Capitolo XXXII

della serie

Studi sulle opere di Rudolf Steiner

a cura di Tiziano Bellucci


 

 

 

 

Studio Privato di Bellucci Tiziano

 

 

Parte terza: IL MONDO VEGETALE E GLI SPIRITI ELEMENTARI DELLA NATURA

 

Settima conferenza (pag.115) Dornach, 2 novembre 1923

 

L’esistenza vegetale, ci spinge verso qualcosa che deve essere sentito come misterioso. Il fatto che la pianta spunti dal seme e si producano le più svariate forme, senza la presenza di una volontà cosciente (come invece pare palese nell’animale) suscita il mistero, ossia si viene spinti a pensare che debbano esistere al di fuori della pianta elementi affinchè il mondo vegetale possa apparire nelle sue trasformazioni.

Osservando i vegetali, la visione spirituale ci conduce infatti verso una miriade di esseri. Già nell’antichità se ne conosceva l’esistenza; oggigiorno la scienza li misconosce.


 

 

Gli Gnomi, spiriti della terra o delle radici. (portatori dell’etere vitale)

La radice della pianta appare alla vista spirituale circondata e intessuta da ogni parte da particolari spiriti elementari della natura. Gli gnomi, o spiriti delle radici.  Non potrebbe sussistere nessuna radice se non vi fosse una mediazione da parte di questi esseri e il regno sotterraneo della terra. Essi mettono in movimento l’elemento eterico contenuto nella sostanza minerale del terreno, per poterlo avvicinare e far presa sulle radici. Essi avvicinano alla radice l’etere vitale, quello stesso etere nel quale essi stessi vivono. Gli gnomi sono presenti ovunque nella terra sotterranea: nei minerali, nei cristalli e nei metalli.

La loro coscienza è paragonabile alla capacità di percepire sensorialmente connettendovi immediatamente l’intelletto, senza mediazioni di antipatia e simpatia. Essi raccolgono principalmente solo idee. Comprendono istantaneamente ciò che vedono: un sapere contemporaneo al vedere. Sono capaci di avere percezioni pure. Non hanno bisogno di elaborare, di dedurre come fa l’uomo, ma appena percepiscono qualcosa in loro compare la pura idea insita nell’oggetto osservato: incontrano l’essere dell’osservazione. Non esiste in loro la distinzione umana fra concetto e oggetto. L’oggetto ha già in sé il concetto. E per tal motivo ridono dell’uomo. Ridono della nostra capacità intellettiva e la reputano ignorante, stupida, che si affanna di afferrare, di dedurre questo e quel concetto. Diventano particolarmente ironici quando vedono gli uomini sforzarsi nel comprendere idee. Entrare in un laboratorio scientifico sarebbe per loro come andare ad uno spettacolo comico. Non capiscono come sia possibile dover compiere sforzi per potere afferrare pensieri. Gli gnomi si dicono: tutto ciò che si osserva si conosce nell’atto di guardare; perché mai si deve pensare per conoscere? Essi non sanno che l’uomo non ha la loro capacità chiaroveggente, che non è capace di avere percezioni pure.

Gli gnomi diventano maleducati se si parla di logica. Una guida per il pensiero, la logica, è inutile. “I pensieri esistono di per sé, si tratta solo di volerli. L’uomo non vuole e non ascolta i veri pensieri, non se li fa dire dalle cose, ma desidera solo parlare lui circa le cose che osserva.”

Gli gnomi non amano la terra, l’elemento solido. Lo odiano, vorrebbero liberarsene: esso difatti rappresenta per loro un continuo pericolo. Se essi si attaccassero troppo all’elemento terrestre tenderebbero ad assumere l’aspetto di un anfibio, di un rospo. Per evitare questo essi sono in continuo e incessante movimento. La mobilità non rende possibile il loro materializzarsi in una forma di rana. L’anelito a voler scappare in alto, a non volersi legare alla terra, sprigiona dagli gnomi una forza spirituale che dal basso va verso l’alto. Tale forza, attraversando le piante, le aiuta a spingerle verso l’alto, a fuoriuscire dalla terra. Gli gnomi provocano la fuoriuscita dalla terra del germoglio dal seme. Sono i custodi della vita. Attraverso di loro si esplicano le forze dell’etere vitale.

