. 21 aprile 1996: Consumata la rottura con la Lega, nel 1996, lo schieramento del Polo per le Libertà composto da Forza Italia, Alleanza Nazionale, CCD e CDU, perde le elezioni. Si costituisce il governo dell’Ulivo, la coalizione avversaria, presieduto da Romano Prodi. Inizia la lunga traversata del deserto. 13 giugno 1999 e 16 aprile 2000: Forza Italia e il Polo vincono le elezioni Europee e le elezioni regionali. I consensi per Berlusconi cominciano a crescere. E si ricompone la frattura con la Lega di Bossi. 13 maggio 2001: La Casa delle Libertà (Forza Italia, Allenaza Nazionale, CCD-CDU, Lega Nord e altre forze minori) trionfa alle elezioni politiche. Nasce il secondo governo Berluscconi, che conquisterà il primato del governo più longevo nella storia della Repubblica. Dura in carica 1.422 giorni. 9-10 aprile 2006: la coalizione di centrodestra, guidata da Berlusconi, perde le elezioni politiche contro l’Unione di Romano Prodi. Alla Camera dei deputati il centrosinistra ottiene con 24.755 voti in più, il premio di maggioranza previsto dalla nuova legge elettorale varata nel 2005. Al Senato, la situazione si ribaltata: la CdL ottiene nel complesso circa 147.000 voti in più (il 49,57% contro il 49,16%), ma per il sistema degli sbarramenti e con l’apporto del voto della circoscrizione Estero, l’Unione riusce comunque a conquistare due seggi in più. 18 novembre 2007: Silvio Berlusconi, a margine di un’iniziativa di Forza Italia contro il governo Prodi e dal predellino della sua macchina, in piazza San Babila a Milano, dichiara il prossimo scioglimento del partito che confluirà in una formazione maggiore, il partito del Popolo della Libertà. Irritazione e disaggio da parte di An e Udc. La Lega si tira subito fuori. 22 gennaio 2008: Mastella si dimette da ministro. Berlusconi chiede elezioni anticipate e dice che il Pdl sarà alleato con chi non vorrà confluire, Fini precisa che, con questa legge elettorale, An sarà nel centrodestra. 8 febbraio 2008: improvvisa accelerata. Berlusconi e Fini decidono che Fi e An unite si presenteranno nella lista del Pdl e invitano l’Udc a confluire. L’Udc chiede invano di potersi alleare senza entrare nel Pdl, come la Lega, ma gli viene negato. 16 febbraio 2008: La direzione di An ratifica l’accordo già concluso da Fini con Berlusconi. 8 marzo 2008: Prima manifestazione del Pdl, che apre la campagna elettorale al Palalido di Milano. 13-14 aprile 2008: Il Pdl e la Lega vincono le elezioni politiche col 46,8%. Il Popolo della Libertà è il primo partito con il 37,3% dei consensi. Silvio Berlusconi, il giorno dopo, conferma che entro il 2008 vuol completare la nascita del Pdl. 11 maggio 2008: Gianfranco Fini nuovo presidente della Camera dei Deputati lascia la guida del partito. La Russa è il reggente con il mandato di concludere il percorso di adesione al Pdl. 5 settembre 2008: Gli stati maggiori di Fi e An stabiliscono la road map per la creazione del partito unico. An esclude un allargamento all’Udc, come auspicato da Fi, prima che il Pdl sia nato e si sia consolidato. 21 novembre 2008: Consiglio nazionale di Forza Italia approva per acclamazione la confluenza nel Pdl. Berlusconi rilegge il discorso della “discesa in campo” del 1994. 25 novembre 2008: Gianfranco Fini avverte che senza democrazia interna nel Pdl c’è il rischio di ‘cesarismo’. 16 gennaio 2009: Un vertice Berlusconi-Fini scioglie le tensioni fra i partiti, e conferma la road map fino al congresso. 21-22 marzo 2009: si celebra alla Nuova Fiera di Roma l’ultimo Congresso di An: il partito si scioglie e vota l’ingresso nel Pdl. Gianfranco Fini riconosce la leadership di Silvio Berlusconi ma si schiera contro il “pensiero unico” nel nuovo partito. […]

