San Martino  storia   la battaglia del Monte San Martino  Sacrario ai caduti del San Martino

Storia

Il Monte San Martino, con la sua cima che domina le valli sottostanti, è da sempre un luogo di culto: un tempo raduno di tribù, poi meta di pellegrinaggio ed oggi di escursionismo.

Si dice che i celti abbiano fatto sorgere sul culmine un luogo sacro dedicato a Taranis, dio dei tuoni.

Verso la fine del 200 d.C. il romano Publio Novellio Crescente, probabilmente in onore di Giove, fa edificare un tempio o un’ara, come attesta una lapide ancora oggi visibile all’interno della Chiesa.

Verso il 500 d.C., il tempio venne da pagano a cristiano, dedicandolo a San Martino di Tours, la cui fama di santità si è diffusa anche da noi.
Il monte su cui sorge l’edificio sacro prende il nome del Santo a cui è dedicata la chiesa.
Nel XIII secolo viene riedificato in stile lombardo con l’aggiunta di un piccolo convento dove vivono sia religiosi che laici. Si pensa che i religiosi appartenessero all’Ordine degli Umiliati, perché in valle, località Boffalora, vi era un fiorente convento appartenente a questa congregazione. I frati lasciano il San Martino attorno al 1400 con la soppressione dell’Ordine stesso. Il Beneficio dell’Oratorio passa ai canonici della Chiesa di San Lorenzo di Valcuvia.

Nel 1578 passa alla Chiesa di San Fedele in Como. Da questo momento diventa oggetto delle visite pastorali dei Vescovi della Diocesi di Como,

Nel 1603 Papa Clemente VII concede i Beni del Priorato del San Martino all’Inquisizione di Como che passano poi, nel 1630, al Vicario Generale in Valcuvia del Sant’Officio di Como.Oratorio di San Martino distruto dai tedeschi nel'43

Con la soppressione della Santa Inquisizione tutto ciò che appartiene alla chiesa viene ceduto all’Orfanotrofio Maschile di San Pietro in Gessate.

Nel 1788 l’Orfanotrofio vende la Chiesa di San Martino, ai signori Pasquale Antonio Calori e Giovanni Battista Viola.

Nel 1843 il capomastro Bartolomeo Malcotti dona all’Oratorio una statua della Madonna. A ricordo del benefattore viene sostituita la festività di S. Margherita con quella di S. Bartolomeo, 24 agosto.

La proprietà dell’Oratorio passa in toto, nel 1875, a Giovanni Battista Viola. Negli anni a seguire l’Oratorio abbandonato a se stesso subisce un notevole degrado. I restauri del 1891 lo riportano all’antico splendore. Nel 1903 è dichiarato Monumento Nazionale.

Nel 1915-1918 vi fu l’edificazione di fortificazioni militari e di un sistema viario facenti parte della linea difensiva, attualmente nota come Linea Cadorna, costruita a ridosso del confine svizzero per timore di una invasione della Lombardia da parte degli eserciti austro–germanici attraverso la neutrale Svizzera. Il Genio Militare, con l’impiego di manovalanza militare e civile, costruisce due osservatori, uno sotto l’Oratorio di San Martino e l’altro per artiglieria tra la vetta e la sella di Vallalta, una caserma, una batteria in caverna unitamente ad un labirinto di trincee e camminamenti in località Vallalta. Venendo meno, con il tempo, l’interesse militare, le fortificazioni vengono abbandonate, salvo utilizzarle di quando in quando per le esercitazioni dell’esercito. La caserma in località Vallalta, invece viene destinata ad altri usi: dapprima diventa una locanda e poi una casa di soggiorno estivo dell’Istituto Sordomute Povere di Milano.

