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Ciao Bubù! Semplice come avresti voluto che fosse, profondo come è il nostro dolore adesso. Ciao si dice tra persone che hanno confidenza, che si conoscono e si ri-conoscono tra tanti, per avere qualcosa in comune, nel carattere e nel modo di intendere la vita. E a Marco ‘ciao’ l’hanno detto migliaia di persone, tutte rinchiuse nel proprio dolore, con gli occhi gonfi. Nella mente immagini di un fantastico passato, fatto di stadi, curve, scontri, bandiere, fumogeni, trasferte lunghissime, scherzi, cazzate, bevute… sembra poco, ma in mezzo ci sta una vita ed ognuno di noi potrebbe con i suoi ricordi, riempire pagine infinite di bellissime storie.

In questi giorni i personaggi di trent’anni di Curva Nord (adesso Curva Marco Mazza, brutto scherzo, eh?) si sono riuniti attorno alla sua famiglia e attorno ai Rangers. C’erano gli amici di sempre, compagni di mille battaglie, da quelli del quartiere a quelli dello stadio. Gente di cinquant’anni e ventenni, commossi, uniti nel ricordo di una persona particolare, fatta a modo suo, eccezionale. Lo ha detto anche il prete durante l’omelia: “lui era il più grande, il migliore, il più fregno”. Ed eccoci qua, a ripercorrere con la mente il ricordo di un lungo cammino, di una vita condotta sempre in prima linea, senza esitazione alcuna. Problemi si, tanti problemi, affrontati sempre a viso aperto, senza mai lamentarsi, senza una parola di troppo, senza mai avere paura. Un gigante, nella vita come allo stadio. E poi la dignità, che si manifesta in tutta la sua totalità nei momenti di sofferenza.

Ecco, Marco ha affrontato la malattia – e sapeva, o aveva certamente intuito, che lo avrebbe portato alla morte – con un carico di dignità che è propria solo di poche persone, degli uomini veri. Ha voluto tenere il dolore e le sofferenze per sé, non permettendo agli altri di vederlo, perché non voleva che soffrissero e perché non voleva che lo ricordassero così, nel dolore, fragile anche lui, lui che non piangeva mai,  lui che non si lamentava, lui che sembrava essere invulnerabile. E voleva appunto essere ricordato nella gioia dei suoi giorni migliori, come condottiero della curva, forte fisicamente, ma ancor di più forte nell’animo, nello spirito, capace sempre di prendere le decisioni più adatte, senza lasciarsi condizionare dalle situazioni di circostanza ed ascoltando ed amando i suoi amici. Una vita corale la sua. Sempre con gli altri, - che hanno, nessuno escluso, un fortissimo debito verso di lui – con gli amici, con i quali condivideva tutto, e che erano la sua vita e per i quali ha fatto tutto e avrebbe voluto fare anche di più, anche se di più era impossibile farlo.

Ed il valore della vita di Marco si vede proprio da quella partecipazione che c’è stata in questi giorni. Tocca a tutti di morire, prima o poi, è una certezza. Ma solo alcuni di quelli che muoiono lasciano nell’aria e negli altri il ricordo ed il segno della propria presenza, solo alcuni lasciano un ricordo di se stessi che dura per l’eternità. E questo è il tuo caso,  Bubù. Ciao Marco, amico, ultras, capo…a ben ‘vederci’…

P.S. È la prima volta che scrivo un articolo sapendo che poi non mi chiamerai dentro al bar, campari o birra alla mano, per cazziarmi…cazzo dico, leggerai e mi cazzierai anche domani…

La pubblicazione di questa fanzine è stata sospesa a Settembre per problemi di tempo e disponibilità, tuttavia abbiamo ritenuto doveroso pubblicare quest’omaggio a Marco, che ci ha sempre incoraggiato ad andare avanti ed a migliorare. Oggi il nostro saluto…. I ragazzi della fanzine.