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Robert Peroni, un altoatesino tra gli inuit

Vive a Tasiilaq in Groenlandia da trent'anni: "Ecco perché questo popolo è a rischio d'estinzione"

TASIILAQ. "La popolazione in Groenlandia orientale è destinata a estinguersi. Ci hanno bloccato l’esportazione della foca, la gente rischia di morire di fame, aumentano i suicidi e non c’è lavoro». Lo dice Robert Peroni, altoatesino che da 30 anni vive a Tasiilaq. marangoni Tasiilaq il nome inuit della danese Ammassalik.

Peroni è originario di Renon e di recente è tornato per un breve soggiorno a Bolzano. Quando racconta della gente di Groenlandia dice «noi». Da metà degli anni’80 è impegnato direttamente nella sopravvivenza del popolo eschimese. Ha costruito la «Casa Rossa», albergo e campo base per le spedizioni nel grande universo bianco, ma sempre più centro sociale. Ai suicidi, all’alcolismo, già gravi problemi che preoccupano la madrepatria Danimarca, si sono aggiunti il divieto di esportazione di tutti i prodotti derivati della foca (che rappresentava il 98% dell’export) e la «guerra» tra clan. Fattori che stanno distruggendo le già poche famiglie che vivono in quella parte della Groenlandia.

Peroni, 67 anni, uno dei maggiori conoscitori dell’Artico ed esperto di spedizioni nelle regioni polari, sta cercando, a fatica, di portare avanti il suo ruolo di educatore. Com’è sbocciato il suo grande amore verso questa terra? Non volevo più scalare le montagne dell’Himalaya perché era scoppiata una gara, addirittura una lotta, per raggiungere le vette. Era ripugnante, non volevo più saperne di organizzare viaggi.

Alla fine degli anni ’70, ho guidato una spedizione internazionale di 30 persone in Groenlandia e da allora ci ho lasciato il cuore. La gente, le montagne e tutto l’insieme mi hanno affascinato a tal punto da stabilirmi definitivamente qui. Perché ora la situazione sta precipitando? Ci stanno rovinando. L’Ue ha deciso di vietare l’esportazione della foca. Un danno enorme. Non potendo esportare tutto si è fermato. I negozi stanno chiudendo e quelli rimasti sono quasi vuoti. Non c’è possibilità nemmeno di cambiare i soldi. I pescatori non possono più uscire in mare. Giornalmente una quindicina di persone vengono a chiedermi se posso farli lavorare almeno per un’ora al giorno. A volte li impiego come skipper per gite in barca con i turisti o altre mansioni. Un tour di 8-12 ore costa circa 135 euro. Loro con questa somma vivono per un mese. C’è fame e alcuni villaggi iniziano a essere disabitati. Isortoq a breve verrà chiuso. E poi Greenpeace...

Cosa c’entra?
Con le loro campagne indiscriminate hanno criminalizzato il popolo inuit che da migliaia di anni vive di caccia e pesca. Mettendolo all’angolo, condannandolo all’estinzione. Una vergogna. Come sta reagendo la popolazione? Reagendo? I groenlandesi sono persone buone, non si oppongono a nulla, stanno zitti, cadono in depressione e poi si suicidono. Gli uomini si sparano, le donne s’impiccano. Quale futuro? Risposta difficile. I negozi sono quasi vuoti. Nei villaggi cresce la violenza. Gli abitanti non si parlano più tra loro.

Quali sono i suoi progetti futuri?
"Tanti, spero di concretizzarli. In primis ampliare la «Casa Rossa». La mia idea di quest’anno è aprire le porte gratuitamente a ogni groenlandese anziano che ha fame. Per loro vitto e alloggio. A volte compro 300-400 chili di balena per sfamarli. Noi siamo sperduti lassù, ma ci sono problemi e difficoltà anche per i popoli dell’Artico.

LA SCHEDA
Nemmeno esploratori leggendari come Knud Rasmussen o Fridjof Nansen sono riusciti a tanto: attraversare l’intero ghiacciaio della Groenlandia partendo dalla disabitata costa Est per arrivare sulla costa Ovest, 1300 chilometri di ghiacci perenni e vento polare. Era il maggio 1983 quando da Bolzano partirono alla volta del Grande Nord tre altoatesini: il «cuoco» Pepi Schrott, l’operatore televisivo Rai Wolfgang Thomaseth e il capo spedizione Robert Peroni.

Il loro obiettivo era quello di riuscire ad attraversare la Groenlandia lungo il 75esimo parallelo da Danneborg a Kraulshaven senza alcun ausilio e mezzo di comunicazione. Quindi senza radio e vele, ma solo con slitte in titanio pesanti 120 chil. Una spedizione altamente rischiosa. Schrott, Tomaseth e Peroni partirono il 16 giugno nell’Inlandeis, il ghiacciaio perenne della Groenlandia.

L’11 settembre, dopo aver ammirato montagne alte 3000 metri, distese di ghiaccio e panorami da leggenda, e dopo avere costruito una zattera per attraversare un fiordo avendo scoperto che un paese indicato sulla carta non esisteva, i tre altoatesini sbarcarono sulla costa ovest. Un’impresa la cui risonanza fece ben presto il giro del mondo. Il libro scritto da Peroni, «Der weisse Horizont», divenne un bestseller.

Ma prima dell’amore per la Groenlandia, il curriculum di Peroni vantava spedizioni del tutto originali: l’attraversamento
del deserto del Sahara, dell’Arabia Saudita, le spedizioni alle Svalbard (Spitzbergen), quelle nell’alto Hindukush e la camminata in solitaria nel deserto di Naomi (Afghanistan), per citarne alcune. Il suo sogno nel cassetto: raggiungere il Polo Nord a piedi dalla sua «Casa Rossa».

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