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Corriere della Sera

Mondiali di calcio Francia 1998

Di Biagio, l' ultima vittima della maledizione del dischetto

Sugli spalti l' amico prete questa volta lo ha visto sbagliare e piangere

----------------------------------------------------------------- IL PERSONAGGIO Di Biagio, l'ultima vittima della maledizione del dischetto Sugli spalti l'amico prete questa volta lo ha visto sbagliare e piangere DA UNO DEI NOSTRI INVIATI PARIGI - A mani giunte. Pregando col cuore, supplicando con le labbra. "Dammi la forza, adesso". Giggetto del Testaccio e' li', in mezzo al campo troppo grande e ai compagni impauriti, mentre Albertini tira e sbaglia, e gli "oooh" d'orrore dei pochi tifosi italiani vengono sommersi dal boato dello Stade de France. + li' Giggetto, che aspetta il suo turno e invoca il Signore come un condannato. Baggio, che ha gia' segnato e s'e' liberato dell'inferno personale in cui arrostiva dal Mondiale americano, e' alle sue spalle e prega pure lui mentre il destino e la nostra piccola storia si consumano alle sette e un quarto della sera. Ormai manca un tiro solo. "Ai calci di rigore si vince con il sangue freddo", dira' tra poco Aime' Jacquet, gelido come un colonnello dei Dragoni. E noi, invece, non siamo Dragoni, siamo ladri di biciclette, gente dal sangue caldo, maledizione, lo siamo stati a Napoli con l'Argentina nel '90, a Los Angeles con il Brasile nel '94, da otto anni ci buttano fuori ai Mondiali con questa specie di fucilata al petto dagli undici metri. Giggetto Di Biagio ha il sangue piu' caldo di tutti, caldo come i colori delle albicocche e delle ciliege al mercato di quella via Bodoni dov'e' nato, anima di Roma e core de 'sta citta'. Si alza dal prato mentre settantamila francesi gli fischiano nelle orecchie e deve risentire ancora la propria voce che, neanche ventiquattr'ore prima, diceva: "A mme per l'emozione me viene de tutto... mal de testa, mal de stommaco". Bella idea, Cesarone, mandarlo a tirare il rigore decisivo. Ma queste complicazioni freudiane non sono previste nei film di De Sica, si capisce. E certo, questo dev'essere un film, anche se, mamma mia, sono lunghi da morire questi cinquanta metri, dal centro del campo fino all'area, fino a vedere gli occhi di Barthez, il lucido della sua pelata che un po' somiglia a quella di Giggetto. Cinquanta metri, e il viso di uno che va alla ghigliottina. Ecco il pallone, mamma mia quant'e' grande. Il fischio. Un passo, uno solo, e poi il destro, quel calcio con la lingua tra i denti, come fa un meccanico di Testaccio mentre da' l'ultimo colpo a una candela che non va. Vola la palla, vola, e Giggetto l'accompagna con lo sguardo, e il tempo si ferma, vola ancora la palla, fino alla traversa, fino alla tribuna. Che colore hanno gli occhi di uno che perde? Non lo sappiamo, perche' Giggetto se li copre gli occhi, mette le mani in faccia e si butta a terra, steso sulla schiena, e piange, singhiozza, aspettando che il tempo riprenda il suo cammino. Ma e' lunga, Giggetto. Il tempo puo' frammentarsi in segmenti di secondo che diventano secoli. E attorno hai una vita, le facce, i sospiri. Don David, il parroco di Serrone, che e' quassu' in tribuna a guardarti, proprio lui, il prete colombiano con cui soccorri i bambini senza famiglia, il prete buono che ti aiutera' tra poco ad adottarne due, di quei bambini, e pensa che questa e' la gioia vera, la cosa piu' importante. Ma e' difficile. Pure Don David t'aveva detto "segna, Giggetto", prima del Camerun, quando l'avevi chiamato sul