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Corriere della Sera

IL PERSONAGGIO / Dall' avvio stentato ai trionfi targati Milan, dal sogno azzurro sfumato di Usa ' 94 al crac spagnolo. LA CARRIERA. IL PUPILLO. GIOVANI ROSSONERI

Sacchi da' l' addio al calcio: "Sono sfinito"

"Mi dimetto, non allenero' mai piu". E accetta anche di rinunciare ad almeno 5 miliardi L' elogio del presidente dell' Atletico, Jesus Gil: "E' andato via da signore". Troppo osannato o troppo odiato, l' uomo che spacco' in due il pallone. Ancelotti difende ancora il suo maestro "Se lui vuole, trova subito una squadra". L' allievo Tassotti trionfa al Viareggio "Arrigo? Ci ha cambiato la mentalita"

----------------------------------------------------------------- Sacchi da' l' addio al calcio: "Sono sfinito" "Mi dimetto, non allenero' mai piu". E accetta anche di rinunciare ad almeno 5 miliardi L' elogio del presidente dell' Atletico, Jesus Gil: "E' andato via da signore" - DAL NOSTRO CORRISPONDENTE MADRID - Arrigo Sacchi lascia l' Atletico Madrid e dice addio al mondo del calcio. Piu' triste e piu' ricco. Anticipando l' annuncio ufficiale del club, che dopo la quarta sconfitta consecutiva in campionato e la fine dei sogni di gloria aveva deciso di voltare pagina, il tecnico ha fatto conoscere le sue dimissioni in una conferenza stampa. Sacchi appariva sorridente e rilassato prima di leggere il breve comunicato che aveva preparato. Durante la lettura, pero' , i tratti del volto si sono tirati ed e' sembrato vicino alla commozione. "Da questo momento - ha detto l' ex c.t. della nazionale italiana - non sono piu' l' allenatore dell' Atletico Madrid. Sono sfinito. Lascio per sempre il calcio e non faro' piu' l' allenatore. Non ho niente altro da dire". Prima di lasciare la sala stampa, Sacchi ha ringraziato per la collaborazione il presidente dell' Atletico Jesus Gil y Gil, i dirigenti e i dipendenti della squadra, i giocatori ed ha augurato buona fortuna a tutti. La decisione di dimettersi senza attendere il benservito significa la rinuncia alla clausola di rescissione del suo contratto biennale con l' Atletico che scadeva il 30 giugno 2000. Ben conoscendo la fama di mangia - allenatori di Jesus Gil, ventuno tecnici cambiati in dodici anni di presidenza, Sacchi aveva firmato un contratto blindato. Eppure, a quanto pare, ha rinunciato a gran parte dei soldi pattuiti con un atto di orgoglio e si e' conquistato l' eterna riconoscenza della famiglia Gil. Miguel Angel Gil, direttore generale dell' Atletico e figlio del presidente, ha dichiarato che Sacchi ha rinunciato "al cento per cento" ai benefici stabiliti dalla clausola di rescissione. Secondo i giornali spagnoli la cifra prevista oscillava in una vasta fascia fra i 7 e gli 11 miliardi di lire. In cambio della rinuncia ad avvalersi della clausola, Sacchi avrebbe ottenuto un indennizzo di un miliardo e mezzo piu' l' intero stipendio per la stagione in corso, circa tre miliardi e mezzo, rinunciando ad una cifra analoga per la prossima stagione. Il direttore generale dell' Atletico ha pubblicamente riconosciuto che "pochi si sarebbero comportati come Sacchi in materia economica" e ha definito il tecnico di Fusignano "una grandissima persona". Sull' argomento, Sacchi si e' limitato a dire: "Se mi avessero licenziato avrei guadagnato molto di piu' . Ma ho preferito dimettermi. Dimettersi e guadagnarci soldi non e' possibile". Da Marbella, dove si trovava perche' impelagato in una delle numerosissime vicende giudiziarie che lo vedono protagonista, Jesus Gil, l' onnipotente proprietario e presidente dell' Atletico, ha elogiato il comportamento del suo ex - allenatore. "Sacchi se ne e' andato come un signore", ha affermato all' entrata del tribunale della citta' della Costa del Sol di cui e' sindaco. Ha poi voluto aggiungere qualche parola per scusare il cattivo esito della squadra nella stagione in corso: "I giocatori non hanno saputo assimilare il sistema di gioco di Sacchi. Sono bloccati, nervosi e nessuno insegue la palla. Per varie ragioni, partenze, infortuni, Sacchi non ha mai potuto schierare due volte la stessa formazione". Gil ha escluso il ritorno a Madrid del serbo Radomir Antic, l' allenatore della storica doppietta del 1996, campionato e Coppa. Antic e' rimasto nel cuore dei tifosi, che sabato scorso, durante la partita perduta in casa con l' Espanyol, lo hanno invocato a gran voce. Ma il serbo e' antipatico alla famiglia Gil. Da oggi la squadra e' affidata