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20/02/2006

Consumatori, scontro frontale tra Codacons e Altroconsumo

Una sentenza del Consiglio di Stato scatena uno scambio di accuse al vetriolo

Data di pubblicazione:
20/02/2006
Altri links in rete:
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- Wilkipedia su CNCU

E’ guerra totale tra le associazioni dei consumatori Altroconsumo e Codacons, dopo che quest’ultima si è vista dare ragione dal consiglio di Stato, che ha annullato l’inserimento di Altroconsumo tra le associazioni facenti parte del Consiglio nazionale Consumatori e Utenti (CNCU).

Secondo quanto si legge nella sentenza, “la maggioranza del principale organo dell’associazione Altroconsumo non è espressione dei soci e quindi non è eletta su base democratica, ma è nominata da soggetti terzi, che assumono così il reale controllo dell’associazione ed hanno gli strumenti per impedire anche modifiche statutarie idonee a ripristinare un ordinamento a base democratica”.

Il Consiglio di Stato, sottolinea il Codacons, ha anche accertato che il Presidente di Altroconsumo avv. Paolo Martinello è anche Presidente del consiglio di amministrazione di Altroconsumo edizioni s.r.l., Presidente del consiglio di amministrazione di Altroconsumo edizioni finanziarie s.r.l., nonché membro del consiglio di amministrazione di Altroconsumo immobili s.r.l. e di Euroconsumers S.A. (già Conseur S.A.).

Nella sentenza si legge che “tutte queste società sono legati da rapporti di gruppo: Euroconsumers detiene il 70% di Altroconsumo edizioni s.r.l., che a sua volta deteneva una quota di Euroconsumers, poi ceduta e detiene la totalità delle quote di Altroconsumo immobili s.r.l. e di Altroconsumo edizioni finanziarie s.r.l. Le quote di Conseur sono detenute da altre associazioni e da una persona fisica; mentre l’associazione Altroconsumo ha il 30% di Editoriale Altroconsumo s.r.l..
Dal 2003 l’Avv. Martinello è membro del consiglio di amministrazione anche di ESTCF S.A. e di Deco Proteste Lda, entrambi facenti parte del gruppo Conseur”.

Spiegano i giudici del Consiglio di Stato: “Il ragionamento svolto non è contraddetto dal fatto che gli utili delle società editoriali finiscano comunque nelle casse di Conseur S.A. (oggi Euroconsumers S.A.), che persegue anche lo scopo di tutela dei consumatori.
Infatti, anche tale società ricade nella nozione di “impresa di produzione e servizi in qualsiasi forma costituita, per gli stessi settori in cui opera l’associazione”, per la quale scatta l’incompatibilità tra gli organi di amministrazione. Conseur S.A. non può essere definita una associazione di consumatori, ma è una società che opera nel settore del consumo, che produce utili e soprattutto che può ripartire tali utili tra gli azionisti (tra cui figura anche una persona fisica oltre ad altri enti), come previsto dall’art. 18 del suo Statuto. (...)
In conclusione, ciascun singolo elemento autonomamente considerato conduce a ritenere che l’associazione Altroconsumo non avesse alla data di adozione dell’impugnato provvedimento i requisiti necessari per l’iscrizione nell’elenco delle associazioni dei consumatori.
Tali singoli elementi sono peraltro confermati dalla sommatoria di più cause ostative all’iscrizione, che considerate unitariamente rafforzano tale conclusione.
Deve quindi essere annullato il decreto del 28 novembre 2002, nella parte in cui il Ministero delle attività produttive ha incluso Altroconsumo nell’elenco delle associazioni dei consumatori.
Il Ministero dovrà quindi verificare sulla base dei principi contenuti nella presente decisione se l’assenza dei requisiti richiesti per l’iscrizione permane in capo all’associazione Altroconsumo, che risulta attualmente iscritta nel predetto elenco sulla base di successivi provvedimenti”.

Il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, ha così commentato la sentenza: “Si tratta di ridare credibilità all’associazionismo e smetterla con il presentare in Tv strutture che sono multinazionali con fini di lucro come fossero associazioni di tutela della gente. La decisione del Consiglio di Stato è molto importante e finalmente caccia dal panorama del vero associazionismo chi ha bilanci di centinaia di milioni nei gruppi finanziari ed economici internazionali di cui fa parte”.

Immediata la replica di Altroconsumo, che dichiara di non accettare “lezioni da chi cerca solo di fare carriera politica”. E prosegue: La sentenza del Consiglio di Stato voluta dal Codacons fa riferimento all’iscrizione di Altroconsumo al CNCU dell’anno 2002 ed è il frutto di vecchie e strumentali polemiche nei confronti della nostra associazione.

“I rilievi del Consiglio di Stato nei confronti di Altroconsumo sono di carattere formale (come le elezioni interne) e non toccano la sostanza e la qualità del nostro lavoro di associazione di consumatori indipendente.

“Non è una novità: il Codacons è diventato un partito politico, cerca visibilità a tutti i costi e per questo ha bisogno di screditare, anche attraverso un uso spregiudicato degli strumenti giudiziari, chi opera per la tutela e l’informazione dei consumatori in modo davvero indipendente e professionale sulla scena italiana ed europea.

“Il primo a non rispettare le regole di iscrizione al CNCU è proprio il Codacons, che ha dichiarato pubblicamente di non avere gli iscritti previsti dalla legge e di aver ricevuto finanziamenti dalle imprese. Per queste e altre ragioni quattro ricorsi pendono al Tar Lazio contro il Codacons.

“Altroconsumo è legittimata ad esistere, prima che dallo Stato, dai 300.000 soci che la sostengono.

”La nostra associazione continuerà a operare con serenità, obiettività e indipendenza come sempre ha fatto, sin dal 1973, anno della sua fondazione a Milano.”

Immediata la controreplica del Codacons, al quale “dispiace quando un’associazione incorre in un infortunio come quello capitato ad Altroconsumo. Ma quando un’associazione, ed è il caso di Altroconsumo, è controllata totalmente da una società di capitali che è una multinazionale lussemburghese con scopi di lucro, fa vergogna a cittadini onesti vederla comparire in tv a fare test comparativi che suggeriscono di comprare questo o quel frigorifero, questa o quella automobile.

”Il Codacons - che ha sempre rispettato le regole - non teme i ricorsi di nessuno, tant’è vero che quelli di cui parla Altroconsumo sono stati tutti respinti!

”Piuttosto ci auguriamo che il ministero delle Attività produttive provveda rapidamente a recuperare dai bilanci della multinazionale che ora è stata cancellata dall’elenco delle associazioni con la sentenza del Consiglio di Stato, i miliardi di vecchie lire indebitamente sottratti ad associazioni che ne avevano titolo.

”I consumatori attendono ora che i mass media (sia carta stampata che tv) prestino più attenzione ai soggetti cui si rivolgono e di cui propagandano test comparativi che, come noto, possono distruggere aziende o favorirne i bilanci e i valori delle azioni in modo altamente sensibile.

”I cittadini infine – sostiene il Codacons - aspettano anche che Altroconsumo spieghi come fa ad avere nel proprio bilancio movimenti di denaro che superano i 5 milioni di euro ogni anno, vista la “povertà” delle associazioni dei consumatori nel nostro Paese.”