MENU
1 febbraio 2016
foto-suburra-22-low

Dal ring al set: Alessandro Borghi il “Numero 8″ in Suburra

19 ottobre 2015 • Speciale Film, Vetrina Cinema

Determinato, sognatore e sereno. E’ con questi aggettivi che si descrive Alessandro Borghi, romano, classe 1986, attualmente in sala con Suburra dove interpreta Numero 8, un criminale di Ostia molto tatuato e con i nervi a fior di pelle. Apprezzato dalla critica e dal pubblico per l’intensa interpretazione di Vittorio, ragazzo allo sbando nella Ostia del 1995, in Non essere cattivo di Claudio Caligari (il film rappresenta l’Italia alle selezioni per l’Oscar per il miglior film straniero), l’attore, nuovo volto del cinema italiano, ha alle spalle un passato fatto di tanta gavetta prima di arrivare in tv in diverse fiction tra cui Romanzo Criminale – La serie 2, nel ruolo del pugile.

Com’è partita la tua carriera?

E’ stata una casualità: praticavo arti marziali, full contact e puglilato, quest’ultimo lo pratico tutt’ora, e uno dei miei migliori amici, figlio di uno dei più famosi stunt man italiani, mi propose di lavorare come controfigura a Cinecittà. E’ così che ho iniziato a guadagnarmi la giornata, facendo controfigure da stunt nelle colluttazioni corpo a corpo. E’ stata un’esperienza durata un’anno, ma solo una parentesi perché non era il mio mestiere. Gli stunt girano scene pericolosissime e per farlo hanno bisogno di molta preparazione, ma non era la mia strada.

Hai iniziato in tv ma il tuo obiettivo era il cinema?

Ho conosciuto il mio agente per caso. Quando ho cominciato non avevo un obiettivo nitido. Dopo i primi ruoli televisivi ho sentito la necessità di ricevere proposte dove potessi immergermi totalmente nel personaggio. La televisione è una palestra necessaria ma per tempistiche ed educazione del pubblico non dà agli attori le stesse possibilità che propone il cinema.

Come hai costruito i ruoli di Non essere cattivo e Suburra: Vittorio e Numero 8 sono due personaggi dalle caratteristiche forti, dove poteva essere facile risultare esagerati.

Come si fa, lo scopri dopo che sei riuscito a farlo. Mentre prepari un ruolo sei preoccupato, cerchi un equilibrio tra il troppo e il troppo poco. Ad un certo punto devi smetterti di farti domande e prendere una strada. Solo quando il film esce e gli spettatori si complimentano con te capisci se la strada era quella giusta..

Qual’è stato il rapporto con Claudio Caligari e Stefano Sollima sui set?

Il 90% di quello che abbiamo portato sullo schermo è stato merito di Claudio Caligari e Valerio Mastrandrea (produttore di Non essere cattivo, ndr), ma anche e soprattutto del legame che si è creato tra me e Luca Marinelli, co-protagonista del film. Era una sfida: io e Luca dovevamo portare al cinema un’amicizia di trent’anni ma noi ci conoscevamo da trenta minuti. Abbiamo dovuto lavorare molto su noi stessi. Si è creata un’empatia tale che la sceneggiatura passava in secondo piano, smettevamo di recitare e ci ritrovavamo immersi completamente nei personaggi. Numero 8 di Suburra era molto più sopra le righe di Vittorio. Ho osservato molto per assimilare il modo di parlare e la gestualità che vedete sullo schermo. Bisognava stare attenti a non far diventare il personaggio una macchietta, visto che già il look del personaggio parlava da solo. In questo Stefano Sollima è stato fondamentale. Una cosa che accomuna Caligari e Sollima è che parlano poco, ma quando hanno parlato sul set sapevano esattamente dove volevano arrivare.

Ti piacciono i ruoli da cattivo? Ti piacerebbe interpretare anche ruoli più solari?

Sono un amante del cinema a 360 gradi, dall’indie inglese ai kolossal giapponesi. Per chi fa l’attore andare al cinema è linfa vitale. Mi piacerebbe molto fare una commedia ben scritta, ma ho paura. Noi italiani siamo bravi a fare tante cose ma non a girare commedie. L’emblema della commedia che vorrei girare è Quasi amici, una commedia di circostanza non di battute, dove si ride per la storia e come la si racconta.

Quali sensazioni hai quando leggi che Alessandro Borghi è una nuova promessa del cinema italiano.

Mi riempie il cuore di gioia. La più grande soddisfazione è ricevere i complimenti dai colleghi, da chi ha iniziati con me, registi e addetti ai lavori che io stimo e che fino a 5 mesi fa non sapevano nemmeno che esistessi. E’ un grande riscatto. Ma dall’altra parte mi strappa un sorriso, perché è da 10 anni che io faccio questo lavoro. Se la popolarità è legata a progetti che hanno potenza mediatica allora vuol dire che potrebbero esserci persone che fanno questo mestiere per una vita e nessuno sa chi sono. Questo mi fa riflettere.

Cosa vedi nel tuo futuro?

Sto girando un’opera prima, Il più grande sogno, mai sognato di Michele Vannucci. Sul futuro? Non so. Ora è un momento particolare di confusione e felicità. Mi auguro di continuare a fare questo mestiere come in questo 2015, sarebbe un grande regalo.

Sei un sognatore, sognando con chi ti piacerebbe lavorare all’estero?

Leonardo Di Caprio, Daniel DayLewis, ma potrei dirtene tanti altri. Mi piacerebbe tanto lavorare con Derek Cianfrance, un regista meraviglioso. Amo i suoi film e il suo modo di fare cinema.

di Federeica De Masi per Oggialcinema.net

Dal ring al set: Alessandro Borghi il “Numero 8″ in Suburra ultima modifica: 2015-10-19T09:16:02+00:00 da Federica De Masi

Related Posts

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

« »