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 viamarina

di ALTONIO CALABRO' - In questo periodo di campagna elettorale si sprecano le lodi e le manifestazioni d’amore per Reggio.

Gli aspiranti amministratori si sperticano nei confronti della città, esaltandone

 le bellezze naturali, la laboriosità dei cittadini, la storia millenaria, e terminano i loro proclami d’interessato affetto vantando il Lungomare, “già definito”- sostengono- “il più bel chilometro d’Italia dal grande poeta D’Annunzio”.

Chiariamo questa storia definitivamente: Gabriele Rapagnetta -vero nome del “Vate” – non è mai stato a Reggio Calabria. E’ transitato una volta soltanto dallo stretto, a bordo del suo Yacht, veleggiando per la Grecia. Non ha mai scritto nulla sulla Via Marina, e forse l’ha vista solo col binocolo.

C’è un bel libro di Agazio Trombetta (La Via Marina di Reggio - Culture Edizioni- 2001) che dedica un intero capitolo alla vicenda. Capitolo esaustivo e chiarificatore.

Lo studioso, dopo una ricerca documentata, dimostra che la frase attribuita al poeta è una tipica “Leggenda Metropolitana”, attecchita con facilità sull’immaginario collettivo, favorita senz’altro dall’indiscutibile bellezza del Lungomare.

La Biblioteca Dannunziana ha dipanato ogni dubbio; l’attraversamento dello stretto da parte di D’Annunzio avvenne nel 1895, a bordo del panfilo “Fantasia”, ma nelle memorie dello stesso nulla rimane riguardo a Reggio Calabria. Né successivi scritti provano niente a favore!

Sono contento che l’occhio rapace di Gabriele Rapagnetta non sia caduto sulla mia città. Il più sopravvalutato degli artisti Italiani, il vizioso e trentennale cocainomane donnaiolo, il parolaio senza empatia, l’egocentrico mitomane pre-fascista, non ha speso neanche una virgola per Reggio. Meglio così!

In realtà la “leggenda metropolitana” iniziò il 27 marzo 1955, in occasione del Giro ciclistico della Provincia, quando il compianto Nando Martellini, cui era affidata la radiocronaca, fece propria l’informazione riguardante il D’Annunzio. Informazione avuta da “entusiasti reggini, quali Franz Salazar e Adriano De Zan, membri dello Sporting Club di Reggio”, che gli dissero che il poeta l’aveva usata per far colpo su una nobildonna. (E ti pareva!)

Non c’è dunque prova scritta della frase. Attribuiamola al meritevole Nando Martellini quindi, com’è giusto. Per il lungomare bastano le splendide parole di Quasimodo. Non ci servono le iperboli del poetastro, che tra l’altro, durante il viaggio sul “Fortuna”, da lui descritto come avventurosa e intrepida impresa, raramente uscì dalla cabina (soffriva il mal di mare), fu indisponente e odioso con gli altri, e quando prese terra (ad Atene) lo fece solo per approfittare degli accoglienti casini ellenici.

La Via Marina è sicuramente uno dei luoghi più belli d’Italia. Diciamolo noi, che la viviamo quotidianamente, piuttosto che attribuirne il merito a un falso poeta che non l’ha mai vista.

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