Nones Franco, il primo Olimpionico

 

Quella del 6 febbraio 1968 è una data storica per il nostro fondo: per la prima volta sul più alto gradino del podio olimpico sale un italiano, Franco Nones. Ha appena compiuto 27 anni ed aveva già conquistato la medaglia di bronzo con la staffetta due anni prima, ai Mondiali di Oslo. Terzo di otto fratelli, è nato a Castello di Fiemme (Trento) il 1° febbraio 1941. Ha cominciato a praticare il fondo attorno ai 13 anni e vi si è dedicato completamente, dopo una breve parentesi ciclistica, quando nel 1960 si è arruolato nella Guardia di Finanza vincendo subito, con le Fiamme Gialle, il titolo italiano di staffetta. Dal 1961 inizia quella escalation che, nel giro di una dozzina d'anni, gli avrebbe assicurato 16 titoli italiani assoluti (10 individuali e 6 di staffetta con le Fiamme Gialle), tre Coppe Consiglio della Valle d'Aosta, due successi individuali nella Coppa Kurikkala e quattro vittorie in staffetta nella stessa manifestazione. Per quanto riguarda i titoli assoluti ha vinto per 5 volte il titolo della 15 km (1964/1965/1966/1970/1971), 4 volte quello della 30 km (1964/1965/1966/1970) e una volta, nel 1967, la 50 km.

Dopo il 10° posto nella 15 km delle Olimpiadi di Innsbruck (foto a destra), cominciano le vittorie al Nord: a Faker e ad Aelvdalen in Svezia, dove si lascia alle spalle gente del calibro di Asph e Groenningen, medaglie d'oro olimpiche, e con loro tutti i grossi nomi di allora, Sixten Jernberg compreso. Quindi, negli anni successivi, altre due vittorie a Faker, due a Kuopio, una a Rovaniemi, un terzo posto a Lahti, un quarto nella 50 km di Holmenkollen. Ai Mondiali di Oslo, nel 1966, è sesto nella 30 km e medaglia di bronzo nella staffetta, corsa con Gianfranco Stella, Giulio De Florian e Franco Manfroi.

Era dunque uno sconosciuto solo per il grosso pubblico, ma anche per la maggior parte dei giornalisti, quello che si presentava alle Olimpiadi di  Grenoble; solo Rolly Marchi, dopo la sua prima vittoria in Scandinavia, in un articolo sul "Giorno", fra l'incredulità generale, profetizzò che quell' italiano piccoletto avrebbe vinto un giorno la medaglia olimpica. I nordici, del resto, da lui battuti in più di un'occasione, lo consideravano uno di loro, anche perché Nones, della squadra italiana, era stato quello che meglio si era adattato ai costumi, alle abitudini e al vitto locale. Se la cavava bene con le lingua e questo lo avrebbe facilitato in seguito nelle trattative commerciali una volta avviata l'attività di importatore con il determinante aiuto della moglie svedese Inger. Sci e materiali Karhu, la ditta finlandese che gli aveva dato subito fiducia. 

Fu un trionfo quello delle Olimpiadi perché raramente una gara di fondo che si svolga in condizioni ambientali "normali", con la presenza dei più grandi campioni, si è conclusa con distacchi tanto pesanti, e perché per la prima volta un atleta "continentale" vinceva una medaglia d'oro nel fondo. Un’impresa che ha segnato la fine di un'era, quella del dominio assoluto degli scandinavi e dei sovietici in questa disciplina sportiva.

