I PROTAGONISTI

Alicata Mario

Si occupava insieme ad Ingrao di questioni politiche e forniva informazioni su avvenimenti a giornali come l’"Unità" o "Gioventù Nuova". Era, insieme a Carlo Lizzani alla testa dell’USI. Fu arrestato nel 1941 per attività antifascista insieme a Mario Leporatti, Paolo Bufalini, Franco Rodano e diversi altri universitari. Furono rilasciati sei mesi dopo grazie all’intervento di persone molto importanti come Bottai.

Amendola Giorgio

Giorgio Amendola era il capo militare delle formazioni comuniste a Roma. Era uno dei tre membri del Comando militare centrale (CMC) ed inoltre faceva parte della Giunta militare del CNL. I gappisti centrali rispondevano delle loro azioni ad Amendola. E’ uno dei pochi che ha ricevuto la <<stella d’oro>> delle Brigate d’assalto Garibaldi.

Amendola Pietro

Fratello di Giorgio, studente del liceo "Visconti", compagno di classe di Paolo Bufalini, apparteneva al PCI e insieme ad Aldo Natali, Lucio Lombardo Radice, Pietro Amendola, Aldo Sanna e Bruno Sanguineti diede vita nel Marzo1937 ad una delle prime organizzazioni studentesche antifasciste, caratterizzate da una attiva presenza comunista. Fu arrestato nel Dicembre 1939.

Balsamo Pasquale

Medaglia d’argento al valore militare. Comunista, spericolato gappista, uomo di punta del comando in via Rasella. Apparteneva alla seconda rete dei GAP centrali diretti da Franco Calamandrei (<<Cola>>) e distinti nei due GAP SOZZI e GARIBALDI.

Salvò un gruppetto di cinque ragazzini romani che s’era accodato a largo Tritone, giocando con un pallone, alla colonna tedesca la cui testa stava imboccando via Rasella. Balsamo diede un calcio al pallone scaraventandolo lontano, in direzione opposta, e i ragazzini gli corsero dietro per recuperarlo. Evitarono così la vampata dell’esplosione. Dopo la guerra ha fatto il giornalista, poi ha diretto per molti anni il settimanale dell’ACI, <<l’Automobile>>. Uomo di grande cultura ed intelligenza, ha sempre rifiutato l’etichetta di "reduce" ed ha spesso usato il suo tagliente e caustico umorismo per sdrammatizzare e ridimensionare quella retorica della Resistenza che a volte, anche in occasioni ufficiali, qualcuno sbandierava in modo interessato. Democratico ed intellettuale scomodo Balsamo vive con le sue carte ed i suoi libri in un appartamento alla Balduina sempre aperto a i suoi molti amici.

Bentivegna Rosario

E’ docente di Medicina del Lavoro. Gli amici lo chiamavano Sasà, il suo nome di battaglia partigiano era <<Paolo>>. E’ stato uno degli undici gappisti che formavano il comando d’attacco al Polizei-regiment <<Bozen>> in Via Rasella, lui ha acceso la miccia della bomba e per questo è sempre rimasto il simbolo di quell’azione. Era comandante del Gap PISACANE che insieme al Gap GRAMSCI, comandato da Mario Fiorentini, faceva parte della rete di Carlo Salinari.

Decorato nel 1950 di medaglia d’argento e di medaglia di bronzo al valore militare, soprattutto per le azioni di piazza Barberini via Rasella e Palestrina, ne ha ricevuto le insegne ed i diplomi soltanto nel 1982, trentadue anni dopo.Il gappista <<Paolo>> ha pagato a lungo le lacerazioni e le polemiche che via Rasella e la grande rappresaglia tedesca alle Ardeatine hanno prodotto, unicamente alimentate dall’ignoranza e dalla cinica volontà di denigrare la Resistenza e lo Stato democratico che ne è scaturito. Bentivegna è uno dei pochi italiani ad aver ricevuto la <<Stella d’oro>> delle Brigate d’assalto Garibaldi.