Essi hanno inoltre una grande importanza riguardo alla fecondazione dei vegetali, che si realizza a mezzo di una collaborazione fra spiriti della terra e spiriti del fuoco; verrà mostrata poco più avanti.

 

Gli spiriti dell’acqua o ondine.(portatrici dell’etere chimico)

Quando la pianta è fuoriuscita dalla terra, cominciano ad agire altri esseri: gli spiriti dell’acqua o ondine.

Essi sono attivi nella foglia e nello stelo. Esse agiscono là dove l’acqua e l’aria si toccano.

Le ondine non hanno una coscienza desta come gli gnomi; esse piuttosto sono in un stato di sogno perenne, affine all’elemento acqueo. La loro forma dà l’impressione di trovarsi di fronte a dei flutti marini, ad un ondeggiare di spruzzi di acqua. Esse sognano la loro esistenza. Sognano la chimica. Esse compenetrano l’aria densa di acqua; ossia vivono e nuotano nell’elemento fluido eterico dell’acqua: nei corsi d’acqua, nei fiumi, nel mare. Sono molto sensitive per tutto ciò che è pesce: rischiano difatti di prenderne la forma. A volte che assumono tale forma di pesce, ma poi l’abbandona ed entrano in un’altra metamorfosi. Il loro muoversi perenne è nell’evitare di prendere forme conchiuse. Esse tendono a voler rimanere sempre nella possibilità della metamorfosi, nell’anelito al mutamento perenne.

Il loro compito è di sciogliere e legare le sostanze fluide presenti nell’aria, portandole dentro le foglie; esse sono le portatrici dell’etere chimico o sonoro. Determinano le combinazioni e dissociazioni chimiche delle sostanze fisiche in in virtù dell’etere chimico, dal quale traggono la loro stessa forza. Il loro lavoro è un “sognare” ,accogliendo per ispirazione le forze del calore e della luce, trasfondendole alchemicamente nell’acqua e nell’aria. “Nella pianta che cresce si esprime il sogno delle ondine”.

 

Gli spiriti dell’aria o silfidi. (portatori dell’etere di luce)

Vivono nell’elemento di aria permeato di calore. Prendono forme simili alla luce. La percezione delle silfidi si può avere in modo più evidente nell’aria smossa da stormi di rondini o gabbiani. Esse sono particolamente attive nelle correnti d’aria in movimento, nel vento, nell’aria eccitata. Accolgono le vibrazioni presenti nell’aria. Hanno uno stato di coscienza più o meno dormiente, inconsapevole: prendono coscienza, o meglio sognano di sè, solo se si immettono o capitano entro correnti d’aria in movimento. Una silfide nell’aria calma, ferma, perde se stessa, non si autopercepisce: quando essa scorge un’uccello nell’aria, si sente presa dal senso dell’io. Prende coscienza di sè attraversando il fluttuare dell’aria smosso dalle ali.

La silfide ha il compito di portare la luce nella pianta: è portatrice di luce. Porta la luce dentro la pianta. Traendo forza dall’etere luminoso (sole e stelle), che è il veicolo di attività di entità della 2° gerarchia (anime di gruppo vegetali) tesse la pianta primordiale, in collaborazione con l’attività delle ondine, che agiscono a mezzo dell’etere chimico (luna e pianeti). La luce che è la forza di cui è intessuta la silfide, agisce sulle forze chimiche che l’ondina fa penetrare nelle piante. Le ondine preparano le sostanze, le silfidi le elaborano ulteriormente, configurando forme.

La forma della pianta si attua a mezzo della collaborazione di etere chimico (ondine) ed etere luminoso (silfidi).

In autunno, le forze che sono alla base della configurazione morfologica ideale della pianta, a mezzo delle azioni di silfidi e ondine che hanno agito prima, tali forze configuranti e formatrici “sgocciolano” verso il basso.

Le forze che hanno agito attraverso e tramite ondine e silfidi sono forze solari e stellari, provenienti dall’attività della 2° e 1° gerarchia: sono tali forze che tendono con l’appassimento a cadere verso il basso.

Tali forze “sgocciolanti” vengono percepite dagli gnomi, i quali fanno conoscenza delle idee archetipiche spirituali, dei misteri del cosmo che hanno agito attraverso ondine e silfidi. Gli gnomi, tutto l’inverno sono indaffarati nel percepire e contemplare tutto ciò che di idee cosmiche stilla nel terreno dalla pianta.

