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> Operazione GA 1- TUTTI I DETTAGLI, PIANIFICAZIONE-SILURAMENTO-SOCCORSO
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Inviato il: Apr 30 2008, 01:49 PM
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L’OPERAZIONE «G.A. 1 » CONTRO ALESSANDRIA E PERDITA DEL SOMMERGIBILE IRIDE

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PRELIMINARI DELLA OPERAZIONE « G. A.1 ».

La dichiarazione di guerra dell’Italia alla Francia e all’In­ghilterra sorprese la specialità dei mezzi d’assalto ancora in fase di organizzazione e di messa a punto dei mezzi subacquei e di superficie. E pertanto l’auspicato attacco in massa della P flotti­glia di MAS non potè essere effettuato — come era nei voti di tutti — contro le basi navali inglesi di Alessandria e di Gibilterra fin dalle prime ore del conflitto.
Gli avvenimenti politico-militari di quel primo scorcio d'estate del 1940 si succedettero a ritmo incalzante. Il 24 giugno la Francia firmava l’armistizio con l’Italia; il 3 luglio la squadra na vale inglese di Gibilterra (Forza H) agli ordini dell’ammiraglio Somerville eliminava le navi da battaglia francesi alla fonda nel la rada di Mers-el-Kebir nel corso della « Operazione Catapulta il 9 luglio, al largo delle coste meridionali italiane, — Punta Stilo — si verificava il primo scontro diretto fra la squadra naval italiana e la squadra britannica di Alessandria senza che dallo scontro derivassero conseguenze di rilievo per l’una o per l’altra delle parti contrapposte.
L’eliminazione della Francia dal conflitto aveva arrecato un indubbio sollievo alla Marina italiana che si trovava ora a fronteggiare soltanto le Squadre navali britanniche dislocate nelle eccentriche basi di Alessandria e di Gibilterra, forti complessivamente di 6-7 navi di linea; 2 portaerei; 10 incrociatori e una qurantina di cacciatorpediniere.
Ad eccezione del siluramento dell’incrociatore leggero inglese Calypso ad opera del sommergibili Bagnolini (cap. corvet Tosoni Pittoni) e della perdita di alcune unità subacquee sia britanniche che italiane, le prime settimane di guerra non fecero registrare successi clamorosi nè da una parte nè dall’altra a me­no che non si voglia considerare come successo il fatto che sia gli italiani che i britannici svolsero senza perdite i loro traffici militari in Mediterraneo.
Il primo tentativo operato dai mezzi d’assalto contro Ales­sandria (tentativo giudicato « a posteriori » prematuro e intem­pestivo) trova una giustificazione nella volontà della Marina di ricorrerè all’impiego delle nostre « armi segrete » per conseguire quel successo di grosse proporzioni e di larga risonanza che le forze aeree e navali non erano ancora riuscite a cogliere.
In una relazione compilata dopo la guerra (17 febbraio 1947) dal capitano di vascello Giorgini, che era stato il comandante su­periore in mare della prima spedizione contro Alessandria, a pro­posito della Operazione « G. A. 1 » si legge:
« Nella seconda quindicina di luglio del 1940, l’ammiraglio De Courten, da cui dipendevano i mezzi d’assalto, venne ad as­sistere ad una esercitazione a Bocca di Serchio. Agli ufficiali riu­niti, l’ammiraglio disse che, non essendo stato possibile, ridurre gli effettivi delle forze navali britanniche in Mediterraneo né con gli aerei, né con i sommergibili, era necessario tentare al più pre­sto un’azione con i mezzi d’assalto. In tale epoca erano disponibili alcuni apparecchi SLC usati fino ad allora per gli allenamenti. Al­tri apparecchi in corso di riordinamento presso Marinarmi Spezia non sarebbero stati pronti per la fine di agosto, epoca stabilita per la prima missione. Comunque, anche questi apparecchi erano di vecchio tipo. Altra serie nuova, con notevoli migliorie era in cor­so di ordinazione. Furono scelti, per questa prima missione, i 4 migliori apparecchi, il cui stato di efficienza era buono anche se non perfetto, specie per la difficoltà di funzionamento delle pom­pette assetto. Detti apparecchi erano collaudati a m. 30 di profon­dità col grande svantaggio di vincolare a tale quota massima l’im­mersiòne del sommergibile destinato al loro trasporto. Per tale trasporto gli SLC venivano infatti rizzati su apposite coppie di selle sistemate in coperta del sommergibile, rispettivamente due apparecchi a proravia e due a poppavia della torretta (per le mis­sioni successive furono costruiti cassoni cilindrici che permette­vano il trasporto fino a una quota di 90 m.) ».


PIANIFICAZIONE

In data 10 agosto 1940 il Capo di Stato Maggiore della Ma­rina, ammiraglio Cavagnari, indirizzava ai capitano di fregata Mario Giorgini, comandante della 1° flottiglia MAS, il seguente ordine generale per la missione «G. A. »:

« Supermarina Prot. n. 2930
Segreto riservato alla persona

Trasferimento del Sommergibile “iride” da La Spezia a Me­nelao.

