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Comunicazioni o articoli di particolare interesse segnalati dallo Studio Legale Carsana

11/07/2018: Assegno di Divorzio: finalmente le Sezioni Unite

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

 Le Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione, risolvendo un contrasto di giurisprudenza, con la sentenza n. 18287, depositata in data odierna, hanno stabilito che all’assegno di divorzio deve attribuirsi una funzione assistenziale e, in pari misura, compensativa e perequativa. Precisa la sentenza che, ai fini del riconoscimento dell’assegno, si deve adottare un criterio composito che, alla luce della valutazione comparativa delle rispettive condizioni economico-patrimoniali, dia particolare rilievo al contributo fornito dall’ex coniuge richiedente alla formazione del patrimonio comune e personale, in relazione alla durata del matrimonio, alle potenzialità reddituali future ed all’età dell’avente diritto. Il parametro così indicato si fonda sui principi costituzionali di pari dignità e di solidarietà che permeano l’unione matrimoniale anche dopo lo scioglimento del vincolo. La sentenza sottolinea infine che il contributo fornito alla conduzione della vita familiare costituisce il frutto di decisioni comuni di entrambi i coniugi, libere e responsabili, che possono incidere anche profondamente sul profilo economico patrimoniale di ciascuno di essi dopo la fine dell’unione matrimoniale.

Roma, 11 luglio 2018 L’Ufficio stampa

25/11/2017: Intervento nel Convegno AIAF/UNIBG "Gli avvocati sono con le donne contro la violenza" dal 25 novembre 2017 all'8 marzo 2018

Intervento 25 novembre 2017

 

 

 

Il tema che mi è stato assegnato involge il fenomeno dell’emergenza numerica in ordine alla violenza di genere.

 

In particolare mi è stato richiesto di verificare se vi sia un’emergenza e da che numeri sia confortata.

 

Una possibile strada di analisi di una questione così posta vorrebbe che io verificassi in un arco cronologico prestabilito un eventuale crescendo di casi di violenza verificando se negli ultimi tempi vi sia un’ impennata particolare, provando poi a chiedersi il perché ed il come di tale picco.

 

Ebbene, io mi scuso anticipatamente con chi si aspetta uno snocciolare di numeri, e un’ indicazione puntuale di dati statistici.

Non perseguirò affatto questa strada nel tempo assegnatomi.

 

Certo qualcosa sui dati lo vedremo insieme ma cio’ che oggi mi preme rilevare con voi è un’ analisi diversa,  lasciata talvolta sottesa o del tutto non affrontata se non in dibattiti accademici, non di portata immediatamente divulgativa e che, spero, (quantomeno questo è il mio intento), ci permetterà alla fine di analizzare la “questione numerica” con un taglio maggiormente critico e forse più consapevole.

 

L’idea è infatti di partire da un’analisi qualitativa e non quantitativa.

 

Questo semplicemente per una questione di dovere intellettuale: che senso ha ripeterci un dato che conosciamo oramai tutti nel dibattito pubblico ( e cioè che il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subito violenza sessuale, che senso ha dirci che sono 652 mila le donne che hanno subìto stupri e 746 mila le vittime di tentati stupri) sul fenomeno della violenza di genere nel suo complesso?

La violenza di genere non si manifesta solo con lo stupro e neppure lo stupro esaurisce il fenomeno della violenza sessuale in sé (la nostra giurisprudenza ha riconosciuto violenza sessuale anche in caso di un bacio particolarmente invasivo e su cosa è sessuale per la Cassazione ci sarebbe da dire), inoltre è presumibile un numero oscuro rilevantissimo in ordine ad un tale forma di violenza perché certo non è come denunciare un furto risarcibile a fini assicurativi

 

Inoltre  si pensi che il fenomeno della violenza fisica ( che comprende la violenza sessuale)  che lo ribadisco è una parte e non il tutto della violenza di genere può essere letto in almeno due modi.

Da un lato si puo’ dire che oggi ci sono più denunce di violenze sulle donne perché c’è un numero maggiore di violenze è dunque si è in emergenza numerica ma si puo’ anche dire che cio’ che emerge è che le donne la violenza la sopportano di meno e quindi denunciano di più.

Io credo che possano essere vere entrambe le ipotesi ma studi recenti socio giuridici sul tema non ce ne sono.

 

Senza dubbio, quindi, i dati ricordati sono di grande peso ma nulla ci dicono sulla violenza psicologica che spesso accompagna la violenza fisica ( se non quando c’è l’omicidio e giusto per dare dati ci sono 61 donne morte dall’inizio del 2017) e dunque non è possibile affrontare il discorso in maniera completa.

  

Fatta questa premessa ve n’è un’altra da fare.

 

Mancano dati rigorosi sul fenomeno, tanto a livello nazionale, europeo e internazionale.