In altre parole si può dire che dalle regioni degli archetipi delle forme vegetali e della vita, attraverso l’azione di ondine e silfidi le entità spirituali determinano la forma e la vita delle piante: realizzano la configurazione ideale di ogni particolare pianta. Tale forma o configurazione archetipica viene raccolta e conservata dagli gnomi, i quali la custodiscono, la proteggono nella loro interiorità per immetterla nella generazione di una nuova pianta, attuando così a primavera la possibilità di continuazione ciclica perenne di una data specie vegetale. La configurazione archetipica si può definire l’elemento femminile di generazione, la quale necessita però di essere fecondata tramite un elemento maschile. Tale mascolinità viene conferita tramite un’attività presieduta dagli spiriti del fuoco.

 

Le salamandre o spiriti del fuoco. (portatori etere di calore)

La loro sfera d’azione è l’elemento del fuoco e della luce. Così come silfidi raccolgono la luce, le salamandre raccolgono il calore e lo immettono nei fiori delle piante. Il polline è il veicolo attraverso il quale gli spiriti del fuoco portano di pianta in pianta, il calore. E’ la loro “navicella” sulla quale viaggiano di fiore in fiore.


Sulla fecondazione dei fiori.

L’ovario non è femminile, ma maschile; la scienza compie un grande errore nel credere sia il contrario.

Negli stami si deposita il polline (forza dell’etere calorico) e questo passa ai semi nell’ovario. L’ovario non è femminile, e neppure le antere degli stami sono maschili.

Non è il polline che feconda il fiore: il polline è solo il veicolo attraverso cui le forze delle salamandre possono fluire entro l’ovario per preparare l’elemento fecondante maschile. Tale elemento di cui le salamandre sono portatrici è di provenienza spirituale, cosmica e di polarità maschile.

Non accade una fecondazione nell’ovario come si crede, ma soltanto un’entrata di processi di calore entro i semi risiedenti nell’ovario. Nell’ovario si attua soltanto una preparazione del seme, del germe maschile.

Il seme è quindi maschio. Senza calore non vi sarebbe possibilità di generazione di nessun essere vivente.

La fecondazione non avviene fuori dal terreno, ma sotto di esso. Essa si realizza quando il seme (contenente l’elemento maschile cosmico calorico) incontra, sotto terra, l’elemento di configurazione ideale della pianta (che è il risultato delle azioni primaverili ed estive di ondine e silfidi) il quale arriva nel sottosuolo per mezzo dello “sgocciolamento” o “cambio” della pianta autunnale a mezzo del processo di appassimento; tale elemento viene poi custodito dagli gnomi. L’incontro fra il maschile cosmico e il femminile terrestre avviene durante l’inverno. Per la pianta la terra è madre e il cielo è padre.

Le idee cosmiche o forze eteriche di configurazione, dal cosmo stellare discendono dentro le piante tramite le ondine e le silfidi, durante le stagioni calde, arrivando in autunno, sino agli gnomi; essi le accolgono e le portano con sé dentro la terra: permeano la terra di saggezza stellare, di pietra in pietra. Sono i portatori e custodi delle idee cosmiche di configurazione vegetale.

E’ un grande errore credere che l’elemento materno risieda nell’ovario; in realtà l’ovario serve da ricettacolo per la formazione dell’elemento maschile, portato dal cosmo con l’aiuto delle salamandre.

La fecondazione avviene durante l’inverno sottoterra tramite l’incontro delle forze del fuoco e le forze degli gnomi. Gli gnomi si possono considerare le “levatrici” della riproduzione vegetale.

Le forze di calore delle salamandre contenute nel seme che cade nel terreno, entrano in contatto con la forza dell’etere di vita, portato dagli gnomi, i quali combinano la loro azione con la forza di configurazione che hanno raccolto dalle ondine e dalle silfidi.

 

Gli insetti e gli spiriti del fuoco.

Le salamandre si sentono intimamente imparentati con il mondo delle farfalle e degli insetti, perchè attraverso di loro il polline (permeato di calore) possa depositarsi nel fiore di un’altra pianta generando il seme (maschile); questo, penetrando sotto il terreno si collega poi con le forze di configurazione ideale e le forze vitali.

Le salamandre compenetrano gli insetti; osservando chiaroveggentemente un’ape che ronza attorno ad un fiore ne risulta una forma aurica insolita, esagerata in splendore rispetto ciò è quando è lontana dal fiore.