Il Sommergibile Iride partirà da La Spezia il giorno 12 ago­sto, nelle ore antimeridiane, dirigendo per rotte costiere a Mes­sina, in modo da giungervi nella giornata del 14 agosto (mg. 600 circa); a Messina dovrà rifornirsi al completo di acqua e nafta e rimanere fino all’ordine telegrafico (trasmesso tramite Marina Messina) « proseguite missione ore x », col quale verrà precisata l’ora di partenza per Menelao.
Verosimilmente, la partenza dell’iride da Messina avrà luogo il giorno 16 agosto. Qualora nel telegramma non venga data nes­suna indicazione di rotta, si intende che il Sommergibile dirigerà da Messina a Menelao (mg. 540) seguendo il percorso Messina - Ras Aamer (estremità nord della cirenaica). La traversata Messina-Menelao sarà fatta con navigazione occulta nelle zone prescritte da MaricoSom, regolandola in modo da arrivare a Menelao nella mattina del 21 agosto.

Trasferimento della silurante di appoggio da La Spezia a Menelao.

La silurante di appoggio di cui sarà precisato il nome, dovrà dislocarsi nel pomeriggio del 16 agosto nel punto del Golfo di La Spezia stabilito per effettuare durante la notte l’imbarco del per­sonale e del materiale per la missione. Sulla silurante prenderà imbarco il capitano di fregata Giorgini, al quale è affidata la di­rezione della missione.
Nelle prime ore del mattino del 17 agosto, la silurante parti­rà da La Spezia per Trapani seguendo rotte dirette su massimi fondali lungo il percorso W Capraia — W Elba — E Corsica — Trapani (mg. 410), regolando la velocità in modo da giungere a Trapani nel pomeriggio del 18 agosto.
A Trapani la silurante completerà i rifornimenti di nafta e acqua, proseguendo subito per Tripoli (mg. 310) secondo il per­corso Trapani-Pantelleria-Kerkeflah-Tripoli (rotte costiere) ri­chiedendo a Marina Trapani le necessarie indicazioni sulla posi­zione delle zone pericolose, regolando la velocità in modo da compiere in ore notturne il transito nella zona Pantelleria-Ker­kenah e da giungere a Tripoli nella giornata del 19 agosto.

Sosta a Menelao.

A Menelao sono stati predisposti due punti di ormeggio (pro­babilmente boe) uno nell’ancoraggio di Menelao ed uno nella zona a ridosso dell’isola di Machareb. J..a silurante si ormeggerà nel punto più adatto in relazione alle condizioni metereologiche; il sommergibile si affiancherà di massima alla silurarnte, trasbor­dando subito da questa i materiali.
Dato il periodo di plenilunio, sia tenuta presente l’opportu­nità di tonneggiarsi con ancorotto di poppa per cautelare oppor­tunamente le unità da attacchi di aerosiluranti.
Durante la sosta a Menelao, il sommergibile e la silurante do­vranno essere riforniti di acqua (circa 60 tonn.); in ogni even­tualità, il sommergiblle si completerà dalla silurante (fabbisogno circa 5 tonn.), la quale si recherà poi a Tobruch per rifornirsi.

Esecuzione della missione «G. A. ».

Salvo contrordini, l’Iride partirà da Menelao all’alba del 23 agosto per eseguire la missione ordinata, secondo le disposizioni particolari consegnate al capitano di fregata Giorgini.

Eventuale rientro del sommergi bile a Menelao.

Nell’eventualità che il sommergibile debba rientrare per ava­ria o per altra ragione, senza avere effettuato la missione, esso dirigerà a Menelao, dove riceverà ordini per la sua ulteriore di­slocazione. Qualora invece la missione sia interrotta per ordine di Supermarina, sarà precisata la località di rientro del som­mergibile.

Esplorazione aeree.

Durante i trasferimenti sopra indicati e durante la sosta a Menelao, a cura dei comandi Marina interessati saranno effettuate ricognizioni aero-marittime intese a garantire la sicurezza delle unità navali.

ComunicaZioni

Per le comunicazioni durante i trasferimenti di cui ai parafrafi i 1° e 2° attenersi alle norme in vigore limitando le trasmissioni r. t. a quelle assolutamente indispensabili. Le comunicazioni durante la sosta a Menelao (par. 3°) siano fatte via filo Maina Tobruch. Per le comunicazioni con il sommergibile durani la missione (par. 4° e 5°) saranno emanate disposizioni nell’ord ne particolare per la missione stessa.


Continua........


C.te Duval



Fonte Ufficio Storico della MM


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Inviato il: May 3 2008, 12:25 PM
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Continuazione....parte II°

1) Scelta della notte nella quale compiere l'operazione.

In relazione alla necessità che l'operazione di fuoruscita del personale del sommergibile abbia luogo in ore senza luna/e che invece l'avvicinamento ai bersagli si effettui con luce lunare, si stabilisce che l'operazione sia compiuta in una delle notti dello ultimo quarto, e più precisamente entro i limiti estremi delle seguenti giornate:

26 agosto

Ora locale Tramonto sole 18h 30m 4 ore circa di oscurità

Ora locale Sorgere luna 23h 4m - 6 ore circa di luce lunare

Ora locale Sorgere sole 5h 33m

29 agosto

Ora locale Tramonto sole 18h 27m 5 ore e 30' di oscurità

Ora locale Sorgere luna 1h 28m 4 ore circa di luce lunare

Ora locale Sorgere sole 5h 35m

Durata del crepuscolo circa 1h 20m

In conseguenza si stabilisce che l'operazione venga di massima effettuata nella notte fra il 26 e il 27 agosto, prevedendo la possibilità, qualora si presentino cause impreviste di ritardo (derivanti o da questioni inerenti alla condotta della missione da parte del sommergibile o da movimenti delle forze navali inglesi dislocate ad Alessandria), di compierla fino al limite massimo della notte fra il 29 ed il 30 agosto. Se il ritardo dovesse oltrepassare questo limite, l'operazione dovrà essere interrotta e rinviata ad altra epoca. 2) Apparecchi da imbarcare sul sommergibile e loro armamenti.
Sull'Iride saranno imbarcati a Menelao, fissandoli sulla coperta, i quattro apparecchi trasportati dalla silurante.
Gli apparecchi saranno armati come segue:

