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Fr. 3            Fonti | Questioni filologiche | Note esegetiche 

 

Varro At. carm. frg. 3

A. R. 1, 1129-31

quos magno Anchiale partus adducta dolore
et geminis cupiens tellurem Oeaxida palmis
scindere dicta

Δάκτυλοι ᾿Ιδαῖοι Κρηταέες, οὕς ποτε Νύμφη
᾿Αγχιάλη Δικταῖον ἀνὰ σπέος, ἀμφοτέρῃσι
δραξαμένη γαίης Οἰαξίδος, ἐβλάστησε.

che Anchiale, contratta per il grande dolore del parto e squarciando smaniosa con ambedue le mani la terra dell’Oasse si dice che…

I Dattili Idei di Creta, a cui diede la vita un tempo la ninfa Anchiale nell’antro Ditteo stringendo con ambo le mani la terra di Oasso. [Testo e traduzione di G.Paduano, Apollonio Rodio. Le Argonautiche, Milano 1986, pp. 214-5].

 

Fonti:

 

Questioni filologiche:

Tandoi (1992) nota che i due versi e mezzo di Varrone "continuano ad essere proposti, dai filologi, nelle letture più infondate e discordanti" e premette ad una sua congettura una accurata "historia critica" del frammento a partire dalla esegesi su basi filologiche del Poliziano, cui si deve l’attribuzione dei versi a Varrone e l’individuazione della fonte nelle Argonautiche di Apollonio (egli ricorda anche la lettura dilettantesca del Boccaccio). Riprenderei la "panoramica" critica di Tandoi dal Baehrens.
Baehrens accoglie nel testo la lezione capiens, e così faranno Morel,
Traglia, Granarolo e Valverde Sánchez - Vázquez Prenerón, che vedono confermata dalla traduzione varroniana (capiens tellurem ~ δραξαμένη γαίης A.R. 1,1131); tuttavia, come argomenta Tandoi (1992), Varrone non traduce alla lettera il poeta greco, il suo "era un vertere libero, ispirato a intenti d’arte", lo conferma chiaramente l’ampliamento autonomo del poeta latino al v.1 magno…partus adducta dolore.
Le voci di Buhla, che difese cupiens scindere, ma in un modo che Tandoi (1992) giudica "velleitario", e di Pighi (1960 e 1963) che accolse anch’esso cupiens, rimasero ignorate: sar
à Büchner, seguito poi da Courtney e da Blänsdorf, ad accogliere nel testo cupiens, lezione difesa efficacemente anche da Tandoi (1992).
La lezione Oaxida dei codici (solo Vibio V1: oaxia) è accettata da Baehrens, mentre Buhla, Morel e così Traglia, Granarolo, Büchner,
Courtney e Blänsdorf, accolgono l’intervento di Salmasio Oeaxida, visto che "Oaxida versus non patitur".
La Hofmann si attiene al Baehrens, spiegando che la scrittura Oaxida si rifarebbe allo scolio ad A.R. 1,1131 usato da Varrone, presso cui è detto espressamente
ἔδει δὲ εἰπεῖν '᾿Οαξίδος'· προσετέθη δὲ τὸ ι (cioè Οἰαξίδος).
Per quanto riguarda il v. 3, Baehrens accoglie edidit in Dicta proposto dal Salmasio1.
Morel mantiene il testo tràdito, ma pone la crux: † scindere dicta; in apparato riporta l’annotazione di Thilo2: «pro "dicta" scriptum fuit fortasse "Dictaeo" et totus Varronis versus, quem in "antro" exisse suspiceris, laudatus», e rimanda al Norden3. Tandoi (1992) giudica "degna di lode" la sua "cauta aderenza al Thilo, anziché al Wernsdorf, Baehrens ed ai molti altri".
Tandoi (1992) inoltre ricorda che rimase ignorata la proposta
di Buhla scindere Dicta<eo ÈÈ -  produxit in antro>, suffragata dal confronto con Verg. georg. 4,152 Dictaeo caeli regem pavere sub antro, Sil. 17,21 qui Dictaeo bacchantur in antro, Verg. Aen. 12,900 qualia nunc hominum producit corpora tellus e Sil. 1,112 partus Latiae producere matres.
La Hofmann, in polemica con Morel, mantenne e difese il testo di Baehrens; più tardi Alfonsi (1945) giudicò la congettura Dictaeo…in antro di Thilo4, basata sull’analogia con A.R. 1130
Δικταῖον ἀνὰ σπέος, "ottima e acuta, ma non… necessaria", e difese scindere dicta (est) (ma con capiens!), per mantenere "il carattere di mito e di leggenda" reso in Apollonio attraverso πότε, "accettando partus scindere senza addurre esempi di un costrutto così peregrino"5.
Pighi (1960 e 1963) così integra il v.3: stringere Dicta<eo quondam peperisse sub antro / dicitur>6, riprendendo Dictaeo…antro di Thilo; Courtney (1984) interviene suggerendo di sostituire fertur a quondam… dicitur.
Traglia fissa nel testo [scindere] Dicta<eo>…<sub antro>, e in apparato propone dubbioso Dictaeo dicta est olim peperisse sub antro; l'integrazione, accolta da Granarolo, è stata criticata da Boerma, Verdière e recentemente da
Tandoi (1992), in quanto concentra in pochi versi ben due figure etimologiche, generalmente evitate dai neoteroi: partus...peperisse e Dictaeo dicta est e inoltre non fornisce alcuna spiegazione dell'espunzione di scindere, verbo che rende pienamente la natura dolorosa del parto espressa al v.1 (magno...partus adducta dolore).
Tandoi (1984) nella sua recensione al Büchner, che legge scindere dicta, propone scindere Dicta<eo quondam est enixa sub antro>, in dipendenza da cupiens, recuperando quondam di Pighi. È Courtney ad accogliere nel testo tale integrazione, anche se in apparato la attribuisce erroneamente anche a Thilo, errore condiviso dal Blänsdorf che ripropone il testo del Büchner, e in apparato annota l’integrazione scindere Dicta<eo quondam est enixa sub antro> attribuendola a Thilo.
L’errore di Courtney e di Blänsdorf è stato notato da Citti, che suggerisce che sia stato originato da una "erronea interpretazione della nota di Tandoi".
Inoltre, sulla base di
Δικταῖον ἀνὰ σπέος di A.R. 1,1130, Citti pensa con Thilo a qualcosa come Dicta<eo>…<sub antro>, Valverde Sánchez - Vázquez Prenerón asseriscono che dicta deva leggersi con tutta probabilità Dictaeo antro (senza segnalare lo iato).