cellulare mentre lui era in udienza dal Papa, e tu avevi ubbidito, avevi segnato con il tuo capoccione rasato, eri diventato un eroe, il nostro eroe neorealista, capo dei ladri di biciclette di Cesarone. Un eroe, pure per i pischelletti di Testaccio che erano venuti allo stadio con uno striscione, "Di Biagio, 14", quei ragazzini che tu avevi salutato con un mezzo giro di campo. Il migliore. Lo dicevano i giornali, lo dicevano i francesi: "Di Biagio' au pouvoir", al potere. Il destino, se deve colpire, colpisce i migliori, si sa. E chissa' cosa pensa Zeman, adesso. Chissa' che sapore avevano le lacrime di Baresi a Los Angeles, quelle di Donadoni a Napoli. Ecco, finalmente il tempo riprende a scorrere. Senti l'urrah di settantamila francesi e sai che non puoi cambiare il replay. Barthez non dev'essere un genio, ci mette dieci secondi a capire che e' finita, a esultare. Ecco i compagni che ti sono addosso, come se avessi segnato, e invece ti asciugano le lacrime, ecco Baggio, Paolo Maldini, Bergomi. Entra perfino Gigi Riva a raccattarti da terra. Ed e' finita. Non resta che dire: "Chiedo scusa a tutti, questo Mondiale non lo dimentichero', scusatemi". E forse lo sapevi gia', prima della partita, quando hai tirato fuori dal marsupio sponsorizzato Nike una macchina fotografica e hai cominciato a scattare. Uno, due, dieci scatti. Per portare un ricordo a quelli di Testaccio. Prima che diventasse dolore. Goffredo Buccini ----------------------------------------------------------------- La nazionale stasera rientra a Roma Il charter fara' scalo alla Malpensa PARIGI - Eliminata dalla Francia ai quarti, l'Italia torna a casa oggi. Alle 11, Cesare Maldini terra' l'ultima conferenza stampa, alla "Maison des Loisirs", il centro di Senlis, dove la nazionale si e' allenata dal 6 giugno e con lui ci saranno anche Roberto Baggio, Cannavaro e Moriero, che non si serviranno del charter azzurro. Maldini tornera' poi allo "Chateau de la Tour" di Chantilly, sede del ritiro francese, da dove gli azzurri partiranno per raggiungere l'aeroporto Charles De Gaulle. Il charter decollera' intorno alle 17: un'ora e mezzo di volo, scalo a Malpensa, e proseguimento per Roma, dove la comitiva azzurra si sciogliera'. Era dal 1986 che la nazionale non effettuava un rientro anticipato: nel '90, arrivo' a giocare la finale per il terzo posto e la comitiva si sciolse l'8 luglio; nel '94, disputo' la finalissima, con rientro il 18 luglio. Da domani i giocatori saranno in vacanza: la durata delle ferie dipendera' dalle rispettive societa'. ----------------------------------------------------------------- Maldini non accetta processi "Difendo Del Piero e tutta la squadra: usciamo senza aver mai perso una partita" Contratto in scadenza ma Nizzola e' diplomatico: "Non e' l'ora di parlarne" DA UNO DEI NOSTRI INVIATI PARIGI - + una stregoneria, un filo che idealmente annoda gli ultimi tre Mondiali giocati dagli azzurri. Per tre volte consecutive l'Italia paga il dazio al sortilegio, battuta alla roulette russa dei calci di rigore. Cesare Maldini ne deve prendere atto, ora che si mettono frettolosamente a punto i piani di rientro per l'Italia. Sorride, il nostro c.t., un sorriso appena accennato, che forse sa di liberazione dopo le continue scariche di alta tensione che un'avventura come quella mondiale nasconde dentro di se'. "Complimenti alla Francia - e' l'esordio di Cesarone - ma noi abbiamo disputato un'ottima gara. Purtroppo i rigori sono una lotteria e, se non vado errato, questa e' la terza volta che paghiamo un prezzo altissimo: una