Blasi Guglielmo

Guglielmo Blasi, nome di battaglia partigiano "Guglielmo", apparteneva alla seconda rete dei Gap centrali diretta da Franco Clalmandrei "Cola" e divisa nei due Gap SOZZI e GARIBALDI. Partecipò all'attentato di via Rasella ma dopo che venne arrestato dal famigerato Koch tradì il gruppo non solo per salvarsi la pelle ma, con un improvviso voltafaccia, passò dall'altra parte. Era stato un bravo gappista e aveva azioni coraggiose ma quando tradì andò addirittura a cercare i gappisti per consengnarli ai tedeschi. Ne uccise uno, vicino a Piazza Bologna, mentre cercava di scappare. Trombadori aveva dato a Reichlin e a Fernando Vitigliano l'ordine di uccidere Blasi, ma questi scomparve un giorno prima dell'azione gappista.

Borghesi Ernesto

Ernesto Borghesi, nome di battaglia partigiano <<Ernesto>>, apparteneva alla seconda rete dei Gap centrali diretta da Franco Calamandrei <<Cola>> e divisa nei due Gap SOZZI e GARIBALDI.Partecipò all’attentato all’Hotel Flora il 19 dicembre del 1943 insieme a Calamandrei e a Maria Teresa Regard; lanciò una delle tre bombe di cui solo due scoppiarono. Partecipò anche all’attentato a Vittorio Mussolini (ufficiale delle brigate nere o della Gnr) insieme a Pasquale Balsamo, Marisa Musu, Ferdinando e Franco Ferri.

Bruscani Stanislao

Il suo nome di battaglia è <<Lallo>>. E’ un romano "de quelli veri" come ripete. Era militante del PCI e aveva contatti con Gino Mangiavacchi. Per riconoscersi tra partigiani usava una mezza lira di carta da riscontrare con l’altra metà del compagno da incontrare. La prima azione militare la fece con Romualdo Chiesa: dovevano far fuori una spia della Gestapo che aveva fatto arrestare ed uccidere vari patrioti. Era il dirigente politico della seconda parte della IV zona del PCI. L’attività si svolgeva in varie forme: propaganda, manifestini, volantini, scritte murali, e la distribuzione dell’Unità e un’altra stampa clandestina.

Bussi Antonio

Il suo nome di battaglia era <<Toto>>. Fu condannato a morte dal Comando tedesco di Roma per atti di violenza insieme a: Rattoppatore Guido, Labò Giorgio, Gentile Vincenzo, Pasini Augusto, Fioravanti Concetto, Nardi Antonio, Negelli Mario, Liportiti Francesco, Lauffer Paul. La condanna fu eseguita tramite fucilazione a Forte Bravetta. Aveva un negozio d’artigiano dove si riunivano i gappisti. Dopo l’uccisione di Antonio Bussi si sapeva che c’era un traditore ma non si sapeva chi era.

Calamandrei Franco

Il 23 Marzo (198° giorno della resistenza) Franco Calamandrei partecipa e dirige, insieme a Carlo Salinari l’attentato al Battaglione Bozen. E’ lui che, all’angolo di Via del Boccaccio, si toglie il cappello, il gesto convenzionale che per Bentivegna significa <<arrivano, accendi la miccia!>>. Fu arrestato a causa del tradimento di Blasi; questo fu il momento più drammatico per i GAP. Svolgeva la sua attività nella zona Flaminio e Salario (III° zona). Abitava in casa Patrolini in Via Ruggiero Fauro. Con lui abitavano, oltre a Vasco ed alla moglie Cecilia, Alfredo Orecchio e Maria Teresa Regard, che poi diventerà sua moglie. <<Cola>> era il capo della formazione dei GAP Centrali "Garibaldi". Fece un comizio volante il 7 Novembre a piazza Fiume e partecipò all’attentato all’Hotel Flora (C’era il Tribunale di Guerra Tedesco) lanciando una delle tre bombe di cui solo due scoppiarono (quella di Maria Teresa Regard <<Piera>> non si accese).

Coppa Franco

Militante del partito comunista. Diventerà poi segretario della camera del lavoro.

Cortini Giulio

Professore di chimica, fa parte della rete di servizi e staffette dei GAP "Cesare". Il suo compito è quello di confezionare bombe destinate ai gruppi di azione che le useranno per gli attentati. Dopo l’arresto di Trombadori, opera nei quartieri popolari del Quadraro e di Quarticello. Fu proprio lui a mettere a punto la bomba che i GAP fecero deflagrare a Via Rasella.

