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Il Museo Missionario di Propaganda Fide

Il Museo Missionario della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, storicamente denominata De Propaganda Fide, ha lo scopo di presentare al pubblico le opere, gli oggetti e le narrazioni raccolte da tutte le attività missionarie nel mondo dal giorno della sua costituzione, 22 giugno 1622, ad oggi.


Il Palazzo di Propaganda Fide

La sede storica della Sacra Congregazione di Propaganda Fide e del Collegio Urbano nasce come dimora privata di un prelato umbro, Mons. Bartolomeo Ferratini (1537 - 1606) Vescovo di Amelia dal 1562 al 1571 e infine Cardinale. Eretto in un lasso di tempo compreso tra il 1577 ed il 1593, forse entro il limite ultimo del pontificato di Gregorio XIII Ludovisi, in una zona ancora non contrassegnata da immobili di pregio, l'edificio (che potrebbe essere ricondotto per labili indizi alla cerchia dei discepoli di Antonio da Sangallo attivi nella Roma di Sisto V e dintorni) passò ai nipoti del Ferratini che ne decisero l'alienazione per necessità di realizzo, ottenendo da Papa Paolo V deroga (in data 18 gennaio 1613) ai fidecommessi su esso gravanti.

Attraverso un complesso transito patrimoniale, non alieno da complicazioni giudiziarie in Rota, il palazzo pervenne nel 1625 in proprietà dello spagnolo Mons. Juan Bautista Vives (1545 - 1632), membro della Congregazione di Propaganda Fide (costituita nel frattempo con disposizione apostolica del 22 giugno 1622) che generosamente lo rese disponibile per pronta donazione all'istituto di cui faceva parte, onde munirlo di sede propria che consentisse anche di ospitare un Collegio per la formazione di clero missionario destinato alla diffusione apostolica nel mondo. A completamento del generoso disegno, Vives propose alla Congregazione, già in data 30 marzo 1626, l'acquisto di casupole e orti ricompresi nell'isolato triangolare delimitato da via Paolina (oggi Propaganda), via Capo le Case e via Due Macelli, ovvero fra la Piazza di Spagna a un'estremità e la chiesa di S. Andrea delle Fratte all'altra. La denominazione attuale della piazza deriva dall'ambasciata del re di Spagna, che vi si insediò nel 1622 e comprò nel 1642 il palazzo Monaldeschi. Nella pianta di G.B.Falda del 1676 la nuova denominazione è riservata solo alla parte della piazza a sud della "barcaccia". La parte antistante il palazzo Ferratini si chiamava piazza d'Amelia, dalla città natale del Cardinale Ferratini. Non conosciamo il nome dell'architetto cui il prelato iberico ebbe a rivolgersi nell'occasione e che realizzò un progetto d'ampliamento di palazzo Ferratini con specifico adattamento a Collegio. Alla morte, il suo generoso testamento a favore della Congregazione, sancì definitivamente la donazione del 1626 e fu allora che Papa Urbano VIII, compiaciuto della munificenza del gesto, dispose che la Congregazione assumesse il palazzo "pro corpore et loco visibili" di propria sede romana, il che accadde materialmente nel novembre 1633 mentre il Cardinale di Sant'Onofrio, Antonio Barberini (1569 - 1646), fratello del Pontefice regnante, si assumeva il compito di edificare una chiesa collegata al palazzo e dedicata (unica in tutta la città) all'Adorazione dei Magi: episodio biblico di straordinaria attinenza col significato ecumenico dell'azione di "Propaganda" nel mondo. La prima pietra è del venerdì 5 maggio 1634. L'incarico della progettazione fu affidato a Gian Lorenzo Bernini, architetto di fiducia di Urbano VIII che in breve tempo realizzò a lato di palazzo Ferratini un vano ecclesiale in forma ellittica con asse maggiore frontale alla facciata aperta su via Paolina e l'ingresso diretto dalla stessa strada: deliziosa architettura scomparsa che le fonti del tempo giudicano "molto meravigliosa et bella", nonché soluzione poi riproposta dallo stesso artista nella chiesa di S. Andrea al Quirinale (realizzata tra il 1658 ed il 1661).