 

Sembra quindi che tutto d’un tratto si sia passati da un silenzio diffuso a una ondata informativa straripante  di casi di violenza di genere e di proposte  teoriche, a fronte di un’agenda politica costantemente ancorata a misure repressive/punitive e tutto sommato sonnecchiante. Unica certezza che non paga esperienze emergenziali...

 

Viviamo quindi senza dubbio un momento fortemente confusivo, travolti dalla valanga informativa in cui da un lato i media tradizionali (televisioni e giornali) pressoché quotidianamente segnalano con dovizia di particolari fatti che danno contezza di violenze sessuali tentate o consumate e di omicidi (tutti qualificati indistintamente come femminicidi),

 

dall’altro lato i nuovi media (i social media per intenderci) stanno dando voce ad interi settori lavorativi che, partendo da esperienze individuali – la prospettiva è quindi invertita rispetto ai media tradizionali- lamentano la presenza di un sistema di potere che parrebbe vivere da moltissimo tempo in stretto connubio con il ricatto sessuale.

 

E’ di inizio della settimana lo scandalo che occupa principalmente quotidiani americani di scandali nel settore sportivo professionistico delle ginnaste e che vedrebbe coinvolto un medico della squadra nazionale nonché il pubblico je m’ accuse di Lasster, uno dei responsabili della Disney Animation e della Pixar per “abbracci azzardati e commenti non voluti” ( sue testuali dichiarazioni).

 

Se quindi gli informatori tradizionali, giornali e tv, in particolare, dallo stupro di Rimini in poi hanno acceso i riflettori su violenze efferate consumate anche da stranieri sconosciuti alla vittima, (dando così vita ad un dibattito di sovrapposizione tra violenza di genere e immigrazione, con effetti distorsivi gravissimi) i social media invece sono letteralmente occupati da alcune campagne che nascono per adesione individuale e spontanea, per aggregazione sul tema.

 

Mi riferisco qui alla notissima campagna #me too che dal mese di ottobre 2017 ha letteralmente occupato i social ed in cui le donne sono state chiamate a raccolta da un’attrice, Alyssa Milano, invitate a scrivere un messaggio in cui ciascuna racconti la propria esperienza individuale siglandola con l’ hastag  o con l’indicativo  “me too” (anche io), proprio per denunciare di aver subito un abuso o una molestia sessuale.

 

Diventa quindi una narrazione frequente e ritrovabile costantemente  nel settore informazione intesa nella sua completezza di “vecchie e nuove fonti di informazione” la ricorrenza di casi di mobbing, di abusi e di violenza sessuale.

 

Viene quindi da pensare che si sia in presenza di un’emergenza...

 

E allora, a questo punto dobbiamo cercare di fare un po’ di ordine e chiederci davvero se sia in atto una questione emergenziale, un problema eccezionale, straordinario, emerso tutto insieme in questi ultimi tempi.

Ma emergenza? I primo luogo allora dobbiamo fare un passo indietro e chiederci innanzitutto che cosa significhi emergenza.

 

Perché il concetto di emergenza, può essere declinato in due significati:

 

significa  cio’ che emerge da una superficie, un po’ come fosse una punta di un iceberg, un rilievo una sporgenza per intenderci

oppure

e sta anche ad indicare una circostanza grave straordinaria, imprevedibile, eccezionale, una situazione pericolosa contrapposta a qualcosa di strutturale di “normale” in senso statistico di costante.

 

Ecco se il concetto di emergenza a cui ci ancoriamo per la nostra analisi è relativo a “un qualcosa che emerge” allora forse sì possiamo dire di vivere in un momento emergenziale in tema di violenza di genere: è dalla campagna mondiale “non una di meno” che in Italia nasce ufficialmente nell’ottobre 2016 come movimento di politica dal basso  (le sue radici in realtà sono molto meno recenti)  che non si vedeva un collettivo così invasivo nello story telling  pubblico.

 

La reazione che attraversa il racconto pubblico della violenza di genere è in corso come un qualcosa che emerge forte in maniera recente e rivoluzionaria.

 

In questo senso sì, qualcosa di nuovo di fortemente emergenziale si affaccia all’orizzonte: nuove forme di protesta si levano contro la violenza domestica, la violenza patriarcale, contro la violenza economica, contro la violenza dei corpi al di qua e al di là dei confini, corpi che arrivano qui segnati visibilmente, fisicamente  della violenza subita.

 

Questo è un elemento di rottura fortissimo, che emerge in questi nostri tempi ed il cui esito non è ancora dato sapere: se riuscirà a sopravvivere all’ inquinamento mediatico, all’imbarbarimento di un racconto pubblico semplificatorio e massificante e diventerà un propulsore politico, allora c’è da sperare davvero che diventi un vero  motore di cambiamento sociale.

 

E’ del 21 novembre la presentazione del il piano antiviolenza in dodici capitoli del movimento NON UNA DI MENO  in cui si articolano le proposte per superare le discriminazioni e le violenze di genere in tutti gli ambiti in cui avvengono a partire dal mondo del lavoro, ma anche nel linguaggio o nell’istruzione, fino ad arrivare a settori come la salute.

