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in collaborazione col centro studi valceno, propongono una raccolta di notizie storico culturali sulla valceno

 

FRANCESCO MAZZOLA DETTO “IL PARMIGIANINO”
(Parma 1503 – Casalmaggiore 1540).

 

Lo “Sposalizio di Santa Caterina coi Santi Giovanni Battista ed Evangelista”
Dipinto conservato nella chiesa parrocchiale dei Bardi.  

 

 Allevato dagli zii Pierilario e Michele Mazzola, modesti pittori di provincia, si formò a diretto contatto con il Correggio e sotto l’influsso della cultura di Mantegna, di Giorgione, di Tiziano e del Pordenone operante a Piacenza.
Egli riuscì a tradurre in termini originali i moduli stilistici rinascimentali, contribuendo così alla nascita di quel movimento, critico e creativo insieme, che è il “Manierismo”.
La “Pala di Bardi” appartiene ai dipinti giovanili del Parmigianino, ed è opera molto importante per gli stretti rapporti con gli affreschi che, contemporaneamente, dipingeva in San Giovanni a Parma.
Nello “Sposalizio di Santa Caterina coi Santi Giovanni Battista ed Evangelista” il fulcro evidente è il tronco di colonna su cui, come un trono, è seduta la Madonna , immobile  e ieratica, dagli occhi chini.
Una nota tutta personale è data dal lieve velo trasparente che le scende pieghettato dal capo intorno al collo. A tanta solenne maestà da un senso di movimento il complesso intreccio delle vesti sulle gambe.
Intorno a questo cilindro, come su di un palcoscenico rialzato e visto di sotto in su rispetto allo spettatore, si intrecciano vicino al vero protagonista del dipinto, il Bambino, i gesti e gli sguardi dei tre Santi: S, Giovanni Evangelista, San Giovanni Battista che volgono a Lui i profili intenti, mentre Santa Caterina d’Alessandria, porgendogli la mano, ruota il corpo verso Gesù, ma ha il volto girato verso lo spettatore, come per un improvviso richiamo.
Quest’opera giovanile del Parmigianino, così fresca e così matura, contiene in germe l’essenza stessa della sua arte.
Il Parmigianino dipinse la Pala nel 1521, quando aveva appena 18 anni, a Viadana, dove si era rifugiato con il cugino Gerolamo Bedoli per sfuggire alla guerra tra Carlo V ed i Francesi.
Il quadro, originariamente, apparteneva alla quadreria del Principe Federico Landi ed era conservato, con altre importanti opere d’arte, nelle sale del Castello di Bardi.


                                                                          Note a cura di Giuseppe Conti

 

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