 

Note esegetiche:

Secondo Fränkel7, Ardizzoni8, Valverde Sánchez - Vázquez Prenerón e Courtney la ninfa Anchiale in Apollonio Rodio avrebbe fatto nascere in maniera meccanica (ἐβλάστησε9) i Dattili Idei, gettando dietro di sé (δραξαμένη) la terra impugnata con entrambe le mani.
Tandoi (1992) condivide la resa di
βλαστάνω, ma non altrettanto quella di δράσσομαι. Egli considera la nascita e iactu pulveris un’illazione, in quanto non trova conferma nello scolio a, come sostengono Fränkel e Ardizzoni, ma soltanto nell’Etym. Magn.10, una fonte tarda del IX sec. d.C., la cui interpretazione è stata attribuita ingiustamente anche al suddetto scolio.
Secondo Tandoi è preferibile scorgere in
δράσσομαι una ripresa preziosistica di Omero, il quale in due passi dell’Iliade11 riferisce il participio ai guerrieri che, morenti, stringono convulsamente la polvere, Apollonio avrebbe così inteso dire che "i Dattili Idei guizzarono fuori dalla terra prodigiosamente, allorchè la ninfa Anchiale, nell’antro ditteo, si afferrò…e smosse con le mani la terra circostante" (ibid.). A giudizio di Tandoi questa nascita dalla terra smossa si adatta bene al carattere di divinità ctonie dei Dattili Idei e rispecchia comunque la tradizione più antica.
Già la Hofmann aveva posto a confronto due scoli ad Apollonio Rodio:

  1. (scolio a) al v. 1126: ὄτι δὲ νύμφη τῆς Οἰαξίδος γῆς δραξαμένη τοὺς καλουμένους ᾿Ιδαίους Δακτύλους ἐποίησεν, παρὰ Στησιμβρότου εἴληφε. <...> καὶ ὄτι διὰ τῶν χειρῶν διερρύησαν, Δακτύλους κληθῆναι: «che la ninfa, avendo afferrato la terra dell’Oasse, abbia prodotto quelli che sono chiamati Dattili Idei è riferito da Stesimbroto. <…> e per il fatto che le guizzarono fra le mani furono chiamati Dattili». Lo storico Stesimbroto è citato come fonte di Apollonio Rodio12.
                 

