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scheda della rivista numero 150

STATI UNITI

La “National defense strategy 2008”

 

Pubblichiamo la traduzione di alcuni brani della “National defense strategy2008” degli Stati uniti presentata alla fine del giugno scorso dal Segretario alla difesa Robert Gates*. Un documento che non presenta particolari novità rispetto alla continuità strategica di cui parla Dinucci nell’articolo a fianco. Interessante comunque leggere quali siano gli assi di questo pensiero strategico – che mentre ribadisce il “diritto” statunitense alla superiorità militare, insiste sulla necessità di un rinnovato rapporto con “alleati e partners” e di un approccio più ampio alla “sicurezza”.

L’ambiente strategico
Nel prevedibile futuro questo ambiente sarà definito da una lotta globale contro un’ideologia estremista violenta che cerca di rovesciare il sistema internazionale degli stati. Oltre a questa lotta transnazionale, noi fronteggiamo altre minacce, incluse una varietà di sfide irregolari, la ricerca di armamenti nucleari da parte degli “stati canaglia” e la potenza militare crescente di altri stati. Queste sono sfide a lungo termine; affrontarle con successo richiede l’organizzazione cooperativa di poteri nazionali e internazionali per gli anni a venire.
Movimenti estremisti violenti come al-Qaeda e associati rappresentano una sfida urgente e complessa. Come in precedenza il fascismo e il comunismo, l’attuale ideologia violenta estremista respinge le regole e le strutture del sistema internazionale. I loro aderenti rifiutano la sovranità statale, ignorano le frontiere e cercano di negare autodeterminazione e dignità umana ovunque vadano al potere. Questi estremisti sfruttano opportunisticamente il rispetto di queste norme per il loro scopi, nascondendosi dietro norme e leggi internazionali quando fa loro comodo, cercando di sovvertirle quando non servono. Combattere questi gruppi violenti richiederà approcci innovativi e a lungo termine.
L’incapacità di molti stati di mantenere l’ordine al loro interno in maniera efficace o di collaborare con i loro vicini per assicurare una stabilità regionale rappresenta una minaccia al sistema internazionale. Gruppi armati sub-nazionali, non solamente quelli ispirati dall’estremismo violento, minacciano la legittimità e la stabilità di stati chiave. Lasciata senza controllo, questa instabilità può diffondersi e minacciare regioni di interesse per gli Stati uniti, i nostri alleati e i nostri amici. Gruppi insorgenti e altri attori non statali spesso sfruttano le condizioni geografiche, politiche o sociali per costruirsi rifugi sicuri dai quali poter operare impunemente. Arre in governate, sotto-governate, mal governate e contestate offrono un terreno fertile a questi gruppi per sfruttare la mancanza di capacità di governo dei regimi locali con l’obiettivo di minare la stabilità locale e la sicurezza regionale. Affrontare questi problemi necessita partnership locali e approcci creativi per impedire agli estremisti di guadagnare appoggi.
Gli “stati carogna” come l’Iran e la Corea del Nord minacciano l’ordine internazionale in maniera analoga.
Il regime iraniano sponsorizza il terrorismo e sta cercando di distruggere le giovani democrazie dell’Iraq e dell’Afghanistan. La ricerca iraniana di tecnologia nucleare e capacità di arricchimento (dell’uranio) rappresenta una seria minaccia in una regione già instabile.
Il regione nordcoreano rappresenta anch’esso una preoccupazione nucleare e per la proliferazione missilistica per gli Usa e gli altri attori internazionali responsabili. Il regime rappresenta una minaccia per la Repubblica di Corea (del sud) con le sue forze armate e per i suoi vicini con i suoi missili. Inoltre la Corea del Nord crea instabilità attraverso le sue attività illecite, come la contraffazione di moneta statunitense e il traffico di stupefacenti, e il brutale trattamento del suo stesso popolo.

Dobbiamo anche prendere in considerazione la possibilità di sfide da parte di stati più potenti.
Alcuni possono cercare attivamente di contrastare gli Stati uniti in alcuni o tutti i campi della guerra tradizionale (traditional warfare) o guadagnare un vantaggio sviluppando capacità equivalenti alle nostre. Altri possono scegliere aree di capacità militari e di competizione particolari (di nicchia) nelle quali pensano di poter sviluppare un vantaggio strategico o operativo. Il fatto che alcuni di questi potenziali competitori siano anche partners in molti impegni diplomatici, commerciali e di sicurezza rende solamente queste relazioni più difficili da governare.
La Cina è uno stato in ascesa con il potenziale per competere con gli Stati uniti. Nel futuro prevedibile noi dovremo metterci al riparo dalla crescente modernizzazione militare cinese e dall’impatto delle sue scelte strategiche sulla sicurezza internazionale. È probabile che la Cina continuerà a espandere le sue capacità militari convenzionali, accentuando le strutture anti-access e area denial che comprendono anche un ampio spettro di capacità di attacco a lungo raggio e di guerra spaziale e informatica. La nostra interazione con la Cina sarà di lungo periodo e multidimensionale e comprenderà un confronto pacifico sulle strutture militari così come sulle capacità di combattimento sul campo. Obiettivo di questo impegno è quello di ridurre le minaccia di breve periodo e allo stesso tempo preservare e accrescere il vantaggio statunitense nel tempo.

