La Battaglia di Bauco (28 gennaio 1861)

Durante l'ultima fase dell'assedio di Gaeta diversi legittimisti francesi, spagnoli e belgi con in testa De Christen offrirono i loro servigi al Re Francesco II di Borbone.
Theodule de Christen propose al re un piano strategico per alleggerire l'assedio di Gaeta e organizzare una guerriglia organizzata contro l'esercito invasore. Pertanto partì per gli Abruzzi per attuare il suo piano.
Gli abitanti del Regno in molti casi non riconoscevano l'occupazione, anzi consideravano usurpatori gli uomini del Re di Sardegna e per tale motivo si organizzavano in bande armate e si univano ai soldati di Re Francesco per resistere a un esercito che consideravano straniero a tutti gli effetti anche perché parlavano prevalentemente il francese, una lingua sconosciuta alla stragrande maggioranza della popolazione.
Il generale piemontese Maurizio de Sonnaz si stava spostando da Gaeta in Abruzzo per reprimere gli ultimi focolai di resistenza, ma nelle vicinanze di Sora che allora faceva parte del Regno di Napoli, incappò nelle truppe filoborboniche comandate dal Colonnello alsaziano Théodule Emile de Christen allora ventiseienne e dal "Brigante" sorano, il Guardia Boschi Luigi Alonzi detto "Chiavone". Quest'ultimi per evitare lo scontro con i Piemontesi si ritirano verso l'abbazia di Casamari, a ridosso del Confine con lo Stato Pontificio. I Piemontesi sconfinarono e si lanciarono all'inseguimento dei Borbonici e arrivati a Casamari seminarono il terrore.
Vogliamo ricordare questo evento attraverso le testimonianze dell'epoca tratte dal
"Journal de ma captivité suivi du recit d'une campagne dans le Abruzzes"
(pubblicato a Parigi dallo stesso De Christen nel 1866),
Memorie di Don Alberico M. Lombardi
(archivio storico, Abbazia di Casamari)
Onoranze ai soldati caduti il 28 gennaio 1861 sotto le mura di Bauco
(Cav. Luigi Liberati, ristampa Pro Loco Boville, Casamari 2001)
Lettere che il Priore di Bauco Gaetano Vellucci inviava al Delegato apostolico di Frosinone


22 gennaio . Padre Alberico Lombardi.

" Arrivata dunque la truppa, comincio a sfasciare e porte e finestre, e svaligiare tutte le officine:foresteria, Camere Abbaziali, Cucina Dispensa, Cancelleria, Forno, Portineria e infine la Sacrestia e, come se ciò non bastasse alla rapacità dei vandali Piemontesi, fu sfasciato il Ciborio: buttate via le Sacre Specie e presa la S. Pisside, rotte le torce e le lampade dell'altare Maggiore, ed insieme coi candelieri ne fecero un mucchio vicino una colonna per appiccarvi fuoco"
E prosegue:
" Bisogna aggiungere che i nostri bravi soldati, nell'incendiare la farmacia, presero un nostro confratello oblato, perchè di recente vestito, lo legarono nella spezieria stessa e, dato fuoco alla medesima, lo lasciarono alla discrezione delle fiamme, se non che Egli prodigiosamente poté a poco a poco liberarsi dalla fiamme ed uscire intatto da quel pericolo"

(dal diario di un soldato Borbonico nelle carceri italiane - De Christen)
Partiti i Piemontesi e domato l'incendio di Casamari, i Napoletani e i Briganti di Chiavone attraversano Campogentile e l'altura di Cologni e si dirigono verso un villaggio vicino sempre entro i confini pontifici, Bauco. Il paese è un fascio di case su una collina scoscesa da tutti i lati che ha un unico accesso praticabile da nord ed è circondato da mura medioevali in rovina.
La colonna viene accolta festosamente dalla popolazione. I soldati prendono quartiere nel palazzo Filonardi. De Christen, Caracciolo e Coataudon sono ospitati nel Palazzo Marziale……………………


23 gennaio . Il priore di Bauco f. Gaetano Vellucci al Delegato Apostolico di Frosinone

Fin da ieri sera all'ora circa una della notte, giunse qui una quantità di soldati napoletani, ossia di quelli che comandati dal Chiavone e assaliti dai Piemontesi in Casamari, si diressero a questa volta insieme ai monaci di quel Convento. I medesimi sono tuttora qui e sembra che non abbiano alcuna intenzione di andarsene e il paese intanto trovasi in agitazione per timore che venendo i contrarii possa nascere qualche conflitto……..


