Mercoledì, 29 Febbraio 2012 20:40

Volley, la Nazionale anni 90: generazione di fenomeni

Viaggio alla scoperta dei protagonisti di una delle più forti nazionali della storia della pallavolo e di uno dei suoi artefici: Julio Velasco

Il terzo posto ai mondiali di calcio giocati in casa brucia ancora molto sulla pelle di tutti gli sportivi italiani. L’occasione per il riscatto si presenta ai mondiali di pallavolo maschile, organizzati in Brasile. L’Italia “passeggia” fino alla semifinale, quando si trova ad affrontare i fortissimi padroni di casa in un palazzetto dalle dimensioni impressionanti: non per nulla è chiamato il Maracanazinho.

I TRIONFI - È il 27 ottobre 1990, il palazzetto è gremito di 27.000 brasiliani che per tutta la durata della partita incitano e incoraggiano i propri beniamini in campo e fischiano ad ogni pallone messo a terra dagli avversari. Si arriva così al Tie Break quando, sul 15 a 14 per l’Italia, Paolino Tofoli (alzatore) imbecca con una veloce il capitano Andrea Lucky Lucchetta (contrariamente, pare, a quanto suggerito dall’allenatore, il quale suggeriva una giocata comoda in banda su Luca Bazooka Cantagalli) il quale mette la schiacciata nel campo dei padroni di casa, mettendo così la parola fine ad una partita che non sembrava volesse saperne di terminare.
Si arriva così in finale, il 28 ottobre, dove gli azzurri incontrano un altro avversario di caratura tecnica e fisica spaventosa, Cuba, il cui schiacciatore è uno dei più forti di sempre: Joel Despaigne, potentissimo fisicamente, dotato di un’elevazione ai limiti della normalità, di un braccio che gira a frequenze quasi inarrivabili e di una precisione nella schiacciata in grado di mettere in difficoltà qualsiasi difesa. La stessa nazionale caraibica ha anche già incontrato l’Italia durante la fase a gironi. In quell’occasione fu una sconfitta schiacciante e senza attenuanti per gli Azzurri. Visto il precedente di poche settimane prima, la finale era tutta in salita e i pronostici erano tutti a favore di Cuba.
Il primo set si rivela un copia-incolla della partita disputatasi nelle eliminatorie, ma con il passare del tempo la difesa italiana inizia a prendere le misure agli avversari e l’attacco, orchestrato magistralmente da uno splendido Paolo Tofoli, inizia a scrollarsi di dosso il timore reverenziale che una nazionale come quella caraibica incute. Succede quindi che si arriva al quarto set sul punteggio di 15 a 14 per l’Italia, ma un irrefrenabile Despaigne conquista continuamente cambi palla, allungando in maniera estenuante il periodo di stallo. Cuba è ancora convinta di portare a casa il punto, il set del pareggio e di portarsi al tie break con un vantaggio psicologico notevole.
A questo punto sale in cattedra, per l’ennesima volta, capitan Lucchetta che, in seconda linea, è autore di tre salvataggi consecutivi (memorabile il primo dei tre: in tuffo ad un braccio su una violentissima schiacciata del solito, fino a quel momento imprendibile Despaigne) e, a seguito dell’ultimo, il regista Tofoli “arma” a dovere il braccio di Lorenzo Bernardi che, con un colpo da maestro, gioca con le mani del muro, facendo alzare la traiettoria in modo imprendibile per i difensori cubani. Passano 10 secondi, si vede Andrea Gardini che esulta dal seggiolone dell’arbitro, Velasco che abbraccia chiunque gli passi intorno. L’Italia è campione del mondo per la prima volta.
La gioia è irrefrenabile, e nessuno si aspetta che questa sarà la prima di una serie che durerà 10 anni abbondanti, mettendo in bacheca un numero di titoli importanti ad ogni livello: continentale e mondiale. Nasce così un movimento pallavolistico maschile impressionante, che con ogni cognizione di causa, un telecronista RAI ha chiamato “Generazione di fenomeni”.
Questo movimento pallavolistico porterà la nazionale sul tetto del mondo per ben tre volte consecutive, vince per quattro volte il titolo europeo (altro titolo mancante in bacheca fino al 1989, portato a casa nella prima apparizione di questi geni sportivi), per ben 8 volte (su 11 edizioni) la World League e altri titoli di ogni peso e valore. A tutti questi si aggiungono una serie ancora più lunga di piazzamenti. Unico smacco di questa generazione, è la mancanza dell’ambitissimo oro olimpico, sfiorato nell’edizione Atlanta ’96, perso al tie break contro l’Olanda (nostro giustiziere già alle olimpiadi di Barcellona ‘92). Proprio al termine dell’edizione americana dei giochi olimpici, l’allenatore argentino Julio Velasco lascia la guida della nazionale, lasciando presagire una caduta in direzione quasi verticale. Si riscopre, al contrario, una continuità di risultati garantita in panchina da Bebeto e in campo da Andrea Giani, Marco Bracci, Andrea Gardini, Fefè De Giorgi.


