La mitologica Menta

Secondo la mitologia, la menta prende il nome dalla ninfa Minthe o Myntha, amata da Plutone, che fu trasformata in pianta da Proserpina (Persefone).
Menta faceva parte del gruppo di ninfe conosciute con il nome di Naiadi che erano delle dee minori che presiedevano a tutte le acque dolci della terra e possedevano facoltà guaritrici e profetiche.

Le Naiadi si distinguevano in:

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Potameidi, ninfe dei fiumi.  

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Pegee, ninfe delle sorgenti. 

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Crenee o Creniadi, ninfe delle fontane.

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Limniadi, ninfe dei laghi.  

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Eleadi, ninfe delle paludi.

Il culto delle Naiadi – che erano considerate benefiche divinità della salute – ebbe maggior diffusione fra i contadini, i quali le onoravano con offerte di fiori, frutta e latte.

Menta era una figlia del fiume infernale Cocito, uno dei cinque corsi d’acqua dell'Ade, e divenne l'amante di Plutone ma fu abbandonata dal dio quando questi rapì Proserpina e ne divenne lo sposo.
Proserpina, gelosa del marito, fece a pezzi la ninfa quando venne a sapere che questa aveva anche osato minacciarla, con sottili allusioni alle proprie arti erotiche. Ade consentì alla ninfa di trasformarsi in erba profumata ma Demetra la condannò alla sterilità, impedendole così di produrre dei frutti. 

Menta, il cui soprannome era edyosmos che significa odoroso, con riferimento al suo profumo, è stata anche una delle piante utilizzate nei rituali di sepoltura nell'antica Grecia, con il rosmarino e il mirto, un po' per mitigare gli odori della decomposizione.
Gli antichi romani credevano che la menta fosse in grado di aumentare la memoria, e per questo motivo sembra che dal nome menta sia derivata la parola latina mens e quindi mente.

La menta faceva parte, insieme all'estratto d'orzo, degli ingredienti delle bevande psichedeliche come il kikeon che era offerto agli iniziati dei Misteri di Eleusi. Alcuni studiosi di religioni e di mitologia sono dell'opinione che al kikeon fosse mescolata una sostanza allucinogena, un preparato estratto dalla segale cornuta. Questa ipotesi renderebbe comprensibile l'esperienza estatico-visionaria del mito di Demetra e Persefone, come simbolo ciclico della vita e della morte inscritto all'interno di una realtà incorruttibile che le abbraccia entrambe.

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