apparecchio n. 1: tenente di vascello Gino Birindelli 2° capo palombaro Damos Paccagnini.
apparecchio n. 2: tenente di vascello Alberto Franzini sergente
palombaro Giovanni Lazzaroni.
apparecchio n. 3: capitano g.n. Teseo Tesei sergente palombaro Alcide Pedretti.
apparecchio n. 4: capitano g.n. Elios Toschi 2° capo palombaro
Enrico Lazzari.

Sull'Iride prenderanno imbarco, oltre il personale sopramenzionato, anche le seguenti persone:
capitano di fregata Mario Giorgini — Capo della missione, sottotenente di vascello e. Luigi de la Penne — riserva, operaio elcttricista Pietro Biradelli (Marisub-La Spezia).

3)[/B] Rotte di trasferimento del sommergibile da Menelao al punto di fuoruscita e ritorno.
L'Iride, partendo da Menelao all'alba del 23 agosto, dirigerà al punto di fuoruscita, effettuando sempre navigazione occulta e seguendo i percorsi sottoindicati:
a) Menelao=punto D (lat. 41° 18',3 — long. 19° 07') rag. 350 (mg. 100 per Rv = 67°; mg. 200 per Rv= 106"; mg. 50 per Rv = 155°);
cool.gif Punto D = Punto C (lat. 41° 03',8 — long. 1-9° 23',6) mg. 20;
e) Punto C= punto B (lat. 41° 09' — long. 19° 33',6) mg.10;
d) Punto B= Punto A (lat. 41°08'8 — long. 19° 54') mg. 10; L'Iride regolerà la navigazione in modo da trovarsi sul punto D alle 4h 30m del 26 agosto e sul punto A alle 22h dello stesso giorno. Controllerà la propria posizione con osservazione astronomica sul punto D e successivamente, regolandosi sullo scandaglio ed eventualmente col periscopio, sui punti C (14h) e B (18h): dovrà essere usata la massima prudenza nell'uso del periscopio, specie se le condizioni del mare siano tali da presupporre una buona visibilità dall'alto sul fondo chiaro del mare.
La navigazione'subacquea dal punto D al punto A dovrà essere condotta in modo che il sommergibile, giungendo sul punto A, abbia a disposizione circa il 50% della sua autonomia subacquea, valendosi all'uopo dei dati sperimentali ricavati nelle prove di silenziosità e degli accertamenti effettuati sull'autonomia subacquea.
Compiuta nel punto A la fuoruscita degli uomini ed assicuratosi della regolare partenza degli apparecchi (tempo necessario previsto circa 30 minuti), l'Iride dirigerà per ritornare al punto D, navigando in immersione per le prime tre ore, in superfìcie
per carica nelle successive due ore (se possibile) ed effettuando poi navigazione occulta. Dal punto D farà rotta, seguendo i percorsi inversi a quelli dell'andata e sempre con navigazione occulta, per Menelao, dove riceverà ordini da Supermarina.

4) Rotte degli apparecchi.
Lasciato il sommergibile, gli apparecchi dovranno dirigere per entrare nel porto, seguendo di massima le seguenti rotte: Rv = 73° per lh 15m
Rv = 97° per lh (prora su Mex High LO Rv = 60" per Oh 45m (prora su testata molo Quarantena).

5) Preparazione degli apparecchi.

Testa unica da kg. 225 di tritolite con sacco di adesione. Spolette a tempo graduate per una durata di due ore; potrà variarsi la graduazione sul posto, qualora ciò sia consigliato dalle constatazioni fatte sul luogo.
Spolette a tempo per la carica di distruzione degli apparecchi pure graduate a due ore. Qualora occorra distruggere un apparecchio prima di portare a termine la missione, ciò sarà fatto regolando le spolette a dieci ore di durata.

6) Precedenza bersagli.
Corazzate e nave portaerei = bacino galleggiante = Incrociatori.
L'assegnazione particolare dei bersagli sarà fatta dal capitano di fregata Giorgirii in relazione alle ultime fotografie, delle quali potrà avere comunicazione a Menelao a cura dell'ammiraglio Brivonesi, Comandante Superiore in Libia.

7) Norme relative agli equipaggi degli apparecchi.
I componenti gl'i equipaggi degli apparecchi porteranno, sotto la tenuta di gomma da sommozzatore, la tenuta di lavoro regolamentare (tuta) con galloni in cotone: saranno disarmati.
Dovranno essere muniti della tessera regolamentare di riconoscimento.
Cercheranno di distruggere l'apparecchio in prossimità di una delle navi da guerra francesi, a bordo della quale saliranno successivamente. Dichiareranno in ogni caso di essere ufficiali della Marina italiana in servizio effettivo permanente, rifiutando di rispondere a domande circa l'azione compiuta.

8) Ricognizioni aree sulla base nemica.
A partire dal mattino del giorno 20 saranno disposte a cura di Supermarina ricognizioni aeree giornaliere sulla base nemica, intese a dare tutte le notizie riguardanti la presenza e la disposizione all'ormeggio delle navi in porto.
Tali notizie saranno comunicate al capitano di fregata Giorgini a cura di Marilibia-Bengasi finché il sommergibile sarà a Menelao: successivamente a cura di Supermarina, durante la navigazione da Menelao al punto di fuoruscita.

