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Oddo torna nella terra degli avi

Il nonno Giovanni è stato un pilastro dello sport trapanese, seguiva sia Francesco che Massimo

PESCARA. Spesso chi è stato campione del mondo riceve applausi in ogni parte d’Italia, ma non è questo il motivo per cui oggi Trapani riserverà un’accoglienza calorosa a Massimo Oddo.

La ragione è che le origini della famiglia paterna appartengono alla città siciliana. In particolare Giovanni Cesare Oddo, nonno dell’allenatore biancazzurro, a distanza di tanti anni, è tuttora considerato il personaggio più importante della storia dello sport trapanese. Nato nel 1913, Giovanni mostrò ben presto un amore incondizionato verso l’attività sportiva e l’organizzazione di eventi. Da ragazzo allestì i campionati regionali di nuoto, inventò i Ludi Drepanensi, una sorta di Olimpiade a carattere provinciale, e la traversata a nuoto del porto di Trapani. Inoltre, creò una società ciclistica, diventando in seguito commissario provinciale della Fidal (Federazione italiana di atletica leggera).

Proprio l’atletica fu la sua grande passione. Grazie al suo impegno Trapani dominò i campionati regionali assoluti del 1936. Nella sua autobiografia, "Ricordi della mia vita", curata dal giornalista e scrittore Franco Auci e pubblicata postuma nel 2012, quella fu in assoluto «una delle pagine più esaltanti dello sport trapanese». Oggi Massimo Oddo tornerà a Trapani dopo 25 anni. Nel 1990, infatti, fece l’ultimo viaggio in Sicilia con i genitori per conoscere i luoghi dell’infanzia paterna. In verità, il rapporto con suo nonno, scomparso nel 2009, è stato sempre molto stretto, dal momento che nel 1954 Giovanni si trasferì a Roma per lavorare alla Gioventù italiana (ex Gil, un ente creato da Mussolini per accrescere la preparazione sportiva e militare). E negli ultimi anni della sua vita la Capitale è stata il centro dei loro incontri, soprattutto nel periodo in cui il tecnico pescarese giocava nella Lazio. Il Natale in famiglia a Roma era una consuetudine irrinunciabile.

A Trapani ricordano spesso Giovanni che a livello nazionale si mise in luce nel salto triplo conquistando il titolo di “littore d’Italia” (campione nazionale universitario) a Milano (1934) e a Torino (1937). Inoltre, fondò e diresse la prima squadra femminile di pallacanestro. Il ruolo di play-maker era ricoperto dalla trapanese Maria Giacoma Cernigliaro che qualche anno più tardi diventò sua moglie. Dal matrimonio nacquero Giuseppe, Antonina e il papà di Massimo, Francesco.

«Mio padre», racconta Francesco Oddo, «era tifosissimo del Trapani, ma provava attrazione per tutti gli sport. Ha seguito tutta la carriera di Massimo. E immaginatevi la sua gioia quando l’Italia vinse i Mondiale nel 2006».

Fece lo stesso con Francesco, che a 21 anni lasciò Roma per giocare nel Pescara. «Veniva a vedere le mie partite. Preferiva sedersi in un angolino della tribuna per non essere notato e anche quando sono diventato allenatore era molto presente. Alla fine quando tornavo a casa e gli chiedevo un commento: spesso le critiche superavano gli elogi. Però ha sempre fatto scegliere ai figli la loro strada.

Era un uomo tutto d’un pezzo che nella sua scala dei valori metteva l’educazione al primo posto».

Oggi certamente nonno Giovanni sarebbe fiero di vedere Massimo sulla panchina biancazzurra. Ma per chi farebbe il tifo? Trapani o Pescara?(g.t.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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