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giorgiocanali&rossofuoco

Giorgio Canali: voce e chitarre

Ex chitarra di CSI, ora di PGR, ex voce di Politrio.
Meccanico del suono e produttore artistico, ha collaborato con Noir Désir, Corman & Tuscadu, Timoria, PFM, Litfiba, CCCP, Yoyo Mundi, Santo Niente, L'Upo, Verdena, Tre Allegri Ragazzi Morti, Virginiana Miller, Circo Fantasma, Marlene Kunz, Macromeo, Ulan Bator, Melt, Mush, A Suble Plague, FFF, Fourire, Puntog, Wolfango, Despondents e altri solo perché gli stavano simpatici.
Ha pubblicato per Sonica nel 1999 "che fine ha fatto lazlotòz" primo album solista, uscito in Francia qualche mese dopo con il titolo di "1000 Vietnam"… (misteri della traduzione)…
Da grande vorrebbe diventare un allegro ragazzo morto.

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Claude Saut: chitarra basso e cori


Ex voce, basso, clarinetto e percussioni di Corman & Tuscadu, gruppo di musica obliqua francese degli anni '90, attualmente si è specializzata in sirene d'allarme e clarinetti a tre metri dal suolo.
Fa parte del progetto dall'inizio , sin dai tempi di lazlotòz.
Da grande vorrebbe terminare l'album per machines à laver che sta lì a dormire, da anni, nel suo cassetto.
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Marco Greco: chitarre e cori


Chitarra di Macromeo, gruppo bolognese di pop minimale troppo intelligente per esistere sul serio ma, guarda guarda, esiste...
È nel progetto dai concerti dal vivo di lazlotòz .
Da grande vorrebbe essere chiamato "testadifuoco" e mi sa che ci riuscirà…
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Luca Martelli: batteria


Batteria di OTX-2 , gruppo metallaro ferrarese.

E' la novità dell'organico, il motore di rossofuoco.
Da grande vorrebbe smettere di fare il tipografo.

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Io e Giorgio

precipito

precipito, guarda a che velocità io stocadendo
precipito, rapido, sempre piùrapido, verso il fondo
precipito, guardacome brillo mentre scendo
precipito, incan- descente come una cometa risplendo
precipito... precipito...
giù, come unfulmine a ciel sereno è, sereno sarà ese non sarà sereno, tanto meglio...
cheè più spettacolare e coreografica, se ti schianti, la furia degli elementi
giù, vertiginosamente giù, senza dimenticare digirarti verso le telecamere
fare "cheese"ai fotografi e poi giù a pugni chiusi
che all'impatto i sismografi non resteranno delusi
precipito guarda come sono telegenico metre mi schianto
precipito,am- mira la mia aerodinamica, sono il vento
giù, come icaro, giù come una meteora
giù come forse sei tu quando viene la sera
giù, sempre più veloce giù
cado, miavvicino al suolo, mi sento sempre menosolo e sempre più libero di cadere giù,precipitare
lo so che sto per farmi male
ma guarda come sono magnifico, oramentre precipito
precipito... precipito...
precipito, guarda come brillo mentrescendo
precipito, come una super- novarisplendo
precipito come icaro, come unameteora
precipito come un fulmine, comeuna cometa
cado dalle nuvole, dal cielo
senza futuro e questa volta per davvero!
precipito, ammira il mio stile mentresto scendendo
precipito, guarda cheprecisione la mia rotta di collisione con ilmondo
precipito...
precipito...
precipito...

 

Il Sito:www.giorgiocanali.it

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Discografia

Che Fine Ha Fatto Lazlotòz (Sonica-Virgin, 1998)

01. Nanana nanana
02. Coule la vie
03. Probablement
04. Au boit
05. 1000.000
06. Nessun presente
07. 1.2.3.1000 Vietnam
08. Va tutto bene
09. Nuvole & Bleriot
10. Maquis
11. Lazlotòz
12. Ça i est

Rossofuoco (Gamma Pop, 2002)
01 - Questa E' La Fine
02 - Corretto E Poche Storie
03 - Pesci Nell'Acqua
04 - La Démarche Des Crabes
05 - Se Viene Il Lupo
06 - Maman Va Rentrer
07 - Testa Di Fuoco
08 - Fuoco Corri Con Me
09 - Rossocome
10 - Adagio Baroque
11 - Pompieri 2

Giorgio Canali e Rossofuoco - s/t (Venus/La Tempesta - 2004)

