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Rock e Rap italico: per i lettori di RS vincono Grignani e Articolo 31

Oh, oh, oh! Lo avete deciso voi con una sostanziosa votazione via social. La notizia merita un commento appropriato. Scritto dal nostro Paolo Madeddu...

5 settembre 2013

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Di Paolo Madeddu 

Secondo i lettori di Rolling Stone, la canzone che meglio rappresenta il rock italiano è La fabbrica di plasticadi Gianluca Grignani. Secondo i lettori di Rolling Stone, il pezzo che meglio rappresenta il rap italiano è Ohi Mariadegli Articolo 31.

Bene. Siccome chi scrive non è così scemo come sembra, l’espressione usata nelle sentenze sopra è: “la canzone che meglio rappresenta”. E non “la più bella”, “la più importante”, bla, bla, bla. Perché comunque, lo sappiamo che un piccolo sussulto, nel vedere le numero uno in classifica, lo avete avuto. Così, invece, se ne può parlare. Perché dopo aver precisato che sì, SÌ, lo sappiamo che se il suo fan club si mobilita meglio degli altri, anche Cristina D’Avena può vincere – i risultati non sono privi di una loro logica.

Rock e rap non sono due generi musicali nei quali l’Italia affonda le sue radici. Sono due linguaggi di importazione, che hanno preso piede barcollando, e con il perenne complesso dei modelli anglosassoni originali. Viceversa, per quanto riguarda la canzone melodica o “d’autore”, se non ci fosse il problema della lingua (e della xenofobia musicale soprattutto britannica) potremmo giocarcela con inglesi e americani, e spesso – da Domenico Modugno a Laura Pausini, da Paolo Conte a Eros Ramazzotti, da Albano a Tiziano Ferro – abbiamo esportato il prodotto. Sul podio delle smash hits della nostra storia non ci sono Rock Around the Clockdi Bill Haley (25 milioni di copie in Usa) o Bohemian Rhapsodydei Queen (due milioni e mezzo di copie nel Regno Unito).

La classifica delle vostre 10 migliori canzoni rock italiane

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Secondo il prezioso sito www.hitparadeitalia.it, dietro a Questo Piccolo Grande Amoredi Claudio Baglioni, le piazze d’onore tra i singoli più venduti in Italia sono appannaggio di Vita Spericolatae Azzurro, riconducibili a due personaggi che hanno fatto rock’n’roll, sì, ma chissà come, quando lo hanno momentaneamente accantonato hanno venduto il triplo. Così, il primato di Gianluca Grignani, che a sua volta, ha venduto il triplo tutte le volte che ha usato l’ammorbidente, sottolinea doppiamente questo aspetto. Perché nel pezzo in questione, La Fabbrica di Plastica, c’è anche questo senso di frustrazione nei confronti del gusto del Paese.

Ripetiamo quanto scritto su Rolling Stone: pochi hanno tirato alla musica italiana uno schiaffo come quello di Grignani nel 1996. Pochi mesi dopo un esordio delicato, melodico, che lo aveva elevato a poster delle ragazze innamorate di Destinazione Paradiso (e di lui), riapparve col ghigno ostile del piccolo Alex di Arancia Meccanica, ringhiando il suo veemente sfogo contro chi lo aveva ben confezionato “Ma non sono esattamente uscito un prodotto ben plastificato”. Il pubblico rimase spiazzato: scese da 800mila copie vendute a 100mila. Ma forse lo stesso Grignani rimase scottato da quel momento incendiario, e in seguito si rifugiò tra soavi campi di popcorn e birichine aiuole da rasare.

La classifica delle vostre 10 migliori canzoni rap italiane

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Per quanto riguarda il rap, invece, il discorso è più tortuoso. “La scena” oggi fa la voce grossa, forte dei risultati in una classifica di vendita peraltro talmente esangue, che con cinquemila copie vendute si possono fare i caroselli per strada. Ma la sensazione è che, mentre tutti mostrano i muscoli, nessuno pensi a pezzi che possano arrivare a tutti.

Che poi è anche una cosa rivendicata con orgoglio, sottintende un gap tra giovani e vekki, e coerenza col genere: “Non siamo qui per piacere a tutti, anzi, siamo minchiappericolosieciabbiamolepistole”. Poi arriva quel programma per famiglie di Canale 5, ci piazza Moreno, e le pistole viene da usarle per spararsi presso il baricentro. Stando così le cose, non deve sorprendere che la fase in cui il rap italiano è stato capace di costruire pezzi irresistibili anche per “il resto degli italiani” sia stata quella iniziale, in cui Jovanotti e Articolo 31 e Frankie Hi-Nrg si sono evidentemente rivolti a un pubblico che non era quello della Grande Nicchia.

Di fatto è in questo modo, da sempre, ovunque, che ci si ritrova con dei pezzi che tutti ricordano. Ohi Maria, nel 1995 vinse addirittura il Disco per l’Estate, e lo fece parlando di legalizzazione di una droga – vedete voi se è una cosa facile da fare, portare un tema del genere all’attenzione delle zucche più dure. Ma molto dure: come ha ricordato J-Ax in un’intervista, “Andai alla Festa della Polizia, mi invitarono loro. Cantai Ohi Mariain faccia al ministro La Russa. Ballava e batteva le mani”.

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