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Le biomasse ad Asiago: il progetto Demetra
Per l'impianto che sta per nascere sul nostro altopiano č stato scelto il nome della dea della feconditą della terra, in omaggio alla speranza di un buon raccolto energetico.
 
 
L'impianto di cogenerazione e teleriscaldamento di Asiago


Demetra era la dea della fecondità della terra, della speranza di un buon raccolto, la dea che faceva nascere fiori, frutti e grano in abbondanza, perché felice di aver ritrovato la figlia, dopo averla persa e angosciosamente ricercata per lungo tempo. Demetra apriva le porte della primavera, della gioia di vivere, della speranza.

Con irriverente paragone mitologico, la storia di Demetra è un po’ quanto è accaduto per l’impianto di biomasse ad Asiago, che dopo qualche “dolore” iniziale, qualche distinguo approfondito in partenza, ha colto ampi consensi. Ecco perché ci è parso significativo e simpatico richiamarci alla dea greca, con l’auspicio che anche le nostre biomasse sappiamo sempre rifiorire e portare frutti energetici per tutto l’altopiano.

Spiegato il perché del nome, veniamo a conoscere un po’ più da vicino il progetto: ne parliamo con il professor Maurizio Fauri, docente all’università di Trento e coordinatore della progettualità.

“E un impianto sicuramente valido, che si colloca nell’ambito di un più ampio progetto che si proporne di dare effettivamente avvio ad un utilizzo corale e corretto di energie alternative derivanti dalla biomasse. E’ ovvio che tutta la progettualità è stata stesa con il supporto delle tecniche e delle innovazioni scientifiche più aggiornate, ma ciò che ci sta a cuore è l’alta affidabilità dell’impianto, sia sotto l’aspetto energetico, che ambientale. Si pensi ad esempio che siamo riusciti ad eliminare anche il pennacchio di fumo che normalmente esce dal camino per combustione, con conseguente eliminazione anche dell’effetto visivo delle emissioni in atmosfera. L’impianto consentirà un totale rispetto dell’ambiente, anzi, vorrei dire un miglioramento dello stesso per la sostituzione di vecchie caldaie a nafta e gasolio che permetteranno una riduzione di oltre 10mila tonnellate all’anno di anidride carbonica”.

Luciano Panozzo esperto di impianti a biomasse, le cui spalle sostengono già progetti di lusinghiero successo (vedi Fondo, La Villa, Cavalese, Tirano, Sondalo), crede profondamente nell’utilizzo del legno per impianti di cogenerazione e la sua convinzione è sostenuta dai più che validi successi ottenuti in altri impianti in Alto Adige e Trentino.

“Ho la convinzione profonda – dice Panozzo – che l’impianto sarà un successo: è unico nel suo genere in Europa, garantendo in loco la filiera completa del legno. Si produce localmente e si utilizza nello stesso luogo il legno per produrre calore ed energia. L’impianto, per la sua stessa natura, fornirà secondo me una valida attrattiva turistica non solo collegata ad un ambiente montano ancora più sano dal punto di vista delle emissioni di anidride carbonica, ma anche perché sarà di richiamo e di interesse, considerato appunto la sua specificità e la sua unicità europea. Infine, non va trascurato che l’impianto costituisce una grande opportunità economica per gli operatori locali, ma ancor più una interessante occasione di risparmio per gli utenti”.

All’impianto a biomasse ha creduto fin dall’inizio la presidente della Provincia di Vicenza, Manuela Dal Lago. “Ora che il progetto ha superato con successo tutte le varie fasi procedurali e la costruzione dell’impianto di Asiago sta per avere inizio sono sempre più convinta della validità e della bontà delle scelte fatte coralmente dall’Amministrazione provinciale, anche perché dopo anni di latenza e di “passare in secondo piano”, il problema energetico deve assumere contenuti politici. Non è più solamente un problema per tecnici, per gestori di energie, ma un tema che coinvolge direttamente il cittadino sia economicamente, aspetto rilevante e assai significativo, sia dal punto di vista ambientale. Con sincerità devo ammettere la mia soddisfazione nel vedere l’impianto sulla linea di partenza, ma ancor più mi soddisfa sapere che la Provincia, tramite Vi.energia, sta lavorando con serietà e capacità per dare risposte concrete ai cittadini, alle imprese, agli enti in materia energetica. Ci auguriamo solo che questo impianto sia un progetto trasferibile e che il nostro territorio prenda esempio da quanto hanno già fatto in Carinzia, dove ben 49 impianti a biomasse danno una forte mano all’energia, all’ambiente e alle tasche dei cittadini”.