Questo effetto è dovuto al fatto che in quegli attimi l’aura dell’insetto è compenetrata dall’aura di una salamandra, che unendosi ad esso, ne esalta la forma. Quando l’ape vola su un fiore, vola con un’aura che le proviene da uno spirito del fuoco. Gli insetti hanno quindi il compito di essere i portatori della forza di spiritualizzazione della materia fisica.

Gli spiriti del fuoco sono attivi affinchè penetri nella terra l’elemento concentrato del fuoco, per risvegliare con l’aiuto degli gnomi la figura archetipica spirituale preparata dalle ondine e dalle silfidi, la quale stilla giù verso di loro, nella terra.

“Nel fiore non si ha la fecondazione, ma solo la preparazione del seme vegetale maschile di origine cosmica, pronto per ciò che viene preparato nel grembo della terra come pianta futura.”

 

 

Ottava conferenza (pag.134) Dornach, 3 novembre 1923

 

Gli Gnomi e i molluschi.

I molluschi, le meduse, gli invertebrati sprovvisti di scheletro e attivi nell’elemento acqua, appartengono ad uno degli ultimi gruppi di animali che si sono formati fisicamente sulla Terra. Essi compiono ciò che l’uomo (l’essere più antico del creato) ha compiuto riguardo la configurazione della sua testa durante l’era Saturnia.

Questo gradino di animali inferiori molli e privi di ossatura che si estendono sino a rane e anfibi, esistono solo in virtù della presenza degli gnomi. Fra essi e gli gnomi scorre però un rapporto di grande antipatia: gli gnomi infatti rischiano di assumerne l’aspetto. A causa di ciò, essi esplicano un’azione che causa il completamento di tali animali inferiori, creando le disposizioni per ciò che ad esso manca, fornendo la sostanza che costituisce il loro involucro molle esteriore.

Gli gnomi sono capaci di legare insieme la forza di gravità, e si formano con essa il loro corpo, il quale essendo costituito di un’energia così poco controllabile e inafferrabile, rischia il pericolo di disgregarsi continuamente.  A causa di ciò gli gnomi devono continuamente ricostruire se stessi con la gravità: portare un’attenzione costante e perfetta a tutto ciò che avviene intorno a se stessi. Devono avere una coscienza di sé al presente sempre perfetta e mai dormiente: se si addormentassero si distruggerebbero. Quest’attività di di respingere da sè stessi la forza gravitazionale, la fa depositare all’esterno, generando il corpo molle dei molluschi.

Il mantenere l’attenzione su se stessi li salva dalla disgregazione. L’attenzione tiene in essere la loro esistenza. Uno gnomo sarebbe da mettere nel primo banco di una classe: sarebbe un modello perfetto di attenzione.

Un altra particolarità è che essi non hanno nessun interesse per i propri simili, per gli altri gnomi, ma solo per il mondo circostante.

 

L’addormentarsi e gli gnomi. Stato immaginativo

Gli gnomi si possono percepire se si diventa capaci di addormentarsi e di svegliarsi in piena coscienza durante lo stato di sogno. L’uomo quando si addormenta, non sperimenta l’aspetto vero e reale del sogno: è come se esso portasse una maschera, si rivestisse di simboli e apparenze. Il sogno si presenta come reminescenza della vita diurna e immagine mnemoniche: tutte queste sono in realtà maschere. Dietro a questi simboli, l’iniziato vede gli esseri che si nascondono dietro tali maschere. Vede, nell’attimo dell’addormentarsi una grande schiera di gnomi: essi gli vengono incontro. Solitamente si è protetti da tale visione, perché senza adeguata preparazione, la percezione di tali cose spaventerebbe.

Difatti un uomo percepirebbe delle immagini di entità che producono in lui solo processi di distruzione: apparirebbero come un panorama di simboli di morte. Gli gnomi gli verrebbero incontro e in un certo senso è come se lo seppellissero con la loro corporeità, entro il mare astrale. Chiaroveggentemente, l’addormentarsi è in realtà un venir ricoperti, sepolti da una moltitudine di gnomi entro l’incoscienza del mondo astrale.

Questo è riguardo solo all’addormentarsi.