Chiesetta di San Martino oggiDurante la Seconda Guerra Mondiale, dopo l’8 settembre 1943, nelle fortificazioni del San Martino e in Vallalta si costituì una delle prime formazioni partigiane lombarde agli ordini del Ten. Col. Carlo Croce. L'azione dei partigiani contro i nazifascisti culminò il 15 novembre 1943, con la battaglia del Monte San Martino (vedi sotto). Il 18 novembre 1943 i tedeschi rasero al suolo l’ex caserma danneggiata dai bombardamenti e, senza alcuna giustificazione, anche l’Oratorio di S.Martino verrà completamente distrutto. Dopo la guerra l'Oratorio fu ricostruito, nel 1951 venne ceduto alla Diocesi di Como perché ne assuma la proprietà per la Parrocchia di Duno quindi il 24 agosto 1958 fu inaugurato e riaperto al culto .

 

La battaglia del Monte San Martino
Il ten.col Croce, ufficiale di complemento dei Bersaglieri, comandante di due battaglioni di reclute dell’aviazione da addestrare alla difesa dei campi di aviazione e di una trentina di soldati del 7° Reggimento Fanteria, si trova nel Presidio a Portovaltravaglia nella requisita Vetreria Lucchini.

L’8 settembre 1943 arriva la notizia dell’armistizio e Croce si rese conto che il proclama di Badoglio avrebbe avuto come conseguenza l’immediata occupazione tedesca del territorio italiano e decise di schierarsi contro i tedeschi.

Per prima cosa presidiò con i soldati le vie di accesso alla zona di Portovaltravaglia e, poiché il Presidio non disponeva né di armi né di munizioni, si procurò alcune armi e qualche automezzo attraverso le requisizioni effettuate ai militari di passaggio che stavano fuggendo in Svizzera e da Varese riuscì ad ottenere 10.000 colpi sciolti per fucile.

Fino al 10 settembre sera i soldati rimasero compatti con il loro comandante poi, delle pressioni dei parenti arrivati dalle più disparate destinazioni, iniziarono a disertare.

Croce aveva intenzione di trasferirsi sui monti di Dumenza per poter da dominare il sottostante territorio e, in caso di estremo pericolo, per avere la possibilità di sconfinare in Svizzera, partì l’11 settembre con i suoi 1000 soldati per Luino, senza darne preavviso al Comando di Varese che, venutone a conoscenza ordinò l’immediato rientro, pena severe sanzioni. Croce diede il contrordine alle truppe di rientrare. Questo imprevisto causò il disorientamento dei soldati ed i reparti incominciarono a sfaldarsi a causa delle sollecitazioni esterne, della visione di sbandati in fuga verso la Svizzera

La mattina del 12 settembre Croce, con un centinaio di uomini e con tutto il materiale che riuscì a trasportare, tra cui le dotazioni di un battaglione di bersaglieri ciclisti in fuga verso il confine, si trasferì a Roggiano e si acquartierò nelle postazioni militari costruite durante la Prima Guerra Mondiale in prossimità di Cascina Fiorini. In questo luogo si fermò per circa una settimana.

ex caserma di VallaltaIncursioni nelle caserme abbandonate di Luino e Laveno consentirono un buon rifornimento di armi, munizioni e viveri che, caricati su autocarri militari e automezzi civili, furono trasferiti, il 19 settembre, a Vallalta di San Martino in Villa S.Giuseppe, ex Caserma “Luigi Cadorna”, residenza estiva dell’Istituto Sordomute di Milano messa a disposizione degli undici militari rimasti: ten. col. Carlo Croce (Giustizia),, ten.Germano Bodo, sottoten. Franco Rana, sottoten. Dino Cappellaro e sette soldati.

Il primo impegno fu dotarsi di un nome: <<Esercito Italiano-Gruppo Militare “Cinque Giornate” Monte San Martino di Vallata Varese >> e di un motto con “Non si è posto fango sul nostro volto.”

Nei giorni successivi si apportarono miglioramenti alla caserma, si rese impraticabile, con un fossato e uno sbarramento, l’imbocco della strada per Mesenzana, si ripristinarono le postazioni in caverna, si realizzarono nuove postazioni all’aperto per mitragliatrici e si avviarono attività volte al recupero di materiale bellico e viveri.