Ne ricordo alcuni:

 

Reddito di autodeterminazione per le donne che decidono di uscire dalla violenza.

Nessun obbligo di denuncia nei pronto soccorso senza il consenso della donna.

 

Più fondi per i centri antiviolenza.

 

Garanzia d’indipendenza e laicità dei centri antiviolenza.

 

Politiche per la genitorialità condivisa come l’estensione dei congedi di paternità a tutte le tipologie contrattuali, non solo nel lavoro subordinato e non solo in presenza di un contratto di lavoro.

 

Investimenti sulla formazione e su percorsi di educazione nelle scuole e nelle università che mettano in discussione e superino il “binarismo di genere” e gli stereotipi di genere.

 

Formazione nel mondo del giornalismo e dell’informazione per smettere di rappresentare la violenza di genere come una “emergenza” o un “problema di sicurezza e ordine pubblico”, di indicare le donne come “vittime” e gli uomini maltrattanti come “presi da un raptus”.

 

Apertura delle case pubbliche della maternità per evitare la violenza ostetrica durante il parto.

 

Finanziamenti ai consultori per garantire l’accesso alla contraccezione, all’informazione e alla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili.

 

Creare una banca dati sulle molestie nei posti di lavoro.

 

Creare una banca dati per monitorare le differenze di retribuzione salariale.

Creare una banca dati sull’applicazione della legge 194/78 che regolamenta l’interruzione volontaria di gravidanza.

 

Nel piano antiviolenza hanno un ruolo fondamentale l’ambito lavorativo e le politiche sociali.

Si mette in discussione un modello anche economico basato sullo sfruttamento e sulla precarietà di cui pagano il prezzo soprattutto le donne”

 

Le proposte articolate da Non una di meno rivendicano un salario minimo universale europeo, Non una di meno chiede che il welfare sia ripensato proprio a partire dalle donne anche con misure economiche di sostegno alle donne che denunciano la violenza:

 

In questo senso quindi è in atto una vera rivoluzione una vera emergenza: l’Iceberg sta emergendo in tutta la sua ampiezza.

 

Ma questo è il primo significato di emergenziale: che emerge appunto che si vede, che inizia a farsi vedere come mai prima d’ora non si è visto.

 

Quindi con buona fondatezza possiamo dire, in questo senso, che il fenomeno della reazione alla violenza in una prospettiva comune, dal basso e con intento rivoluzionario è  certamente emergenziale.

 

Ma se noi analizziamo il secondo significato di emergenziale, peraltro quello più comune quello a cui noi per primi pensiamo quando ci diciamo “attenzione è in corso un’emergenza”, ecco allora il fenomeno in atto, se noi scaviamo un po’ più a fondo,  non è una circostanza grave straordinaria, imprevedibile, eccezionale, una situazione pericolosa che è emersa qui e ora, contrapposta a qualcosa di strutturale di “normale” in senso statistico di costante.

 

Queste voci, se ascoltate in profondità, rendono i contorni di un fenomeno di natura endemica.

 

Se analizziamo il fenomeno da questo punto di vista, allora non dobbiamo semplicemente contare il numero delle vittime, catalogarle attraverso i dati statistici (che poi qualcuno pur vedremo), per poi predisporre un impianto normativo repressivo più severo.

 

Se noi andiamo ad analizzare il fenomeno da questo punto di vista  noi dovremmo concentrarci su altre questioni.

 

Ben altri dovrebbero essere i temi da trattare in via d’emergenza sul piano del dibattito pubblico  r sull’agenda politica.

 

Dovremmo NON chiederci quanti stupri ci sono stati quest’anno, ma dovremmo domandarci se ci siano ambiti in cui esiste una relazione di potere talmente gerarchizzata e polarizzata che faccia dello scambio sessuale (pur sulla bocca di tutti) un mezzo di esercizio del potere stesso.

 

Dovremmo NON chiederci “ma come tutte ora adesso denunciano” anche sottointendendo che in qualche modo ci sia della strumentalizzazione da parte delle donne come se ci fosse un’epidemia di mitomania collettiva, ma dovremmo chiederci perché pur sulla bocca di tutti ( penso al caso Weinsten che tanto ha sollevato scalpore) nessun uomo, pur non partecipante alla relazione dello scambio sessuale, ma essendone a conoscenza, non  abbia mai pensato di denunciarlo, dobbiamo chiederci perché sono solo le donne a farlo e perché si pensi che sia un problema solo femminile!

 

Dovremmo concentrarci ancor prima che sul CONTARE le vittime, su come possa esistere un contesto che rende possibile la “normalizzazione” di un sistema di violenza di genere.

