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La Roggia maestra 2/2
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La Roggia maestra

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Inizialmente la portata della Roggia era sufficiente a muovere le ruote collegate ai lanifici, ma in seguito fu necessario trovare fonti energetiche alternative: il Rossi, ad esempio, utilizzerà una grande ruota Poncelet a cui affiancherà una seconda dopo il 1846, poi un "tùrbine a fune dinamica" collegato con una grande ruota sulla Roggia a Rillaro ( 1874 ) e infine costruirà le sue Centrali idroelettriche a Ressalto, Ponte delle Capre e Torrebelvicino.

Per tutte queste ragioni, nella seconda metà dell' 800 si costituisce il Consorzio Roggia di Schio, Marano, Rio dei Mulini che provvede alla regolamentazione delle acque e sue derivazioni. Tuttavia, prima l'uso del vapore, poi l'energia elettrica sostituiscono progressivamente l'energia idraulica e determinano l’abbandono della Roggia e lo spostamento delle fabbriche in luoghi lontani dall'abitato.

La Roggia (6), attualmente, ha origine a Torrebelvicino (7), sulla destra orografica del Leogra, ove un vasto apparato (8)di chiuse (9) convoglia lateralmente parte del corso d'acqua (10) in un canale (11) artificiale che, serpeggiando (12) nella campagna, giunge (13) nella Centrale idroelettrica della Lanerossi di Rillaro. Da qui corre in superficie fino (14) al suggestivo Ponte Canale (15) ( 1883 ) in ferro (16) per mezzo del quale, varcato il Leogra, entra nella Segheria Dalla Vecchia, ora inattiva e prosegue verso il Lanificio Cazzola, in cui penetra con un salto di circa 3,80 metri. Torna visibile in via Riboli, sottopassa via Maraschin, entrando, sempre scoperta, prima nell'area dell' ex Lanificio Lora, poi in quella del Lanificio Rossi. Per questo importante complesso la Roggia attivava cinque ruote idrauliche nel 1833 e una grande ruota Poncelet, collegata alla sala filatura, nel 1844. Dal Lanificio Rossi la Roggia prosegue per un breve tratto sotterranea, ritornando alla luce nel Lanificio Conte e mostrando l'apparato delle chiuse in Largo Fusinelle. Percorre poi un lungo tratto sotterraneo, visibile sotto lastre di vetro all'ingresso del ristorante La Roza e nella Libreria Plebani, per riapparire in via Marconi, nell'area dell'antica proprietà Garbin. Una parte molto suggestiva è quella che da qui giunge a Vicolo Pilastro, fino dal '700 sito di mulini, folli, cartiere e che oggi mostra l' edificio e le turbine del Mulino De Lorenzi-Grendene (17), attivo fino al 1937. Nel tratto immediatamente successivo sono insediate dal 1884 le strutture dell'Industria Meccanica De Pretto. L'ultimo tratto attraversa via Paraiso tra le chiuse (18) del secondo Mulino Grendene (19), attivato fino agli anni Cinquanta da una possente turbina Francis, e poi prosegue verso la ex Fabbrica di navette Federle, costeggia i Magazzini Nico, sorti nell'area dell'ex Fabbrica di cinghie e scardassi della Ditta Massoni, e perviene alla Segheria Cavedon, dove muove la grande ruota in legno. Da qui procede verso Marano Vicentino, disperdendosi in altre minori canalizzazioni e confluendo infine nel torrente Timonchio.


di Marina Campolmi

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