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Corriere della Sera

Schumi: «È un miracolo»

Il tedesco trionfa in Cina e raggiunge Alonso. «Non pensavo di vincere»

DA UNO DEI NOSTRI INVIATI SHANGHAI - La giornata del novantunesimo trionfo della carriera, soprattutto la giornata che gli ha permesso di tornare virtualmente in testa al Mondiale nonostante la parità di punti in classifica con Fernando Alonso, era cominciata spostando una tenda. Non era stato un piacevole sbirciare, per Michael Schumacher: «Ullallà...; oh, merda!...». Pioveva. La tanto temuta pioggerella cinese, quell' acqua subdola che, al sabato, aveva mandato in tilt le gomme Bridgestone, costringendolo a una qualifica penitenziale, unico a sopravvivere alla massacrante superiorità sul bagnato dei team che montano le Michelin. C' era stato molto del talento, del coraggio, della grinta di Schumi in quel sesto posto sulla griglia che rianimava le speranze, magari giusto per tenere botta all' irridente Alonso, che, in radio dopo la 15ª pole della vita, si era permesso di scherzare: «Dov' è Michael? Ah, è solo sesto? Povero, vecchio Schumacher...». Ora i conti sono bilanciati. Anzi, Schumi è in vantaggio perché se il Mondiale finisse qui sarebbe campione (una vittoria in più sul rivale); e monarca, di nuovo, della F1 lo sarà domenica a Suzuka, qualora piazzasse un 10-0 allo spagnolo. Ipotesi difficile, certo, ma è una delle tante contemplate da un Primo Ottobre, festa nazionale cinese, cominciato con un «Ullallà...; oh, shit!» e concluso sfrecciando davanti al muretto dal quale la squadra si sporgeva osannando. Sì, c' è un tempo per ogni cosa; per gustarsi una vittoria «alla quale proprio non pensavo: avrei firmato per limitare i danni, lui primo e io secondo», ma anche per non lasciare impunita la frase presuntuosa del neonominato presidente dell' Associazione piloti, Alonso, appunto: «Povero, vecchio Schumi? Beh, è vero: io sono il più anziano; ma non sono il più lento». Questa può essere la storia di una gran bella corsa, che la Ferrari ha portato a casa alleandosi con la buona sorte ma anche azzeccando tutto, dalla strategia alle mosse in gara. Oppure, può essere la parabola di un campione indomabile che sente già in tasca un pezzo dell' ottavo titolo - ma lui si limita a sottolineare che «la Cina era per noi il posto più ostico dei tre che decideranno il campionato» - e che, rivedendo il film del Gp, spinge la mente a ritroso, all' inizio dell' estate: «Se penso che, dopo Montreal, ero a -25 da Fernando, ecco, mi viene da dire che questo è un miracolo». Un miracolo è stato anche resistere alla fuga di Alonso&Fisichella;, la coppia con il «pacchetto» macchina-gomme perfetto per la partenza: «È stato piacevolmente sorprendente - confesserà Michael - realizzare che riuscivo a non perdere troppo, anzi a rimanere lì». Se non fosse stato rallentato da Barrichello, forse Schumi sarebbe uscito allo scoperto prima. Ma il destino aveva preparato un disegno che doveva sposarsi sia con la scelta di Alonso di cambiare solo le gomme anteriori al primo pit stop, decisione che dal 25° al 35° giro gli ha fatto perdere un vantaggio cosmico, sia con quel bullone che, nella seconda sosta, ha stretto male la ruota posteriore destra della Renault. Il primo guaio rimane un mistero da chiarire con il fornitore delle coperture; il secondo è una cavolata (costata 10 secondi) da regolare in famiglia, visto il precedente di Budapest, stessa gomma e sostanzialmente stesso macello: scalogna nera o imbranato il meccanico? Da quel momento la corsa è stata nelle mani di Schumacher. Quando è venuto il momento delle gomme da asciutto, ha subito azzannato Fisichella alla gola: zac, infilata alla prima curva mentre il romano, appena uscito dai box, non aveva scaldato le coperture. E quando Alonso, passato a sua volta alle «dry» (35ª tornata), si è messo a rimontare furiosamente, sfruttando l' inevitabile «prego si accomodi» di Fisico, Schumi ha tenuto come briscola l' esperienza che lo porta a calcolare al secondo fino a dove potrà risalire il rivale. «Non mi sono innervosito nel sentire che Fernando si avvicinava. La svolta negativa della sua corsa era avvenuta nel primo cambio di gomme; e a quel punto, se non avessi sbagliato io, avrebbe avuto un divario troppo ampio da ricucire». Ross Brawn, la grande mente tecnico-organizzativa che la Rossa dovrà rassegnarsi a perdere almeno per un anno (o per sempre?), vede nella magica prova di Schumacher «la capacità, unica, di cogliere l' occasione che un Gran Premio offre». Jean Todt arriva già al momento dell' addio di Schumi: «Chiuderà da pilota straordinario e sarà formidabile fino alla fine». Il magone per la decisione di Michael è grande, nella Rossa. Luca Baldisserri lo fa intuire: «La perdita di Schumacher è enorme. Se anche prendiamo piloti giovani e veloci, magari pure un po' sfigati, nessuno ci darà mai la costanza di Michael». Al povero Raikkonen, povero lui, come minimo fischieranno le orecchie.

Vanetti Flavio

Pagina 42
(2 ottobre 2006) - Corriere della Sera

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