 

Dovremmo concentrarci sui tassi di recidiva, delle vittime e degli abusanti, da un lato non avendo paura (e uso parole della professoressa Pezzini) dal punto di vista processuale di un doppio binario che inserito nel principio del garantismo, tuteli maggiormente la vittima e parimenti, per quanto riguarda l’autore del reato, non si limiti a proposte unicamente repressive ma anche rieducative non avendo paura della questione del consenso.

 

Queste sono questioni endemiche, strutturali che sarebbe ora si affrontassero nell’agenda politica del paese.

 

Se io leggo i dati, spesso disaggregati, sui femminicidi (termine orribile) o sugli stupri, ben poco essi mi dicono di quanto endemica, radicata e diffusa possa essere la violenza di genere nel suo complesso.

 

Le violenze di natura psicologica  e quelle di natura economica spesso non vengono denunciate. Spesso non è neppure condiviso che pagare puntualmente in ritardo un assegno di mantenimento sia una forma di violenza e una forma di violenza particolarmente grave e odiosa se a quella somma di denaro è collegata necessità essenziali: il pagamento della retta della scuola e del muto che la donna ha dovuto anticipare con denari suoi e magari adesso è sprovvista di altro. Questa è una forma di violenza: ma in quanti casi arriva sulle scrivanie dei magistrati?

 

Questo per dire che se io mi limito a guardare i dati ho senza dubbio alcuni gravi elementi indizianti ma non ho una visione di insieme del fenomeno.

 

Non solo i dati che noi spesso sentiamo girare e leggiamo sui giornali sono di fonte ISTAT.

 

In essi leggiamo che

che lo stalking l’84,6% è commesso da autori maschi,

 che la violenza sessuale per  il 97,3% è commessa da autori maschi  che  i comportamenti di stalking quando si è adita la prcedura giudiziaria sono cessati nel 59,8% dei casi

 che il 62,7% degli stupri è commesso da un partner attuale o precedente.

E che le donne separate o divorziate hanno subìto violenze fisiche o sessuali in misura maggiore rispetto alle altre (51,4% contro 31,5%).

 

Questi i dati dell’indagine multiscopo sulla “Sicurezza delle donne” condotta dall’Istat con il Dipartimento per le Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

 

Se davvero, e adesso chiudo, in tutto questo di emergenza vogliamo [1]parlare, non possiamo mancare di rilevare che i dati che vi sto dando e che circolano sono di fonte Istat e sono stati presentati presentati il 28 marzo 2017 all’interno dell’indagine multiscopo sulla “Sicurezza delle donne” condotta dall’Istat con il Dipartimento per le Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

I dati sono del 2014.

Questo significa che per avere dati da fonti pubbliche di natura statistica dovremo aspettare il 2019.

 

E questa è in tutte quelle che vi ho citato una vera emergenza indicativa: in entrambi i sensi che si vogliano prospettare al termine.

 

Ci si lamenta a gran voce, citando dati vecchi e non aggiornati che siamo in piena emergenza, salvo poi non assumersi neppure la responsabilità di condurre in via pubblica un’ analisi complessiva quantomeno aggiornata del fenomeno.

 

Questo è quello che emerge al di là dei numeri che sentiamo ogni giorno: una volontà manifestata ma non realmenet condotta a misurare nel suo complesso un fenomeno endemico.

 

Vi ringrazio.

Avv.Barbara Carsana

 

[1]

15/11/2017: Violenza sulle donne: intervista avv.Barbara Carsana -Bergamo news

Una bella iniziativa che ho l'onore di coordinare promossa da: 

AIAF Lombardia Milena Pini sezione di Bergamo (Associazione Italiana degli Avvocati per la Famiglia e per i Minori),

AIGA Bergamo (Associazione Italiana Giovani Avvocati,

APF (Associazione Provinciale Forense),

AMI Bergamo (Associazione Matrimonialisti Italiani)

Camera Civile Bergamo,

Camera Penale della Lombardia Orientale sezione di Bergamo,

sotto l’egida e la direzione del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati del Foro di Bergamo in piena partnership con codesta Municipalità che si è dimostrata sensibile e attenta al problema. In particolare un grazie va alla Presidente del Consiglio Comunale Marzia Marchesi e all’Assessora alle pari opportunità e alla Coesione Sociale Maria Carla Marchesi  

E' aperto dal 13 novembre  uno sportello informativo  pubblico con “consulenza” offerta senza corrispettivo, a chiunque (uomini o donne, maltrattati o maltrattanti, o loro famigliari o semplici cittadini che vogliano approfondire le loro conoscenze) voglia richiederla.

Inoltre verrà offerto anche il panorama dei servizi già esistente sul territorio.

25 Avvocati a turni di due, (sempre un civilista e un penalista) vi aspettano ogni lunedì, a partire dal 13 novembre 2017  dalle 14 alle 18, alla stanza n. 17 del Lazzaretto.