Falcioni Raoul

Il suo nome di battaglia era <<Raoul>>. Agiva nei GAP centrali diretti da Franco Calamandrei. Partecipò anch’egli all’attentato di Via Rasella. Fu arrestato dalla banda di Koch a causa dell’arresto di Blasi che tradì e, oltre a fare tutti i nomi, si unì ai tedeschi. Anche Raoul però, sotto tortura fece alcuni nomi di Gappisti. Abitava in Via Casal Monferrato. Fece finta di collaborare con la banda di Koch ma in realtà escogitò un piano per far fuori parecchi elementi di questa banda. Il piano venne però scoperto e Falcioni, arrestato, venne brutalmente torturato.

Ficca Marcella

Nata nel 1918 si sposò con Alfredo Monaco e con questo ebbe due figli: Giorgio nel ’41 e Fabrizio un anno dopo. Il marito lavorava come medico nel carcere di Regina Coeli e per questo riuscì a salvare moltissime persone. Fondò con il marito e altri partigiani il PSIUP a Roma. Ha collaborato in maniera determinante alla fuga di Pertini, Saragat ed altri dallo stesso carcere dove lavorava. Salvò una bambina ebrea polacca che doveva essere deportata, ospitandola in casa.

Fiorentini Mario

Mario Fiorentini era a capo del Gap GRAMSCI, che faceva parte, con il Gap PISACANE, della rete di Carlo Salinari (Spartaco). Il 17 novembre un gruppo di gappisti, tra i quali Mario Fiorentini, che faceva da copertura, si introducono nel teatro Adriano, dove il giorno successivo si sarebbe svolta una adunata alla presenza del generale Stahel, comandante tedesco della piazza di Roma, del capo delle SS Kappler, di alti ufficiali nazisti e delle massime autorità fasciste, e piazzano sotto il palco un estintore con dentro 6 chili di tritolo e un orologio-timer, ma l’esplosione, prevista per le 16,30 di giovedì, non arrivò. Il 28 dicembre, verso mezzogiorno, con la copertura di altri quattro compagni lungo il percorso, lancia uno spezzone di due chili di tritolo contro l’ingresso principale del carcere di Regina Coeli, in via della Lungara, proprio mentre i soldati tedeschi del posto di guardia si stanno dando il cambio: muoiono 5 nazisti, i feriti sono una ventina di cui due spireranno nei giorni successivi all’ospedale.

Formiggini Giorgio

Di origine ebrea, era un membro del CLN e faceva parte del gruppo dirigente. Dirigeva una grossa zona da Ponte Mammolo a Settecamini.

Forti Roberto

Roberto Forti, pittore edile romano, comunista, cominciò il lavoro di costruzione della Resistenza a Roma, ed era a capo del comando militare romano delle "Brigate d’assalto Garibaldi".La notte dell’8 settembre scaricò, insieme ad altre 5 persone, armi e munizioni in giro per Roma da 2 grossi autocarri del Servizio Informazioni Militari, il SIM.

Govoni Aladino

Nel ’36 aveva fondato il movimento antifascista "la Scintilla". All’età di 24 anni era stato richiamato nei granatieri con il grado di capitano. Prestava servizio in una caserma della Cecchignola. Quando si seppe dell’armistizio vide fuggire sia il colonnello che il maggiore, i suoi superiori. Ma lui, che era un compagno cosciente, decise che bisognava iniziare la resistenza contro i tedeschi. Con un comandante della PAI andarono fino alla Magliana per vedere se i tedeschi si erano arresi. Non lo avevano fatto e il suo compagno venne preso. Lui riuscì a fuggire e fece ritorno in caserma. Era già scattato l’allarme. Govoni combatté a Porta San Paolo. Resisterà con gli altri fino a mezzogiorno del 10 settembre.Aladino Govoni divenne il comandante militare di "Bandiera Rossa".Incastrato da una soffiata nel febbraio del ’44, Govoni fu arrestato dai tedeschi in un bar di via Davide e venne portato a via Tasso e poi in via Lucullo. Durante il processo il pubblico ministero chiese una pena esemplare. Fu condannato a 5 anni di lavori forzati. Era previsto un secondo processo ma esplose la bomba in via Rasella e Aladino Govoni venne portato a morire alle Fosse Ardeatine.