9) Comunicazioni.
Le norme relative al servizio delle comunicazioni saranno ispirate al codice speciale G che sarà impiegato durante la missione dalla partenza del sommergibile da Menelao fino al suo ritorno colà.

10) Documenti segreti.
L'Iride non dovrà portare con sé, nel corso della missione da Menelao, nessun documento segreto, all'infuori di quelli relativi alle comunicazioni di cui al paragrafo 9" del presente ordine.

11) Piano ormeggi.
Il piano degli ormeggi nella base nemica, al quale sarà fatta riferimento nelle eventuali comunicazioni al sommergibile da parte di Supermarina, è quello all'allegato 2.

Il Capo di Stato Maggiore F.to Domenico Cavagnari


IL CONCENTRAMENTO DELLE NAVI NEL GOLFO DI BOMBA PER LA ESECUZIONE DEL « G. A. 1 ».

Il trasferimento del sommergibile Iride (tenente di vascello Francesco Brunetti) da La Spezia al Golfo di Bomba avvenne regolarmente. Nella relazione compilata dal comandante Brunetti il 27 agosto 1940 si legge:
« In seguito ad ordini ricevuti da Supermarina tramite Marina La Spezia e Grupsom La Spezia, alle ore 11.00 del giorno 12 agosto 1940 il sommergibile Iride ha mollato gli ormeggi ed ha lasciato La Spezia per trasferirsi a Messina. La navigazione è stata regolarmente compiuta seguendo le rotte costiere prescritte. Nulla da segnalare. L'unità è giunta a Messina alle ore 19.00 circa del giorno 14; si è rifornita al completo ed è rimasta pronta all'ordine. Alle ore 11.00 del 16 agosto ho ricevuto da Super-marina un teledispaccio cifrato che mi ordinava di proseguire la missione, alle ore 16.00 dello stesso giorno e di seguire rotte su alti fondali per evitare mine nemiche ancorate lungo le rotte costiere della Cirenaica. Presi accordi con Marina Messina, alle ore 16.00 del 16 agosto ho mollato gli ormeggi ed ho seguito rotte coséere fino a Capo Spartivento.
Invece di atterrare su Ras Aamer e seguire le rotte costiere fino alla Baia di Menelao, in seguito all'informazione avuta circa le mine nemiche,' alle ore 20.30 del 16 agosto, giunto all'altezza di Capo Spartivento, accosto su rotta diretta per il Golfo di Bomba. Durante tutto il trasferimento seguo navigazione occulta. Nulla da segnalare durante la navigazione che si è svolta in maniera del tutto regolare. All'alba del giorno 21, controllata la posizione con osservazioni astronomiche, dirigo per il posto di ormeggio assegnatomi nella Baia di Menelao. Alle ore 06,45 avvisto di poppa a dritta la torpediniera Calipso.

Alle ore 09.00 circa, dietro ordine della torpediniera già ormeggiata al corpo morto, mi affianco sul lato dritto; poco dopo cambio di ormeggio e dò fondo all'ancora 250 m. a levante del Calipso. Verso le ore 11.30, salpo l'ancora e vado a dar fondo nell'ancoraggio di Maracheb a circa 300 m. per nord della torpediniera ».
La torpediniera Calipso (tenente di vascello Giuseppe Zam-bardi) recante a bordo gl'i operatori, gli S.L.C, ed il materiale per a missione, giungeva nel Golfo di Bomba quasi contemporaneamente all'Iride.

Nella notte fra il 20 e il 21 agosto, sulla rotta Bengasi-Bomba, la torpediniera aveva avvistato un sommergibile in emersione che non fu attaccato nel dubbio che si trattasse dell'Iride. All'arrivo a Bomba, constatato l'errore, fu inviato all'idroscalo di Menelao un ufficiale del Calipso per informare Marilibia dell'avvistamento. Riferisce il capitano di fregata Giorgini, comandante della spedizione, imbarcato sul Calipso.
« 21 agosto
Ore 03.15 - all'altezza di Ras Hilal si avvista a dritta un sommergibile distante circa 5.000 metri su rotta parallela alla nostra. Ritengo trattarsi dell'Iride che avrebbe dovuto atterrare su Ras Aamer. Ordino di accostare 20° in fuori e proseguo la rotta. Il sommergibile si immerge.
Ore 08,15 - prendo il corpo morto di Menelao. Poco dopo giunge l'Iride che mi si affianca. Presi accordi per il trasbordo del materiale, lo faccio accostare e dar fondo in nostra prossimità. Invio il battello con l'aspirante g. m. Giudice per stabilire contatti con Marilibia e per dare comunicazione sull'awistamen-to del sommergibile a Ras Hilal risultato non essere l'Iride che per ordine di Supermarina, ha seguito altra rotta ».
Nella zona a levante del Golfo di Bomba si trovava alla fonda anche la motonave Monte Gargano che batteva l'insegna dell'ammiraglio Brivonesi. Insieme al Monte Gargano erano alla fonda in rada anche un piccolo piroscafo ohe sbarcava benzim ed alcuni motovelieri. Al rapporto tenuto dall'ammiraglio, venne deciso di mettersi immediatamente in contatto con il coman dante superiore dell'Aeronautica di Libia per avere notizie circ; la ricognizione eseguita il mattino su Alessandria e prendere ac cordi su quelle da eseguire. Venne altresì deciso di trasbordar! gli S.L.C, e il materiale vario della missione dal Calipso sull'Iridi il mattino del 22. A operazione ultimata il Calipso si sarebbe 01 meggiato sul lato sinistro del Monte Gargano per rifornirsi, mei) tre l'Iride avrebbe effettuato una breve uscita in mare aperto pe la corretta sistemazione degli S.L.C, sulle selle (operazione da fai si in affioramento) e per una immersione a 30 m. intesa a verif care gli apparecchi e la loro tenuta.


