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Ventuno anni fa il primo sbarco di migranti a Lampedusa, il racconto di Elio Desiderio

A ricordare quell'evento è Elio Desiderio, l'allora comandante della stazione dei carabinieri di Lampedusa, che si trovò ad affrontare il primo sbarco di migranti della storia di Lampedusa

Tra i settantuno che sbarcarono a metà ottobre del 1992, i primi in assoluto, c'era anche uno che si faceva chiamare Carletto e che parlava in italiano con un marcato accento catanese. Furono i "pionieri" degli sbarchi a Lampedusa. Sono passati 21 anni e di quella gente ormai si è persa ogni traccia. Dopo di loro ne sono passati a decine di migliaia. Tutti avrebbero una storia da raccontare. 

A ricordare quell'evento è Elio Desiderio, l'allora comandante della stazione dei carabinieri di Lampedusa, che si trovò ad affrontare il primo sbarco di migranti della storia di Lampedusa. "Ero fuori - ha raccontato - e fui avvertito dai militari in servizio attraverso la radio che c'erano 71 sedicenti tunisini davanti alla caserma, che volevano parlare con me. La mia prima reazione fu di chiedere: e che vogliono da me? Ovviamente da lì cominciarono una serie di incombenze per le quali nessuno di noi era preparato".

I militari non lo erano ma forse i magrebini - che il console tunisino venuto apposta da Palermo escluse si trattasse di suoi connazionali - sapevano già quello che sarebbe successo nel ventennio successivo."Carletto - racconta ancora Desiderio - ci disse che loro erano i primi ma che ne sarebbero giunti tanti altri. Nessuno di noi capì che cosa intendeva. Solo dopo capimmo quello che stava accadendo". Ma quando i primi 71 approdarono in una Lampedusa ormai svuotata o quasi di turisti tra le Istituzioni, a tutti i livelli, c'era confusione. Non c'erano leggi, non c'era nulla che potesse regolare la questione. "E siccome nessuno sapeva che cosa farne - racconta infatti Elio Desiderio, che nel frattempo ha lasciato l'Arma e si occupa di altro - tutti e 71 i migranti rimasero in caserma per quasi un mese. A un certo punto finirono le provviste della mensa e furono prima il parroco e successivamente la popolazione ad avviare una vera e propria catena di solidarietà. Poi per tutti fu fatto un biglietto, chiedendo credito all'agenzia di viaggi. Furono messi sul traghetto per Porto Empedocle. Non so che fine abbiano fatto".

(fonte Repubblica.it)



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