Gracceva Giuseppe (Peppino)

Gracceva Giuseppe, operaio ed ex comunista, reduce dalle galere fasciste, era, insieme a Pertini, il capo militare dello PSIUP, e uno dei comandanti delle brigate "Matteotti". Il 3 aprile del ’44, in seguito ad una soffiata Giuseppe Gracceva venne arrestato dalle SS. Riuscì a scappare da una finestra, ma rimase ferito a una spalla in seguito ad un colpo di fucile.

Guarniera Vincenzo

Vincenzo Guarniera, detto "Tommaso Moro" nacque nel 1912, e si dette alla clandestinità dopo l'8 Settembre. Prima di allora era maresciallo motorista dell’aeronautica militare.Romano puro sangue, nato in una vecchia casa del Rione Ponte Parione, aderisce al movimento "Bandiera Rossa". Verso la fine del '43 Moro riesce a mettere insieme una trasmittente (alcuni dei suoi uomini sono specialisti in comunicazioni radio) e si mette in contatto col comando inglese della VIII armata chiedendo armi. In cambio di tali armi lui e il suo gruppo fanno saltare in aria 4 chilometri di ferrovia nella zona Magliana, operazione molto importante per gli alleati. Inoltre partecipa con la sua banda a molte e spesso rischiose operazioni contro i tedeschi. Alla liberazione gli viene concessa una medaglia d'oro al valore e il generale Alexander, in una cerimonia in Campidoglio, gli consegna personalmente una stella di bronzo, per il grande aiuto e per l'estremo coraggio.Finita la Resistenza ritorna nella sua casa e si mette a fare il meccanico. Poi però per motivi economici si trasferisce a Milano.

Gullace Maria Teresa

Maria Teresa Gullace, madre di cinque figli, era davanti alla caserma dell' 81o Rgt di fanteria, dove era rinchiuso suo marito, per ottenere la sua liberazione, insieme a molte altre donne che avevano l’obbiettivo di liberare gli uomini arrestati. Quando Maria scorge da una finestra il marito esce dal gruppo di donne, si avvicina ad essa per dargli un pacco con dei viveri ma una SS gli spara con estrema freddezza colpendola in pieno petto e uccidendola, davanti al marito e al figlio di 14 anni. Il suo episodio è rappresentato nella celebre scena del film "Roma città aperta", in cui Anna Magnani interpreta la sua parte morendo nel tentativo di raggiungere il marito.

Guttuso Renato

Già pittore affermato nel 1942, era membro del Partito Comunista e militante nelle azioni militari coordinate dal partito.

Ingrao Pietro

Studia al Liceo di Formia dove ha come insegnanti Pilo Albertelli e Gioacchino Gesmundo. Durante la resistenza milita nel partito comunista. Fa parte dello staff della rivista clandestina "Gioventù nuova" e della redazione clandestina dell’unità di Milano. E’ stato dirigente del PCI e presidente della camera dei deputati.

Leporatti Mario

Antifascista, processato al tribunale speciale, mandato al confine. Organizzatore della resistenza a Roma, col nome di battaglia "Stefano". Comandante militare della IV zona del PCI. Nel dopo guerra ha insegnato storia e filosofia nei Licei ed è stato preside al liceo Virgilio e al liceo Augusto.Ebbe contrasti con gli studenti nel ’68, chiarite da un articolo su "Paese Sera", che ne narrò le gesta nella guerra partigiana. Attualmente residente a Roma.Durante la resistenza: 6 mesi di carcere dal Settembre ’41. Comandante della IV zona fino al 31 Dic. ’43, poi comandante della brigata Garibaldi (Viterbo). Partecipa e coordina numerose azioni Gappiste e si dedica alla stampa clandestina.