INCURSIONE AEREA INGLESE su MENELAO E SCOPERTA DELLE NAVI
ALLA FONDA NEL GOLFO DI BOMBA.


Alle ore 13.00 del 21 agosto, aerei da bombardamento della « Desert Air Porce » attaccavano i campi di aviazione di Tmini e l'idroscalo di Menelao,
Sulla rotta di ritorno, tre velivoli inglesi si staccavano dalla formazione e, dopo aver diretto sull'Isola di Maracheb, accostavano a sinistra e si allontanavano. E' certo che l'insolito raggruppamento di navi italiane nel Golfo di Bomba — normalmente deserto — non sfuggì agli aviatori inglesi tanto più che la motonave Monte Gargano di 2.000 tonnellate essendo stata verniciata di fresco si stagliava perfettamente nella rada. E' opportuno ricordare a tal proposito che il comandante Giorgini era sempre stato dell'avviso di fare base nell'Egeo e non nel Golfo di Bomba, di solito poco frequentato da navi italiane. Concentrare diverse unità in quel punto della costa cirenaica significava attirare l'attenzione del nemico e non deve sorprendere molto il fatto che la « Desert Air Porce » inglese volesse saperne di più, dopo il primo occasionale avvistamento da parte dei bombardieri, disponendo un'accurata ricognizione sul Golfo di Bomba.
Nella stessa giornata del 21 agosto il comandante Giorgini si recava prima a Cirene e poi a Derna per prendere gli accordi necessari con il Comando superiore dell'Aeronautica in Libia circa la ricognizione aerea da compiere su Alessandria il giorno 22 per accertare la dislocazione delle forze navali inglesi presenti nel porto egiziano.
Alle ore 07.00 del giorno 22 un ricognitore inglese, fatto segno ad intensa quanto vana reazione antiaerea da parte delle navi italiane, sorvolava il Golfo di Bomba allontanandosi poi verso levante. ,'
Tale ricognitore portava al comando dell'aviazione inglese le ultime notizie circa la dislocazione delle navi italiane nel Golfo di Bomba e consentiva di conseguenza di effettuare, con sicurezza quasi assoluta di successo, un attacco con aerosiluranti « Swordfish ».


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IL SILURAMENTO DELL'IRIDE NEL RACCONTO DEL SUO COMANDANTE.

Nel rapporto compilato dal tenente di vascello Brunetti, comandante dell'Iride, la fulminea azione degli aerosiluranti inglesi nel Golfo di Bomba contro le navi italiane alla fonda e contro il sommergibile venne riferita come segue:
« II giorno 22 agosto, alle ore 11.20 circa, dopo aver eseguito il trasbordo dalla torpediniera al sommergibile dei 4 apparecchi semoventi e di 5 casse contenenti vestiti da sommozzatori, autorespiratori speciali e materiale vario, in seguito all'ordine ricevuto dal comandante Giorgini, metto in moto il motore termico di dritta e dirigo per uscire dall'ancoraggio di Maracheb per eseguire una immersione di 2 ore a trenta metri di profondità per la prova degli apparecchi.
A questo scopo avevano pure preso imbarco sulla unità il tenente di vascello Gino Birindelli, i sergenti palombari Lazzaroni e Pedretti e l'operaio Biradelii. Prima di eseguire l'immersione a 30 m. gli apparecchi dovevano essere sistemati nella loro esatta posizione sulle selle e rizzati. Occorreva quindi portarsi col sommergibile in affioramento con la coperta circa 1 metro sott'acqua onde poter spostare gli apparecchi sollevati dalla loro stessa spinta. Occorreva anche calma di mare perché gli apparecchi non si urtassero tra di loro e non riportassero danni.
Giunto quindi su un fondale sufficiente (m. 14) e ancora a ridosso della costa (punto approssimato mg. 1,5 per 85° da Ras Megara), fermo il termico e mi porto in affioramento allagando parzialmente anche il doppio fondo 1 (la cassa emersione era adibita a carico di nafta) per mettere la coperta sott'acqua.
Per ragioni precauzionali avevo tenuto montate le mitragliere con caricatore a posto, gli armamenti e due cassette di caricatori in torretta, il nostromo presso il portello della torretta, l'ufficiale di rotta in plancia col tenente di vascello Birindelli ed il sottoscritto per l'esplorazione del cielo. Verso le ore 12,00, quando già i due apparecchi .di prora erano stati sistemati e rizzati, viene avvistata a circa 10° di prora a dritta alla distanza di circa 3.500 m. una formazione di 3 aerei, rotta ponente, quota bassissima (30-40 metri).

