Area Archeologica Montessu

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Furriadroxius e Medaus

Nel Medioevo, il territorio con le sue ville, faceva parte del Giudicato di Cagliari ed era diviso nelle due Curatorie del Siggerro a Nord (Narcao, Nuxis, Perdaxius, Villamassargia) e di Sulci a Sud (Santadi, Villaperuccio, Giba, Piscinas, Teulada, Domus de Maria). Nel 1258, dopo l’a ssedio e la distruzione di Santa Igia divenne colonia pisana: la curatoria del Siggerro venne attribuita ai Conti Ugolino, quella di Sulci a Gherardo di Donoratico della Gherardesca. I villaggi o ville menzionati nei primi documenti d’archivio risalenti XIV secolo (tre redatti dall’a mministrazione pisana e uno, del 1328 dalla subentrata amministrazione aragonese) corrispondono, con qualche variante nella denominazione, a quelli che sorgeranno nel XVIII secolo, dopo l'abbandono causato sia dalle incursioni barbaresche che dal malgoverno aragonese prima e poi spagnolo e, probabilmente, anche a seguito di epidemie e malaria.

Le forme insediative che hanno dato origine ai centri del Sulcis, i cosiddetti furriadroxius e medau, sorgono in seguito al processo di ripopolamento ad opera di pastori che vi si insediarono, dopo lo spopolamento medioevale, e che prese avvio con il XVIII secolo.
Il fenomeno riguardò l’intero Sulcis, compresi Santadi, Villaperuccio e Nuxis che, infatti, devono la loro origine all’espansione e a successivi accorpamenti di iniziali furriadroxius.
La caratteristica originaria era quella dell’insediamento sparso sul territorio, fatto inizialmente di poche dimore temporanee di singoli pastori e poi di nuclei familiari che si trasferivano nelle campagne, basando la loro sopravvivenza sulle risorse della pastorizia e dell'agricoltura.
A causa del loro isolamento, si configuravano come una sorta di “microcosmi” autosufficienti che, nel corso del tempo, hanno avuto diversi destini: alcuni, evolvendosi in strutture insediative più organizzate e complesse hanno configurato le borgate e gli attuali centri urbani; altri, invece, sopravvivono ancor oggi, in parte abbandonati e disabitati, come testimonianza di una tipologia insediativa tipica delle aree interne del Sulcis.
In realtà i termini furriadroxius e medau, aventi sin dalla loro origine etimologica significati differenti, nascono con caratteristiche e funzioni diverse ed hanno avuto anche evoluzioni differenti.
Il primo deriva dal verbo “furriai”, che significa ritornare, ossia luogo dove si fa ritorno dopo una giornata trascorsa nei campi o sui pascoli. Esso sorgeva nelle aree più fertili, si articolava in case di abitazione, composte da pochi vani affiancati, depositi per il raccolto e gli attrezzi e ricoveri per il bestiame. In questi agglomerati rurali le tipologie abitative si sono sviluppate sulla base di un impianto estremamente semplificato a partire da cellule-base e successivi accorpamenti in modo da ottenere una articolazione quadrangolare, idonea al crearsi di una corte comune.
Il secondo termine, derivante dalla voce tardo latina “metatum”, significa area recintata, quindi più legato alla necessità del pastore di avere un luogo chiuso e sicuro dove poter svolgere la sua attività e custodire le greggi. Esso era ubicato in montagna, comprendeva un recinto per le pecore o capre ed una capanna di forma circolare con base in pietra ed elevato in pali, coperta da un tetto troncoconico di frasche; il suo carattere di provvisorietà era legato all’esigenza dell’attività itinerante del pastore.
Nel furriadroxius, dove il pastore ha la famiglia e pratica l’agricoltura, le case sono costruite in pietra o più spesso in ladiri (mattoni crudi di argilla ottenuti con un impasto di fango paglia e ghiaia e fatti essiccare al sole), sopra un basamento di pietra a pianta rettangolare. La copertura è generalmente con tetto a due falde, impostato su trave di colmo e orditure lignee che sorreggono un soffitto di canne (incannucciata), su cui poggiano le tegole in coppi di laterizio. L’interno si articola in due o tre ambiento affiancati, dei quali il più vasto è la cucina a cui si accede dall’esterno, dotata di camino e spesso sede di tutte le funzioni tradizionali della produzione domestica. Le tipologie più evolute di case contadine sono costruite in pietra e malta di fango, con lolla antistante (porticato realizzato ad arcate o architravi retti da pilastri e copertura ad una falda) e sopraelevazione destinata ad ampliare la zona notte o a svolgere funzione di deposito. Sul retro o sul fronte è sempre presente un cortile, con pozzo, spazio recintato sul cui perimetro si dispongono gli altri annessi rustici, destinati alle varie attività domestiche e produttive legate alla trasformazione di prodotti dell’agricoltura e dell’allevamento.
Man mano che alcuni furriadroxius crescevano di popolazione e si ampliavano, si formò una sorta di gerarchia e quelli più importanti assunsero la fisionomia di borgate, dette "boddèus" o "addèus", caratterizzati dalla presenza di una chiesa che diventava il fulcro di aggregazione dell’insediamento.

Santadi, il più grosso tra i centri abitati del Basso Sulcis, ha una storia ben documentata attraverso numerose fonti archivistiche, che ne permettono la sua attendibile ricostruzione.
Nello stesso sito in cui attualmente sorge Santadi Basso (Su Addeu de Baxiu), dopo il Mille si insediarono agricoltori e pastori fondando un agglomerato di case dove, sui ruderi di un tempio romano, venne edificata la chiesa dedicata a Sant'Agata. Da essa deriva il toponimo, come riportano i documenti notarili a partire dagli inizi del '500, attraverso le varie denominazioni di Sant'Agatha, Villa di Sant'Agata di Zulkes, Villa di Sant'Agata,Villa di Sant'Ada, Bidda de Santa Adi e, a partire dal XVIII secolo, Santadi.