PAESE IMMATURO. Non si prende a calci una bara, nemmeno se quella di Priebke

++ Priebke:salma in chiesa,manifestanti urlano"assassini" ++Non voglio con questo articolo difendere Priebke o le sue azioni; da capitano delle Ss che occupavano il territorio italiano si macchiò di crimini inumani e di atrocità enormi fra cui spicca il massacro delle Foibe Ardeatine. Ma Priebke oggi è morto, e quei calci ad una bara non ridaranno la vita a chi, a causa della follia nazista, la perse.

In compenso, quei calci e quegli sputi al carro funebre che trasporta i resti mortali di un uomo di 100 anni rappresentano l’unica vittoria che l’ex capitano delle Ss potesse mai cogliere: essere ancora odiato, essere ancora considerato un pericolo per la società. Il suo atteggiamento ferreo e provocante nel rivendicare con orgoglio le sue azioni e anche la sua longevità, in crudele contrasto con la giovinezza e le vite che distrusse, hanno suscitano odio e, forse, anche paura. Ma oggi Priebke è morto e certi attacchi, certe ordinanze di certi sindaci non sono gesti di coraggio né di antifascismo: sono semplicemente atti barbarici indegni di un paese civile.

L’unica cosa che davvero traspare da certi gesti è un atteggiamento indegno di un essere umano, il rispetto per la morte è un principio antico, antichissimo e vedere certi comportamenti da parte di cittadini italiani nel III millennio mi dà solo tristezza e sconforto. Molte volte nella storia dei popoli si è assistito a simili contesti ma mai a tali risultati. Basti pensare a Napoleone che morì prigioniero della Nazione che aveva sopra ogni cosa cercato di distruggere, eppure nessuna offesa fu fatta alle sue spoglie e nonostante gli inglesi certo avessero tutti i motivi per odiare Napoleone (come, questo è chiaro, si ha diritto ad odiare Priebke) seppero mantenere verso un nemico, certo temibile e dal loro punto di vista crudele, ma oramai vinto, la dignità e il rispetto che oggi sono mancati al popolo italiano.

erich priebkeQuesto atteggiamento purtroppo ben descrive una parte dell’Italia di oggi spesso restia ad assumersi responsabilità o ad affrontare il nemico in maniera onorevole ma solita ad episodi che rimarranno eclatanti solo per volgarità ed ignoranza. Non vorrei mai che questo mio scritto sembrasse offensivo o dispregiativo verso coloro che da Priebke furono uccisi o verso i loro eredi, ma non erano loro ieri sera ad Albano Laziale; se fossero stati loro quei gesti sarebbero parsi, per quanto sbagliati, comprensibili come l’estremo sfogo di chi ha sofferto la perdita dei propri cari: invece ieri sera c’erano persone completamente estranee ed esterne all’infame massacro delle Ardeatine, persone che per un qualche motivo per voglia di apparire (e forse in questo caso, sarebbe la cosa meno grave), per frustrazione verso un uomo che in vita non si è mai pentito delle proprie azioni eo per stupidità hanno voluto mostrare ai media e al mondo la parte peggiore di loro stessi.

E forse alla fine il capitano Priebke è l’unico vincitore: con il suo ostinato rivendicare con fierezza i crimini da lui commessi, con il suo rifiutare di pentirsi delle proprie azioni, è stato fino alla fine il temuto e odiato capitano delle SS, ciò che forse ha sempre desiderato. E con quei calci e quegli sputi al carro funebre il suo ultimo desiderio è stato esaudito.

sagramosoFederico Sagramoso

federico.sagramoso@italiapost.info

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