Il ritorno indietro della Russia per quanto riguarda l’apertura e la democrazia potrebbe avere significative implicazioni per la sicurezza degli Stati uniti, degli alleati europei e dei nostri alleati in altre regioni. La Russia ha speculato sulle entrate derivanti dalle, e dall’accesso alle, sue risorse energetiche; ha affermato rivendicazioni sulla regione artica; e ha continuato a minacciare i suoi vicini e tutto questo fornisce motivi di preoccupazione.
La Russia ha anche cominciato ad assumere un più attivo atteggiamento militare, come mostra il rinnovo dei cacciabombardieri a lunga portata, e si è ritirata dai trattati di controllo degli armamenti e di riduzione delle forze e ha anche minacciato di colpire i paesi che avrebbero ospitato ostili basi militari statunitensi anti-missilistiche. Inoltre la Russia ha mostrato una crescente fiducia nell’armamento nucleare come fondamento della sua sicurezza. Tutte queste azioni suggeriscono che la Russia stia cercando di ottenere una rinnovata influenza e cercando un maggiore ruolo internazionale.

Il dominio statunitense in campo convenzionale ha fornito a possibili prossimi avversari, in particolari attori non-statali e gli stati che li sponsorizzano, forti motivazioni ad adottare metodi asimmetrici per contrastare i nostri vantaggi. Per questo noi dobbiamo mettere in campo una supremazia nella guerra irregolare comparabile a quella che possediamo nel combattimento convenzionale. I nostri avversari cercano anche di sviluppare o acquisire capacità di distruzione di massa: chimiche, biologiche e soprattutto nucleari. In più cercano di sviluppare tecnologie distruttive nel tentativo di controbilanciare i vantaggi statunitensi. Per esempio lo sviluppo e la proliferazione di tecnologie e armi anti-access è preoccupante perché potrebbe restringere la nostra futura libertà d’azione. Queste minacce potrebbero presentarsi non solamente nelle forme conosciute che vediamo oggi ma anche in forme di influenza meno tradizionali, quali la manipolazione dell’opinione pubblica globale attraverso le risorse di comunicazioni di massa e sfruttando  impegni internazionali e strade legali. Affrontare queste sfide richiede capacità migliori e più diversificate sia nella potenza hard che in quella soft. In alcuni casi potremmo non cogliere l’esistenza sotterranea di un conflitto fino al momento in cui questo è in fase acuta e le nostre opzioni limitate. Dobbiamo sviluppare migliori capacità di intelligence per indagare, riconoscere e analizzare nuove forme di guerra così come esplorare approcci e strategie complessive per contrastarli. Il Dipartimento della Difesa dovrà sempre più pianificare di fronte ad un futuro ambiente strategico formato dall’interazione di potenti tendenze strategiche. Queste tendenze suggeriscono diversi futuri plausibili, alcuni dei quali presentano maggiori rischi e minacce alla sicurezza. Nei prossimi vent’anni pressioni fisiche – popolazione, risorse, energia, climatiche e ambientali – potrebbero combinarsi con rapidi cambiamenti sociali, culturali, tecnologici e geopolitici creando una più grande incertezza. Incertezza esacerbata sia dalle inedite velocità e scala dei cambiamenti così come dall’imprevedibile e complessa interazione tra le diverse tendenze.

La globalizzazione e la crescente interdipendenza economica, mentre producono nuovi livelli di ricchezza e opportunità, allo stesso tempo creano un tessuto di vulnerabilità intrecciate e diffondono rischi sempre più forti facendo crescere la sensibilità alle crisi e agli shock lungo tutto il pianeta e generando maggiore incertezza riguardo la loro velocità e il loro effetto. Le attuali politiche della difesa devono tener conto di queste aree di incertezza. La nostra pianificazione deve tener conto delle implicazioni delle tendenze demografiche, in particolare della crescita della popolazione nella maggior parte del mondo in via di sviluppo e del deficit di popolazione in gran parte del mondo sviluppato. L’interazione di questi cambiamenti con le risorse esistenti e future e con la pressione ambientale e climatica può generare nuove minacce alla sicurezza […]