01. precipito
02. guantanamo
03. fumo di londra
04. no pasaran
05. mostri sotto il letto
06. fuoco amico
07. savonarola (la fine del mondo a ferrara)
08. rime con niente
09. questa è una canzone d'amore
10. questa no


Recesioni

Lo sdegno cinico e sferzante di Giorgio Canali di Stefano Solventi www.sentireascoltare.com


Di Giorgio Canali, classe '58, si inizia a sentire parlare nella seconda metà degli ottanta, più che per la sua attività di chitarrista e cantante in oscure band jazz-rock, per il ruolo di tecnico del suono per gente come Litfiba, Timoria e - soprattutto - dei CCCP in occasione dell'ultima, eccellente fatica Epica Etica Etnica Pathos (1990). E' un momento critico e magnifico per il gruppo emiliano, già proiettato verso quel processo di mutazione che innescherà la splendida decade dei CSI.
Canali e gli ex Litfiba Francesco Magnelli e Gianni Maroccolo saranno gli innesti fondamentali per il nuovo corso poetico dell apremiata ditta Ferretti & Zamboni. Un bassista appassionato, un tastierista atmosferico, un chitarrista atipico, angoloso, sferzante: in pratica, ne viene fuori una band nuova, dalle imprevedibili possibilità. Giorgio non è il tipico guitar hero, anzi. Il suo è un gioco decisamente defilato, come a smorzare una calligrafia tutta spigoli e sterzate, feedback e distorsioni, crepitii e minacce brucianti. Il sound della band ne risulta subdolamente pervaso, come una malattia, come la trasposizione sonora di una rabbia senza sbocco, di uno sdegno intimamente verace, annidato nell'anima.
Mentre sbocciano titoli che cambieranno irrimediabilmente il volto del rock adulto italiano (da Ko De mondo a T.R.E.), Canali solidifica il curriculum di produttore artistico e ingegnere del suono scolpendo il sound, tra gli altri, per Yo Yo Mundi, Marlene Kuntz, Santo Niente, Wolfango, Circo Fantasma, PFM e Virginiana Miller. Parallelamente inizia a palesarsi anche una certa attrazione fatale per la Francia, che accoglie entusiasticamente il suo lavoro per Noir Desir e Ulan Bator. Non a caso quindi è proprio in terra francese che viene pubblicato nel '98 il debutto solista di Giorgio 1000 Vietnam (poi ripubblicato in Italia col titolo Che Fine Ha Fatto Lazlotòz), le cui liriche attingono abbondantemente dall'idioma transalpino, meno per convenienze commerciali che non estetiche, visto come la rauca acidità vocale del Nostro ben sposi la strascicata baldanza della pronuncia.
Oggi, Canali vive una carriera di medio profilo ma nel solco di una dignità inscalfibile e di una perfetta coerenza formale. Giunto ormai al terzo lavoro in solitario - più una soundtrack per il film Guardami di Davide Ferrario - si aggira lungo palchi mai troppo illuminati però immancabilmente caldi, incendiati dalla vis urgente e rugginosa della sua giovane band, recentemente battezzata Rossofuoco. Se vi capita a tiro, non perdetevelo: scoprirete un rocker che spara raffiche ad altezza d'uomo, scoprirete un oratore tanto saggio quanto cinico, scoprirete un volto scavato dal rock come raramente capita di incontrare.
Insomma, vi divertirete.