Lizzani Carlo

Regista cinematografico italiano (Roma 1922). Dapprima critico (ha scritto un interessanti volumi: "Cinema italiano" (1953), e successivamente "Storia del Cinema italiano 1895-1961") e sceneggiatore di alcuni fra i migliori registi del neorealismo, ha esordito nel 1951 con "Achtung, banditen!", ispirato alla Resistenza. Ha diretto quindi un episodio di "L'amore in città" ("L'amore che si paga") e quindi l'ottimo "Cronache di poveri amanti" (1953), Premio Speciale della giuria al Festival di Cannes dal romanzo di V. Pratolini. Dopo prove minori e non sempre riuscite ("Lo svitato", "La muraglia cinese", "Esterina", "Il gobbo", "L'oro di Roma"), nel 1963 ha conosciuto un grande successo con la ricostruzione storica del drammatico episodio culminato nella fucilazione di G. Ciano e di altri gerarchi fascisti ("Il processo di Verona"). Sono seguiti "La vita agra" (1964), "Svegliati e uccidi" (1966), su un agghiacciante caso di cronaca, al quale ha fatto seguito un'opera consimile, "Banditi a Milano" (1968), di non comune forza espressiva e di notevole finezza prospettica. Di grande rilievo anche "Mussolini ultimo atto" (1974). Dopo "Storie di vita e malavita" (1975) e il discutibile "Kleinhoff Hotel" (1977), è stato impegnato fattivamente alla direzione della Mostra cinematografica di Venezia fino al 1983, quando è stato sostituito da Gian Luigi Rondi. Aveva girato intanto "Fontamara" (1980), tratto dal romanzo di I. Silone, premiato al festival di Montreal, e l'interessante giallo psicologico "La casa del tappeto giallo"(1983). Ha poi proseguito una sua tematica realizzando vari instant movie, cioè film basati su fatti di cronaca odierna, con "Nucleo Zero" (1984), un film per la televisione sul terrorismo, "Mamma Ebe" (1985), "Caro Gorbaciov" (1988, che nel 1989 ha portato anche a teatro). Nel 1990 ha diretto "Cattiva" e nel 1996 "Celluloide", ricostruzione di "Roma città aperta" di R. Rossellini. Per la televisione ha girato ancora "La trappola"(1989), storia di spionaggio internazionale ambientato a Milano.

Longo Luigi

E' stato il coordinatore del comando partigiano a Milano e stabilì contatti con gli ufficiali americani in Italia. Si mosse molto nel corso del '43 e del '44 passando da Genova a Roma e infine a Milano, dove ebbe un ruolo molto importante. Era un musicista.

Martelli Castaldi Sabato

Sabato Martelli Castaldi nato a Cava dei Tirreni nel 1896 e trasferitosi a Roma agli inizi del secolo partecipò volontariamente alla prima guerra mondiale, prima come artificiere, e poi come aviatore. Nell’aeronautica militare conseguì ottimi risultati guadagnando numerose medaglie al valore. Finita la guerra aderì al partito fascista ritrovando in questo i suoi ideali di patriottismo.La carriera di Martelli fu rapida e brillante : generale a 36 anni, stretto collaboratore di Italo Balbo e infine Capo di gabinetto del Ministero dell’aeronautica. Fu in quest'ultimo ruolo che Martelli si rese pian piano conto della realtà italiana, al di la di quella pomposa e gonfiata strombazzata dagli organi del movimento fascista. Denunciò, a Mussolini in particolare, la condizione disastrosa in cui versava l’aeronautica militare italiana accusando il capo di stato maggiore Giuseppe Valli di nascondere i fatti dietro un velo di pubblicità e di parate.Questo rapporto provocò il suo allontanamento dall’aeronautica e fu ostacolato dal regime in ogni modo nella ricerca di un nuovo lavoro, che infine trovò come direttore di un polverificio.Dopo l'8 Settembre sabotò azioni tedesche producendo per loro bombe difettose e facendo il doppio gioco, frequentando i più alti ufficiali nazisti in ricevimenti e battute di caccia. Martelli viene scoperto il 17 Gennaio e, arrestato, viene condotto nel carcere di Via Tasso.La sua prigionia durerà 77 giorni tra le torture dei nazisti e il suo ostinato silenzio. Martelli viene assassinato alle Fosse Ardeatine.

