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La domiciliarita’ lungimirante e completa, valorizza e qualifica i servizi territoriali integrati

01/07/2015

La domiciliarita’ lungimirante completa, valorizza e qualifica i servizi territoriali integrati

Durante la discussione e il confronto sulla disabilità e la Non autosufficienza, organizzati sia dalla Regione Sardegna ma anche dalla Fish-Sardegna, sono spesso affiorati approcci culturali e politici fortemente ideologizzati e spesso finalizzati all’ imposizione esclusivista della scelta individuale e della domiciliarità facendo leva sulla monetizzazione integrale delle prestazioni alla persona.
La discussione, non sempre disinteressata e fortemente condizionata dalle lusinghe ingannevoli della moneta, si è spinta fino a mettere in secondo piano l’appropriatezza e la personalizzazione delle prestazioni pur di affidare alla famiglia la totale ed esclusiva decisione sulle scelte.
Si mette in secondo piano la professionalità degli operatori, la qualità delle prestazioni, il percorso temporale e la verifica degli interventi.
Se però si vuole recuperare l’obiettivo della qualità e l’appropriatezza delle prestazioni serve riaffermare la centralità della persona e dei suoi bisogni o meglio dei suoi diritti.
Infatti un progetto per la persona con disabilità o in situazione di non autosufficienza, deve presupporre coerentemente un rapporto articolato con il sistema dei servizi debitamente coniugati tra territorio e domicilio.
La domiciliarità, a suo tempo giustamente sostenuta contro la segregazione e negazione umana dell’istituzione totale, può svolgere una funzione di riferimento corretta e destinata a giovarsi dei servizi integrati, flessibili, qualitativamente elevati e diversificati nel territorio.
Esiste perciò l’esigenza di un rapporto interattivo fra istituzioni, fra strutture e protagonisti operanti a diverso titolo per costituire la rete e, per questa via, soddisfare meglio le aspettative del cittadino.
La domiciliarità, l’istituzione partecipata e le strutture erogatrici sono pertanto un sistema di rete e un modello interattivo che, attraverso la condivisione e gli operatori, può e deve cooperare in modo aperto e in modo orizzontale promuovendo l’integrazione e la buona permanenza del cittadino in situazione di bisogno nel proprio domicilio o contesto familiare.
Pertanto non può esistere contrapposizione o separatezza fra la rete dei servizi delle istituzioni e la fruibilità nel domicilio che va assunto come riferimento collaborativo ma per questo non sostitutivo.
Nessuno dei due strumenti (pubblico e privato) da soli possono risolvere la complessità della condizione di bisogno e garantire il perseguimento del benessere personale.
Per garantire la realizzazioni di prestazioni qualificate e integrate si deve in sostanza evitare di cadere nella situazione di chiusura sia della famiglia sia dell’istituzione erogatrice. Perciò ciò che va evitato è l’aspetto totalizzante ed escludente della famiglia o dell’istituzione pubblica.
Vi è infatti il rischio concreto che la stessa famiglia possa risultare penalizzata ove si pensi che la disponibilità di servizi esterni, quali la residenzialità e la semiresidenzialità, in certe situazioni contribuisce a supportare i familiari e a creare un ambiente salubre e sereno.
Si pensi al caso in cui i familiari svolgono attività lavorative e debbono assentarsi dal proprio domicilio o, ancora, alle attività del “dopo di noi”.
Da qui l’esigenza di sviluppare una proposta operativa per la programmazione dei servizi integrati.
L’attivazione delle equipe multidisciplinari per la consulenza alle famiglie e per la redazione delle diagnosi; l’avvio di una robusta formazione universitaria e specialistica delle professionalità con una sperimentazione sul campo; l’attivazione i Centri territoriali con finalità residenziali e semiresidenziali supportate dal servizio sanitario debitamente coinvolto e responsabilizzato con accordi di programma.
Sono queste le azioni e servizi che non potranno mai essere sostituiti dalla sola domiciliarità anche perché richiedono sostanziose risorse.
In conclusione con queste considerazioni non si intende negare la grande funzione della domiciliarità ma abbiamo bisogno di precisare il suo ruolo non attraverso la monetizzazione ma attraverso prestazioni universali come motore duraturo di qualità e di proiezione solidale.
Ecco una risposta moderna che tutti i cittadini sardi attendono dalle istituzioni regionali.
 
Cagliari, 30 giugno 2015