Inno dei lavoratori

Inno dei lavoratori

(Canto di guerra)
1892
Parole di Pietro Gori

O proletari che braccio e pensiero
ai rei tiranni de l'oro vendeste
sorgete in armi pe'l giusto pe'l vero
e sollevate le impavide teste.
Il vecchio mondo già crolla e ruina
e a l'orizzonte s'affaccia l'aurora
o idea ribelle cammina cammina
in armi su miserabili è l'ora!...

Su le fronti e in alto i cuori
e inneggiamo a l'uguaglianza
a la umana fratellanza
e a la santa libertà

Noi poggi e piani coi lunghi sudori
di bionde messi rendiamo fecondi
noi per il ventre d'ingordi signori
ci logoriamo scherniti errabondi
Noi fabbricammo i fastosi palagi
e avemmo a pena soffitte e tuguri
l'ozio dei ricchi ebbe giubilo ed agi
noi onta e inopia dei mesti abituri

Su le fronti e in alto i cuori...

Ma troppo amara signori divenne
la rea bevanda e ci abbrucia la bocca
è colmo il calice l'ora è solenne
e la misura del pianto trabocca
All'armi all'armi fatidici araldi
e distruggiam questa esosa oppressione
avanti o forti manipoli o baldi
lavoratori a la gran ribellione!...

Su le fronti e in alto i cuori...

Se ognora fummo pazienti e cortesi
sotto ogni vostra spietata minaccia
padroni onesti, pasciuti borghesi
venite innanzi e guardiamoci in faccia
È tanto tempo che oppressi sfruttati
mesti ingozzammo i dolori e le pene
ma ormai vedete ci siamo contati
siam forti e molti e spezziam le catene.

Su le fronti e in alto i cuori...

Le vostre dame di porpora e d'oro
l'opera nostra solerte ha vestito
per voi creammo con rude lavoro
vasi e cristalli lucenti al convito
Ma sotto il vento glaciale del verno
le nostre donne son lacere e grame
martiri vive dannate a l'inferno
treman di freddo sussultan di fame.

Su le fronti e in alto i cuori...

Noi valicammo gli immensi oceani
sfidando l'ira di mille tempeste
e a voi recando dai lidi lontani
gingilli e stoffe di gemme conteste
E intanto voi con minacce e promesse
figlie e sorelle ci avete stuprato
e noi codardi con schiene dimesse
dovizie offrimmo a chi 'l pan ci ha rubato.

Su le fronti e in alto i cuori...

Quando sorelle saran le nazioni
e gli odi antichi travolti e distrutti
una famiglia di saggi e di buoni
godrà in comune il prodotto di tutti
Non più chi oziando s'impingui e divori
presso chi stenta fatica e produce
per tutti il pane il lavoro gli amori
non più tenebra ma scienza ma luce.

Su le fronti e in alto i cuori...

Non più padroni né servi ma destre
fraternamente tra uguali distese
ma idee d'amore d'alte opre maestre
ma menti sol d'umanesimo accese
E passerà su la libera terra
un soffio puro di calma e di vita
non più l'atroce canzone di guerra
ma gioia immensa ma pace infinita.

Su le fronti e in alto i cuori...

E solo allor tra le splendide e pure
aure del giovine secol giocondo
al nostro piè getteremo la scure
per contemplare il tripudio del mondo
E con la fiaccola in alto cantando
l'inno intonato del giorno de le ire
tra gli splendori del dì memorando
saluteremo il lucente avvenire.

Su le fronti e in alto i cuori...


Canti anarchici  Scritto nel carcere di San Vittore, a Milano, durante un periodo di detenzione preventiva dovuta a un procedimento penale per i fatti del Primo Maggio 1892; sull'aria de "La Marsigliese".


Nessuna incisione su disco.

Canzoni di Pietro Gori: Elenco canzoni

Fonti:

- S. Catanuto e F. Schirone: Il canto anarchico in Italia