E' una gara che Franco Nones ha ancora impressa nella mente e negli occhi, a tanti anni di distanza, come se si fosse disputata ieri. Racconta nel libro Sci di fondo, scritto con Giorgio Brusadelli ed edito da Mondatori nel 1977: "Su un percorso duro, abbastanza tecnico, e con una neve fredda proprio come piace a me, ho sentito di essere in gran forma, di trovarmi in una di quelle giornate in cui hai la certezza assoluta di poter fare grandi cose. Per questo sono partito subito al massimo dell'andatura. Davanti a me avevo Eggen a 30" e Larsson ad un minuto. Due medaglie d'oro. Eggen l'ho raggiunto quasi subito, Larsson dopo 6 km, vicino alla postazione in cui si trovava B.H. Nilsson, l'allenatore della nostra squadra. Vedendomi davanti a quei due, Nilsson è rimasto un attimo sorpreso. Non credeva all'ordine di partenza che teneva in mano e pensava di aver sbagliato a rilevare i tempi. Un controllo più attento gli ha però permesso di accertare che stavo andando veramente forte, impressione suffragata dai distacchi che stavano accumulando le successive teste di serie. Allora mi ha seguito, tagliando il percorso e ha cominciato ad incitarmi nel suo italiano stentato ma efficace: "Franco, tu primo, tu andare, forza Italia, forza Italia!"

Così per tutta la gara, ad ogni postazione dove c'erano gli accompagnatori e le riserve della squadra azzurra, collegati via radio con Nilsson. Al km 10 avevo 30" su Maentyranta, 34 su Martinsen; dopo 20 km Maentyranta mi era arrivato a 4", mentre Martinsen restava più o meno alla stessa distanza. Stavo bene e non avevo paura di scoppiare: sentivo che, continuando così, non era possibile che Maentyranta potesse mantenere quell'andatura pazzesca, ancor più esasperata per lui che correva in rimonta. E infatti è andata come pensavo: a 6 km dall'arrivo Maentyranta ha cominciato a perdere colpi e ha finito staccato di 1'17". Un abisso se si considera la breve distanza che restava ancora da percorrere. Dal modo in cui andavo io era umanamente impossibile che il finlandese riuscisse a recuperare altro tempo e a sorpassarmi, dopo lo sforzo fatto fra il 10° e il 20° km".

Grenoble rappresentò il vertice della parabola della carriera di Nones. Vinse ancora, ma dopo la medaglia olimpica gli mancarono in parte quelle motivazioni che fino ad allora erano state alla base della sua preparazione. Continuò a fare l'atleta, ma cominciò nel contempo l'attività di importatore. Non avrebbe voluto partecipare alle Olimpiadi di Sapporo; intendeva ritirarsi già l'anno precedente. Con quella tracheite, rimediata subito dopo la 30 km di Grenoble, incurabile per un atleta che è costretto a gareggiare con temperature rigide ed esposto a tutte le intemperie, non era più in grado di esprimersi ai massimi livelli richiesti da un'Olimpiade, anche se riuscì a vincere altri titoli italiani. Furono proprio questi ultimi successi e le insistenze dei responsabili della Finanza e della Nazionale a indurlo a salire sull'aereo per quei Giochi che si conclusero in maniera disastrosa per lui e per la squadra.

Ritiratosi dallo sport attivo, Nones, maresciallo della Finanza, fu per un certo tempo commissario tecnico del fondo del Comitato Trentino. Poi allargò la sua attività di importatore fino a diventare il più rappresentativo fra quanti trattano materiali di fondo. Con la Karhu aveva iniziato a lavorare già nel 1965, dopo le vittorie di Kuopio e Rovaniemi. Non lo pagavano in denaro, ma in materiali: 200 paia di sci, scarpe, attacchi e bastoncini. Li teneva nel garage sottocasa che, in pratica, è stato il suo primo negozio. L’attività di importatore è iniziata nel 1970, con la moglie Inger. Un matrimonio fortunato, allietato da 4 figli e da due nipoti. Al ruolo di mamma (e ora anche di nonna) Inger ha sempre affiancato  la cura della parte amministrativa del negozio Nones Sport; con loro anche la sorella di Franco, che si occupa del magazzino. Sempre materiali Karhu ai quali, da qualche anno, ha affiancato una linea con il proprio nome, che comprende biciclette, abbigliamento per il ciclismo e per il fondo, e sci da fondo e da fuori pista.