 

Le ondine e i pesci. Stato Ispirativo

Esse hanno una relazione diretta con i pesci, gli anfibi provvisti di scaglie e gli insetti con guscio duro. Le ondine esercitano un’azione tale da poter ricoprire di una corazza questi animali. Per evitare che le ondine possano prendere una forma di pesce o anfibia, respingono da se queste stesse forze spingendole verso gli animali inferiori.

Le ondine divengono visibili al veggente tramite l’ispirazione, ossia penetrando nello stato di sonno senza sogni. Ci si sente come emergere dal mare astrale nel quale gli gnomi ci avevano seppelito addormentandoci. Il mare astrale in realtà è un mondo in movimento formato di ondine.

 

Le silfidi e gli uccelli. Stato ispirativo avanzato

Le silfidi sono in relazione con la creazione della parte delle membra, cioè delle ali e delle zampe.

Esse divengono percepibili nel momento in cui si sogna poca prima del risveglio, al mattino. Esse appaiono come svolazzare di luci, luci che ci assalgono e ci tastano da ogni parte, che ci accarezzano.

 

Le salamandre e le farfalle.

Esse completano le farfalle. Le farfalle sviluppano il meno possibile  il suo corpo fisico: la lasciano più sottile che possono. Gli spiriti del fuoco completano l’esile corpo delle farfalle. Se si ingrandisse una farfalla, e la si facesse compentrare da una salamadra, apparirebbe una forma simile ad un uomo alato.


Lo stato intuitivo e gli esseri pensiero.

Se l’uomo fosse capace al contempo di essere sveglio e contemporaneamente di essere fuori di sè, quindi capace di percepire da fuori il suo stesso corpo fisico, come fosse un oggetto esterno, avrebbe l’esperienza degli esseri del fuoco.

Esse hanno una corporeità che non ha una forma definibile; la si può indicare solo con una similitudine, ossia sono intessuti della stessa sostanza di cui sono costituiti i pensieri umani. Si percepirebbero le salamandre come quegli esseri che costituiscono la sostanza per mezzo della quale l’uomo può farsi dei pensieri. Ciò che sta alla base dei pensieri sono gli esseri del fuoco: essi ne sono il veivolo, non gli artefici. Quando il pensiero si fa oggetto, in esso si vede il tramare degli spiriti del fuoco.

Le salamandre costituiscono il tessuto di pensiero del mondo, sostanza di pensieri cosmici.

 

Esseri elementari benevoli e malevoli.

Gli elementari di indole buona esplicano la loro azione sul mondo vegetale e minerale, quelli invece di indole cattiva si avvicinano agli animali e agli uomini: questi vogliono compiere sull’uomo quelle attività che sarebbero invece state destinate dalle gerarchie superiori solo per il mondo minerale e vegetale.

Gnomi e ondine di indole cattiva anzichè aggiungere ai regni inferiori date forme, le imprimono dentro all’animale e all’uomo: questo causa il presentarsi della comparsa di parassiti elementari. Appena l’uomo varca il mondo spirituale queste “raffinatezze” si avvinghiano e si avvicinano all’uomo.

Comunque, tali parassiti sono necessari, perchè senza di essi l’uomo e l’animale non avrebbero la possibilità di formarsi una massa cerebrale.

Ogni processo di escrezione, intestinale e renale, non sono fini a se stessi; non si tratta solo di una eliminazione di scorie. Le escrezioni sono un processo che visto solo in senso fisico, resta a metà strada: il resto del processo viene continuato da gnomi e ondine. Si ha una eliminazione perchè il processo si continui in modo invisibile entro il mondo spirituale. Nel mondo spirituale le sostanze fisiche elaborate dall’uomo ed eliminate, ulteriormente spiritualizzate nel mondo spirituale da gnomi e ondine di indole cattiva, portano alla realizzazione di quella sostanza che poi va a formare e costituire il cervello umano. Le escrezioni dal basso vengono alchemizzate, per poi essere portate verso l’alto dell’uomo per diventare parte della sua massa cerebrale, per mantenerla costante nella sua entità. (Vedi antica farmacopea a base di escrementi) Il cervello è quindi una metamorfosi superiore dei processi di escrezione.