Mattei Gianfranco

Gianfranco Mattei nacque a Milano l'11 Dicembre 1914.Dotato di una particolare inclinazione per gli studi scientifici, frequentò l’Università di Firenze e si laureò in Chimica. Nell'ottobre del 1943 disse al suo maestro e amico Rollier che si sarebbe recato a Roma per combattere il fascismo ( a Milano era troppo conosciuto ); credeva che solo il Partito Comunista fosse all'altezza di tale compito. Gianfranco era un chimico e chiese di essere utilizzato nel settore in cui era più preparato : la fabbricazione di esplosivi.Si prepararono bottiglie Molotov contenenti 4/5 di benzina e 1/5 di etere di petrolio alla quale venivano attaccate delle micce, che raggiungendo il combustibile, provocavano la deflagrazione.La produzione di esplosivi migliorò quantitativamente e qualitativamente.Il pomeriggio del primo febbraio del 1944 Gianfranco Mattei e Giorgio Labò furono sorpresi nel laboratorio dai tedeschi i quali, circondato l'edificio, bloccarono le uscite e i cortili e, evacuate le abitazioni vicine, spararono contro le finestre. I due chimici furono quindi portati a Via Tasso.Il 19 Febbraio, per paura di tradire i compagni, Gianfranco si impiccò, morendo con onore.

Melograni Carlo

Negli anni tra il ’41 ed il ’42 opera in un gruppo antifascista organizzato da Carlo Lizzani la cui la base centrale verrà distrutta da un rastrellamento di Tedeschi. Nel ’44 partecipa ad una mobilitazione antitedesca nella facoltà di Architettura a Valle Giulia. Dopo la liberazione di Roma si arruola ed entra a far parte del 21° reggimento della Divisione Cremona.Si ricordano inoltre svariate partecipazioni a cortei antifascisti.

Monaco Alfredo

Durante l’occupazione di Roma lavora come medico notturno a Regina Coeli. Nel ’43 fonda il PSIUP e poi confluisce nelle Brigate Matteotti operando militarmente nella Seconda Divisione. Il 24 settembre ’44 riesce a far evadere Pertini e Saragat dal Sesto politico italiano. Salva Antonello Trombadori dalle Fosse Ardeatine e dopo questi ultimi due eventi è costretto a vivere nascosto negli stabilimenti cinematografici De Paolis fino alla liberazione.

Monaco Marcella

Moglie di Alfredo Monaco, è l’organizzatrice materiale della telefonata dalla questura che permetterà la liberazione di Pertini e Saragat. Dopo questa celeberrima evasione, ricercata dai Tedeschi, è costretta a vivere nascosta insieme al marito.

Morosini Don Giuseppe

Dirige l’"Opera sinistrati", è assistente spirituale della "Banda Mosconi" a Monte Mario tramite la quale comunicava col comando supremo anglo-americano. Accusato di traffico di armi e spionaggio per partigiani e alleati, viene catturato il 4 gennaio ’44 insieme al suo collaboratore Marcello Bucchi.È prigioniero prima a via Lucullo e poi a Regina Coeli. Sopporta svariati ed estenuanti interrogatori. Il 22 febbraio viene condannato a morte. Il 15 marzo viene respinta da Kesselring la domanda di grazia del Papa.Il 3 aprile viene infinegiustiziato.

Musu Marisa

Fa parte del centro clandestino del Partito Comunista.Col nome di battaglia "Rosa" assume il compito di portaordini del comando militare del PCI. Entra a far parte dei GAP comandati da Franco Calamandrei. Creduta una rapinatrice viene arrestata a via Lima durante l’attentato a Vittorio Mussolini. Scampa ad un altro arresto insieme a Carla Capponi e Lucia Ottobrini durante una manifestazione di donne a via Giulio Cesare.

Onofri Fabrizio

Dopo l’8 settembre entra nei GAP di cui presto diventa uno dei comandanti di zona. Organizza l’attentato al generale Rodolfo Graziani, ministro della difesa di Salò, con una bomba al tritolo.

Favorisce il contatto tra il gruppo antifascista di Carlo Lizzani (la fronda) ed il PCI prendendo in mano la gestione delle azioni militari del gruppo.

