Mai dire gol 1997–1998
Corriere della Sera

«Mai dire gol»: irrompe un ciccione di 200 chili.

Presto un nuovo personaggio per Gioele Dix: e stasera faccio incontrare il mio Tomba con Fo-Bisio
COMICI TV Si arricchisce la galleria di caricature nella trasmissione domenicale di Italia1

Testata
Corriere della Sera
Date
18 gennaio 1998
10 marzo 1998
Autori
Stefania Ulivi
Aldo Grasso
Immagini
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Carcarlo Pravettoni (Paolo Hendel), Panfilo Maria Lippi, Luisella Gori (Daniele Luttazzi) li hanno ereditati dalla scorsa edizione. Micio, Biru Biru il Telegochi, Tomba, Pico, Dario Fo, Bonimba sono arrivati quest’anno, frutto dell'incontro fra i tre della Gialappa’s e la coppia Claudio Bisio - Gioele Dix. Nuovi arrivi anche Ale e Franz.

Un anno particolare, questo, per «Mai dire gol» (Italia 1, 20.30): l’abbandono («Per nostra scelta» precisa Marco Santin, uno della Gialappa’s con Taranto e Gherarducci) del lunedì e del suo pubblico, il conseguente passaggio alla domenica in prima serata, l’uscita dal gruppo di Aldo, Giovanni e Giacomo, lanciati nel cinema. E infatti, ci ha messo un po’ il programma a trovare la marcia giusta. «Per quel che mi riguarda - commenta Santin – “Mai dire gol” anno ottavo sta iniziando adesso. Noi lo diciamo sempre: non giudicateci subito, aspettate». I numeri, ora, gli danno ragione. Iniziato in sordina, il programma nato nell’ormai lontano novembre ‘90, domenica scorsa ha toccato l’ascolto più alto (anche rispetto all’edizione domenicale dello scorso anno): 3.516.000 spettatori, con il 13,32% di share.

«Non ci interessa parlare di dati, neanche ora che va bene. Conta il fatto che la trasmissione sta crescendo e, visto cosa c’è in giro, noi siamo contenti. La formula di “Mai dire gol” è vitalissima, l’importante è trovare le persone giuste: perché o ci credi o non ci riesci a farla». Dix e Bisio si dichiarano entrambi credenti. «Li abbiamo sentiti motivati, infatti». Così sono nati i nuovi personaggi. «Amo prendere amorevolmente in giro chi mi è simpatico - racconta Gioele Dix - e Tomba è uno di questi. E’ forte, vincente, autentico». Sì, ma nella parodia di «Mai dire gol» sembra incapace di pronunciare altro che non sia «gnocca». «Tomba è uno che ha dato lustro all’Italia, come Dario Fo. Per motivi diversi parlano lingue incomprensibili. E stasera io e Claudio li faremo incontrare. Così Fo nobiliterà il mio Alberto».

Gioele Dix ha in serbo nuovi caratteri. «L’avvocato Augusto Dolores Visconti Casavola di Vallevarana, un signore pronto ad adire vie legali per i motivi più improbabili e deliranti. Mi riesce bene - confessa Dix, in tournée con il suo “Mi sembra che andiamo bene” e che dal 22 sarà al Pier Lombardo di Milano con una lettura di scritti di Giorgio Manganelli -: sono un avvocato mancato. Intanto sto pensando anche a un altro personaggio: uno molto grasso, di almeno 200 chili».

Anche Bisio fa la spola tra gli studi di «Mai dire gol» e il palcoscenico. Il 22 gennaio debutterà a Genova in «Monsieur Pennac». E proprio in teatro incontrò Gioele Dix. «All'Elfo nel “Sogno di una notte di mezza estate” di Salvatores. Dario Fo è nato per caso. Da uno dei deliri di Micio, dietrologo per antonomasia, che insinuava uno scambio Juve-Svezia: vi diamo il Nobel, voi la partita di coppa. Ho iniziato a fare la voce di Fo, e Santin ha sputato nel microfono dal ridere». Micio, il procuratore sportivo, ha dato vita al tormentone «Ascolta un cretino». «C'è gente che lo prende sul serio. Lui dice: “Moratti petroliere ha comprato Ronaldo e subito è aumentata la benzina”. E c'è gente che gli dà ragione».

