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La Storia della Val Tolla
L'Abbazia dei SS. Salvatore e Gallo di Val Tolla,
il monachesimo e la Via Francigena


Dopo il declino e la scomparsa di Veleia (successiva al III sec. d. C.) la storia della Val d'Arda attraversa un lungo tratto di buio dal quale riemerge solo in epoca altomedievale grazie alla fondazione del monastero benedettino dei SS. Salvatore e Gallo di Val Tolla risalente alla metà del sec. VII. Nel toponimo ''Val Tolla'', che indicava anticamente l'Alta Val d'Arda, si evidenzia l'apporto fornito dai longobardi nell'opera di colonizzazione di questi luoghi, dal momento che il termine longobardo ''tular'' significava ''cippo di confine''. Non è questa la sede opportuna per ripercorrere la storia, peraltro largamente nota, del monachesimo in Italia; si può tuttavia ricordare l'importanza, civile ancora prima che religiosa, che questi centri assunsero nel rappresentare un punto di riferimento culturale, religioso, economico e politico, per tutte le popolazioni della montagna. Dopo una prima fase legata ad una funzione propriamente e strettamente monastica, interpretata secondo la ''regola'' benedettina, infatti, i monasteri divennero veri e propri centri amministrativi di gestione del potere temporale, dai quali dipendevano territori molto estesi e innumerevoli beni materiali, e, successivamente, lo strumento adoperato dalla Chiesa e dall'Impero per esercitare un controllo sul territorio, esigere tributi ed amministrare la giustizia. Proprio il continuo e successivo restringersi dell'indipendenza amministrativa determinò l'inizio della decadenza di questi centri e la fine dell'epoca monastica stessa, fine che coincise con la ricostituzione dei poteri forti dopo i secoli di anarchia del periodo altomedievale. Dopo il sec. XII l'intero Appennino divenne zona di scontro tra i Comuni ed i numerosissimi feudatari, protetti dall'autorità imperiale; le casate che maggiormente segnarono la storia dell'Appennino piacentino, ligure e parmense nel corso di questo periodo sono quella dei Malaspina, dei Pallavicino, dei Landi, famiglie che ricoprirono un ruolo di primo piano nella locale lotta tra Papato ed Impero, protrattasi fino alla fine del 1200 e terminata con la vittoria della parte guelfa. L'Alta Val d'Arda, rimase sottoposta comunque all'egemonia del Monastero di Val Tolla fino all'inizio del secolo XIII, quando queste terre passarono sotto il controllo del Comune di Piacenza; in seguito la valle vide il dominio visconteo, quello dei Rossi, quello degli Sforza di S. Fiora e quello degli Sforza Cesarini. Nella fondazione del monastero di Val Tolla non bisogna leggere quindi solo un'intenzione religiosa ma anche e forse soprattutto la necessità da parte dello Stato Longobardo e della Chiesa di creare un centro amministrativo per questi territori ed un presidio a protezione dell'antica strada di valico del monte Pellizzone, che attraversava una vallata ancora sostanzialmente selvaggia e priva di luoghi in cui il viaggiatore potesse trovare assistenza e riparo. Tale itinerario era estremamente importante per il regno longobardo in quanto consentiva di collegare la capitale Pavia con il ducato di Tuscia in un periodo storico in cui la via Emilia era tagliata in due dalla linea di confine che separava il regno longobardo dai territori bizantini. Come si è già avuto modo di evidenziare nella parte introduttiva, durante il periodo dei grandi pellegrinaggi questo itinerario divenne un'importante variante al percorso principale della Via Francigena nell'attraversamento degli Appennini. L'Abbazia di Val Tolla in quest'ottica divenne pertanto una tappa fondamentale, così come l'''hospitale'' benedettino posto presso la località di Casali, appena sotto al Passo del Pellizzone. Gli ''hospitalia'', strutture assistenziali per i viandanti ed i bisognosi, antenate dei moderni ospedali, erano numerosi sul percorso della Francigena e costituivano, assieme ai monasteri ed alle pievi di campagna, i principali punti di appoggio per i viaggiatori dell'epoca; nel tratto piacentino della Via Francigena numerosi erano i luoghi dove il pellegrino potesse sostare: Pontenure, Cadeo, Fiorenzuola (la medievale ''Floricum'', sede dell'ospedale fondato dal re danese Eric I), la stessa Abbazia di ''Val Tolla'', Casali di Morfasso. Lungo la Via Emilia, luogo di sosta per eccellenza era invece l'Abbazia di Chiaravalle della Colomba, nei pressi di Alseno, tra Fiorenzuola e Fidenza.


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