Puigdemont, rinviato il voto sulla presidenza. Gli indipendentisti circondano il parlamento

Il presidente del parlamento sposta la seduta, dopo gli avvertimenti del tribunale costituzionale


Pubblicato il 30/01/2018
Ultima modifica il 30/01/2018 alle ore 20:58
inviato a barcellona

Carles Puigdemont, almeno oggi, non sarà il presidente della Catalogna. È stato rinviata la seduta del parlamento di Barcellona, che doveva eleggere il capo della Generalitat. Uno spostamento a data da destinarsi, almeno dieci giorni, de deciso dal presidente del parlamento Roger Torrent, che ha fatto arrabbiare non poco l’esule a Bruxelles e i suoi fedelissimi, sebbene Torrent abbia spiegato che l’unico candidato “resta Puigdemont, al quale bisogna garantire tutti i suoi diritti”. 

Delusi i tanti manifestanti che si erano dati appuntamento sotto l’arco di trionfo che, intorno alle 16, hanno scavalcato i cancelli del parco della Cittadella e hanno letteralmente circondato il parlamento. Azione pacifica che però ha causato molta tensione, con i Mossos d’esquadra (la polizia regionale) impegnati in un cordone improvvisato di blindati.  

 

AFP

 

L’annuncio al mattino  

A Barcellona era tutto pronto, i manifestanti si stavano cominciando a radunare e la polizia fermava ogni macchina (persino quella dei deputati dell’opposizione) per controllare se nei portabagagli potesse nascondersi Puigdemont.  

 

Le minacce  

Le pressioni del governo e soprattutto una risoluzione del tribunale costituzionale aveva notevolmente complicato le cose al parlamento catalano. Secondo l’alta corte di Madrid infatti, per essere eletto Puigdemont, da tre mesi in Belgio, si sarebbe dovuto presentare nell’aula di Barcellona, per giunta chiedendo permesso al giudice visto che da alcuni mesi pende sul suo capo un mandato di arresto per reati molto gravi (ribellione, sedizione e malversazione). Senza queste condizioni, avevano sentenziato i giudici costituzionali, non ci poteva essere né seduta, né tantomeno un voto. In questo contesto, chi avesse comunque portato avanti i lavori parlamentari, in questo caso il presidente della camera, Torrent, sarebbe incorso in conseguenze penali, tanto che alcuni esponenti del Partito popolare di governo, lo avevano minacciato apertamente (”ha due figli...” ha detto ieri un deputato).  

 

Le divisioni  

La rabbia del settore legato a Puigdemont è molto alta, il presidente Torrent è un esponente di Esquerra Republicana, il socio di governo dell’ex presidente e quella di oggi potrebbe essere la prima rappresentazione plastica di una divisione di strategia che covava da mesi. Puigdemont, rimasto a Bruxelles, ha saputo della decisione di Torrent soltanto dalla televisione (”Torrent lo ha chiamato 5 volte e lui non ha risposto al telefono”, spiegano da Esquerra).  

 

AFP

 

Cosa succederà  

Le ipotesi sul futuro ora sono principalmente due: se Puigdemont (e i deputati a lui fedeli insistono sul fatto che la sua è l’unica candidatura possibile, allora lo scenario più probabile è quello di una paralisi istituzionale e di un ritorno alle urne in primavera. Se invece si sceglierà un altro nome, l’indipendentismo, grazie alla sua maggioranza assoluta di seggi ottenuta a dicembre, ha tranquillamente i numeri per tornare al potere e, chissà, continuare a sfidare lo Stato spagnolo dal Palau de la Generalitat.  

 

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