Vaccini, ora l'Ausl punta sul web

Francia, direttore del dipartimento di sanità pubblica: "Puntiamo a diffondere i blog delle mamme, ormai la gente crede a loro più che ai medici"

La guerra sui vaccini per i bimbi si combatte sui siti e nei social network, mentre la linea del rigore annunciata dall’assessore regionale Sergio Venturi («bisogna ricominciare a segnalare alla Procura dei minori i genitori che non vaccinano i figli») trova consensi bipartisan tra Pd e Lega Nord. Anche dopo che si è diffusa la notizia di una bimba di 28 giorni morta al Sant’Orsola con la pertosse.

La trincea di questa battaglia quotidiana che schiera pediatri, mamme e papà è il web. Non solo per il proliferare di siti pro e contro i vaccini obbligatori, ma proprio perché, come dice Fausto Francia, direttore del dipartimento di sanità pubblica, «i pareri scientifici in questa società non hanno peso». «Noi speriamo si inverta la tendenza anche grazie ai movimenti di opinione - dice Francia - perché sono capitanati da mamme, che sono più ascoltate dalle altre mamme rispetto a noi medici. Io provo a spiegare che per il morbillo, la malattia porta a casi di encefalite grave in un caso su mille, mentre con il vaccino il rischio si riduce a 1 su 1 milione. Provo a dire che i bimbi che nascono oggi saranno cittadini del mondo, e in altri Paesi malattie come la poliomelite esistono ancora. Ma solo la potenza di Internet può venirci in aiuto».

Ecco quindi schierati su un fronte i siti come Butac.it (acronimo di “Bufale un tanto al chilo” animato da Michelangelo Coltelli, gioielliere bolognese che vuole “arginare la disinformazione”), Vaccinarsi.org, Vaccinar...sì, oppure il gruppo Facebook “Rete informazione vaccini”. Si parla di “vaccini sicuri che salvano vite”. Dall’altra parte, contro l’obbligo delle vaccinazioni, ci sono siti come Comilva.org, dove si possono anche scaricare i moduli per il dissenso informato, con una serie di passaggi per rinunciare alle vaccinazioni per i propri figli.

L’epicentro di questo scontro, che i casi di cronaca riportano sotto i riflettori, è la Romagna. Prima di tutto perché le statistiche regionali assegnano a Rimini la “maglia nera” per i vaccini e in media alla Romagna percentuali di copertura più basse rispetto alle altre città dell’Emilia. Nelle vaccinazioni obbligatorie al secondo anno di vita (difterite, tetano, polomelite ed epatite B), Rimini ha un tasso di copertura dell’87%, mentre per le stesse malattie a Bologna il tasso di copertura è del 95,2% e in media in Regione arriva al 94,5%.

Il dati si riferiscono al 2014, ma l’aspetto che allarma i responsabili della sanità pubblica è il calo costante: nel 2013 ad esempio, Rimini si attestava su quota 92,2% per le vaccinazioni obbligatorie, e il calo su base regionale è costante dal 2005 ma più accentuato negli ultimi anni.
Proprio dalla Romagna è partito anche il movimento di informazione “dal basso” a favore dei vaccini.È di Cesena Alice Pignatti, la mamma che ha caricato una
petizione on-line per chiedere che i vaccini siano obbligatori
per chi vuol frequentare la scuola. Il documento ha superato le 14 mila sottoscrizioni. «Le istituzioni pubbliche ci devono aiutare - dice però Alice - è incredibili che non ci siano sostegni concreti. Per far fronte alle campagne anti-vax, ci vorrebbe almeno uno sportello informativo in ogni ambulatorio».
© Riproduzione riservata

Network

13 ottobre 2015 - Aggiornato alle

Annunci, lavoro e aste