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La Roggia maestra 2/2
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La Roggia maestra

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Una fitta rete di canalizzazioni attraversa tutta la Val Leogra (1) da S. Antonio di Valli del Pasubio a Schio: qui si snoda il tratto più significativo, la Roggia Maestra. Scavata presumibilmente verso la metà del Duecento, essa ha visto sorgere sulle sue sponde (2) mulini, folli da panni, segherie, magli, lanifici, concerie, tintorie; ha irrigato campi, mosso ruote idrauliche e turbine, ha fornito vapore e prodotto elettricità; è stata il centro pulsante della protoindustria e strumento valido nella fase espansiva del decollo industriale della valle.

Le origini della Roggia non sono note con esattezza: è del 1284 un documento che ne attesta il possesso e lo sfruttamento nel territorio scledense da parte dei conti Maltraversi; possiamo ipotizzare che a questa data il canale artificiale fosse già da molti anni utilizzato, ma non abbiamo testimonianze antecedenti al XIII° secolo. Fino al '600 essa attraversava l'abitato di Schio originandosi sulla sinistra orografica del Leogra, a valle della confluenza col torrente Gogna. In epoca successiva, come risulta da una mappa del 1737 (3), nel suo alveo confluirono le acque di un altro tratto di roggia, quella di Pievebelvicino proveniente dalla destra orografica all'altezza di Torrebelvicino, mediante un "Roston", una diga di sbarramento sul letto del Leogra. La sistemazione attuale, che risale alla seconda metà dell'800 ed è opera di Alessandro Rossi, ha mantenuto inalterato sia il punto di origine più a nord che il percorso della Roggia, sostituendo lo sbarramento del Roston con un Ponte Canale (1883).

L'importanza della Roggia risulta evidente sia dal numero di attività produttive insediate fin dal Medioevo sulle sue sponde, sia dal fatto che la città di Schio si è distribuita lungo di essa articolando sul suo corso lo sviluppo urbano, sia dagli antichi Statuti (1393), dei quali diversi articoli sono dedicati espressamente alla manutenzione e difesa della Roggia da inquinamenti e ostruzioni ad opera di rifiuti legati non solo alle antiche attività molitorie o agli usi domestici, ma anche alle numerose attività artigianali come la lavorazione delle pelli, della lana e dei metalli.

In una mappa (4) ricostruita nel 1978 a cura del Comune di Schio, sulla scorta di perizie e mappe catastali, lungo il corso della Roggia nel 1595 risultano tre folli, diversi "edifizi", cioè insediamenti produttivi, e un mulino da grano.
Tra il 1600 e il 1700 l'attività imprenditoriale sulla Roggia vede una progressiva crescita, consistente nel moltiplicarsi delle attività molitorie e di follatura che raggiunge il suo culmine con la decisione del Gravissimo Consiglio di Vicenza di concedere a Schio il privilegio di fabbricare "panni alti" (1701). Da questo momento tutti i proprietari di ruote da grano o per follatura presentano suppliche (5) ai Procuratori dei Beni Inculti perché sia loro concesso di commutare le ruote "da gramola " in ruote per follare e "garzar" e "cottonar panni" e procedere così alla lavorazione della lana grezza e alla sua trasformazione in pezze pregiate. L'attività sulla Roggia si intensifica negli anni successivi. Agli inizi del 1700 erano in funzione 12 mulini, 5 folli e 5 tintori. Nel 1770 : 11 folli, 12 ruote per garzar panni, 30 ruote per grano, 3 magli da rame e ferro. Nel 1790 : 22 folli, 23 ruote per garzar panni, 27 mulini e 1 maglio da rame e ferro. Nel 1795 : 44 ruote sfruttavano l'energia della Roggia, metà ad uso molitorio, l'altra metà a protoindustria.
L'ondata rivoluzionaria napoleonica provoca un profondo terremoto nell'economia scledense: nel periodo tra il 1808 e il 1810 le ruote calano da 44 a 26, segno del disagio per le vicende politiche, del disorientamento nella produzione e nello smercio e infine segno del ritardo nell'adeguamento tecnologico. Nell'arco di tempo successivo, 1813-15 il numero delle ruote si riduce ancora: il ceto manifatturiero si seleziona, restano attivi solo pochi imprenditori, mentre la maggior parte abbandona l'attività' cedendo edifici e diritti d'acqua per lo sfruttamento delle ruote.
Alla metà dell'800 i principali fruitori della Roggia sono mulini (5), folli (4), fabbriche da panno (6): rispetto all'epoca napoleonica è evidente che la concorrenza austriaca ha costretto le piccole imprese a ridurre la produzione che da 25000 pezze annue del 1815, è scesa nel '44 a 9000 pezze.
Siamo ormai in epoca rossiana, l'industria si concentra nei Lanifici Rossi, Cazzola, Conte, e le altre attività nella Segheria Peron,ora Dalla Vecchia, nel Mulino a cilindri De Lorenzi a Vicolo Pilastro e nella Industria Meccanica De Pretto all'uscita dell'abitato.

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