Le silfidi di natura cattiva, anzichè occuparsi della sfera calorica e aerea, si rivolgono alla sfera acquea e terrena. Tale azione si esprime nelle piante che producono frutti velenosi, come la belladonna. Si attua uno spostamento delle sfere d’azione. Per la maggior parte degli uccelli il frutto della belladonna è una leccornia: se l’animale o l’uomo invece la mangiano, ne restano avvelenati. Questo rivela la relazione di affinità fra silfidi e uccelli e la non affinità nei confronti dell’animale e dell’umano.

Le salamandre di indole malevola generano la produzione ad esempio delle mandorle amare velenose; il frutto viene come bruciato dagli spiriti del fuoco, a causa dell’interferenza entro una sfera d’azione non di loro competenza. Il penetrare con l’azione del calore troppo all’interno del guscio della mandorla, causa la produzione di sostanze tossiche.

Entità benevole e malevole sono comunque necessarie: le prime per generare la vita, le altre per distruggerla. Le connessioni e le interferenze in sfere di competenza e di non competenza da parte degli esseri elementari svelano i misteri di come si articoli la vita della natura fisica, uomo compreso.

La conoscenza del soprasensibile e delle sue entità è indispensabile, perchè quando l’uomo varca la soglia della morte non ha più intorno il mondo dei sensi: in  quesll’attimo l’altro mondo diventa il suo mondo.

Penetreremo rettamente nel soprasensibile solo se penetreremo chiaroveggentemente  e con la nostra comprensione nelmondo soprasensibile.

 

 

 

 

9° conferenza (pag.150) Dornach, 4 novembre 1923

 

Gli gnomi sono nevrastenici: la nevrastenia è una condizione basilare della loro coscienza, determinata dal fatto che devono avere un’attenzione esagerata per mantenere unito insieme la lroocorporeità che tende a disgregarsi. Non vi è infatti nulla che li tiene in “forma”, se non la loro attenzione. Mentre l’uomo ha fortunatamente altri esseri che si occupano di mantenergli una forma solida, gli gnomi devono farlo da se stessi, occupandosene in prima persona.

Il modo di percepire degli Gnomi.

Non avendo un corpo fisico costituito della stessa materia fisica terrestre, hanno un’esperienza percettiva totalmente dissimile da quella umana. Non hanno nessuna rappresentazione delle forme che appaiono ad un occhio fisico; non hanno neppure la sensazione che vi possa esistere una terra come la intendiamo noi umani. Avvertono solo l’esistenza di uno spazio in cui essi sperimentano varie sensazioni. Non percepiscono nulla del mondo terrestre.

Inoltre essi non possono camminare sulla terra; essendo il loro corpo di natura molto più greve del nostro, affondano dappertutto: avvertono la terra come un globo fluido, fatto di materia fangosa fluida, anche se si trovano di fronte ad una cava di pietra marmorea. Attraversano tutte le sostanze minerali dure, come se fossero molli. La legge della incompenetrabilità per loro non esiste; tutto si può attraversare.

Gli gnomi, attraversando le varie falde sotterranee del pianeta, hanno inoltre un’esperienza gustativa del loro muoversi, determinata dei materiali che incontrano e compenetrano. Avvertono interiormente il sapore dei diversi ingredienti costituenti una data falda metallifera o minerale: una vena di rame o di calcare vengono sentite in molto diverso e ben caratteristico. Non esiste per loro la terra fisica: esiste solo un luogo in cui è possibile sperimentare sensazioni d’oro, di mercurio, silice, stagno. Da tale esperienza gustativa traggono però una grande sapienza: essendo ogni metallo una traccia, un riflesso fisico delle forze attive in un data pianeta o in una data costellazione, in essi gli gnomi possono trarre insegnamenti di natura extraterrestre. Attraversando una vena d’oro vengono a conoscere i misteri del sole, in una vena d’argento quelli della luna, in una di ferro quelli di marte.

Gli gnomi sono particolarmente interessati alle forze lunari, le quali sono in relazione con la forza di gravità, quella stessa forza attraverso la quale configurano il loro corpo.

Non hanno mai infatti una figura uguale se osservati chiaroveggentemente perché tendono ad assumere sempre figure diverse, a seconda che vi sia luna piena o luna nera o fasi intermedie.

Con la luna piena gli gnomi sono a disagio. Essi non gradiscono la luce lunare fisica e l’influenza che essa determina sulla gravità, quindi per respingerla, spingono verso l’esterno tutto se stessi, onde creare una sorta di pellicola spirituale simile ad una corazza. Possono apparire come cavalieri corazzati luminosi.

