Se il clima si raffredda – Prove di catastrofismo climatico negli anni ’70

Posted on 20 novembre 2013
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Nel 1975 il mondo scientifico era lontano 1000 miglia dall’aver preso coscienza dei rischi da global warming ed anzi si stava interrogando circa i rischi del fenomeno opposto e cioè di un incontrastabile global cooling. Di questa temperie ho da tempo per le mani due interessanti testimonianze e cioè:

 

  • uno scritto di Hubert Lamb dall’emblematico titolo “Il clima si raffredda” uscito sul numero di agosto-settembre 1973 della rivista divulgativa “Il corriere Unesco”, di cui posseggo copia cartacea. In tale lavoro l’autore (uno dei più illustri climatologi storici del XX secolo) poneva in luce tutta una serie di sintomi di global cooling scrivendo fra l’altro “…divenne ben presto evidente che l’anidride carbonica non poteva spiegare tutto. Infatti, nonostante l’aumento della sua produzione dovuto alla sempre maggiore industrializzazione ed al crescente consumo di oli e di altri combustibili, la variazione delle temperature si è invertita e negli ultimi 25-30 anni la Terra è progressivamente divenuta più fredda. Il raffreddamento è stato particolarmente intenso intorno al 1960 e vi sono oggi prove di  inversioni nelle migrazioni di uccelli e pesci e di contrazioni nell’estensione delle colture e delle foreste.”
  • l’ottimo testo Climate and rice (IRRI, 1979) liberamente accessibile in google books. In particolare a pagina 46 viene presentata una carta mondiale del global cooling, ampiamente commentata nel testo e che pone in evidenzia i rischi per la coltura del riso derivanti dal raffreddamento globale.

 

  NW1975

 

A questa mia piccola galleria che testimonia di tempi andati in cui la scienza preannunciava catastrofi di segno opposto a quelle oggi tanto di moda, aggiungo un ulteriore lavoro  divulgativo segnalatomi dall’amico Sergio Pinna. Lo scritto ha per titolo “The cooling world”, è uscito su Newsweek il 28 aprile 1975 a firma Peter Gwinne ed è reperibile anche qui (pdf).

 

Newsweek 1975

L’articolo è sviluppato utilizzando i classici canoni del giornalismo d’inchiesta statunitense. Si parte dal fatto (il  timore di catastrofe imminente legato alla contrazione nella produzione di cibo cui il global cooling esporrà l’umanità) e si procede indicando le aree di produzione più esposte al rischio e cioè le aree frumentarie di Canada e di Unione Sovietica (allora ancora viva e vegeta) e le aree produttive a clima monsonico (India, Pakistan, Bangladesh, Indocina, Indonesia).

Secondo il giornalista le evidenze a favore di un’evoluzione catastrofica del clima si andavano accumulando in modo preoccupante ed in tal senso si citano:

  • la contrazione nella stagione di crescita delle colture in Gran Bretagna
  • una devastante stagione di tornado negli Usa con più di 300 morti nell’aprile 1975
  • l’aumento delle temperature e delle siccità nella fascia equatoriale.

 

Pertanto la sintomatologia adombrata è: diminuzione delle temperature alle latitudini medio-alte, riduzione delle piogge nella fascia tropicale a clima monsonico e aumento delle temperature all’equatore.

Come fonte di tale scenario si cita un report della National Academy of Sciences e si riporta altresì  un survey di Murray Mitchell dalla Noaa ed i dati da satellite prodotti da George Kukla della Columbia University. Segue una breve intervista a climatologo  Reid Bryson dell’Università del Wisconsin il quale discetta sulle cause d’innesco delle ere glaciali, dicendo che se ne sa ancora troppo poco e dunque generando allarme nel lettore. Segue la prognosi pessimistica di James D. McQuigg della Noaa circa le capacità di adattamento del sistema di produzione del cibo.

Interessante anche il finale in cui si dice che i governi non starebbero facendo abbastanza per contrastare il pericoloso fenomeno. Più si aspetterà, conclude il giornalista, e più sarà difficile contrastare il cambiamento  climatico una volta che i suoi effetti diverranno una terribile realtà.

In sostanza si evidenzia una corrente di pensiero che abbiamo poi visto all’opera moltissime volte con riferimento al global warming e che può essere interessante indagare più vicino alle proprie origini.

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2 Replies to "Se il clima si raffredda - Prove di catastrofismo climatico negli anni '70"

  • donato
    20 novembre 2013 (08:45)
    Reply

    Ciò che è stato sarà
    e ciò che si è fatto si rifarà;
    non c’è niente di nuovo sotto il sole.
    C’è forse qualcosa di cui si possa dire:
    «Guarda, questa è una novità»?
    (Ecclesiaste: cap. 1; 9-10)
    .
    Ciao, Donato.

  • alessandrobarbolini
    20 novembre 2013 (21:10)
    Reply

    il nostro pianeta vive di spaccati o schegge di piccole ere glaciali e di warming qua e la…non ci sono e non ci saranno vincitori e vinti in questa religione inventata e proclamata dalla scienza….mentre in qualche angolo del mondo si puo incappare a soffocare o boccheggiare 35 gradi o 40 in altri angoli del mondo si puo essere rinsucchiati da un tornado come essere seppelliti da un blizzard nevoso..o vivere nella piu piacevole tranquillita di tepori dal sapore primaverile


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