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Pubblicazione: 27-01-1994, STAMPA, TORINO, pag.3
 
Sezione: Interno  
Autore: MALTESE CURZIO  
IL CASO <MESSAGGIO> AL PAESE Il Cavaliere regista di se stesso Trucchi e seduzioni nel giorno del debutto
La messinscena, per cominciare. Che poi e' tutto. Gli otto minuti del pronunciamento di Silvio Berlusconi sono disseminati di effetti speciali. Per la verita', sarebbe piu' esatto <effetti banali>. I soliti tre o quattro trucchi del mestiere, via. L'ICONA. Silvio Berlusconi, in divisa sociale (doppiopetto e camicia Standa collofit), siede sulla giacca per evitare le pieghe. La posa, busto eretto e gomiti larghi, vorrebbe conferire solennita' alla figura. I fogli che ogni tanto finge di consultare servono a impegnare le mani (dove metterle? Un annoso problema di attori e politici). In realta' Berlusconi legge l'intero discorso sul <gobbo>, alla maniera dei vecchi politici, come si capisce benissimo dal movimento degli occhi. Notevole, per contro, il trucco certosino che nasconde la calvizie. Un lavoro di ore, molto professionale. LO STUDIO. In stile simil-Scalfaro, come tutto il discorso, vorrebbe suggerire una versione aggiornata e corretta del <messaggio alla nazione> e accreditare Berlusconi come presidente ombra. Tragicamente, ricorda invece da vicino il salottino di rappresentanza di Guido Angeli, il profeta di Aiazzone. La stessa scrivania linda di chi non lavora, sormontata da un accecante fermacarte d'argento; la libreria ordinata di chi non ama i libri, ridondante soprammobili <moderni> (Cascella?), cornici con foto di famiglia sparse. Non un centimetro e' lasciato al caso o al buon gusto. Ovunque, la luccicanza del vuoto. LE LUCI. Soffuse, d'un color seppiolina che si ottiene filtrando la camera con una calza di nylon. Lo faceva anche Ceausescu, verso la fine. L'uso patinato delle luci - da copertina di rotocalco - e' importante perche' dovrebbe introdurre un elemento <caldo> per compensare i tanti elementi <freddi> gia' elencati. L'inquadratura e' fissa, tranne che per un solo movimento. Quando Berlusconi attacca l'appello nel sotto finale (<Sono sceso in campo perche'...>) stringe in un primo piano, rivelando qualche ruga. SORRISI. Appena due. Uno all'incipit (<L'Italia e' il Paese che amo> ) e l'altro alla fine, la chiosa (<vi dico che possiamo, vi dico che dobbiamo costruire insime un nuovo miracolo italiano>). LE CANZONI. Una, l'inno di Forza Italia, riservato pero' all'agghiacciante spot elettorale. IL DISCORSO. Come altri milioni di spettatori non ci abbiamo fatto caso, presi dalla forza delle immagini. Alla terza o quarta replica offerta dalle reti Fininvest e' tuttavia possibile abbozzare un'analisi. I toni sono da tema scolastico di quarta elementare. Misura standard (quattro fogli), nessuna parola difficile, poche subordinate, molti slogan, frequenti ripetizioni, spruzzi abbondanti di retorica e frasi fatte (cfr. il passaggio: <mai come ora l'Italia ha bisogno di persone con la testa sulle spalle... capaci di darle una mano per far funzionare lo Stato>). La parola piu' gettonata e' liberta', sette volte, una ogni settanta secondi. La radice liberal (liberale, liberismo, liberaldemocratico ecc) ricompare altre cinque volte. Segue il gruppo patriottico, Italia (sei), italiani e Paese (cinque). Tra i valori caldi inseguono a quota tre i valori, per l'appunto, e poi esperienza, imprenditore, speranza, serenita', ordine, so gno, piu' gli odiati comunisti. Tra le formule vince la calcistica scendere in campo, usata ben cinque volte e ribadita nei titoli dei tg Fininvest. Tra le forme verbali spicca noi vo gliamo (cinque volte) e gli evangelici io credo e io vi dico (quattro ciascuno), in opposizione ai soliti comunisti che naturalmente non credono al mercato, all'individuo e, in definitiva, <non credono a niente>. Ultima nota, nel tema il candidato Silvio Berlusconi cita direttamente una sola persona, il suo papa'. Ma in definitiva, in televisione come sempre conta il modo e non il contenuto del discorso. In questo senso, Silvio Berlusconi ha realizzato ieri la piu' oscura profezia mai partorita sulla videopolitica, quella contenuta nel romanzo <Presenze> di Jerzy Kosinski, meglio noto nella traduzione cinematografica (<Oltre il Giardino> con Peter Sellers). Ovvero, la banalita' al potere. Pochi del resto hanno letto davvero gli articoli di Silvio Berlusconi comparsi in queste settimane su tutti i giornali, accontentandosi della firma, che cela in realta' un gruppo di ghost writers dall'identita' segretissima (si tratta di Paolo Del Debbio e del professor Antonio Martino). TRATTAMENTO FININVEST. Palinsesto goebbelsiano, con repliche integrali del messaggio sulle tre reti. Due volte sul Tg4 del ligio Emilio Fede (ore 17,30 e 19), una su Italia 1 a Studio Aperto (ore 19,30), una nello speciale del Telegiornale 5 (ore 22,40). Nel Tg5, in un imbarazzato editoriale, Enrico Mentana ha <tratto le dovute conseguenze> dell'<impegno diretto dell'editore in politica>, come annunciato tempo fa. Cioe', ha promesso <pari opportunita'> al Berlusconi politico e ha invitato i colleghi della Rai a grattarsi le proprie rogne: <Ricordate i TeleForlani, i TeleCraxi e i TeleOcchetto, i tre tg della Rai?>. E Mentana, ricordera' qualcosa? TRATTAMENTO RAI. Palinsesto da Minculpop. Il tg della terza rete tronca e sopisce, attaccando a un breve passaggio del discorso di Berlusconi un fluviale e caustico commento del verde Mauro Paissan (<Mi ha fatto ridere...>. <Per le sinistre Berlusconi in politica e' un vantaggio>). Il Tg2 ha invece intervallato ampi brani del Berlusconi-pensiero con una maliziosa biografia per immagini del <grande amico di Bettino Craxi>. Infine il monumentale Tg1 ha allestito un piccolo talk show. Tra gli ospiti, il nemico mortale del Cavaliere, il beffardo Achille Occhetto. Curzio Maltese