Intuendo trattarsi di aerei nemici e ritenuto inutile immergermi data la poca profondità, ho dato immediatamente i seguenti ordini:
« Armamento del cannone e delle mitragliere a posto ».
« Pari avanti tutta e quindi massima forza » (motori elettrici perché i termini erano sgranati).
« Chiudi gli sfoghi d'aria per tutto » (ad eccezione degli estremi davanti ed addietro).
« Chiudere le porte stagne ».
Nel frattempo la formazione nemica, (1) giunta all'altezza della prora, aveva accostato di 90° a sinistra puntando decisamente sul sommergibile. A circa 1.500 metri due aerei siluranti si sono spostati sulla sinistra dell'unità, uno sulla dritta. Mi sono messo personalmente al timone verticale ed ho accostato a sinistra mettendo la prua sull'aereo centrale ed ho fatto aprire il fuoco con le mitragliere di dritta e di sinistra sugli aerei provenienti da quella direzione. Con questa manovra speravo di impedire il lancio all'aereo centrale per la posizione stessa nella quale costantemente lo tenevo; a quelli laterali cercando di allontanarli o colpirli col fuoco delle mitragliere. Contemporaneamente sorvegliavo attentamente tutti e tre gli aerei per vedere quale di essi avrebbe effettuato il lancio per tentare di evitare il siluro con la manovra.
L'aereo centrale ha tentato una sola volta di accostare per allargare il Beta; giunto a 200 metri circa ha lanciato il siluro trovandosi a circa 10 m. di quota ed a 3 a 4 gradi di prora a sinistra del sommergibile. Gli altri due aerei sono sfilati di controbordo ad una distanza di circa 400 metri, quota 10 metri circa, mitragliando il sommergibile all'altezza della coperta. Appena avvenuto il lancio del siluro, da me esattamente veduto, ho tentato di accostare sulla sinistra per evitarne l'urto; ma data la brevissima distanza di lancio e la scarsa manovrabilità del sommergibile, il tentativo di manovra è risultato vano ed il siluro ha colpito la unità esattamente di prora su di un Beta di 0°. La scia del siluro è stata sempre rettilinea, cioè il siluro non era angolato. Dallo istante del lancio a quello dello scoppio, sono trascorsi circa 10
secondi. Data la rapidità dell'azione, il cannone del sommergibile non ha avuto il tempo di aprire il fuoco.
Dopo lo scoppio violentissimo, mi sono trovato in mare, completamente coperto di nafta. Il sommergibile era affondato immediatamente fortemente appruato. Non rimaneva fuori acqua che qualche metro dell'estrema poppa; si distinguevano i cappelli dei tubi di lancio ed una parte del timone verticale. Dopo circa 5 minuti anche la poppa è scomparsa sott'acqua.
Il tenente di vascello Birindelli ed il sottoscritto hanno chiesto ai naufraghi che si trovavano in mare (12 persone) se avessero bisogno di aiuto ed hanno loro raccomandato di mantenersi calmi in attesa dell'arrivo dei soccorsi.
Poco dopo, infatti, sopraggiungeva la torpediniera Calipso che ha preso a bordo il personale superstite e precisamente: tenente di vascello Birindelli, sergenti palombari Pedretti e Lazzaroni e l'operaio Biradelli della spedizione; tenente di vascello Brunetti, sottotenente di vascello Ubaldelli, sergente nocchiere Giribaldi, sottocapo silurista Medici, sottocapo cannoniere Epi-fani, silurista Bottazzo, cannoniere Cozzolini e sottocapo furiere Verzelletti del sommergibile.
Del personale del sommergibile che si trovava in plancia ed in coperta al momento dello scoppio, mancavano due persone: il 2° capo R. T. Michele Antinoro e il cannoniere Torracca (facenti parte dell'armamento del pezzo). Sono stati visti affiorare per pochi istanti alla superficie del mare e quindi affondare subito certamente colpiti dal fuoco delle mitragliere degli aerei. (...) ».


IL SILURAMENTO DELL'IRIDE E DELLA MONTE GARGANO E LE OPERAZIONI DI SALVATAGGIO DEI SUPERSTITI DEL SOMMERGIBILE AFFONDATO NEL RAPPORTO DEL COMANDANTE GlORGINI.

Le fasi successive dell'attacco aerosilurante che determinò l'affondamento del sommergibile Iride e della motonave Monte Gargano e le operazioni di soccorso ai superstiti del sommergibile rimasti racchiusi nel battello vennero il 27 agosto sintetizzate dal comandante Giorgini in un rapporto cronologico della missione « G. A. » esauriente quanto conciso. Riteniamo opportuno riportarlo 'in parte per una maggiore comprensione di quello sfortunato primo tentativo compiuto dai mezzi d'assalto e delle veramente drammatiche fasi che accompagnarono e seguirono l'aerosiluramento delle due unità italiane,22 agosto 1940 , ore 16.56 circa - Allarme aereo - Una pattuglia di tre aerosiluranti attacca il sommergibile. Il Calipso col cannone di prora inizia il fuoco. Il sommergibile pare che accosti leggermente a sinistra per mettere la prora sugli aerei e inizia il fuoco con le mitragliere.