Ottobrini Lucia

A casa con la sua famiglia nascondeva armi e proteggeva ricercati. È presente, seppur con un ruolo secondario, all’organizzazione degli attentati di via Tomacelli e via Rasella. Partecipa in coppia col marito Mario Fiorentini a svariate altre azioni gappiste. È spesso costretta a cambiare abitazione perché ricercata. Insieme a Marisa Musu, sfugge ad un arresto a via Giulio Cesare.

Persichetti Raffaele

Raffaele Persichetti, uomo di eccellenti doti fisiche e morali, sottotenente dei Granatieri, combattè contro i tedeschi a Roma a Porta San Paolo.Durante questo scontro tra i partigiani da lui comandati e i tedeschi che tentavano di occupare la città, perse la vita, combattendo anche dopo il segnale di ritirata e salvando molti granatieri feriti.Il 26 Aprile 1945 nel Liceo Visconti, dove aveva insegnato, fu inaugurata una lapide in suo onore e il 2/12/1947 è stato riconosciuto "Partigiano combattente caduto per la lotta di liberazione".

Pertini Sandro

Milita nel PSI. Entra a far parte delle "Brigate Matteotti" coadiuvate da Alfredo Monaco. Il 15 ottobre del ’43 viene catturato insieme a Saragat dai fascisti. Viene rinchiuso nel braccio tedesco di Regina Coeli. Viene spostato al Sesto politico italiano. Grazie all’ingegnosissima azione di Alfredo e Marcella Monaco riesce ad evadere di prigione e per un periodo viene protetto da quest’ultimi con i Tedeschi che li ricercavano sempre più affannosamente.

Pintor Luigi

Uomo politico italiano (Roma 1925). Fratello di Giaime, giovanissimo prese parte alla Resistenza nelle file del PCI. Eletto deputato e nominato condirettore dell'Unità, fu tra gli animatori del gruppo del Manifesto e nel 1969 venne espulso dal partito. Direttore della rivista, poi quotidiano, "il manifesto", prese parte alla fondazione del PDUP. Dimessosi dalla direzione del giornale e dal direttivo del PDUP nel 1976, ha alternato momenti di collaborazione a momenti di rottura con gli ex compagni, tornando periodicamente alla collaborazione e alla direzione del "Manifesto". Nel 1991 ha pubblicato "Salvabo", una rievocazione autobiografica della propria esperienza di intellettuale e politico, raccontata con molta discrezione.

Pizzirani Giuseppe - segretario del PFR Romano.

Inviava "note informative" su alcuni partigiani, indicando le loro abitazioni e quelle dei loro amici, complici della resistenza, al comando tedesco di Via Tasso. Oltre 30 spie, informatori al soldo della Gestapo, vennero giustiziati dai partigiani, facilmente individuate grazie a numerosi volantini gettati da una formazione di cinque bombardieri, che descrivevano minuziosamente nome, cognome, abitudini e luoghi frequentati dagli infiltrati.

Pratolini Vasco

Militò nella Resistenza romana nelle file del Partito Comunista ed operò nella III Zona all’interno della quale era comandante di settore insieme a Dario e Gianni Puccini.

Puccini Dario

Figlio di Mario Puccini, lavorava insieme a Giuseppe de Sanctis nella rivista "Cinema" di Vittorio Mussolini. Prese parte a uno dei primi gruppi militanti antifascisti, era comandante di settore nella III zona insieme al fratello Gianni ed a Vasco Pratolini.

Puccini Gianni

Regista, nella cui abitazione in Via Giulia c’era la redazione dell’Unità clandestina, che però, per ragioni di sicurezza, cambiava spesso sede. Era comandante di settore della III zona con il fratello e Vasco Pratolini.