Il 27 Marzo 2009 alle 13:03 Silvio e Gianfranco e quei mal di pancia prima della festa Pdl » Panorama.it - Italia ha scritto:

[…] Naturalmente da Silvio Berlusconi è arrivata la rettifica: “I miei concetti sono stati stravolti, cado dalle nuvole”. Alla quale segue, altrettanto naturalmente, un vertice a due, “chiarificatore”. Naturalmente Gianfranco Fini, presidente della Camera ed ex leader di An, era insorto: “Il premier non può irridere il Parlamento, lo dirò chiaramente a Berlusconi”. Naturalmente Silvio Berlusconi, a Napoli per inaugurare il termovalorizzatore di Acerra, e perciò molto su di morale, con i giornalisti aveva pronunciato le consuete battute di troppo. Fra queste c’è (o secondo la versione berlusconiana, ci sarebbe stata) quel “i parlamentari stanno lì a far numero, ad approvare con due dita emendamenti di cui non conosce nulla”. Con l’aggiunta di un “pazienza se ora Fini si risentirà”. Un breve resoconto al contrario per dire come il congresso fondativo del Popolo della Libertà si apra all’insegna di un nuovo conflitto tra capo del governo e presidente della Camera. Tra i due fondatori, Berlusconi e Fini. Sempre loro: per l’esultanza dell’opposizione, lo sconcerto dei militanti e la sostanziale alzata di spalle dell’opinione pubblica. Non basterà a guastare la festa del Pdl, eppure il problema c’è, ed è destinato a durare. Ben al di là dei summit chiarificatori, e ben oltre l’orizzonte della tre giorni della Fiera di Roma. Alcune cose non possono essere smentite né minimizzate. Quando Fini difende l’onore del Parlamento è chiaro che fa il suo dovere. Quando Berlusconi si lamenta del ritardo delle Camere nell’approvare i provvedimenti governativi dice una cosa, dal suo punto di vista, altrettanto giusta. C’è un dettaglio indicativo del vero umore del premier nei confronti del suo co-fondatore nel Pdl: quel “stanno lì ad approvare con due dita emendamenti di cui non conoscono nulla”. Le due dita sono quelle necessarie a votare con il nuovo sistema di impronte digitali voluto da Fini per debellare i famigerati “pianisti” di Montecitorio, deputati che per oltre cinquant’anni hanno premuti pulsanti ed infilato badge in nome e per conto dei colleghi assenti. Ebbene, quell’innovazione delle impronte a Berlusconi non è mai andata giù. Ed il motivo è semplice: tra ministri, sottosegretari e deputati impegnati in commissione, e mettiamoci un po’ di assenteismo, il centrodestra, nonostante la maggioranza amplissima di cui gode, rischia di non essere mai al completo nell’aula di Montecitorio. L’opposizione, che di impegni ne ha oggettivamente meno, si presenta ogni volta compatta. E così il governo va sotto. Aggiungiamoci che il sistema delle impronte digitali porta via, tecnicamente, circa cinque minuti per ogni singola votazione, ed ecco che palazzo Chigi vive nell’ansia di non vedere approvate leggi e decreti a cui ha affidato la propria azione di governo, ed anche la propria immagine. Berlusconi (e non solo lui) avrebbe preferito che Fini, più che sulle impronte, si impegnasse nella modifica dei regolamenti parlamentari, dove vige tuttora la regola ereditata dalla prima repubblica per la quale il rappresentante di un singolo partito può ritardare o bloccare il calendario dei lavori. L’iniziativa di Fini è andata a piovere sul bagnato. Cioè ad aggiungersi ad un feeling con il Cavaliere che non è mai stato brillantissimo, ma che con la nascita del Pdl è quasi sceso ai minimi storici. La competizione interna c’entra poco: nessuno mette in discussione la leadership berlusconiana né nel nuvo partito né nell’alleanza di governo. Quanto alla successione, il problema è più concreto, ma remoto. No, le incomprensioni sono più attuali e riguardano non solo i due primi attori, ma il rapporto tra Fini e il Pdl. Perché se è vero che Berlusconi va spesso sopra le righe nelle sue esternazioni, costringendo Fini a reagire, è altrettanto certo che il presidente della Camera vede ridursi un consenso, nel Popolo della Libertà, che ai tempi del patto di ferro tra Forza Italia e An era quasi