26/10/2017: Violenza sulle donne:intervista avv.Barbara Carsana Grazia numero di ottobre 26/10/2017

intervista avv.Barbara Carsana su Grazia n. 45 del  26/10/2017

05/09/2017: Di Giulia Siviero: "Cara bastava che chiedessi". Una riflessione che si può annoverare tra la sociologia e il diritto

http://www.ilpost.it/giuliasiviero/2017/09/02/cara-bastava-che-chiedessi/

Un interessante e ben fatto articolo della giornalista del Post Giulia Siviero sulla "charge mentale" che spinge ad interessanti riflessioni di impatto sociologico e sociogiuridico.

Per approfondire ulteriormente la questione, dopo aver letto l'articolo, guardate qui:

http://www.francetvinfo.fr/societe/droits-des-femmes/charge-mentale-quatre-reponses-a-vos-amis-qui-assurent-qu-ils-partagent-les-taches-menageres_2188061.html.

Buona lettura.

Avv.Barbara Carsana

03/07/2017: riforma codice penale, è vera depenalizzazione per lo stalking come dice la CGIL?

http://www.ilpost.it/2017/06/30/stalking-depenalizzazione-riforma-codice-penale/

 

Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. La remissione della querela può essere soltanto processuale. La querela è comunque irrevocabile se il fatto è stato commesso mediante minacce reiterate nei modi di cui all’articolo 612, secondo comma. Si procede tuttavia d’ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità di cui all’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio.

Questo vuol dire che le donne saranno obbligate o più propense a ritirare la querela?

Il mio parere al link indicato.

01/02/2017: intervento sul Post avv.Carsana nell'articolo di Giulia Siviero - violenza di genere
19/12/2016: BURL -inserimento avv.Carsana elenco avvocati

E' stato pubblicato sul BURL - Serie ordinaria n. 46 del 17 novembre 2016, l’elenco degli avvocati che hanno partecipato proficuamente ai percorsi formativi professionalizzanti finalizzati a garantire un’adeguata assistenza legale gratuita alle donne vittime di violenza – edizione 2014 e 2016. 

Avv.Barbara Carsana inclusa.
14/01/2016: 26/05/15 Il divorzio breve è definitiva legge

LEGGE 6 maggio 2015, n. 55 

Disposizioni in materia di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio nonche' di comunione tra i coniugi. (15G00073) (GU Serie Generale n.107 del 11-5-2015)

Entrata in vigore del provvedimento: 26/05/2015

 

  La  Camera  dei  deputati  ed  il  Senato  della  Repubblica  hanno
approvato; 
 
                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 
 
 
                              Promulga 
 
la seguente legge: 
 
                               Art. 1 
 
  1.  Al  secondo  capoverso  della  lettera  b),  del   numero   2),
dell'articolo 3 della legge 1° dicembre 1970, n.  898,  e  successive
modificazioni, le parole: « tre  anni  a  far  tempo  dalla  avvenuta
comparizione dei coniugi innanzi al presidente  del  tribunale  nella
procedura  di  separazione  personale  anche   quando   il   giudizio
contenzioso si sia trasformato in consensuale» sono sostituite  dalle
seguenti: «dodici mesi dall'avvenuta comparizione dei coniugi innanzi
al presidente del tribunale nella procedura di separazione  personale
e da sei mesi nel caso di separazione consensuale,  anche  quando  il
giudizio contenzioso si sia trasformato in consensuale». 
 
          Avvertenza: 
              Il testo delle note qui  pubblicato  e'  stato  redatto
          dall'amministrazione  competente  per  materia,  ai   sensi
          dell'art.  10,  commi  2  e  3,  del  testo   unico   delle
          disposizioni    sulla    promulgazione     delle     leggi,
          sull'emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica
          e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica  italiana,
          approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985,  n.  1092,  al  solo
          fine di facilitare la lettura delle disposizioni  di  legge
          modificate o alle  quali  e'  operato  il  rinvio.  Restano
          invariati il valore e l'efficacia  degli  atti  legislativi
          qui trascritti. 
 