a Carlos Aguiar, allenatore dell' Atletico B: una soluzione provvisoria. La stampa spagnola si sbizzarrisce sul nome del vero successore di Sacchi e fra i nomi si fanno quelli degli italiani Fabio Capello, che nel suo anno di Spagna ha vinto il campionato con il Real Madrid, e Nevio Scala. Qui un allenatore italiano si troverebbe a casa. E' partito all' inizio della stagione Christian Vieri (e la sua defezione e' stata forse decisiva per i cattivi risultati), ma sono arrivati allo stadio Calderon, Serena, Torrisi, piu' i laziali Venturin, Chamot e Jugovic. L' ex c.t. della nazionale se ne torna a casa dopo otto mesi di permanenza in Spagna. Di Madrid non conservera' un buon ricordo. Fin dall' inizio della stagione si e' sentito un incompreso, sia dalla maggioranza dei giocatori sia dagli aficionados, che hanno rimpianto il predecessore Antic e hanno contestato alcune scelte tecniche dell' allenatore, prima fra tutte l' emarginazione del fantasista brasiliano Juninho, idolo della tifoseria. Il momento peggiore per Sacchi, prima della sfilza di quattro sconfitte consecutive che ne hanno segnato la sorte, era stata una batosta subita dal Mallorca per 4 - 0. Poi le cose sembravano migliorate e prima del derby con il Real Madrid la squadra sembrava destinata a competere per le prime posizioni. La sconfitta per 4 - 2 nel derby e' stata seguita dal successo sul Celta. L' illusione prima della fine. Mino Vignolo ----------------------------------------------------------------- IL PERSONAGGIO / Dall' avvio stentato ai trionfi targati Milan, dal sogno azzurro sfumato di Usa ' 94 al crac spagnolo Troppo osannato o troppo odiato, l' uomo che spacco' in due il pallone - Stavolta ha fatto la cosa giusta. Forse perche' era l' ultima che gli restava, certamente perche' sapeva di avere sbagliato troppo in questi anni: sbagliato ad accettare la nazionale; sbagliato a non lasciarla dopo il Mondiale del ' 94 e prima dell' Europeo del ' 96; sbagliato a tornare al Milan in una notte di dicembre. Arrigo Sacchi non si era mai dimesso. Lo ha fatto ieri, in maniera definitiva: non lascia l' Atletico Madrid, lascia il calcio. Dimesso dal suo mestiere, dalla sua vita, dalla sua passione. Se sia stato un gesto necessario, opportunistico o solo coerente lo dira' la storia del calcio, l' unico luogo da dove mai nessuno potra' espellerlo. Infatti, stabilito che Sacchi se ne va perche' costretto dal presidente; stabilito che viene lautamente indennizzato; stabilito pure che e' un' ingiustizia tecnica licenziare l' allenatore che senza Vieri e Kiko, potendo contare pochissimo su Jugovic e quasi nulla su Juninho, e' comunque riuscito a qualificarsi per i quarti di finale della Coppa Uefa e della Coppa del Re mentre in campionato e' a cinque punti dalla zona Champions League; stabilito soprattutto che l' ultimo errore e' stato quello di fidarsi di Jesus Gil e di suo figlio; detto e soppesato tutto questo, resta da chiedersi perche' anche la decisione di togliersi di mezzo provochi tanto gaudio, tanta soddisfazione malcelata o esibita, tanto orgasmo senza ritegno, quasi che Sacchi non fosse un tecnico che ha fatto il suo tempo, ma il male assoluto. La risposta c' e' . Se ne va l' allenatore che piu' di ogni altro negli ultimi trent' anni e' stato nel calcio italiano per dividere ed opporre, per distinguere e differenziare, per contestare ed innovare. Fino ad immolarsi come se il calcio fosse divenuto un' insopportabile ossessione. La sua forza sono state le idee. La sua fortuna e' stata il Milan (quei giocatori, quella societa' ), inclusa la nebbia di Belgrado. Senza, non solo non ci sarebbe stato lui, ma non ci sarebbe stato un ciclo, ne' un calcio alternativo a quello della tradizione, ne' uno contaminato dalle successive applicazioni. Non ci sarebbero stati ne' Ancelotti (oggi alla Juve), ne' Zaccheroni (al Milan), ne' Zeman (alla Roma), ne' Lippi che da uomista transito' alla sponda opposta (leggere dal libro "Il mio calcio, la mia Juve" il capitolo 6 da pagina 105 a pagina 109). Sacchi non ha reinventato il calcio, lo ha modificato nei metodi, negli atteggiamenti, nella mentalita' e nel linguaggio. Non e' mai stato troppo zelante nella fase offensiva, casomai il numero 1 della fase difensiva. Non e' stato un vincente assoluto, ma un didatta che comunque ha vinto moltissimo: solo uno scudetto, e' vero, eppure nessuno tra i tecnici italiani in attivita' ha conquistato due Coppe dei Campioni e due Intercontinentali. Come