maledizione. E dire che stavolta, dopo l'errore di Lizarazu, speravo ci spettasse una sorta di bonus". Nel momento dell'addio, quando la guerra e' perduta, qualsiasi generale che si rispetti rende omaggio alle proprie truppe. Esattamente quello che fa Maldini. "Sono molto soddisfatto di come hanno giocato i ragazzi, hanno dato tutto, fino all'ultima goccia di sudore. Peccato". E poi ancora: "Partita equilibrata, abbiamo contrastato bene una bella squadra come quella francese. Non ho proprio nulla da rimproverare ai miei giocatori". La soluzione dei calci di rigore e' sempre traumatica, ma qualcosa di amaro ci resta in bocca, anche perche' si ha la sensazione che stavolta l'Italia abbia giocato una gara di contenimento, quasi che non si trattasse di una sfida a eliminazione diretta. Cesare Maldini pero' dissente, anche in maniera decisa. "Non abbiamo commesso errori, i tempi regolamentari sono finiti zero a zero. Purtroppo le partite vanno in un certo modo e dobbiamo essere sereni nel giudicare". Ed evidentemente Cesarone non ritiene improntati a serenita' i primi rilievi critici, tutti indirizzati a sottolineare come la sua Italia sia parsa troppo poco spregiudicata. "Cosa intendete per attacco, voi? Contro i francesi abbiamo giocato con due attaccanti e addirittura con un terzo attaccante. La verita' e' che ci si scontra anche con la bravura dell'avversario. Assolutamente non ritengo la nostra una partita difensiva". Hai voglia di far notare a Cesarone come la Francia abbia insistito di piu' in attacco, come abbia cercato con piu' insistenza il colpo del k.o.! Il risultato e' quello di provocarne la invelenita reazione. "Vi cito un dato statistico. Noi abbiamo rischiato due sole volte, una per tempo, in entrambe le circostanze per colpa di Djorkaeff. Ditemi poi quali altri pericoli ha corso il nostro portiere. La Francia non ha attaccato: ha tentato di attaccare e la nostra difesa e' stata perfetta. Purtroppo i calci di rigore rappresentano una soluzione impietosa, noi dobbiamo lasciare il Mondiale senza avere mai perso una partita". Cosi', a caldo, si giustificano pure briciole di chiarimenti tattici ("Pessotto ha fatto il suo dovere appieno, poi ha avuto qualche problema", "Ho cambiato Dino Baggio perche' era in difficolta' e non riusciva piu' a tenere il pallone", "Ritengo perfetta la prova di Albertini") prima di affrontare il nodo di questa spedizione francese, il dibattito che nei prossimi giorni infiammera' di certo l'Italia dei 50 milioni di commissari tecnici: perche' intestardirsi su Del Piero, su questo Del Piero? "Io non sono un testardo - protesta Maldini -. + stato giusto cosi'. Questi sono i ragionamenti con il senno di poi. Comunque voi siete i critici e criticate pure Del Piero". Ovviamente siamo soltanto alla prima puntata del tormentone. Inutile azzardare bilanci con Cesarone ("Non e' questo il momento per i consuntivi"), proviamo allora con Nizzola. Ma il presidente federale non vuole scoprirsi sul futuro del c.t., il cui contratto scade il 31 dicembre prossimo. "Parlare di certe cose mi sembra prematuro. Io comunque sono soddisfatto di quanto e' stato fatto e di come e' stato fatto. Maldini ha messo assieme un bellissimo gruppo, composto da gente che sa piangere per la maglia azzurra. Non abbiamo rimpianti e neppure abbiamo rimproveri da rivolgere a chicchessia. Anzi, in questo momento siamo piu' che mai vicini ai nostri ragazzi". Alberto Costa

Buccini Goffredo, Costa Alberto

Pagina 3
(4 luglio 1998) - Corriere della Sera

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