ALCUNI DATI TECNICI DEL PROGETTO

L’impianto a biomasse di Asiago prevede di ricavare calore per riscaldamento urbano ed energia elettrica da immettere in rete (GRTN) da una centrale di cogenerazione che sfrutta come combustibile il cascame della segheria, situata sul terreno adiacente a nord della zona dov’è edificata la centrale termica. Il cascame è composto da trucioli, cippato di legno, corteccia e segatura. Tale risorsa d’energia primaria fa parte delle cosiddette fonti rinnovabili classificate come biomasse dal Piano energetico nazionale (Legge 9 gennaio 1991, n. 10), che prevede lo sviluppo e l’incentivazione delle stesse.

L’energia termica proveniente dalla combustione delle biomasse produce acqua calda, che immessa in un sistema di tubazioni sotterranee (rete di teleriscaldamento) viene distribuita all’utenza pubblica e privata. Ogni utenza allacciata preleva l’energia, cioè acqua calda, dalla rete tramite una sottocentrale composta essenzialmente da uno scambiatore di calore e dai necessari dispositivi di regolazione, misura, protezione e sicurezza.

In centrale termica è prevista l’installazione di due generatori, alimentati a biomassa, rispettivamente con caldaia ad acqua calda avente una potenza termica pari a 3,5 MW e una caldaia ad olio diatermico avente una potenza termica pari a 6,5 MW, collegate a linea di trattamento fumi, composto essenzialmente da una batteria di multicicloni, un elettrofiltro e un condensatore di abbattimento del pennacchio, un caricatore del combustibile completo di dosatore a portata variabile, il quadro elettrico di comando del generatore per ogni tipo di controllo e regolazione del funzionamento della macchina, un nastro trasportatore ceneri al contenitore ceneri (collocato in un vano sotterraneo e comunque al di sotto della griglia di combustione), oltre ad una caldaia di riserva o di soccorso, a combustibile gassoso (metano). In un locale compartimentato, ma attiguo al locale caldaia, verrà installato un cogeneratore per la produzione combinata di energia elettrica e calore.

L’impianto sarà dotato di sistema di gestione computerizzato, automazione, misure e controllo del tipo più avanzato oggi esistente. Sono previsti tutti i dispositivi di sicurezza e protezione necessari secondo la normativa tecnica, in maniera da garantire un funzionamento sicuro dell’intero impianto.

Dal punto di vista ecologico e ambientale l’impianto in progetto presenta alcuni vantaggi indiscutibili rispetto ad impianti per la produzione di calore basati esclusivamente su combustibili fossili tradizionali quali il gasolio e il metano. La biomassa è infatti una fonte di energia rinnovabile. Il suo sfruttamento a fini energetici segue un ciclo naturale chiuso. Per la biomassa il bilancio dell’anidride carbonica si può considerare neutro: ne risulta un contributo nullo della combustione del legno rispetto al temuto fenomeno di lento riscaldamento dell’atmosfera, meglio noto come effetto serra. L’anidride carbonica liberata nella fase di combustione bilancia il carbonio fissato nella pianta durante il suo ciclo vegetativo.

Sia a livello mondiale che a livello europeo, sono stati raggiunti degli accordi, che impegnano tutti gli stati a ridurre le proprie emissioni di anidride carbonica (conferenza di Kyoto e risoluzione del Parlamento europeo del 18 giugno 1998), mediante un uso più parsimonioso ed efficiente delle risorse energetiche, nonché un aumentato ricorso alle fonti di energia rinnovabili.

La centrale di cogenerazione dell’impianto in oggetto sarà come sopra già descritto equipaggiata con efficienti sistemi di depurazione dei fumi, mediante i quali si garantisce il rispetto dei vigenti vincoli di legge in relazione alle emissioni di inquinanti in atmosfera. Si può quindi considerare l’impianto di teleriscaldamento come un sistema di produzione di calore ecologico che consente di ridurre l’inquinamento atmosferico. Esso permette di rendersi indipendenti dalle fluttuazioni dei prezzi delle fonti energetiche tradizionali (gasolio, metano) dovute a svalutazioni della moneta, vicissitudini internazionali e carichi fiscali imposti da terzi. Un dato su tutti: con l’impianto in progetto sarà possibile sostituire un equivalente di circa 3,1 milioni di litri di gasolio per anno.