Ore 12.00 - II sommergibile è colpito da siluro; per brevi istanti se ne vede emergere la poppa. L'aereo che ha lanciato si allontana. L'aereo di sinistra della pattuglia accosta dirigendo verso il Monte Gargano su un Beta di 20° circa.
Quello di sinistra fa un largo giro per attaccare il Calipso sulla sinistra. Il Monte Gargano inizia il fuoco col cannone di prora ed il Calipso mette in azione anche le mitragliere, sparando con quella di prora a sinistra contro l'aereo di prora e con le mitragliere del centro contro quello di sinistra. Non può utilizzare le mitragliere di prora a dritta perché impedito dal Monte Gargano. L'aereo che attacca quest'ultimo risulta centrato dalla mitragliera di prora a sinistra del Calipso. Lancia a circa 1.000 metri di distanza su un Beta compreso fra i 10 e i 20°, quindi accosta a sinistra per allontanarsi. Pare colpito ed ostacolato nella manovra. Il campo di Ain el Gazala ha in seguito segnalato di averlo visto cadere in fiamme. La mitragliera di prora a sinistra del Calipso concentra il fuoco sull'aereo di sinistra che pure risulta sicuramente centrato. L'aereo lancia da circa 1.300 metri con impatto 80° circa e si. allontana. Dalla veranda esterna del Monte Gargano seguo distintamente la scia del primo siluro: ha un impatto piccolissimo tanto che in un primo tempo credo che non colpisca. Grido al personale della motonave di ripararsi sul lato sinistro.
Ore 12.03 circa - II siluro colpisce il Gargano immediatamente a proravia della plancia (2).
Ore 12.06 - Mi imbarco sulla torpediniera e dirigo a tutta forza sul punto dove è affondato il sommergibile. Il siluro lanciato dall'aereo di sinistra, di cui si vede chiaramente la scia, non compie tutto il percorso perché probabilmente colpito da colpi di mitragliera prima dello sgancio, e affonda a circa 400 metri dal bersaglio.
Ore 12.16 - Giungo sul punto dove è affondato il sommergibile e inizio il ricupero dei naufraghi.
Ore 12.18 - Allarme aereo - Sospendo il ricupero e faccio mettere in moto aprendo il fuoco contro un aereo che dirige contro di noi da bassa quota, proveniente dal mare, distante circa 5.000 metri. L'aereo accosta in fuori e si allontana. Torno sul sommergibile e ricupero gli ultimi superstiti (complessivamente dodici fra cui il comandante). Lancio un segnale sul sommergibile e rientro a Maracheb.
Ore 13.20 - Alla fonda a Maracheb in prossimità del Monte Gargano che risulta appoggiato sul fondo alquanto sbandato a sinistra. Attracca al nostro bordo un peschereccio con l'ammiraglio Brivonesi. Sbarco il personale recuperato che risulta ferito.

Non avendo sul posto alcun mezzo di respirazione subacquea (i nostri essendo stati già trasbordati sull'Iride), autorizzato dallo ammiraglio:
1° - invio la torpediniera a Tobruch per rifornirsi lasciando a bordo il tenente di vascello Franzini per coadiuvare il comandante essendo deceduto l'ufficiale di 2* di bordo sottotenente di vascello La Rosa durante il siluramento del Gargano;
2° - mando un peschereccio con lance a rimorchio sul sommergibile con ordine di stabilire collegamenti sicuri e prestare soccorso a personale che eventualmente riuscisse a fuoriuscire dal sommergibile stesso. Con tale mezzo invio il tenente di vascello Brunetti, i capitani del g. n. Tesei e Toschi, il sottotenente di vascello De la Penne ed il palombaro Lazzari.
3° - Con automezzo invio il tenente di vascello Birindelli col palombaro Paccagnini a Tobruch per richiedere e portare materiale da palombaro e da sommozzatore.
Ore 14.30.
Portatisi sopra il sommergibile, a varie riprese gli ufficiali si sono tuffati, privi di maschere, stabilendo un primo collegamento con la prora del sommergibile a circa 14 metri di profondità, quindi un secondo con cavo di acciaio con la torretta sul gavitello del grippiale lasciato quale segnale dalla torpediniera (metri 6). Nel collegare la prua sono stati battuti colpi alla estremità prodiera della camera di lancio senza però ottenere risposta. Viene recuperata la bandiera del sommergibile. Da queste prime ricognizioni si constata:
1) - Una continua e forte fuoriuscita d'aria in corrispondenza del portello di prora;
2) - Fuoriuscita d'aria dal portello della torretta riscontrato aperto;
3) - Sommergibile fortemente sbandato a sinistra;
4) - Leggera fuoruscita d'aria da poppa estrema.
Da Tobruch l'ammiraglio Vietina invia una prima macchina col comandante Siviere (capo gruppo dei sommergibili di Tobruch) con 10 autorespiratori regolamentari da sommergibile, una bombola di ossigeno, una cassetta attrezzi autorespiratori; trattiene ed invia successivamente il tenente di vascello Birindelli con materiale da palombaro normale, manicheite per prese d'aria e soccorso, tastiere per manovre aria con motocompressore. Invia inoltre il palombaro borghese Gobbi di Marina Tobruch ed il sergente palombaro Morbelli.
All'arrivo del primo materiale mi imbarco sul motopeschereccio Nuova Eleonora (Molfetta) e mi porto sul sommergibile, dove giungo alle 17,50.
Ore 18 00 si iniziano le operazioni di ricognizione. Gli operatori si immergono sempre a corpo nudo con autorespiratori. (...) ».

LA RELAZIONE DEL CAPITANO DEL G. N. TOSCHI SULL'OPERA DI SOCCORSO AI SUPERSTITI Dell'Irìde.