Il contesto strategico
Dalla Seconda guerra mondiale gli Stati uniti hanno agito come la principale forza per mantenere la sicurezza e la stabilità internazionali guidando l’Occidente nel confronto con i Sovietici durante la Guerra fredda e, più di recente, gli sforzi per combattere l’estremismo violento. Questo è stato portato avanti attraverso mezzi militari, diplomatici ed economici. Questi sforzi sono stati diretti da un insieme di permanenti interessi nazionali e da una visione delle opportunità per il futuro.
Gli interessi statunitensi comprendono la protezione della nazione e dei nostri alleati da attacchi o coercizioni, la promozione della sicurezza internazionale attraverso la riduzione dei conflitti e l’aumento della crescita economica, rendendo sicure le risorse comuni globali e attraverso esse accedere ai mercati e alle risorse mondiali. Per perseguire questi interessi gli Usa hanno sviluppato capacità militari, alleanze e coalizioni, partecipato alla e sostenuto la sicurezza internazionale e le istituzioni economiche, utilizzato la diplomazia e la potenza soft per modificare i comportamenti dei singoli stati e del sistema internazionale – utilizzando la forza quando necessario. Questi strumenti influiscono sul contesto strategico nei confronti del quale gli Usa pianificano per il futuro e ci aiutano a raggiungere i nostri obiettivi. La sicurezza degli Stati uniti è strettamente legata alla sicurezza del più ampio sistema internazionale. Per questo la nostra strategia cerca di costruire la capacità di partners fragili o vulnerabili di rispondere alle minacce interne e alle aggressioni esterne, mentre aumenta la capacità dello stesso sistema internazionale di affrontare le sfide poste dagli “stati canaglia” e desiderosi di egemonia.

Obiettivi
Per sostenere la “National security strategy”e fornire sicurezza permanente al popolo americano, il Dipartimento ha 5 obiettivi chiave:
* difendere il territorio nazionale
* vincere la lunga guerra
* promuovere sicurezza
* scoraggiare (deter) i conflitti
* vincere le guerre della nostra nazione […]

Vincere la lunga guerra
Per il prevedibile futuro, vincere la “Lunga guerra” contro i movimenti estremisti violenti sarà l’obiettivo centrale degli Usa. Dobbiamo sconfiggere l’estremismo violento che minaccia il nostro modello di vita di società libera e aperta e costruire un ambiente inospitale per l’estremismo violento e tutti quelli che lo sostengono […] e incoraggiare voci moderate, offrendo alternative positive alla visione estremista del futuro […] Iraq e Afghanistan rimangono i fronti centrali della lotta ma noi non possiamo perdere di vista le implicazioni di combattere un conflitto di lungo periodo […] Il successo in Iraq e Afghanistan è fondamentale per vincere questa guerra, ma da solo non può portare alla vittoria […]
Noi siamo di fronte ad uno scontro globale. Come il comunismo e il fascismo prima di essa, l’ideologia estremista ha pretese transnazionali e come i suoi antecedenti secolari, raccoglie aderenti in tutto il mondo. La visione che offre si oppone alla globalizzazione e all’espansione delle libertà che questa porta con sé. Paradossalmente, per raggiungere i propri obiettivi, i movimenti estremisti violenti usano proprio gli strumenti della globalizzazione – il libero flusso di informazioni e idee, beni e servizi, capitale, persone e tecnologia – che essi pretendono di rifiutare.
Per quanto guidati da questa ideologia transnazionale, i nostri avversari sono – nei fatti – un insieme di gruppi estremisti locali e regionali. Ingiustizie regionali e locali aiutano a gettare benzina sul fuoco dei conflitti, che trae profitto da aree in governate, sotto-governate e mal governate. Il conflitto è una campagna irregolare prolungata, uno scontro violento per la legittimità e l’influenza della popolazione. L’uso della forza ha un ruolo importante, ma l’impegno a catturare o uccidere i terroristi dovrebbero essere subordinati a misure che promuovano la partecipazione locale al governo e a programmi economici per stimolare lo sviluppo, così come sforzi per capire e affrontare le ingiustizie che spesso sono al cuore delle insorgenze.
Per queste ragioni probabilmente la componente militare più importante dello scontro contro l’estremismo violenti non è il nostro stesso combattimento, ma quanto siamo in grado di preparare i nostri partners a difendersi e governarsi da sé. […] Noi avremo successo eliminando l’abilità degli estremisti di colpire globalmente e in maniera catastrofica mentre allo stesso tempo costruiamo le capacità e la risolutezza dei governi locali di sconfiggerli regionalmente.
La vittoria implica anche il discredito dell’ideologia estremista, creando fratture tra e dentro i gruppi estremisti e riportandoli al livello di gruppi fastidiosi che possono essere affrontati e resi innocui attraverso le leggi […]