Fabio cagnetti kronic.it

un fulmine a ciel sereno
Certe cose accadono quando meno te l'aspetti. Mentre tutti i riflettori -giustamente, s'intenda- sono puntati sui nuovi PGR, succede che il loro chitarrista pubblichi per una piccola label il suo terzo disco solista, e tomo tomo cacchio cacchio lasci tutti di sasso.
Senza mezzi termini, "Giorgio Canali & Rossofuoco" è un capolavoro, uno di quegli album da ascoltare ed abbracciare quando la tua fiducia e la tua stima nel rock italiano iniziano a calare. Un disco forte, sincero, pieno, urgente e sentito. Abbandonato il francese in virtù di un approccio monolingue che ne accresce la solidità, Canali recluta un nuovo batterista, il carneade ferrarese Luca Martelli, e con il resto della band del precedente "Rossofuoco", che da quel disco ha preso il nome, si ritaglia una fetta di paradiso. Una sapiente miscela di rock duro e post-punk ammorbidito all'uopo dal lirismo di tracce come la struggente "Questa No" che chiude il lavoro si dipana attraverso dieci episodi sì potenti e riusciti da poterne toccare con mano la grandezza in ogni istante. La chitarra di Giorgio è inconfondibile, e senza mai eccedere in distorsioni ordisce trame argute e orecchiabili accompagnata da una sezione ritmica assolutamente convincente: ci sembra che il nuovo batterista (proveniente da un gruppo metal) riesca a dare quel quid necessario per rifuggire tutti gli springsteenismi, i marlenismi e gli agnellismi di questo mondo, giungendo a un suono assolutamente personale. Ma a parte il sound miracolosamente pregno, quello che stupisce di più sono i testi di Canali, carichi di rabbia e al contempo di arguzia, portatori di una ragionata incazzatura, una midage angst che perfettamente si adatta al personaggio, rendendolo assolutamente credibile nel ruolo di vate di quell'Italia che non si rassegna ai limiti della sua lingua come idioma rock.
Forse impossibile segnalare i pezzi che si distinguono, si finirebbe per sciorinare l'intera tracklist, ma faticosamente si può dire che "Precipito", "No Pasaran", "Mostri Sotto Il Letto" e "Una Canzone D'Amore" raggiungano la perfezione, l'equilibrio fra giochi di parole, ritmo, retorica, potenza, moderato scontro politico e -soprattutto- poesia baudelairiana allo stato puro. Imperdibile. (16/7/04)

Andrea Salvi

Giorgio Canali, lo sappiamo bene, è uno di quei personaggi che quando salgono sul palco sanno il fatto loro, imbracciano la chitarra e sputano nel microfono tutto sé stessi. La stessa cosa quando, in studio di registrazione, si lavora per fissare le direzioni di brani che andranno a comporre il nuovo album al fianco della band di sempre, alla quale questa volta viene reso un sentito omaggio fin dal titolo.
Terzo capitolo di una discografia che sta a dimostrare in misura organica la linea seguita da Canali, "gc&rf" non smentisce lo stile diretto e fieramente incazzato dei suoi predecessori, rimarcando alcune tra le tematiche che gli stanno più a cuore fin dal brano d'apertura "Precipito", che ben riassume il senso di questo lavoro. Proprio come si riporta tra le note del cd è consigliabile lasciarsi precipitare nell'ascolto senza troppo riflettere, che basta guardarsi intorno per rendersi conto di essere in buona compagnia.
Come sempre l'obiettivo delle canzoni di Canali è l'ipocrisia imperante e tutti i suoi seguaci, contro cui i testi si scagliano senza risparmiare nessuno, scritti (e cantati) con il gradito piglio surreale di sempre che in più di un'occasione colpisce felicemente nel segno, si prenda ad esempio "Fuoco amico" nel quale si parla direttamente di guerra con una freddezza senz'altro salutare.
Sul versante prettamente musicale non mancano spunti assolutamente felici, come in "Guantanamo", dove il gioco con lo standard "Gantanamera" riarrangiato nel ritornello in una sbilenca e felicissima chiave rock rende senza dubbio questo brano il più originale e riuscito dell'album. Il suono tagliente caro al chitarrista è una presenza costante che emerge in tutta la sua devianza in "Fumo di Londra" e "I mostri sotto il letto", tipici esempi di brani che non deluderanno chi ha già conosciuto i precedenti album, o come "Savonarola" e "Rime con niente", altre tracce che suonano decisamente bene con una voce in primo piano sopra un tappeto ritmico di pura adrenalina.
Giorgio Canali prosegue con rettitudine sulla via coerente tracciata fin qui proponendoci album nei quali par condensare sempre più l'esperienza derivante dalle innumerevoli collaborazioni che lo hanno portato fianco a fianco a Noir Desir, Marlene Kuntz, Virginiana Miller, Verdena, Ulan Bator, Tre Allegri Ragazzi Morti e tanti altri. Ci piace pensare che se non ci fosse l'esigenza di fissare nel tempo i frutti di questo scambio reciproco di esperienze questi lavori solisti di Canali sarebbero stati tutti un poco più noiosi, o peggio non avrebbero mai visto la luce.