Con la luna nuova lo gnomo diventa invece trasparente; scintilla di luce e di colori. Appare come una forma translucente nel cui interno si vedono brillare i pensieri del cosmo. Sembrano omini trasparenti luccicanti internamente di pensieri. Tali pensieri sono massimamente provenienti dalla Luna, dalla gerarchia degli Angeli.

Il segreto lunare: l’avvicinamento della luna.

Gli gnomi conoscono un segreto lunare: la luna è in costante avvicinamento alla terra. Essi attendono grande impazienza il giorno in cui la terra si riunirà alla luna, perché in quella fase essi saranno gli esseri  a cui spetterà (utilizzando la sostanza lunare riunita alla terra) di disgregare tutta sostanza fisica terrestre, per disperderla gradatamente nel cosmo. La sostanza terrestre non spiritualizzata dovrà essere allontanata, e invece sarà trattenuta quella buona, affinchè si produca Giove.

Il compito cosmico degli gnomi consiste nel portare l’elemento solido da un’incarnazione planetaria all’altra; sono i custodi della struttura solida dell’evoluzione.

 

Le ondine e il morire vivente.

Esse non hanno una necessità di vita come ce l’ha l’uomo. Hanno più il bisogno della morte.

Sono come i moscerini che si avventano sulla fiamma. Hanno il sentimento di possedere veramente la loro vita soltanto quando muoiono. Mentre sulla terra tutto è pervaso da un’istintiva necessità di sopravvivenza, nel mondo spirituale gli esseri si dicono che il morire è il vero inizio del vivere.

In giugno, luglio e agosto il mare comincia a rivestirsi di tutto ciò che riguardo ad alghe, molluschi e pesci marcisce, imputridisce. Alla vista delle ondine quando milioni di esseri acquatici muoiono, tutto si presenta come un meraviglioso gioco di luci e di colori fosforescenti. Il mare appare in tonalità dall’azzurro, al viola, al verde luccicante. Le ondine si immergono nell’acqua, accolgono in sé questi colori, e il contatto con ciò che è marciume e morte suscita in loro nostalgia per il mondo spirituale. A tal punto esse tendono così a salire, a sollevarsi verso l’alto, in modo da offrirsi in sacrificio alle gerarchie superiori, quale loro nutrimento terrestre. In tale offerta di venire mangiate sperimentano la loro beatitudine, sperimentando una specie di eternità; continuano a vivere entro le gerarchie stesse, per venire ricreate successivamente. La terra diviene nutrimento per le gerarchie superiori.

Ogni anno in estate si ha un fluire verso l’alto di queste entità

 

Le silfidi: l’aria delle gerarchie.

Esse si uniscano all’astralità che si rende disponibile con la morte di ogni uccello; la portano verso l’alto e vengono respirate dalle gerarchie. Le silfidi compenetrate dell’astralità degli uccelli morti divengono l’aria respirabile per le gerarchie.

 

Le salamandre.

Quando è il tempo del morire delle farfalle, esse raccolgono la polverina che si trova sulle ali delle farfalle: si tratta di una sostanza molto spiritualizzata. Portandola fuori nel cosmo, essi si mostrano alle gerarchie superiori: possono godere del sentirsi osservati dagli occhi spirituali delle gerarchie. Provano un enorme piacere nel sentirsi osservate, nel portare incontro alle gerarchie la conoscenza della terra.

Gli esseri elementari sono dunque dei mediatori fra terra e cielo

Durante il sonno notturno dell’uomo, il corpo astrale e l’io fuori dal corpo vengono circondati e avvolti dagli esseri elementari: essi portano nel sonno un continuo ammonimento nel progredire con la propria coscienza verso una sempre maggiore conoscenza spirituale del mondo. Essi vorrebbero che anch’egli possa diventare partecipe del suo agire nel loro mondo.

Gli gnomi gli suggeriscono: “Di giorno sogni te stesso, ed eviti il risveglio: svegliati.”

Le ondine dicono: “stai le opere degli angeli pensando: pensa nello spirito.”

Le silfidi: “splende la potenza creatrice e non l’avverti. Tu senti la sua forza e non la vivi: vivi creando vita che respira.”

Le salamandre: “La volontà divina ti dà forza e non l’accogli. Tu vuoi col suo vigore e la respingi. Della divina volontà la sua forza accogli con amore.”

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