 Casamari - Veduta aerea
In risposta alla lettera, il Delegato Apostolico, comunica  al Priore di Bauco che i Piemontesi sono rientrati nel Regno e che da li a  breve anche i Borbonici avrebbero lasciato Bauco…..
Intanto giunge la notizia  che il De Sonnaz ha di nuovo lasciato  Sora e si appresta ad attaccare, pertanto il Tenente colonnello  De Christen inizia a preparare le difese.


(dal diario di un soldato Borbonico nelle carceri  italiane – De Christen

De Christen fa presidiare le tre porte della città, fa occupare tutte le posizioni del paese, pone guarnigioni sulle torri delle mura. I soldati fidano sui propri fucili, ma lungo le linee di difesa ammucchiano pietre che, all’occorrenza potrebbero servire….



24 gennaio . Il priore di Bauco f. Gaetano Vellucci  al Delegato Apostolico di Frosinone

….. fino alle 18,30, momento in cui scrivo di nuovo, nulla di nuovo sulla partenza dei militi comandati dal suddetto Tenente Colonnello Conte De Christen,…….anzi sono aumentati di numero essendo  sopraggiunto nella stessa notte Chiavone con i suoi……..


il Delegato Apostolico di Frosinone, risponde al priore di aver intervistato il Tenente Colonnello De Christen insieme ad  una deputazione di più persone del Paese con i signori Curati. Il De Christen risponde e  comunica il timore di essere assalito dai Piemontesi e chiede di poter restare per altri due o tre giorni, poi  sarebbe ripartito.



All'alba del 28 gennaio innanzi a Bauco compare de Sonnaz.

(dal diario di un soldato Borbonico nelle carceri italiane) - De Christen
E' l'alba del 28 gennaio e innanzi a Bauco compare de Sonnaz. Schiera tremilacinquecento uomini, fanti cavalleggeri, artiglieri e guardie nazionali e circonda completamente le pendici del paese (Santa Elisabetta).
Dagli spalti dei difensori giunge l'eco della concione di un ufficiale piemontese che incita i soldati a uccidere quanti troveranno sui loro passi e a porre a sacco il paese.
Su ordine del generale de Sonnaz è proprio quell'ufficiale a guidare un battaglione all'attacco. Ma i napoletani rispondono con un vigoroso fuoco di fucili ed i piemontesi si ritirano precipitosamente.
Il temerario che qualche istante prima aveva arringato la truppa giace morto sul terreno.
De Sonnaz, da circa settecento metri, apre allora il fuoco contro il villaggio con i cannoni.
Ad ogni scoppio risuona dagli spalti il grido di Viva Francesco II.
De Christen, intanto, si rizza su un muraglione mentre Coataudon gli offre un sigaro. Una bomba che scoppia poco distante lo sbatte violentemente a terra. Il bombardamento dura dalle sei del mattino fin verso mezzogiorno.


Poi i piemontesi tentano di nuovo l'assalto. Si muovono in tre colonne da tre diverse posizioni a passo di corsa gridando " Hurrà Savoia".
I napoletani  attendono in silenzio. Ma quando il nemico giunge sotto le mura, parte una scarica micidiale. L'attacco è particolarmente vigoroso presso il giardino Filonardi, dove sono attestati cento napoletani comandati da Caracciolo. Ma dovunque i piemontesi sono costretti a retrocedere lasciando il terreno coperto di cadaveri. Si raggruppano poi in un'unica massa e attaccano ancora concentrando l'azione  dal lato del giardino. I contendenti si affrontano con le baionette e le casse dei fucili, i napoletani hanno la meglio.
Allora i piemontesi, vista l'impossibilità di sfondare in quel punto, cercano di  scalare le mura. De Christen, per far economia  di munizioni, ordina di non sparare e di tirare le pietre. Sotto la gragnola dei colpi i piemontesi retrocedono in disordine. Trecento di essi restano intrappolati tra le mura e si arrendono. De Christen fa calare alcune scale e comincia a far salire i prigionieri verso il paese.
In quel momento arriva un parlamentare di De Sonnaz. Il nemico intende trattare.
De Christen incontra de Sonnaz che, pur avendo subito il grave scacco, vorrebbe imporre condizioni di resa. L'alsaziano replica di aver avuto fin allora il vantaggio delle armi. Alla fine si giunge ad un accomodamento accettato da entrambe le parti:
1. il generale de Sonnaz sarebbe uscito subito con tutta la sua divisione dal territorio pontificio, dando la parola d'onore che non vi avrebbe mai più messo piede;
2. de Christen si impegna personalmente a non prendere le  armi né negli Abruzzi, né  in Calabria fintanto che il Re delle Due Sicilie difende Gaeta, libero però di portarsi in armi in qualunque altra parte del Regno;
3. la truppa napoletana ha facoltà di agire come meglio crede.