  2. (scolio e) al v.1131: δραξαμένη· ἔθος ἐστὶ ταῖς κυούσαις τῶν παρακειμένων λαμβάνεσθαι καὶ ἀποκουφίζειν ἑαυτὰς τῶν ἀλγηδόνων, ὡς καὶ Λητὼ ἐλάβετο τοῦ φοίνικος... «è costume delle partorienti di aggrapparsi, afferrarsi a ciò che sta loro vicino, e così  sgravarsi (ponendo fine alla doglie) come anche Latona si afferrò alla palma»13.

Questo secondo scolio intende il parto di Anchiale come un parto naturale, e la Hofmann nota che questa rappresentazione della nascita dei Dattili Idei fu anche di Varrone, come risulta evidente dall’ampliamento magno… partus adducta dolore.
Le argomentazioni della Hofmann, come abbiamo visto, sono condivise da Tandoi (1992)14, che rafforza la probabilità che Varrone leggesse Apollonio Rodio in un’edizione commentata, poichè l’accostamento all’inno a Delo di Callimaco (vv. 209 ss.), dove è presente il dettaglio realistico del parto di Latona15, ravvisabile nell’ampliamento magno partus adducta dolore, può essere stata suggerita all’Atacino dalla menzione di Latona parturiens nello scolio16.
Bisogna pertanto retrodatare almeno ai tempi di Varrone la tradizione scoliastica di Apollonio Rodio, visto che Varrone sembra averne fatto uso per avvicinarsi al poeta greco17.
Tandoi (1992) non condivide dunque l’opinione dei critici che accusano l’Atacino di aver interpretato erroneamente Apollonio Rodio18, in quanto «la sua rappresentazione della nascita dei Dattili Idei è…il frutto di una scelta consapevole, che umanizza la vicenda di Anchiale…, respinge e rifiuta quel che di prodigioso e assurdo c’era nella rappresentazione apolloniana…e porta avanti così la "rivoluzione neoterica", che è anzitutto un processo di umanizzazione in chiave lirico-elegiaca dei miti» (ibid.).

Analisi stilistica:

La Hofmann nota l’allitterazione delle dentali al v.1 (adducta dolore) e al v.3 (edidit in dicta, secondo la sua lettura).
v.1 magno Anchiale partus adducta dolore:
La Hofmann osserva che in Varrone è frequente la distribuzione di due sostantivi e di altrettanti attributi nel verso: 

a

b

A

a

B

b

 A

magno

Anchiale

  adducta 

dolore,

e al v.2

  geminis  

tellurem

  Oeaxida

palmis

Questo procedimento, assente in Ennio, è caratteristico dei neoteroi, in Catullo gli esempi sono numerosi ma, nota Daniela Feletti, si limitano alle due forme più comuni dello schema: abAB o abBA, Varrone presenta invece le più varie combinazioni, cfr. frr. 5.1, 9, 10, 22.6, 23.

geminis…palmis:
La Hofmann e la Bonvicini (1990) annoverano l’uso dell’aggettivo geminus fra i tratti neoterici della lingua di Varrone, e rinviano a Norden 1903, p. 323, il quale, a proposito di Verg. Aen. 6,788 Huc geminas hunc flecte acies..., osserva che questo uso ricercato di geminus fu introdotto dalla poesia neoterica e rimanda a Catull. 63,75 geminas deorum ad auris nova nuntia referens e a Varrone Atacino.


Note:

1 Nelle Plinianae exercitationes in Caii Iulii Solini Polyhistoria, 21, Utrecht 1689 (come ricavo da Tandoi [1992]).

2 G.Thilo – H.Hagen, Servii grammatici qui feruntur in Vergilii carmina commentarii, III, Lipsiae 1887 (rist. Hildesheim 1961), p.15.