LA FIGURA DI JULIO VELASCO - Il protagonista assoluto che segna l’inizio di tutti questi anni di splendore è sicuramente l’allenatore che ha dato la svolta ad un movimento che alla fine degli anni ’80 era fortemente in ascesa, ma non ancora in grado di affermarsi a livello mondiale per un periodo di tempo decisamente importante.
Stiamo parlando di Julio Velasco, nato a La Plata (Argentina), il 9 febbraio 1952, attualmente allenatore della Nazionale Maschile Iraniana. Approdato in Italia nel 1983 per guidare la squadra di club jesina, nel 1985 si trasferisce in terra modenese, sempre alla guida del club locale. La svolta avviene nel 1989, quando la Federazione Italiana di Pallavolo lo invita alla guida della nazionale maggiore maschile. A questa esperienza segue un biennio importante anche per la nazionale femminile, alla cui guida, Velasco inventa il Club Italia: una grande possibilità per le giovani giocatrici italiane di mettersi in luce giocando con continuità.
A partire da questa esperienza, l’attuale allenatore della nazionale Iraniana diventa un allenatore e un dirigente molto ricercato, soprattutto in realtà che hanno bisogno di nuove affermazioni dopo periodi non molto convincenti. Per questo motivo viene anche chiamato a dirigere realtà calcistiche di primissimo livello, quali la romana S.S. Lazio e la milanese F.C. Internazionale.
In seguito viene chiamato in altri paesi per risollevare le sorti della pallavolo locale: eclatante è l’ultima esperienza alla guida dell’Iran, con la quale ha già portato a casa una coppa d’Asia e ottenuto risultati non scontati durante l’ultimo mondiale.
Sorge quindi spontanea una domanda: da dove viene il successo di quest’uomo? La sua storia non lascia intravvedere nessuna raccomandazione particolare anzi, Velasco inizia ad allenare in squadre dilettantistiche locali al termine degli studi accademici.
La vera forza di quest’uomo sta nel sapersi assumere le proprie responsabilità, invitando anche i suoi giocatori a fare altrettanto. L’allenatore argentino, infatti, “perde la testa” quando i suoi giocatori prendono come alibi gli errori o le imperfezioni dei propri compagni di squadra. In tutte le squadre che ha guidato ha sempre chiesto la massima motivazione anche laddove non si è adeguatamente supportati: celeberrimo risulta il suo discorso in merito alla schiacciata nel quale afferma che spesso, a seguito di errori in attacco, l’attaccante stesso se la prende con l’alzatore, il quale a sua volta se la prende con chi ha ricevuto, il quale non ha però più nessuno a cui addossare le colpe. Per costruire un clima costruttivo, chiede quindi a tutta la squadra di risolvere anche le imprecisioni altrui, quindi lo schiacciatore deve essere in grado di schiacciare benissimo anche una palla non alzata nel migliore dei modi a causa di un’imperfetta ricezione.
Solo in questo senso, è possibile capire perché un uomo che arriva dalle categorie dilettantistiche argentine, abbia avuto un così grande successo, inizialmente, nel suo paese e, in seguito, in ogni parte del mondo in cui sia stato ad allenare. Solo un uomo in grado di prendersi le proprie responsabilità e di non fossilizzarsi sugli errori altrui, può seriamente motivare una squadra e portarla ai grandi successi che Julio Velasco ha raggiunto e tuttora sta raggiungendo.
È chiaro che la tecnica dei giocatori vada altrettanto tenuta in considerazione: un allenatore fortissimo unito a una generazione di fenomeni non trova nessun ostacolo sulla sua strada. E qualora li trovasse, ognuno si impegna al massimo per superarlo, e così ogni ostacolo sparisce.


Francesco Fiori

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