Commenterà più tardi de Christen;

" il nemico aveva perduto tra prigionieri, feriti e morti circa cinquecento uomini e una dozzina di ufficiali, tra cui tre superiori. Un tenente colonnello morì, come seppi poi, al convento di Casamari, a seguito delle ferite riportate. E così quattrocento napoletani, senza artiglieria e male armati, avevano resistito contro più migliaia di piemontesi comandati da uno dei loro più bravi generali"

De Christen libera i prigionieri piemontesi e fa recapitare a de Sonnaz le sciabole degli  ufficiali uccisi. Poi  si dirige con la truppa verso il Regno.

02 febbraio  . Il priore di Bauco  f. Gaetano  Vellucci  al Delegato Apostolico di Frosinone

In seguito  del fatale disastro avvenuto in Bauco il 28 del passato mese, come è noto alla S.V., il Comune ha dovuto incontrare diverse spese, le quali in complesso tra quelle fatte e le altre da farsi……………si è dovuto rimuovere l'ingombro dei sassi disposti per le barricate, sono stati seppelliti dei morti…………….prego porre a mia disposizione la somma di venti scudi………..

In data 4 febbraio il Delegato risponde:
…….penetrandomi del grave caso a cui è stato esposto codesto Paese, per attacco delle truppe  piemontesi………….autorizza a prelevarsi la somma di scudi venti.
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La battaglia di Bauco fu combattuta dal 3° Reggimento Granatieri che era sbarcato  il 16 gennaio a Mola di Gaeta.
Parteciparono allo scontro  una colonna composta dal I° e II°  battaglione, la 15^ e 16^ compagnia  del  Reggimento  una batteria  d'artiglieria  e uno squadrone di  Cavalleria.
I soldati  borbonici e gli uomini di  Chiavone erano circa cinquecento, (mille per i piemontesi)
Theodule Emile de christe
Theodule Emile de Christe
                                      
Théodule Emile de Christen era nato nel  1835 a Colmar, in       Alsazia da  famiglia  nobile.   A  17 anni si arruolò  nell'esercito francese.   
  Cattolico, legittimista, contro-rivoluzionario, nell'aprile del 1860 si  recò a Roma per schierarsi a  difesa del  Papa. Pochi mesi più tardi  decise di raggiungere Francesco II di Borbone che era stato costretto a  lasciare Napoli ed organizzava l'ultima difesa di Gaeta, per offrirsi come volontario. Condusse un'eroica campagna negli Abruzzi e nel territorio dello Stato Pontificio.
A Bauco con  400 napoletani sconfisse l'esercito Piemontese dieci volte più numeroso. Nel settembre del 1861 fu arrestato  a Napoli, dove si era recato per appoggiare la resistenza borbonica. Scontò più di due anni di carcere e lavoro forzato per essere poi deportato in Piemonte.
Liberato nel dicembre del 1863 appena un mese dopo era a Roma  per riprendere la lotta. Ma il governo piemontese riuscì a farlo espellere.
Morì  nel 1870 a soli 35 anni.
Nella sua breve vita non si arrese mai.

Il suo libro : "Journal de ma captivité suivi du recit d'une campagne dans le Abruzzes"  è il giornale della prigionia  trascorsa tra il carcere di S.Maria Apparente, il bagno penale di Nisida, il forte di S.Elmo ed infine la prigione piemontese di Gavi.




L'8 e 9 settembre 2001, l'associazione Pro Loco ha organizzato una manifestazione per la ricorrenza del 140° anniversario della Battaglia di Bauco.
La manifestazione ha visto la partecipazione  di storici del Risorgimento  Italiano,  ma, anche  di movimenti neo borbonici perché forse non tutto quello che leggiamo sui libri di storia, scritti dai vincitori corrisponde a quanto avrebbero voluto fosse scritto dagli sconfitti.
Non vogliamo apparire legittimisti o filo borbonici, ma abbiamo ritenuto giusto che quella manifestazione  tra l'altro chiamata "Festa della Bandiera"  fosse una manifestazione di riconciliazione e perché no anche di commemorazione di tutte le  vittime "italiane"  della Battaglia di Bauco

festa della bandiera
8 e 9 settembre 2001
140° anniversario  della  Battaglia  di  Bauco.

la battaglia di bauco pastello di Guglielmo Bevacqua
 Pastello su carta: "La Battaglia di Bauco"
Opera di Guglielmo Bevacqua
anniversario battaglia di bauco

                    8 e 9 settembre 2001
140° anniversario  della  Battaglia  di  Bauco.
annullo speciale

Annullo speciale a cura della Pro loco di Boville  Ernica in occasione del 140°  anniversario della Battaglia  di Bauco.

( a cura di A.G. Piacentini)
lonandina