Il gruppo divenne ogni giorno più numeroso per il continuo affluire di militari italiani e di soldati dei comandi alleati fuggiti dai campi di prigionia fino a raggiungere la consistenza di 170 unità tanto che il gruppo il 22 ottobre 1943 venne diviso tre compagnie.

La Compagnia Comando presso il “Forte” era agli ordini del ten. Carlo Hauss, la Prima Compagnia nelle gallerie basse era comandata dal ten. Giorgio Wabre, la Seconda Compagnia nella Villa S.Giuseppe obbediva al capitano Enrico Campodonico(Campo) con Ufficiali Subalterni il Ten. Dino Cappellaro (Barba) e il Ten. Alfio Manciagli (Folco).

Furono nominati aiutante maggiore del colonnello Croce il ten.Germano Bodo(Lupo) e cappellano della formazione don Mario Limonta.

Importante si rivelò anche la collaborazione di buona parte del clero locale e della popolazione dei paesi adiacenti al San Martino.

L’azione partigiana non suscitava nei tedeschi eccessive preoccupazioni, in seguito i nazifascisti costituirono una rete di spionaggio con infiltrati nel gruppo e con gente del posto disposta a collaborare per  condivisione dell’ideologia o per un riscontro economico quindi, ai primi di novembre i comandi tedeschi erano a conoscenza dei componenti del gruppo, della provenienza dei rifornimenti, della dotazione di armi, dell’ubicazione delle fortificazioni.

Vi furono azioni militari, non autorizzate dal col. Croce a Mesenzana e al Casone, tra Cassano Valcuvia e Rancio che causarono morti e feriti tra i tedeschi.

L’ ingrossarsi delle fila partigiane avrebbe potuto costituire un serio pericolo per i nazifascismi soprattutto in vista dell’arrivo degli eserciti anglo-americani perciò i tedeschi, andarono consolidando nel Varesotto la loro presenza con l’arrivo, l’1novembre 1943, di una compagnia di Polizia di montagna e prepararono la lotta contro i partigiani del San Martino.

Lo scontro si avvicinava, ma il colonnello Croce rifiutò i suggerimenti del C.N.L di Varese di abbandono delle posizioni poco difendibili e il patteggiamento con gli emissari fascisti, messaggeri di proposte di resa. La sua risposta fu: <<Deporremo le armi solo quando i tedeschi avranno lasciato l’Italia e l’Italia sarà liberata dal fascismo>>.

Il 13 Novembre era stato diramato lo stato di assedio in tutta la Lombardia e che gli esercizi pubblici, ad eccezione dei ristoranti, sarebbero rimasti chiusi fino al 21 novembre. Furono sospese anche le pubblicazioni dei giornali. Con l’insediamento a Rancio Valcuvia il 14 novembre 1943 del comando tedesco del 15° Reggimento di Polizia agli ordini del ten. col. Von Braunschweig e l’arrivo di uomini della Guardia di Frontiera, di pattuglie di artiglieri, della Milizia fascista e dei Carabinieri, si diede inizio alla repressione partigiana.

Nei paesi posti alle pendici della montagna furono rastrellati, il 14 novembre, tutti gli uomini dai 15 ai 65 anni e rinchiusi negli edifici pubblici o nelle chiese. A Rancio i tedeschi concentrarono un numero considerevole di uomini, considerati partigiani o collaboratori dei partigiani, che subiranno durissimi interrogatori unitamente a sevizie e torture.Tutte le persone rastrellate vennero, poi, liberate nelle giornate del 17 e 18 novembre.

A gruppi mobili dei partigiani Croce affidò il compito di disturbare l’arrivo delle pattuglie nemiche. A Duno, in località Croce, la mattina del 15 novembre 1943, tre partigiani attaccarono i primi automezzi e le prime pattuglie tedesche con bombe a mano che provocano morti e feriti

All’alba del 15 Novembre 1943, una compagine di 10 uomini, agli ordini del ten. Alfio Manciagli (Folco), spiana le armi contro il gruppo d’assalto tedesco proveniente da Arcumeggia, composto da circa 80 uomini del Reggimento di Polizia e contro il plotone della Guardia di Frontiera e i gruppi di polizia in arrivo da S.Michele. L’azione del S.Martino deve costituire motivo di disturbo nei confronti dei tedeschi per rallentare la loro discesa verso le postazioni fortificate di Vallalta. Verso le ore 12, dopo un bombardamento aereo che non arreca danni né agli uomini né all’edificio sacro, i tedeschi attaccano la vetta. Nonostante l’eroica resistenza, i partigiani vengono sopraffatti e sei di loro catturati, I prigionieri saranno fucilati il mattino successivo insieme ai compagni rastrellati durante la battaglia, dopo aver subito sevizie e torture.