Interviste

GIORGIO CANALI, DORA FANELLI, NICOLA MARI
CONTRO … di LYDIE SALVAYRE

Abbiamo incontrato Giorgio Canali e Dora Fanelli in occasione di una performance letteral-musicale intitolata "Contre". In un'atmosfera da café letterario parigino, un locale dedicato al
re del giallo Alfred Hitchcok, dopo questa botta di vita tra rabbia e liberazione, al termine
di tutto ciò è stata dura ritornare alla realtà e capire che eravamo solo in Brianza …
"…..Contro chi dice purezza fra i denti, Contro chi dice freddo senza avere mai tremato,
Contro chi dice Contro senza essercisi mai messo, dite Contro io Contro io Contro…"

Mescalina: Giorgio Canali ti vediamo impegnato in un nuovo progetto intitolato Contro,ce ne vuoi parlare nei dettagli?
Giorgio Canali: "Contro" è un'opera scritta da quella che poi è diventata un'amica. Infatti non la conoscevo affatto, lei si chiama Lydie Salvayre, una donna ultracinquantenne che noi definiremo radical shick, un' intellettuale del cazzo e anche un po' snob. Di fatto esiste una versione francofona dell'opera. "Contro" o "Contre" (titolo originale dell'opera ) è un attacco , quasi delirante ma estremamente lucido, nei confronti della società occidentale in senso europeo, non americano, infatti nel testo vengono evidenziate maggiormente le abitudini culturali europee. Questo tengo a precisarlo!
Mescalina: Quindi l'opera è stata tradotta letteralmente dal francese?
Giorgio Canali: Sì, praticamente alla lettera, parola per parola. Il tutto nasce da Marc Sens e Serge Teyssot-Gay dei Noir Desir, la voce naturalmente è quella di Lydie, il quale musicò l'opera in Francia e mi mandò il cd della stessa, per sapere un po' il mio parere. Io e Dora abbiamo infilato il cd nel lettore e abbiamo cominciato ad ascoltare. Subito ne siamo rimasti folgorati, abbiamo immediatamente pensato che questa cosa andava tradotta, era troppo cattiva, violenta selvaggia e lucida allo stesso tempo, capisci? Urgeva farla conoscere a più persone possibile. Così ci siamo messi d'impegno e in due giorni ne abbiamo fatta la versione italiana, per forza di cose tagliando qua e là le parti che appesantivano, in termine di tempi, il testo. Successivamente abbiamo deciso di dare un'impronta musicale più personale all'opera, le musiche di Mark e Serge erano molto concettuali, mentre i suoni che abbiamo scelto e composto sono più immediati ed orecchiabili, sempre a livello sonico: questa scelta non è casuale ed è stata dettata principalmente dall'importanza del testo, incazzato … era quello che doveva risaltare, non l'apetto sonoro che in questo caso funge da accompagnamento.
Mescalina: Il testo è molto teatrale riprende i canoni del teatro civile e politico, quello che qui in Italia ci ha affascinato particolarmente attraverso le pieces di Paolini.
Giorgio Canali: Paolini è un maestro, ha una marcia in più rispetto tutti gli altri, è capace di raccontarti delle storie e farti venire il "cancro" … sicuramente non lo si puo' nemmeno paragonarlo a questo reading che sto facendo: Paolini ti fa piangere e ridere allo stesso tempo, se pensi a "Vajont" ne è l'emblema, se mai "Contro" ti fa incazzare punto e basta.
Mescalina: E' possibile vederti un domani impegnato in un progetto musicoteatrale?
Giorgio Canali: Ma sai, siamo tutti dei dilettanti, anzi con il teatro non centro nulla, Anche Dora centra pochissimo, con la musica invece ha una grande affinità interiore (e ne ha dato prova ndl) non tanto sul piano esecutivo. Nicola stesso, che stasera suonava il basso, fa il diegnatore di Dylan Dog: puoi immaginarti cosa fa un disegnatore con un basso in mano … fa' casino (risate). Del resto infilarci nel terreno altrui ci piace a tutti e tre, e questa è una caratteristica che ci tiene vicini.
Mescalina: Ritornando al discorso della Francia, nonostante tu abbia chiuso con la tua vita a Parigi, in un modo o nell'altro ti tirano sempre in ballo … sei quasi diventato un mediatore culturale tra I Cisalpini e il Bel Paese"?
Giorgio Canali: L'hai detto, sento molto la Francia un capitolo chiuso, la mia vita non fa più parte dell'universo francese ho anche smesso di scrivere canzoni in lingua, nonostante i pensieri si materializzano nella mia testa in questa lingua. Adesso vivo a Ferrara, una provincia e una città meravigliosa e disgustosa allo stesso tempo, chiusa in se stessa con paura di tutto ciò che è diverso dall'ordinario "padania" alla fine. Oggi l'Emilia, con questo abbattimento delle frontiere, sta vivendo quello che in Francia succedeva 20 o 30 anni fa, i flussi migratori da diverse parti del mondo quindi ti puoi immaginare com puo' reagire la gente del luogo … ha paura e si rifugia in stupide demagogie.