A partire dalle ore 18 del 22 agosto ha inizio una drammatica lotta per trarre in salvo almeno una parte dell'equipaggio ancora racchiuso nello scafo dell'Iride. I dieci sommozzatori italiani partiti per violare il porto di Alessandria e affondare le navi da battaglia inglesi si trovarono, invece, a causa della sorte avversa, impegnati fino allo spasimo per salvare i superstiti del sommergibile affondato. A varie riprese si tuffarono Toschi, De la Penne, Birindelli, Lazzari, Paccagnini, Franzini, Gobbi.
Alla fine della guerra, in una relazione compilata sulla sfortunata missione « G. A. 1 », il capitano del g. n. Elios Toschi ricostruì gli avvenimenti nel modo seguente:
«(...) Appena giunti i respiratori da Tobruch iniziammo le immersioni sullo scafo allo scopo di vedere se vi erano superstiti e se era possibile recuperare il materiale spedizionario. L'Iride giaceva su un fondale fra i 18 e i 20 metri quasi completamente appoggiato su un fianco; appariva spezzato in due all'altezza del cannone e il portello centrale era aperto. La bandiera, al suo posto, fluttuava lentamente nel mare. Raggiunto lo scafo, battemmo con ferri sulle lamiere dei vari compartimenti per accertare se all'interno vi fossero ancora uomini vivi Sempre silenzio: raggiunto però il locale lancio A. D. sentimmo battere chiaramente dei colpi. Poco dopo, con nostro stupore, percepimmo distintamente alcune voci discutere, potendo comprendere perfettamente ogni parola. Erano i naufraghi che parlavano fra loro. Tentammo subito di parlare con i superstiti togliendoci il boccaglio di gomma onde poter parlare lasciandolo libero entro la maschera. Le risposte alle nostre domande , giungevano chiare e precise. Potemmo così facilmente comunicare con i naufraghi durante tutto il salvataggio. La situazione dei nove uomini (fra cui due sottufficiali) all'interno, era tutt'al-tro che rosea. Già quasi circondati dalle tenebre, potendo disporre solo delle deboli luci di sicurezza con l'acqua all'interno fin sopra il pagliolo e l'aria molto viziata, avevano la via di uscita sbarrata dal portello, bloccato perché deformato dall'esplo-sione. Raccomandata la calma agli uomini, tutta la nostra attenzione si concentrava sul portello nell'intento di 'smontarlo il più sollecitamente possibile. La tenace lotta subacquea contro il portello durava tutta la notte e il mattino seguente. Frattanto un palombaro con scafandro normale giunto da Tobruch (il palombaro Gobbi di Marina Tobruch) dava man forte. Con la sua pompa potevamo anche rifornire i naufraghi d'aria, dopo aver fissato le manichette allo scafo. La pressione dell'aria veniva via via aumentata onde evitare sempre maggiori entrate d'acqua nel locale. Durante la notte i due sottufficiali, contro •'il nostro avviso, perduto il controllo di se stessi, tentavano l'uscita e morivano nell'interno della garitta. Verso le dieci del mattino successivo, il portello era già liberato da tutte le strutture meccaniche che lo collegavano allo scafo."Poco dopo, collegandolo con un cavo di acciaio al motopeschereccio, veniva finalmente strappato dal suo seggio. Davamo quindi istruzioni ai naufraghi sulla manovra da eseguire e sulle precauzioni da prendere per l'allagamento diretto del locale poiché, data la posizione fortemente inclinata del sommergibile e l'asportazione del portello, non era possibile eseguire altra manovra. I superstiti, dopo qualche comprensibile esitazione, aprivano infine la porta di comunicazione fra il locale e la garitta. Una grossa bolla d'aria saliva alla superficie; poi, si ristabiliva l'equilibrio nell'interno dello scafo. Nei pochi momenti che seguirono, i naufraghi, tuffandosi nell'interno passarono attraverso la porta stagna per salire rapidamente alla superficie. Dei sette superstiti (esclusi i due sottufficiali morti nella garitta) due decedevano successivamente in seguito ad emorragie interne ed a fenomeni di embolia. Continuando il lavoro di salvataggio, ricuperammo gli apparecchi e le mitragliere. Prima di abbandonare definitivamente lo scafo sommerso, potemmo riprendere anche le bandiere ».


TRAGICO CONSUNTIVO.

Dopo una notte di riposo a Berna, la mattina del 24 ag> sto furono riprese le operazioni per ricuperare gli apparecchi Ostacolate dallo stato del mare, esse vennero tuttavia condotte a termine: i quattro S. L. C. furono rimorchiati a terra e successivamente imbarcati sul Calipso che era stato fatto tornare da Bengasi. La torpediniera si rimetteva in mare lo stesso giorno per rientrare in Italia.
Si concludeva, in tal modo, la operazione « G. A. 1 ». Conclusione tragica, indubbiamente, poiché essa era costata la per dita dell'Iride, l'affondamento del Monte Garga.no e la scomparsa dello stato maggiore e di gran parte dell'equipaggio del so— mergibile.
La scelta del Golfo di Bomba come base di partenza contr: Alessandria si era dimostrata infelice. Il comandante in mare della missione, Giorgini, aveva giustamente richiamato l'attenzione sulla inopportunità di quella scelta consigliando di designare una delle isole del Dodecanneso come trampolino di lanci; contro la base navale nemica. Il Golfo di Bomba era infatr. esposto ai frequenti raids compiuti dall'aviazione nemica e !: scoperta delle navi concentrate nella rada, solitamente deserta e le possibili conseguenti offese, esponevano la spedizione a rischi eccessivi.

Comgrupsom

Fonte:Archivio Storico della MM.


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Inviato il: May 6 2008, 04:49 PM
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Una rara immagine della Torpediniera "CALIPSO" Classe Spica (Variante)

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Providence
Inviato il: May 23 2008, 01:46 PM
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Ottima cronostoria , mi è sempre piaciuto conoscere le storie dei nostri Mezzi d'Assalto , che Uomini....


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