Anche Carcarlo Pravettoni rischia di diventare un eroe popolare. Quest'anno all'inizio la Carter & Carter era nelle salde mani di babbo Bonanza, poi è tornato Carcarlo. «E’ nato da un gioco di opposti - dice Paolo Hendel, anche lui in tournée con “Il meglio di Hendel” -: dice tutto quello che io non direi mai. Ma qualcuno lo prende a modello. Mi dicono: “Un pochino esagera, ma almeno le canta belle chinre...”». Ingombrante come alter ego. «Io sono felice: Pravettoni mi dà licenza di uccidere. E’ frutto di un lavoro collettivo con la Gialappa’s: io di mio non sarei un comico da personaggio. Ma stando lì ore a dire stupidaggini, ogni volta è una sorpresa scoprire cosa sei riuscito a tirar fuori».

Bisio smaschera l’inciucio dei videocloni

Una domenica tutta per Claudio Bisio; se la meritava. Bisio tiene in piedi questa stramba edizione festiva di «Mai dire gol» con due personaggi straordinari: il clone di Dario Fo e Micio, un procuratore sportivo contorto, di mente e di portafoglio, un imbroglioncello che sogna di essere un imbroglione.

L’altra sera, su Italia 1, Bisio ci ha spiegato in maniera mirabile la personalità del Premio Nobel ma soprattutto «S.P.Q.R.», la serie ideata da Carlo ed Enrico Vanzina, diretta da Claudio Risi e interpretata da Antonello Fassari, Nino Frassica, Elenoire Casalegno.

GRATTA E VINCI. Bisio nelle vesti di Dario Fo è straordinario, non tanto per l’imitazione ma perché, nel complesso processo genetico di sdoppiamento, ci restituisce un Fo identico a quello vero ma depurato dalle scorie ideologiche. E’ un Fo allo stato puro, come non se ne trova più. Senza moglie, senza figlio, senza Sofri, senza complotti, senza lagne, senza l’ultimo spettacolo da lanciare. Un Fo ancora capace di prendersi in giro e di stupirsi per il «gratta e vinci» letterario che gli è capitato tra capo e collo.

Ma Bisio è indispensabile per capire una delle più modeste serie televisive mai realizzate: «S.P.Q.R». Cloni dell’omonimo successo cinematografico, i tredici episodi raccontano di una Roma di duemila anni fa, dove regnano intrallazzi, tradimenti, corruzioni, circoli canottieri, beghe condominiali, tangenti e gli impronunciabili «inciucioni» che sembrano ricavati dalle cronache quotidiane di questi nostri anni. Qualcosa di molto simile che sta alla base di «Simpatici e antipatici», come ha notato con argomenti chiari Paolo Guzzanti: «Il film descrive una Roma finta, ma utile per alloggiarvi alcune maschere degli scandali e delle indecenze che vanno, storicamente, dai tempi di Craxi a quelli illustrati dall’Ariosto».

ROMA LADRONA. Ecco il decisivo ragionamento di Micio-Bisio, costruito solo su inquietanti domande: «Di chi è Italia l? Sì, ma di chi è Mediaset? E qual è l'ultima mossa politica di Silvio Berlusconi? Umberto Bossi, predica o non predica che Roma è ladrona, che Roma è la sentina di tutti i vizi? Se con la televisione alimento il sospetto che Roma sia la capitale della corruzione a chi giova la propaganda? Come si abbatte l'Ulivo e come si riconquista la leadership nel Polo? Abbandonare Roma come un cassonetto dei rifiuti non è quello che vuole la Lega? Non avete ancora capito l'asse che lega la Lega ai fratelli Vanzina?».

«S.P.Q.R.» può essere seguito come un programma politico. O non seguito affatto.