3 E.Norden, Ennius und Vergilius, Lipsia-Berlino 1915, p. 23 n.4.

4 Come nota Tandoi (1992), Alfonsi e Buhla attribuiscono erroneamente in a Thilo; Granarolo gli attribuisce sub.

5 Tandoi (1992).

6 Strindere in Pighi è errore di stampa per stringere, come annota Tandoi (1992).

7 H.Fränkel, Einleitung zur Kritischen Ausgabe der Argonautika des Apollonios, Göttingen 1964, pp. 94 s. e 133, e Noten zu den Argonautika des Apollonios, München 1968, p. 133.

8 A.Ardizzoni, op. cit., pp. 247-8.

9 blast£nw all’aoristo + acc. ricorre in A.R. 4,676 e 1517 e indica una analoga "creazione non naturale, ma prodigiosa e quasi "meccanica" (A.Ardizzoni, op. cit., p. 248).

10 Etym. Magn. (da Etym. Gen., codd. AB), s.v. ᾿Ιδαῖοι· ...᾿Ιδαῖοι δὲ, ἐπειδὴ ἐν ῎Ιδῃ ὄρει τῆς Κρήτης ἐγεννήθησαν...Στησίμβροτος δὲ ἐν τῷ Περὶ Τελετῶν Διὸς καὶ ῎Ιδης νύμφης αὐτοὺς λέγει. Φησὶν ὅτι Ζεὺς ἐκέλευσε τὰς ἰδίας (᾿Ιδαίαις Etym. Gen. cod. B) τροφοὺς λαβεῖν κόνιν καὶ ῥίψαι εἰς τοὐπίσω καὶ ἐκ τῆς κόνεως γενέσθαι τοὺς ᾿Ιδαίους Δακτύλους.

11 Il.13,393 e 16,486: δεδραγμένος αἱματοέσσης in riferimento, rispettivamente, ad Asio e a Sarpedonte colpiti a morte.

12 Secondo tale scolio i Dattili Idei guizzarono dalla terra smossa con le mani dalla ninfa Anchiale, non sembra invece corretta l’interpretazione di Else Hofmann: "die Nymphe habe Erde von Oiaxis ergriffen und daraus mit den Händen die Daktylen gebildet".

13 Traduzione di Tandoi (1992).

14 Come riferisce Tandoi (1992) la Hofmann "non seppe trarre conseguenze dalla sua giusta osservazione", infatti conclude dicendo "perciò va messo qui edidit in Dicta, che indica il parto reale e si accorda con le parole dello scoliasta al v.1131".

15 Call. Del. 209-12 λύσατο δὲ ζώνην, ἀπὸ δ᾿ ἐκλίθη ἔμπαλιν ὤμοις / φοίνικος ποτὶ πρέμνον ἀμηχανίης ὑπὸ λυγρῆς / τειρομένη· νότιος δὲ διὰ χροὸς ἔρρεεν ἱδρώς. / εἶπε δ᾿ ἀλυσθενέουσα "τὶ μητέρα, κοῦρε, βαρύνεις;... "

16 Courtney ritiene invece che Varrone possa aver interpretato erroneamente Apollonio Rodio senza necessariamente presupporre l’uso di scoli da parte del poeta latino. 

17 Quanto all'uso degli scoli da parte di Varrone Possanza rinvia a Maria Goetz, De Scholiasticis Graecis Poetarum Romanorum Auctoribus Quaestiones Selectae, Jena 1918, ma il rinvio è errato: la Goetz analizza l'influenza degli scoli nelle Argonautiche, ma si tratta dell'opera di Valerio Flacco.

18 Cfr. ad esempio Valverde Sánchez - Vázquez Prenerón «Varrone offre una versione diversa del mito sulla nascita dei Dattili Idei originata a partire da una interpretazione errata del verbo βλαστέω […] Varrone, che attribuisce al verbo ἐβλάστησε il significato di "dare alla luce" d’accordo con un errore sufficientemente esteso nell’antichità, presenta la ninfa Anchiale come madre dei Dattili e…giustifica l’atto di afferrare la terra con entrambe le mani in virtù del dolore del parto».