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Corriere della Sera

Il regista Anibal Massaini ha impiegato cinque anni per realizzare il documentario dedicato al campionissimo brasiliano e raccontare 400 dei suoi 1.300 gol

Pelè chiama Maradona per rilanciare il suo film flop

Pelé ha invitato Diego Maradona alla prima argentina del film dedicato a se stesso, in programma a Buenos Aires questa settimana. Difficile che il Pibe de Oro accetti l' invito. I rapporti tra i due non sono mai stati idilliaci. Il brasiliano campione «buono», testimonial prediletto della Fifa e di tanti marchi in giro per il mondo, dal viagra alla carta di credito che ultimamente più ha investito nel calcio. L' argentino campione «cattivo», drogato, espulso dai mondiali, troppo propenso a dire ciò che pensa, pensieri che raramente corrispondono a quelli dei dirigenti del calcio mondiale. L' ultimo scontro fra i due è avvenuto quando la Fifa ha eletto il brasiliano calciatore del secolo, preferendolo all' argentino. Difficile che Maradona vada a vedere Pelé Eterno, anche perché l' ex napoletano è sempre ricoverato in una clinica per cercare di disintossicarsi. È finito persino in camicia di forza: ora le cose vanno meglio, ma se anche dovesse uscire probabilmente non avrà alcuna voglia di passare la serata ad ammirare la glorificazione di un personaggio che non ha mai amato. Maradona, va detto, nel caso non dovesse raccogliere l' invito di Pelé non si perderà granché. Pelé Eterno, uscito in 153 sale brasiliane lo scorso 25 giugno, è un film fondamentalmente noioso, una lunghissima, esagerata e sponsorizzata (dalla solita carta di credito) glorificazione del ragazzino nato a Tres Coracoes, nel Minas Gerais. Nulla da ridire sulle immagini (ci sono 400 dei 1.300 gol segnati da Pelé in carriera), sulla ricerca iconografica, durata oltre cinque anni, sulle ricostruzioni al computer dei due gol più belli segnati da O' Rei, entrambi sfuggiti alle telecamere. Ma se le immagini parlano da sole, il testo, recitato dal famoso giornalista brasiliano Armando Nogueira, è un' enfatica e acritica celebrazione che finisce per diventare stucchevole. Del resto, in sede di lancio del film, Pelé non si è tirato indietro quando, chiamato a fare paragoni con altri grandi della sua generazione, ha detto: «Sono stato più popolare dei Beatles, dei Rolling Stones, di Mohamed Alì, di Martin Luther King, di Che Guevara». E qui il povero Diego dovrebbe avere un sussulto, visto che il Pibe de Oro sul braccio si è tatuato il guerrigliero argentino, e non il calciatore brasiliano. E che la sua ultima residenza era a Cuba, dove è diventato amico di Fidel Castro. «Continuo a viaggiare in tutto il mondo - ha raccontato Pelé ai giornalisti - e il mio nome è sempre popolarissimo. Non sono mai stato associato alla politica o al mondo della droga, la mia immagine è sempre stata molto positiva. Al contrario, Luther King e Che Guevara sono figure create dal mondo della politica, i Beatles e i Rolling Stones malauguratamente hanno fatto uso di droghe. Una giornalista inglese ha fatto un paragone tra me, Gesù Cristo e la Coca Cola, secondo lei i simboli maggiormente riconosciuti nel mondo. Diceva che la bibita è famosa per le continue campagne pubblicitarie, e che Gesù in Asia non è così famoso come lo sono io, vista la popolarità della religione buddista. Non posso essere d' accordo, perché sono cattolico da quando sono bambino, e una cosa del genere per me è blasfema. È solo il punto di vista di una giornalista inglese». Il film Pelé Eterno, dopo essere partito benissimo (53.286 spettatori nel primo weekend, battuta la concorrenza), nel secondo fine settimana ha dimezzato le presenze, e oggi è fermo a 134.000 spettatori, nonostante il grande battage pubblicitario e la massiccia presenza nei cinema brasiliani. Il secondo episodio dell' Uomo Ragno in Brasile nel primo weekend ha totalizzato oltre 1.360.000 spettatori. Non c' è da stupirsi. Perché se è vero che il film rappresenta un documento interessante per tutti coloro che non hanno mai visto all' opera Pelé, o hanno visto sempre le solite immagini, è altrettanto vero che con il passare dei minuti finisce con il prevalere una certa stanchezza: il patrimonio raccolto è sfruttato monotematicamente, e alla fine quasi irrita. E quindi anche gli aneddoti migliori perdono d' incisività. In Colombia, per un' amichevole con il Santos, Pelé è espulso. Il pubblico inferocito invade il campo e aggredisce l' arbitro, che viene «espulso» a sua volta, così il brasiliano può tornare in campo. In una gara contro il Gremio, Pelé segna il gol numero 999. Tutti aspettano il millesimo, ma il portiere del Santos si fa male, e Pelé chiude la gara in porta. Il Santos viene invitato a giocare in Africa a Brazzaville, capitale del Congo. Il Paese è in guerra con lo Zaire, lo Stato che si affaccia dall' altra parte del fiume che taglia Brazzaville, ma per l' arrivo di Pelé viene siglata una tregua di 48 ore. Se ci fosse stata la prova tv come oggi, Pelé non avrebbe giocato la finale di Messico ' 70: in semifinale con l' Uruguay mise ko il suo marcatore con una violentissima gomitata, sfuggita all' arbitro. Un calciatore fenomenale, incredibile, capace di fare con il pallone cose meravigliose. Il documentario di Anibal Massaini da questo punto di vista è un documento prezioso. Probabilmente nel mondo del calcio c' è stato solo un altro personaggio in grado di fare le cose descritte nel film. Ecco perché Maradona può anche risparmiarsi la visione di Pelé Eterno. Filippo Maria Ricci Cinque anni di riprese POCHI SPETTATORI Pelé Eterno è uscito in 153 sale brasiliane il 25 giugno scorso, ma si è fermato a 134 mila spettatori. L' idea del documentario su Pelé era venuta al regista Anibal Massaini già negli anni ' 80. SOLO FACCHETTI La ricerca delle immagini, video e foto, e la raccolta delle interviste a familiari ed ex colleghi di O' Rei (Facchetti l' unico italiano presente, oltre a un cammeo di Giletti, presentatore di una serata organizzata dalla Fifa) sono durate cinque anni. Un serial per la Tv GOL AL COMPUTER Il documentario racconta la vita calcistica di Pelé, dall' infanzia nel Minas Gerais fino agli anni passati a New York, nei Cosmos. C' è anche la ricostruzione al computer di quella che O' Rei ritiene essere la più bella rete mai realizzata: un triplo pallonetto per superare altrettanti avversari in area di rigore, prima di battere il portiere. SERIAL TV Un' overdose di gol, che aiutano a farsi un' idea della grandezza di un calciatore vissuto prima del boom televisivo. Nel 2005 sarà realizzato un serial per la tv brasiliana.

Ricci Filippo Maria

Pagina 39
(19 luglio 2004) - Corriere della Sera

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