          Note all'art. 1: 
              Si riporta il testo dell'art. 3 della legge 1° dicembre
          1970, n. 898  (Disciplina  dei  casi  di  scioglimento  del
          matrimonio), come modificato dalla presente legge: 
              «Art. 3 . 1. Lo  scioglimento  o  la  cessazione  degli
          effetti civili del matrimonio puo' essere domandato da  uno
          dei coniugi: 
              1) quando, dopo la celebrazione del matrimonio, l'altro
          coniuge  e'  stato  condannato,  con  sentenza  passata  in
          giudicato, anche per fatti commessi in precedenza: 
                a) all'ergastolo ovvero ad una pena superiore ad anni
          quindici, anche con piu' sentenze, per uno o  piu'  delitti
          non colposi, esclusi i reati politici e quelli commessi per
          motivi di particolare valore morale e sociale; 
                  b) a qualsiasi pena detentiva per il delitto di cui
          all'art. 564 del codice penale e per uno dei delitti di cui
          agli articoli 519, 521, 523 e 524 del codice penale, ovvero
          per induzione, costrizione, sfruttamento o  favoreggiamento
          della prostituzione; 
                  c) a qualsiasi pena per omicidio volontario  di  un
          figlio ovvero per tentato omicidio a danno del coniuge o di
          un figlio; 
                  d) a qualsiasi  pena  detentiva,  con  due  o  piu'
          condanne, per i delitti di cui all'art. 582, quando ricorra
          la circostanza aggravante di cui al secondo comma dell'art.
          583, e agli articoli 570, 572 e 643 del codice  penale,  in
          danno del coniuge o di un figlio. 
              Nelle ipotesi  previste  alla  lettera  d)  il  giudice
          competente a pronunciare lo scioglimento  o  la  cessazione
          degli effetti  civili  del  matrimonio  accerta,  anche  in
          considerazione del comportamento successivo del  convenuto,
          la  di  lui  inidoneita'  a  mantenere  o  ricostituire  la
          convivenza familiare. 
              Per tutte le ipotesi previste nel n.  1)  del  presente
          articolo la domanda non e' proponibile dal coniuge che  sia
          stato condannato per concorso nel reato  ovvero  quando  la
          convivenza coniugale e' ripresa; 
                2) nei casi in cui: 
                  a) l'altro  coniuge  e'  stato  assolto  per  vizio
          totale di mente da uno dei delitti previsti  nelle  lettera
          b) e c) del numero 1)  del  presente  articolo,  quando  il
          giudice competente  a  pronunciare  lo  scioglimento  o  la
          cessazione degli  effetti  civili  del  matrimonio  accerta
          l'inidoneita' del convenuto a mantenere o  ricostituire  la
          convivenza familiare; 
                  b) e' stata pronunciata  con  sentenza  passata  in
          giudicato la separazione giudiziale fra i  coniugi,  ovvero
          e' stata omologata la  separazione  consensuale  ovvero  e'
          intervenuta separazione di fatto quando la  separazione  di
          fatto stessa e' iniziata  almeno  due  anni  prima  del  18
          dicembre 1970. 
              In tutti i predetti casi,  per  la  proposizione  della
          domanda di  scioglimento  o  di  cessazione  degli  effetti
          civili  del  matrimonio,  le  separazioni  devono   essersi
          protratte   ininterrottamente   da   almeno   dodici   mesi
          dall'avvenuta   comparizione   dei   coniugi   innanzi   al
          presidente del tribunale  nella  procedura  di  separazione
          personale  e  da  sei  mesi   nel   caso   di   separazione
          consensuale, anche quando il giudizio  contenzioso  si  sia
          trasformato in consensuale, ovvero dalla  data  certificata
          nell'accordo  di  separazione  raggiunto   a   seguito   di
          convenzione di negoziazione assistita da un avvocato ovvero
          dalla data dell'atto contenente  l'accordo  di  separazione
          concluso  innanzi   all'ufficiale   dello   stato   civile.
          L'eventuale  interruzione  della  separazione  deve  essere
          eccepita dalla parte convenuta. 
                  c) il procedimento penale promosso  per  i  delitti
          previsti dalle lettere b) e  c)  del  n.  1)  del  presente
          articolo  si  e'  concluso  con  sentenza  di  non  doversi
          procedere per  estinzione  del  reato,  quando  il  giudice
          competente a pronunciare lo scioglimento  o  la  cessazione
          degli effetti civili del matrimonio ritiene che  nei  fatti
          commessi  sussistano  gli   elementi   costitutivi   e   le
          condizioni di punibilita' dei delitti stessi; 
                  d)  il  procedimento  penale  per  incesto  si   e'
          concluso con sentenza di proscioglimento o  di  assoluzione
          che dichiari non punibile il fatto per mancanze di pubblico
          scandalo; 
                  e)  l'altro  coniuge,   cittadino   straniero,   ha
          ottenuto all'estero l'annullamento o  lo  scioglimento  del
          matrimonio o ha contratto all'estero nuovo matrimonio; 
                  f) il matrimonio non e' stato consumato; 
                  g)   e'   passata   in   giudicato   sentenza    di
          rettificazione di attribuzione di sesso a norma della legge
          14 aprile 1982, n. 164.». 
22/04/2015: IL Divorzio Breve è legge, anzi è un Decreto Legge!

 

Quando la separazione è consensuale, o partita giudizialmente si è consensualizzata, bastano sei mesi  di separazione ininterrotta dei coniugi per proporre  la domanda di divorzio. Quando è giudiziale basta un anno.

 Il termine per calcolare la durata della separazione decorre dalla comparsa dei coniugi davanti al presidente del tribunale nella procedura di separazione personale, anche se iniziata con procedura giudiziale.

Il DDL approvato si applica anche ai procedimenti di separazione in corso.

La comunione legale viene meno nel momento in cui il Giudice autorizza la coppia  a vivere separata.