Mescalina: A proposito di frontiere, riguardo a internet, strumento tanto caro a tutto ciò che gira intorno alla musica indie, nonostante ciò tu sei l'artista indie meno presente sul web …
Giorgio Canali: Ma se tu ricerchi "Giorgio Canali" su internet più della metà dei risultati fanno a capo ad un attore di film porno americano con grossi baffi e … ed è grande che sia così! (e qui le risate si sprecano e il discorso rischiava di degenerare...)
Mescalina: "Contro" andrà avanti in qualche modo?
Giorgio Canali: Ah sì, se qualche amico ce ne dà occasione, come stasera, noi lo suoniamo senza problema, per questa nostra parentesi artistica, abbiamo deciso di non farla diventare una cosa seriosa: noi, ad esempio, non proviamo prima di suonare, ricapitoliamo le parti poco prima e poi improvvisiamo alla grande. Con Dora, rispetto a questo, mi trovo molto bene. Per ora comunque non abbiamo previsto altre date.
Mescalina: Quindi ritornerai alla tua vita di sempre tra carriera solista e PGR?
Giorgio Canali: Sì, domenica sarò già da Ferretti in montagna per scrivere materiale per il nuovo album, tra l'altro abbiamo appena cestinato musiche per un disco intero che non ci piacevano. PGR sono così: quando decidono di intraprendere una strada, è difficile che poi l'abbandonano e in questo caso il risultato non era quello che volevamo.
Mescalina: Poi c'è il Il Maestro Ferretti che è decisivo in queste cose …
Giorgio Canali: Ma spesso Giovanni si lascia anche guidare nelle scelte stilistiche, in questi ultimi anni poi sto lavorando splendidamente, lui è li felicissimo in questo eremo di "Merda", che io detesto come detesto qualsiasi luogo al di sopra degli 800 metri, a contatto solamente con la natura.. Mi manda veramente in bestia quel posto!
Mescalina: Il "Ritiro" mi sembra un elemento che accomuna tutti gli artisti del vecchio CPI, mi viene in mete anche la casa di Mara Redighieri degli Ustmamo' … tu invece no, rimani sempre con i piedi per terra, razionale e irremovibile?
Giorgio Canali: Infatti sono gli stessi luoghi e la stessa montagna di merda nell'appennino reggiano: io voglio stare in pianura, voglio i contatti con la gente e bada che questa non è razionalità per niente affatto. Sono loro i razionali che giustamente non riescono a vivere questo schifo; io, se mi dovessi ritirare in montagna o in qualche altro luogo sperduto, mi circonderò la casa di sacchi di sabbia e mitragliatrici ad aspettare chiunque voglia portarmi via.
Mescalina: Per quanto riguarda invece la tua carriera solista?
Giorgio Canali: Sto terminando il mio nuovo album che all'80 per cento è già stato registrato si chiamerà "Terzo Tentativo Incongruo": dovrebbe uscire tra aprile e maggio. Se poi esce in giugno, peccato, aspetteremo di più: del resto non ho esigenze di mercato particolari. I miei compagni come per "Rosso Fuoco" saranno gli stessi: Claude Saut al basso , Greco alla chitarra, il grande Martelli alla batterie e mio cugino, che qualcuno pensa essere mio figlio in quanto ci assomigliamo moltissimo, ha la testa di fuoco anche lui, mi stanno ancora vicino e stiamo componendo il disco a otto mani. Non sono sicuro invece che l'etichetta sia la stessa "Gammapop": devo ancora riflettere sulle modalità di uscita del disco. Non so, ma forse sarà l'ultimo capitolo della mia discografia, preferisco rimanere a fare cose più divertenti e più appaganti e quella di stasera per me è un'esplosione di adrenalina, un'occasione per dire quanta merda c'è in giro e che questo schifo, torno a ripeterlo è uguale da tutte le parti, in Francia come in Italia.
Mescalina: Se posso dirti il mio parere, questa sera ci siete riusciti benissimo a comunicare questa carica, attraverso una metrica a singhiozzo quasi come tanti coiti interrotti. Ma che poi alla fine, dopo una lunga attesa arriva la tanto agognata liberazione che sfoggia in una vera e propria dichiarazione di guerra.
Giorgio Canali: Sono contento che sia piaciuta. I pareri del pubblico sono stati molto positivi e il sentimento di disagio che volevo comunicare è stato recepito al meglio.