pari, se non superiore, a quello di Berlusconi. Oggi Fini appare distante dai suoi ex colonnelli della fiamma; quanto alla corrente di destra sociale di Gianni Alemanno lo è sempre stato. La sensazione è che sciolta An, la sua classe dirigente stia in qualche modo facendo a meno di Fini, e viceversa. Per questo l’ultimo congresso di Alleanza nazionale dello scorso week end è scivolato via senza incidenti, ma anche senza particolari emozioni. Tutto ciò dall’altra parte, nella ex Forza Italia, non sarebbe neppure immaginabile. E Berlusconi lo sa benissimo. Tuttavia l’immagine di Fini nel Paese è sempre forte, e sempre più apprezzata dall’opposizione; cosa che non piace né a Berlusconi e neppure allo stato maggiore del Pdl, compresi molti ex di An. Se del prececessore di Fini alla presidenza di Montecitorio, Pier Ferdinando Casini, Berlusconi temeva i trabocchetti come leader dell’Udc (ed infatti è finita come è finita), la diffidenza nei confronti di Fini riguarda il personaggio in sé, ed il profilo sempre più bipartisan che si sta ritagliando, in un’Italia politica molto partisan. Perché Fini non è solo quello delle impronte digitali e della difesa del ruolo del Parlamento: è anche quello del no alle norme sugli immigrati e sulla bioetica. È il partner che Berlusconi, nei passaggi più delicati di un governo che pure continua ad avere il vento in poppa nei sondaggi, non ha mai sentito realmente al proprio fianco come alleato strategico. I tre giorni di kermesse del Pdl cercheranno ovviamente di sotterrare, sul breve, queste divergenze e queste diffidenze. E lo faranno, da parte di Berlusconi, su un terreno che da sempre costituisce un cavallo di battaglia di Fini: la riforma dell’impianto istituzionale con l’introduzione del presidenzialismo. Fini ha messo l’argomento al centro del suo discorso di domenica scorsa. Berlusconi farà presumibilmente altrettanto. Anche se quando si parla presidenzialismo bisognerà poi vedere a quale modello tende il centrodestra: se quello americano, con l’elezione diretta del capo dello Stato, oppure francese (elezione diretta ma capo dello Stato diverso dal capo del governo), oppure i cosiddetto modello Westminster, la formula inglese per cui alle elezione politiche si scelgono contemporaneamente la maggioranza parlamentare ed il premier. Berlusconi sembra orientarsi a quest’ultima formula, che garantirebbe meglio la governabilità. E che certamente ridurrebbe gli spazi di manovra del Parlamento nei confronti di palazzo Chigi. Berlusconi e Fini non vogliono far nascere il Pdl in mezzo ad una lite tra loro. Ad uscirne peggio, nonostante tutto, sarebbe oggi il presidente della Camera. E quindi nei prossimi tre giorni assisteremo ad uno scambio di reciproci riconoscimenti, e forse anche a qualche abbraccio. Ma non ci vuole molto a scommettere che sarà solo una tregua. […]

Il 22 Giugno 2009 alle 13:02 Che fine persegue Fini? La parabola di Gianfranco, che studia da leader (del Pd?) » Panorama.it - Italia ha scritto:

[…] Gianfranco Fini da tempo studia da leader del centrodestra. Nei palazzi della politica, ma anche nel Paese, la voce gira ormai da molto. E da quando è presidente della Camera, poco più di un anno, è anche riuscito a ritagliarsi uno spazio da uomo politico che guarda più alla strategia che alla tattica, più al ragionamento di lungo respiro che alla politica della dichiarazione quotidiana. Certo quella dell’ex leader di Alleanza Nazionale è stata una lunga marcia. Che dalla militanza missina lo ha portato fino alla segreteria… del Partito Democratico (almeno così ironizza il popolo di sinistra, ormai orfano di grandi condottieri). […]

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  • Lo speciale di Panorama.it sul terremoto
  • Con un'ordinanza del sindaco Letizia Moratti, il comune di Milano ha vietato vendita e consumo in pubblico degli alcolici per i minori di 16 anni. Per chi trasgredisce, previste sanzioni (da recapitare ai genitori) fino a un massimo di 450 euro. Siete d'accordo?
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