Visita la pagina per informazioni specifiche sul Divorzio breve a Bergamo

 

13/03/2015: Video spot de Gli avvocati sono con le donne contro la violenza edizione 2014

https://vimeo.com/122085270

Pubblicato lo spot dell'inizativa del novembre 2014 "gli avvocati sono con le donne contro la violenza".

08/01/2015: Primo caso in Italia: riconosciuta la genitorialità di due madri. Il provvedimento completo

Minore nato da due donne in Spagna: l’atto di nascita può essere trascritto in Italia

 

Corte App. Torino, sez. famiglia, decreto 29 ottobre 2014 (Pres. Silva, rel. Giannone)

ATTO DI NASCITA FORMATO ALL’ESTERO (NEL CASO DI SPECIE: SPAGNA) – MINORE NATO DA COPPIA OMOSESSUALE (IN SEGUITO ALLA FECONDAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA ETEROLOGA CON L'IMPIANTO DI GAMETI DA UNA DONNA ALL'ALTRA) – TRASCRIZIONE DELL’ATTO DI NASCITA IN ITALIA – AMMISSIBILITÀ – SUSSISTE – INTERESSE PREMINENTE DEL MINORE (art. 315-bis c.c.)

Ai fini del riconoscimento o meno dei provvedimenti giurisdizionali stranieri, deve aversi prioritario riguardo all'interesse superiore del minore (art.3 L. 27.5.1991 n 176 di ratifica della Convenzione sui diritti del fanciullo, di New York 20.11.1989) ribadito in ambito comunitario con particolare riferimento al riconoscimento delle sentenze straniere in materia di rapporti tra genitori e figli, dall'art. 23 del Reg CE n 2201\2003 il quale stabilisce  espressamente che la valutazione della non contrarietà all'ordine pubblico debba essere effettuata tenendo conto dell'interesse superiore del figlio. Nel caso di minore nato all’estero, da coppia omosessuale, in seguito alla fecondazione medicalmente assistita eterologa con l'impianto di gameti da una donna all'altra, l’atto di nascita del fanciullo può essere trascritto in Italia poiché, nel caso in questione, non si tratta di introdurre ex novo una situazione giuridica  inesistente ma di garantire la copertura giuridica ad una situazione di fatto in essere da diverso tempo, nell'esclusivo interesse di un bambino che è stato cresciuto da due donne che la legge riconosce entrambe come madri. Assume rilievo determinante la circostanza che la famiglia esista non tanto sul piano dei partners ma con riferimento alla posizione, allo status e alla tutela del figlio. Nel valutare il  best interest per il minore non devono essere legati fra loro, il piano del legame fra i genitori e quello fra genitore-figli: l'interesse del minore pone, in primis, un vincolo al disconoscimento di un rapporto di fatto, nella specie validamente costituito fra la co-madre e un figlio.

 

 

 

 

 

 

CORTE D’APPELLO DI TORINO

Sezione  Famiglia

 

 

    La Corte, riunita in camera di consiglio nelle persone dei Signori Magistrati

 

Dott.    Renata    Silva    Presidente

Dott.    Federica    Lanza    Consigliere 

Dott.    Daniela    Giannone    Consigliere rel.

 

Letto il ricorso presentato da  …. e .. entrambe res. in Barcellona, rappresentate e difese, congiuntamente e distintamente  dagli avv.ti  … e .. del Foro di Milano e dall’avv.to …  del Foro di Torino, elettivamente domiciliate presso lo studio di quest’ultimo, in Torino via ..come da procure alle liti, in calce all’atto introduttivo,

 reclamanti avverso il decreto emesso dal Tribunale di Torino in data 21.10.2013 con il quale è stato respinto il ricorso

Vista la memoria costitutiva depositata dall’Avvocatura dello Stato in rappresentanza del Ministero dell’Interno elettivamente domiciliata come da procura  in atti.

Visto il parere del P.G. , contrario all’accoglimento del reclamo.

Pronuncia il seguente

 

DECRETO

 

L’Ufficiale dello Stato civile di Torino con nota …\2012  del …2012 a seguito di trasmissione del Consolato Generale d’Italia di Barcellona, respingeva la richiesta di  trascrizione dell’atto di nascita del minore  … n. a Barcellona il ..2011, in quanto atto contrario all’ordine pubblico italiano.

Dal certificato di nascita – Certification Literal- ( n…) del Comune di Barcellona risulta che le sigg.re …, cittadina spagnola, e .., cittadina italiana, sono considerate, per diritto spagnolo, madri del minore .. ( “ figlio matrimoniale delle comparenti”). La sig.ra .. ha donato gli ovuli per il concepimento di .. ( come da certificato dell’Istituto di Riproduzione …), mentre la sig.ra ..  ha portato avanti la gravidanza e il parto; il minore è cittadino spagnolo.

Le ricorrenti, come risulta dall’estratto del Foglio di Famiglia – Libro de Familia- dello Stato Civile di Barcellona- hanno contratto matrimonio in Spagna in data ..2009.

