L'eredità velenosadella SardiniaGold Mining- Il caso- MARCO BUCCI ANTINI- INVIATO A CAGLIARI- mbucciantini@unita.it

di Marco Bucciantini

Vietato abbeverare il bestiame e fare il bucato», è scritto sulla pietra sopra il lavatoio. Ci sono messaggi antichi ed eterni, e brame moderne fallite, ma altrettanto indelebili in questo paese che i sardi pronunciano Furtè: Furtei, nella Marmilla, il paese dell'oro. «Ogni famiglia ha il suo telajo per lana e lino, ma non si lavora più che sia il bisogno", inventariò il dizionario Angius/Casalis sui borghi della Sardegna. Anche allora erano mille e cinquecento anime, «e nella scuola normale non si hanno che dieci ragazzi». E nelle colline adesso ci sono mille buche, carotaggi, fenditure affascinanti e perverse come lo sono le cave: nelle cavità i laghetti mutano in acqua acida, e la schiuma è avvelenata. È quel che resta della corsa all'oro nel Medio Campidano. Cominciata 12 anni fa, quando i tecnici della Sardinia Gold Mining isolarono il primo lingotto e lo annotarono nel libro. Quelle carte adesso sono in tribunale. La società è in liquidazione, si attende la nomina del curatore fallimentare che possa almeno garantire una gestione d'emergenza. Ci sono i bacini da mettere in sicurezza. I buchi resteranno, come questi colori splendidi e fasulli. Sarà un monumento di una storia sbagliata che ha visto protagonista anche il candidato alla presidenza della Sardegna, Ugo Cappellacci, che guidò la società dal 2001 al 2003. Fu piazzato dalla giunta di Mauro Pili, altra giovane creatura del pigmalione Berlusconi. Fu la "vedetta" per le voglie del comitato d'affari che governava l'Isola, e che produsse il mostruoso debito di 3 miliardi di euro. Oltre all'attività nella Marmilla, in quel periodo la Sardinia Gold Mining stava in pratica "carotando" tutto il territorio isolano nelle "attività di ricerca". Aveva annusato il metallo nobile in un posto particolare, intorno al poligono militare di Perdasdefogu. Per mettere le mani su quelle colline bisognava muovere la diplomazia di mezzo occidente, impresa politicamente sconveniente. Quando fu chiaro che le attività della Sardinia non erano espandibili, e solo allora e solo per questo Cappellacci si dimise. «In due anni lo avremo visto tre volte», ricordano ingegneri e operai della società. Eppure Cagliari è vicina appena mezz'ora di macchina. Fuori dalla sede della SGM le cassette per i carotaggi sono imbalsamate dai detriti. Eppure, quando si cominciò a scavare e i maggiori finanziatori erano gli australiani sembrò un grande affare. Trovarono l'accordo con la Regione guidata da Federico Palomba, ex magistrato, parlamentare dell'Idv. L'ente locale tenne per sé la quota del 30% e riusciva a governare la vicenda nominando il presidente del consiglio di amministrazione. Negli anni, tutto divenne più complicato, si doveva andare a scavare sempre più giù, i canadesi subentrarono agli australiani, la Regione diminuì il suo intervento al 10% ma conservò il potere di nomina del presidente. «Abbiamo tirato fuori 4 tonnellate e mezzo d'oro e trattato milioni di tonnellate di minerali». L'impresa si è mangiata 4 milioni di tonnellate di territorio, ma quello che preoccupa è un laghetto di 11 ettari, il bacino artificiale per la raccolta dei fanghi e degli scarti. L'acqua ha il colore della coca cola e svasa naturalmente: le pompe si preoccupano di riportare queste perdite controllate nel laghetto. Le pompe vanno a gasolio, e bisogna monitorarle 24 ore su 24. Ma la società non ha più la disponibilità del patrimonio, sotto scacco in tribunale. «Qualcuno deve garantire questa messa in sicurezza», dice Sergio Broi, e con lui i sindacati che cercano anche di aprire un tavolo con gli enti locali per ricollocare i 40 dipendenti in cassa integrazione. Quelle acque solforose sono inquinate anche dal cianuro, che è il "veleno" con cui viene trattata la roccia frantumata per separarla dall'oro. «Il rischio – ammette Broi – e che questi continui acquazzoni facciano tracimare il laghetto. L'acqua può contaminare i corsi e i bacini che servono i comuni della zona, e perfino Cagliari».

15 February 2009 pubblicato nell'edizione Nazionale (pagina 5) nella sezione "Politica"