Vai ai contenuti
  • Diminuisci dimensione testo
  • Aumenta dimensione testo
  • Print
  • Contact
  • Mobile
  • RSS feed
Corriere della Sera

i Conti con la Realtà

Ha vinto un'Italia euroscettica: almeno nei confronti della politica del rigore economico. Un terzo polo è spuntato, ma non è quello di Mario Monti: moderato, europeista, governativo. È invece quello radicale, protestatario e populista di Beppe Grillo, che è diventato il primo partito italiano. Ma accanto al comico che è riuscito a strappare un quarto dei voti, c'è un altro vincitore. Si tratta di Silvio Berlusconi, che ha scommesso sulla propria sopravvivenza. Ed è riuscito a garantirsela con una corona di liste satelliti che gli ha fatto contendere al centrosinistra il primato dei seggi al Senato; e sfiorare un'affermazione clamorosa alla Camera. Per paradosso, Pier Luigi Bersani perde politicamente, pur vincendo il premio di maggioranza a Montecitorio. Era sicuro di farcela. Ma ha sottovalutato l'onda d'urto grillina, la resistenza aggressiva del berlusconismo; e soprattutto i limiti del Pd. È possibile che Bersani si proponga comunque come premier. Ma i margini fra sinistra e destra sono così risicati da rendere improbabile un'alleanza duratura. Il Pdl è arrivato a proporre al Viminale di non proclamare i risultati definitivi per non «chiamare» il pareggio. Il fantasma dell'instabilità si materializza dunque con una forza dirompente. E dilata il senso di impotenza di partiti che si sono illusi di ingessare la situazione non facendo la riforma elettorale. Il risultato è stato di provocare la reazione rabbiosa di un'opinione pubblica decisa a spazzare via la Seconda Repubblica. Come accade spesso, l'esito è ambiguo. Berlusconi, che aveva portato l'Italia sull'orlo del precipizio finanziario, dimostra che la sua stagione da premier è finita; ma la sua capacità di parlare alla pancia del Paese rimane molto forte. La sinistra ribadisce l'incapacità di superare diffidenze più radicate di qualunque pronostico favorevole. E il centro di Monti rimane schiacciato non solo dal sistema di voto, perché altrimenti non si spiegherebbe la vittoria di Grillo, ma da una difesa della politica dei sacrifici, che l'elettorato ha rifiutato. Il sostegno dell'Europa al premier non ha sortito nessun effetto; anzi, forse ne ha avuto uno negativo.È come se l'Italia avesse interiorizzato l'idea di una sospensione della democrazia; e si fosse rifiutata di analizzare i riflessi internazionali del voto. Di più: ha deciso di sfidarli, assecondando umori ostili a un'austerità valutata non per gli effetti benefici sui conti pubblici, ma per quelli negativi sulla crescita e sui posti di lavoro. Monti paga una scelta controversa, l'impopolarità e l'inesperienza. C'è solo da sperare che non si prenda una rivincita se l'Italia dovesse riemergere dalle elezioni isolata a livello europeo. Se non si troveranno un accordo e un'unità su alcune riforme, la prospettiva di una legislatura corta, cortissima diventerebbe pericolosamente verosimile. Col rischio di un commissariamento ben più traumatico di quello percepito negli ultimi mesi.RIPRODUZIONE RISERVATA

Franco Massimo

Pagina 01
(26 febbraio 2013) - Corriere della Sera


Ogni diritto di legge sulle informazioni fornite da RCS attraverso la sezione archivi, spetta in via esclusiva a RCS e sono pertanto vietate la rivendita e la riproduzione, anche parziale, con qualsiasi modalitá e forma, dei dati reperibili attraverso questo Servizio. É altresì vietata ogni forma di riutilizzo e riproduzione dei marchi e/o di ogni altro segno distintivo di titolarità di RCS. Chi intendesse utilizzare il Servizio deve limitarsi a farlo per esigenze personali e/o interne alla propria organizzazione.
PIÙletti