Alterzine
Incontro Giorgio Canali nel parcheggio del Pala Mazda di Milano, prima della sua esibizione con i P.G.R. al Tora! Tora! …ne viene fuori una breve, ma interessante chiacchierata a 360 gradi con un personaggio davvero sui generis…
Onestamente credo che tu sia la persona più indicata per parlare della scena rock italiana…quali gruppi ti piacciono?
"Vediamo…mi piacciono gli One Dimensional Man, che hanno suonato oggi…sono molto bravi, purtroppo però cantano in inglese…attualmente sono il gruppo che mi piace di più…mi piacciono molto anche i Quinto Stato che sono davvero interessanti…anche se praticamente hanno possibilità commerciali zero…
per il resto mi arrivano un sacco di cose…bene o male sono 15 anni che sono in questo mondo e mi è capitato di ascoltarne di roba…purtroppo ci sono tantissimi gruppi che copiano palesemente altri…ad un certo punto ho notato che i demo che mi arrivavano stavano migliorando in qualità poi hanno avuto un'inversione di tendenza…"
La mia sensazione è che sia un fenomeno ciclico…
"Si, probabilmente c'è un periodo in cui un'etichetta cresce, emerge un certo modo di fare musica…si arriva poi ad un massimo e non si sviluppa più allora ricomincia tutto da capo e rifioriscono i cloni…ad esempio mi sono capitati tantissimi cloni dei CSI, dei CCCP, ciò che è peggio tantissimi cloni dei Marlene Kuntz, che cercano magari di imitare in modo imbarazzante cose che fanno loro in un certo modo… Quello che ho notato ultimamente è la presenza di infiniti cloni dei Verdena, una tendenza che sembra irrefrenabile…
"Si...poi Alberto ha un modo di scrivere che in realtà non sembra dire un cazzo ma riesce a farci entrare tutto…e molti gruppi cercano di imitare questo atteggiamento…"
Una curiosità…cosa mi dici dei Je ne t'aime plus?
"Mah, non fanno esattamente la musica che piace a me anche se mi è capitato di collaborare con loro…in ogni caso diciamo che non fanno nulla di nuovo ma lo fanno in modo originale…"
Come vivi la tua esperienza da solista rispetto ai P.G.R.?
"Guarda…la vivo come iniziare qualcosa completamente da zero…ovviamente partendo avvantaggiato…ma comunque come vedi nei live mi sono circondato di giovani…diciamo che è una specie di doppio lavoro come ce l'hanno molti di voi a Roma" (Ride, forse ha colto il mio accento…rido anch'io)
Rispetto a "Che fine ha fatto lazlotòz" in "Rossofuoco" è cambiato il tuo approccio verso la composizione?
"Diciamo che tutti i pezzi sono stati scritti insieme a otto mani…ci sono dei pezzi interamente miei ma la tendenza è stata quella di coinvolgere tutto il gruppo nella composizione…"
Dopo la colonna sonora di Guardami hai in previsto qualche altra collaborazione con il cinema?
"Mah sai per lavorare in quell'ambito devi avere gli agganci…e io in Italia ne ho pochi, con Davide Ferrario ho lavorato anche un paio di documentari…mah come ti ho detto non è facile…"
Ascoltando i tuoi testi si nota una certa sensibilità, e una velata insistenza su temi come media e politica…cosa pensi dei media?
"I media?? Cosa sono?? Ormai i media non esistono più…una volta forse esistevano…oggi sono solo un mezzo di propaganda per il potere, un mezzo di controllo…c'è gente come Orwell o Benni che tempo fa aveva già intuito quello che stiamo vivendo…in un certo senso potevamo immaginarcelo…in fondo lo sapevamo…"
Secondo te si potrebbe davvero arrivare a qualcosa di simile al mondo di "1984" di Orwell?
"Il 1984 era vent'anni fa…purtroppo siamo già avanti…" (Sorride)
E per quanto riguarda la politica??
"Mah il discorso non cambia troppo…sai poi è difficile dire di andare contro una cosa del genere, da parte mia io posso darmi alla diserzione…non voto…ma alla fine sono consapevole di essere tra gli stronzi che ha lasciato che Berlusconi andasse al governo…come ti ho detto prima…dovevamo immaginarcelo…"
Intervista a cura di Stefano Bernardi