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Corriere della Sera

«Se Di Pietro entra, lo Sdi se ne va»

Boselli: non è riformista ma populista. Basta con le «macchine da guerra» di Occhetto

ROMA - «Fanno il matrimonio con Di Pietro? Auguri». Il presidente dello Sdi, Enrico Boselli, sospende i lavori per la lista unitaria. Il cantiere riaprirà solo quando (e solo se) Piero Fassino e Francesco Rutelli rinunceranno ad andare a nozze con l' ex magistrato. «Non cambio opinione. Se lui entra, io esco». Dov' era sabato mentre, a Padova, Rutelli e Fassino spalancavano i cancelli all' Italia dei valori? «Era previsto che alla prima presentazione della lista nei capoluoghi dovesse andare al mio posto il senatore Giovanni Crema, ma la coincidenza ha dato all' assenza un sapore polemico». La coincidenza è la telefonata in cui Prodi avrebbe escluso a Di Pietro di aver posto veti su di lui. «Faccio fatica a commentare indiscrezioni nate da telefonate e telefonate nate da indiscrezioni». Però può commentare l' intervista di Fassino al Corriere. Il leader ds dice che se c' è convergenza non si può dire no a Di Pietro e, «col cuore in mano», le chiede il «coraggio» di aprire le braccia all' eroe di Tangentopoli. «Io mi rivolgo a Fassino con cuore e cervello. La fisionomia politica dell' Idv è chiara. Se Ds e Margherita vogliono aprire con Di Pietro un confronto sui programmi lo facciano, ma in tempi brevi. Poi mi dicano le conclusioni. Se è riformista, e allora vuol dire che abbiamo un' idea diversa di riformismo, entra lui ed esco io. Se non lo è, riprendiamo i lavori». Non crede al programma riformista che Di Pietro ha sfoggiato all' assemblea di Aprile? «Non giochiamo con le parole, la fisionomia del suo movimento è ben chiara. Nasce dalle inchieste penali, come Berlusconi ha fatto nascere un partito da un' impresa. In una democrazia liberale i partiti non devono nascere dalle imprese, né dalle aule dei tribunali. Ma da un patto tra i cittadini. A Fassino voglio dire che ho sempre immaginato questa della lista come una grande occasione per mettere insieme tutte le correnti riformiste. E chiudere finalmente l' aspro confronto tra socialisti e comunisti». Occasione persa? «No, se smettiamo di fare confusione. Non si può parlare genericamente di lista dell' Ulivo, o lista aperta, dimenticando che vogliamo costruire una lista riformatrice, timone di una grande coalizione che va da Bertinotti a Di Pietro. Che c' azzecca il populismo, il plebiscitarismo, il giustizialismo dell' Italia dei valori?». Occhetto dice che non lo volete perché vi ricorda Mani pulite. «Si devono togliere dalla testa che le nostre critiche nascano dalla lotta contro la corruzione e il sistema illegale di finanziamento ai partiti. I socialisti hanno fatto un' autocritica impietosa, pagandone il prezzo con la scomparsa del Psi». Che direte agli elettori che chiedono unità e bocciano i veti? «Il nostro non è un veto, lo sarebbe stato se avessimo impedito l' ingresso di Di Pietro nell' Ulivo o nell' alleanza di centrosinistra e non in una lista elettorale che presuppone una comune identità riformista. Il problema si pone perché si è discusso del fatto che dalla lista nasca un partito unico dei riformisti». Il confronto aperto da Prodi ha fatto emergere divergenze su temi chiave, come la fecondazione. «E' naturale che riformismi con molti punti in comune presentino differenze e contrasti. Il vero nodo è Di Pietro e quel che rappresenta». Se il «triciclo» non lo fa salire a bordo, venerdì Di Pietro battezzerà con Occhetto una lista alternativa. «E' una strana coppia. Occhetto dice che noi saremmo mossi da rancore? Io vedo il suo, di rancore, verso il gruppo dirigente Ds che non avrebbe riconosciuto i suoi meriti. Ma prendersela con Fassino è ingeneroso e sbagliato. La voglio vedere alla prova dei fatti, la rigioiosa macchina da guerra». Se nasce una lista girotondina il traguardo del 35% si allontana, e forse anche la vittoria alle Europee. «Il rischio c' è. Un modo per affrontarlo è dargliela vinta, dire a Di Pietro "ci minacci? Allora vieni anche tu". Ma se entrerà sarà una lista dipietrista, e il cammino verso la socialdemocrazia intrapreso a Pesaro dai Ds si fermerà. Come diceva Pietro Nenni, l' unità si fa nella chiarezza. Con Fassino e D' Alema avevamo messo in chiaro il problema dei compagni di strada. Ora voglio un confronto a viso aperto. Se troveranno l' accordo, noi non ci saremo». C' è aria di smobilitazione, e non solo perché Guglielmo Epifani vi chiede di azzerare tutto. «E' sconcertante che il leader della Cgil non abbia chiara la differenza tra riformismo e populismo. Noi siamo gli unici ad aver sempre pensato che il partito riformista è la prospettiva migliore per il centrosinistra». Andrete alle Europee con la lista del Garofano? «Se gli ex dirigenti del Psi lasceranno il centrodestra, collocazione innaturale per un socialista, potrà aprirsi un dialogo». Monica Guerzoni HA DETTO DI PIERO FASSINO Occhetto sbaglia ed è ingeneroso a prendersela con il segretario della Quercia PIETRO NENNI Come diceva l' ex leader socialista l' unità si fa nella chiarezza GUGLIELMO EPIFANI Sconcertante che il leader Cgil non veda la differenza tra riformismo e populismo

Guerzoni Monica

Pagina 25
(15 dicembre 2003) - Corriere della Sera

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