Prevenire i conflitti (deter)
La deterrenza è la chiave per prevenire i conflitti e aumentare la sicurezza. Essa richiede di influenzare le scelte politiche e militari di un avversario, dissuadendolo da prendere certe azioni facendo comprendere ai suoi dirigenti che il costo di certe azioni sarebbe troppo grande, o inutile o non necessario. La deterrenza si basa anche sulla credibilità: l’abilità di prevenire attacchi, rispondere con decisione ad ogni attacco così come scoraggiare anche solo l’ipotesi di un attacco nei nostri confronti, e colpire decisamente quando necessario […]
La deterrenza deve rimanere fondata nelle dimostrate capacità militari che possono rispondere ad una ampio raggio di minacce alla sicurezza internazionale. Per esempio gli Usa manterranno il loro arsenale nucleare come principale deterrente di fronte ad un attacco nucleare […]
Per il futuro il raggio globale dei problemi e la crescente complessità della deterrenza in nuovi terreni di conflitto richiederà comportamenti integrati e un approccio internazionale affinché possiamo utilizzare tutti gli strumenti a nostra disposizione. Dobbiamo considerare che azioni non-letali costituiscono un attacco alla nostra sovranità e che possono richiedere l’uso della forza come risposta. Dobbiamo comprendere la potenziale escalation da un confronto non-letale ad uno letale e sapere come affrontare e governare i rischi associati […]

 

Assicurare gli accessi strategici degli Usa e la nostra libertà di azione
Per oltre 60 anni gli Stati uniti ha reso sicure le risorse comuni globali a beneficio di tutti. La prosperità globale dipende dal libero flusso di idee, beni e servizi. L’enorme crescita del commercio ha fatto uscire dalla povertà milioni di persone rendendo disponibili per il mercato globale i beni prodotti localmente. Basse barriere al commercio beneficiano i consumatori anche riducendo il costo di beni e permettendo la specializzazione produttiva dei singoli paesi. Niente di tutto questo è possibile senza la convinzione fondamentale che i beni che vengono trasportati attraverso i mari e i cieli o le informazioni trasmesse sotto gli oceani o attraverso lo spazio arrivino a destinazione in maniera sicura.
Lo sviluppo e la proliferazione di tecnologie e tattiche anti-access minaccia di minare questa semplice convinzione.
Gli Stati uniti hanno bisogno di libertà di azione riguardo le risorse comuni globali e negli accessi strategici a importanti regioni del mondo per assicurare i nostri bisogni nazionali di sicurezza.
Il benessere dell’economia globale dipende dal pronto accesso alle risorse energetiche. […] Gli Stati uniti continueranno a favorire l’accesso alle e il flusso delle risorse energetiche vitali all’economia mondiale. […]
Noi continueremo a trasformare la presenza militare statunitense oltremare attraverso un riallineamento globale difensivo (global defense posture realignment), facendo leva su una più agile forza totale di intervento (expeditionary) basata sul continente e sviluppando ulteriormente una più rilevante e flessibile rete avanzata di capacità e intese con alleati e partners per assicurarci gli accessi strategici […]

Integrare e unire i nostri sforzi: una nuova “Jointness”
[…] Iraq e Afghanistan ci ricordano che il successo militare da solo è insufficiente per raggiungere la vittoria […]  Oltre alla sicurezza, ingredienti essenziali di un successo a lungo termine comprendono lo sviluppo economico, la costruzione delle istituzioni, il rispetto dello stato di diritto, così come la promozione di una riconciliazione interna, il buon governo, servizi base per la popolazione, l’addestramento e l’equipaggiamento di forze militari e di polizia locali, comunicazioni strategiche […]
Gli Stati uniti devono accrescere la loro capacità di dispiegare rapidamente esperti civili e continuare ad aumentare la loro efficacia in collaborazione con organizzazioni e persone non legate al governo […] Una più forte partecipazione civile è necessaria sia affinché le operazioni militari abbiano successo, sia per ridurre il peso delle donne e degli uomini delle forze armate.
Avere permanenti capacità civili disponibili e utilizzarle rapidamente può anche rendere meno necessario l’utilizzo in prima battuta delle forze militari […]

* Il testo originale si può trovare su www.defenselink.mil/news/2008%20National%20Defense%20Strategy.pdf
Traduzione e adattamento di Piero Maestri

 

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Autorizz. Trib. Milano n. 55 del 13/2/1993. Dir. resp. Walter Peruzzi