Sul piazzale antistante l’ex caserma in Vallalta, crocevia di tutte le strade che, salendo da valle, portano sulla cima del monte S.Martino, la mattina del 15 Novembre 1943 i mitraglieri della Seconda Compagnia della formazione partigiana impegnano seriamente le pattuglie tedesche che tentano di accerchiarli, infliggendo loro pesanti perdite. Opporranno estrema resistenza anche nel corso del bombardamento aereo fino all’esaurimento delle munizioni che li costringerà a ritirarsi nel sottostante “Forte”. La Compagnia Comando era posizionata a difesa del “Forte” e dell’accesso da San Michele e quelli della Prima Compagnia a protezione della strada per Mesenzana.

partigiani catturati e fucilati dai tedeschiParecchi ragazzi della Prima Compagnia, terrorizzati dalla ferocia della lotta, abbandonarono le loro postazioni in cerca di una via di fuga. Alcuni furono catturati dai tedeschi e fucilati, con tutti gli altri partigiani fatti prigionieri nel corso della battaglia, il giorno successivo, dopo interrogatori e sevizie di ogni genere. L’arrivo dell’oscurità costrinse i tedeschi a sospendere ogni azione, permettendo così ai partigiani di ricompattarsi , distruggere i materiali rimasti, occludere gli accessi alle gallerie e organizzare la fuga verso la Svizzera che essi raggiunsero all’alba del 16 novembre.

I tedeschi nel pomeriggio del 18 novembre 1943, prima di partire per altre destinazioni, rasero al suolo l’ex caserma danneggiata dai bombardamenti e, senza alcuna giustificazione, anche l’Oratorio di S.Martino, Monumento Nazionale, verrà completamente distrutto.

 

Sacrario ai Caduti del San Martino
stele di cemento nel sacrario di San MartinoNel 1946 si costituisce in Varese il Comitato Effettivo per le onoranze ai Caduti del Monte San Martino che annovera tra i suoi obbiettivi la ricostruzione della Chiesetta all’interno della quale raccogliere e custodire le salme dei Caduti.
Successivamente l’Associazione “Gruppo Cinque Giornate Monte S.Martino di Cuvio e Val Alta di Cassano Valcuvia (Va) Medaglia d’oro Colonnello Croce”, nata nel 1953 per volere dei partigiani e dei collaboratori della formazione partigiana che ha operato sul San Martino unitamente alla moglie del Ten. Col. Carlo Croce, viste le difficoltà incontrate dal progetto precedente, si prodiga perché si ricostruisca la Chiesa e si edifichi un Sacrario che accolga i partigiani caduti.
Finalmente nel 1960, con il Patrocinio della Provincia di Varese, viene avviata una iniziativa volta alla realizzazione del Sacrario, con il concorso economico di Enti Pubblici, Associazioni e privati cittadini. Il progetto redatto dall’Architetto Pietro Scurati Manzoni di Milano prevede la costruzione di una cripta entro la quale custodire le salme e il posizionamento al limite di un piazzale e in posizione frontale rispetto alla cripta di una stele di cemento alta 12 metri con cinque pannelli scultorei che rievocano la lotta partigiana.
La presentazione pubblica avviene il 12 novembre 1961 e l’approvazione da parte del Comitato per le Onoranze, riunito presso la Provincia di Varese, nel giugno 1962. I lavori iniziano nel luglio 1962 e si concludono nel 1963 con l’inaugurazione che ha luogo il successivo13 ottobre.