Rattopatore Guido

Il primo nell’elenco di nove fucilati a Forte Bravetta è Guido Rattoppatore, 31 anni, operaio comunista dell’Atac, gappista della IV zona.Abitava in via Giulia, era una figura di partigiano combattente assai noto tra la gente dei rioni Borgo, Ponti-Parione, Regola-Campitelli.Aveva entusiasmo e volontà di battersi; era un instancabile organizzatore della lotta clandestina. Viene catturato la mattina del 28 Gennaio insieme a Umberto Scattoni, un altro gappista, mentre si stava recando in via dei Crociferi, vicino a fontana di Trevi, per mettere una bomba nell’albergo "Aquila d’oro" dove i fascisti avevano piazzato il loro comando; passando per largo Tassoni incappano in due camionette delle SS.A bordo un tale fa un gesto con la mano, indicandoli: è la stessa spia che due giorni dopo farà prendere anche Labò e Mattei."Gloria eterna a Guido Rattoppatore Eroe Nazionale": scritta in vernice rossa apparsa la mattina dopo la fucilazione di Rattoppatore sul muro della sua casa.

Ricci Rinaldo

E’ stato aiuto regista di Visconti ed era il fidanzato di Maria Antonietta Macciocchi. Era inoltre militante nella I e IV zona.

Rivabene Giulio

Tipografo dell’Unità che faceva parte della storia del movimento comunista romano; collaborava alla composizione e alla stampa del giornale che poi veniva consegnato in pacchi ad altri compagni per essere diffuso.Alla liberazione si seppe che Rivabene aveva sempre lavorato per l’O.V.R.A. e anche dopo la caduta del fascismo aveva continuato ad operare per i suoi padroni. Nei nove mesi di occupazione tedesca riferiva per filo e per segno ciò che si svolgeva all’interno della redazione del giornale.

Salinari Carlo

Critico letterario italiano (Montescaglioso, Matera, 1919 - Roma 1977). Allievo di N. Sapegno, riprese l'attività universitaria dopo aver partecipato alla lotta partigiana. Alternò sempre l'insegnamento con un impegno culturale politico nel PCI, dirigendone la politica culturale fra il 1951 e il 1955, fondando nel 1954 "Il Contemporaneo", di cui mantenne per anni la direzione. I suoi interessi di studioso si indirizzarono verso la letteratura del Due e Trecento e quella moderna e contemporanea, a cui dedicò numerosi studi riuniti nei volumi "La questione del realismo" (1960), "Miti e coscienza del decadentismo" italiano (1960), "Preludio e fine del realismo in Italia" (1967), esempi di applicazione di canoni marxiani all'interpretazione letteraria. Curò "La poesia lirica del Duecento" (1950), "Saggi critici del De Sanctis" (1953), "Opere del Boccaccio" (1952). Fu inoltre autore di una fortunata storia e antologia della letteratura italiana (1967, in collaborazione con C. Ricci). Postumi sono apparsi "Boccaccio, Manzoni, Pirandello" (1979) e "Tra politica e cultura" (1980), sintesi di una vita dedicata al lavoro letterario e politico.

Scattoni Umberto

Un altro personaggio molto importante per la resistenza è Umberto Scattoni, che oscillò tra gli anarchici, i duri giustizieri delle formazioni "Bandiera Rossa", le fragili strutture cospirative socialiste. Scelse la ferrea rete di guerriglia comunista, dopo molte operazioni antifaciste, a causa di una spia, viene arrestato e torturato per mesi a Via Tasso. Solo alla liberazione di Roma i suoi familiari ebbero la certezza della sua tragica fine. Tra i 335 fucilati alle Ardeatine, anche Umberto. In Via dei Granari 114 c'è una lapide in suo onore.

Trombadori Antonello

Scrittore e giornalista italiano (Roma 1917-1993). Appartenente al gruppo della fronda antifascista romana, partecipò all'attività delle riviste giovanili dell'anteguerra da "La Ruota" (di cui fu redattore) a "Corrente" con scritti di critica d'arte e di letteratura, tra i quali si ricorda la nota introduttiva a Gott mit Uns di Guttuso (1944), e fu anche al confino. Nel dopoguerra diresse, con R. Bilenchi e C. Salinari, Il "Contemporaneo" dal 1954 al 1958, tenendo anche la rubrica dell'arte, e raccolse i suoi scritti in "Gli anni del realismo" (1980). Dell'attività giornalistica sono testimonianza gli scritti raccolti in "Homo homini" (1972). È anche autore di versi: "I sogni eugubini" (1977) e "Palommella" (1978).

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