tutti gli innovatori ha vissuto una parabola intensa, non lunghissima. E' stato molto esaltato e altrettanto vituperato. Se ne va - speriamo per lui - senza ripensamenti. Di recente, curiosamente, ha detto che uno dei motivi della confusione del calcio italiano erano i giornalisti che volevano fare gli allenatori. Premesso che, se ci sono, ci risulta siano regolarmente diplomati, lo consigliamo di non contribuire alla confusione, magari accettando, lui adesso, di militare tra gli allenatori che fanno i giornalisti - se pur non abilitati - con grave danno della sintassi. Torni al suo vantaggioso silenzio, quello che solo nell' agosto scorso gli fece dire: "Se potessi, non parlerei mai pubblicamente perche' non ho nulla da dire". Lasci, dunque, il campo ai suoi trionfanti oppositori. Sara' il loro viscerale antisacchismo ad alimentare all' infinito la dottrina del sacchismo. Giancarlo Padovan ----------------------------------------------------------------- LA CARRIERA * LA CARTA D' IDENTITA' Arrigo Sacchi e' nato a Fusignano (Ravenna) il primo aprile 1946. Sposato, due figlie, ragioniere, ha giocato a livello dilettantistico nel Fusignano e nel Baracca Lugo come difensore. * L' ALLENATORE Ha iniziato ad allenare il Fusignano nel ' 72, poi l' Alfonsine e il Bellaria. Nell' 80 e' stato responsabile della Primavera del Cesena, due anni dopo e' al Rimini e nell' 83 al settore giovanile della Fiorentina. Di nuovo al Rimini (nell' 84) e al Parma (nell' 85). * AL MILAN Nell' 87 viene ingaggiato da Berlusconi e vince lo scudetto ' 88. Vince due volte la Coppa Campioni (' 89 e ' 90), la Supercoppa d' Italia (' 89), due Supercoppe europee (' 89 e ' 90) e due Coppe Intercontinentali (' 89 e ' 90). * IN NAZIONALE Nell' ottobre ' 91 diventa c.t. azzurro. In cinque anni: 53 partite, 34 vittorie, 10 pareggi, 9 sconfitte, un secondo posto ai Mondiali ' 94. L' avventura finisce con l' eliminazione al primo turno agli Europei ' 96. ----------------------------------------------------------------- IL PUPILLO Ancelotti difende ancora il suo maestro "Se lui vuole, trova subito una squadra" (r.per.) Il sodale, piu' che seguace, Carlo Ancelotti comincia bene proprio quando Arrigo Sacchi finisce male. "Mi dispiace, sono molto triste, ma penso che Arrigo potrebbe trovare una squadra subito, se solo lo volesse". + finita la settimana piu' difficile per Carletto, il discepolo piu' amato di Arrigo, uno dei pochi tecnici capaci di riconoscere il debito tecnico con l' uomo di Fusignano. A Piacenza ha vinto, superando l' esame: "Mi e' piaciuta la compattezza. Ho rivisto una Juventus con lo spirito di una volta, quello di Lippi tanto per intenderci. C' e' ancora poco di me in questa Juve e molto di Marcello, che ho sentito martedi' scorso. Mi riprometto di sentirlo ancora presto". In vena di rivelazioni, Ancelotti ha confermato che Giovanni Agnelli, facendogli gli auguri, gli disse: "Tanto, peggio di come siamo andati prima e' difficile". Arrigo se ne va, Carlo detta le sue prime correzioni: "Henry ed Esnaider devono giocare piu' palloni, Inzaghi tornera' con l' Inter: e' stato importante e ancora lo sara' , ma deve essere servito in mezzo". ----------------------------------------------------------------- GIOVANI ROSSONERI L' allievo Tassotti trionfa al Viareggio "Arrigo? Ci ha cambiato la mentalita" (a.co.) Che cosa unisce Madrid a Viareggio? Semplicemente una comune lettura del calcio, che Arrigo Sacchi, ormai prosciugato dal suo stesso integralismo, ha deciso di interrompere e che Mauro Tassotti, uno dei figliocci prediletti del profeta di Fusignano, ha incominciatio ad esplorare. Strano destino, quello del maestro e dell' allievo: mentre Sacchi ufficializzava il suo addio, Tassotti, alla guida della "primavera" milanista, conquistava il Torneo di Viareggio (1 - 0 ai croati del Varteks), primo grande successo della sua nuova vita in panchina. "Sono veramente dispiaciuto per il mio ex allenatore, non me l' aspettavo. Lo avevo sentito un mesetto fa, mi sembrava deciso a continuare per un altro paio d' anni. Forse ormai la sua professione gli pesava troppo, lui ha sempre vissuto intensamente questo lavoro. Credo che per inquadrare l' importanza di Sacchi sia sufficiente una riflessione: la mentalita' che lui ha trasmesso al grande Milan ha cambiato tutto il calcio italiano".

Vignolo Mino, Padovan Giancarlo

Pagina 43
(16 febbraio 1999) - Corriere della Sera

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