 

Con  ricorso depositato in data ….2013 le sigg.re … e  … proponevano reclamo ex art. 96 DRR n. 396\2000, avverso il diniego  espresso dall’Ufficiale di Stato Civile chiedendo: l’accertamento  del rapporto di filiazione tra il minore …  e la sig.ra .. ex art. 33  L. 218\95; la dichiarazione della sussistenza dei requisiti di legge per il riconoscimento nello Stato Italiano dell’atto di nascita del minore e del conseguente diritto, di quest’ultimo, alla trascrizione nei Pubblici Registri dell’Anagrafe di Torino.

 

Con decreto in data  21.10.2013 il Tribunale di Torino ha respinto il ricorso rilevando, che il procedimento avviato ex art. 96 DPR 396\2000, strumentale al compimento di un'attività di tipo amministrativo, non sia previsto per ottenere una pronuncia di accertamento del rapporto di filiazione tra le ricorrenti e il minore né per il riconoscimento della cittadinanza italiana di quest’ultimo dovendosi, a questo fine, promuovere un ordinario giudizio di cognizione. 

Sulla domanda di accertamento dei requisiti di legge per il riconoscimento dello Stato Italiano dell'atto di nascita del minore .., il Tribunale respingeva la richiesta di  trascrizione dell’atto di nascita formato all'estero rilevando la contrarietà all'ordine pubblico ( art 18 DPR 396\2000).

In particolare il Giudice di prime cure ha rilevato: che osti alla trascrizione il principio immanente nel nostro ordinamento secondo il quale la madre sia solo colei che partorisce il bambino; che la cittadinanza del minore, accertato incidentalmente solo ai fini del presente giudizio, sia quella spagnola poiché nato da madre spagnola non rilevando nel nostro ordinamento, la “determinazione legale della filiazione materna matrimoniale” del coniuge di sesso femminile, ( di cittadinanza italiana) della madre biologica; che la disciplina di cui al d.p.r. 396 \ 2000 riguardi atti formati all'estero relativi al cittadino italiano  ovvero a cittadini stranieri residenti in Italia; che l'unico modo per attribuire la cittadinanza italiana al minore, sia rappresentata dal criterio dello “ius sanguinis” previo riconoscimento del rapporto di filiazione tra la ricorrente, cittadina italiana, e il minore; che ai sensi dell'articolo 18 d.p.r. 396\2000 la fattispecie rientri nei casi di non trascrivibilità dei certificati redatti all'estero per contrarietà all'ordine pubblico inteso come insieme di principi desumibili dalla Carta costituzionale o comunque fondanti l'intero assetto ordinamentale di cui fanno parte le norme in materia di filiazione (artt. 231 e seg. cc) che si riferiscono, espressamente ai concetti di padre e madre, di marito e di moglie; che in assenza di una normativa nazionale che disciplini istituti analoghi a quello del matrimonio tra persone dello stesso sesso e consenta la nascita di rapporti di filiazione tra persone omosessuali, la trascrizione dell'atto di nascita non rappresenta un diritto astrattamente ed autonomamente tutelabile, attesa la natura di provvedimento amministrativo non idoneo ad attribuire al minore quei diritti che le parti vorrebbero riconosciuti in capo allo stesso.

 

Avverso il decreto hanno proposto reclamo le ricorrenti rilevando come il provvedimento si manifesti illegittimo: I. per violazione  di legge ed erronea applicazione  degli artt. 17,18,19 del DPR 396\2000; II. per violazione dell’art. 33 L, 218\1995 in materia di filiazione; III. per erronea  interpretazione del  concetto di ordine pubblico ed omessa applicazione del concetto di ordine pubblico internazionale; IV. per omessa valutazione della rilevanza nel diritto interno, del matrimonio omossessuale contratto in un paese membro dell’UE; V. per omessa valutazione dell’interesse del minore ex  art.23 Reg CE n 2201\2003.

Le reclamanti chiedono, previa revoca  del decreto impugnato, di accertare e dichiarare  il rapporto di filiazione tra il minore e la sig.ra … ex art.33 L. 218\95; di rilevare che sussistono i requisiti di legge per il riconoscimento nello Stato Italiano dell’atto di nascita del minore  e del conseguente diritto di quest’ultimo ad acquisire la nazionalità italiana; di  ordinare all’Ufficiale dello Stato Civile  di Torino di provvedere alla trascrizione e\o annotazione nei Pubblici Registri dell’Anagrafe dell’atto di nascita del minore con ogni consequenziale provvedimento di legge ritenuto opportuno per la tutela di ….

 

Sul  primo e il secondo motivo del reclamo, la questione, per l'oggetto che la connota (rifiuto di trascrizione da parte dell'ufficiale di stato civile), deve essere affrontata sotto il profilo della legittimazione e della norma applicabile.

La  procedura disciplinata dal d.p.r. 396\ 2000, caratterizzata da un'attività di tipo amministrativo, non è finalizzata all’accertamento di diritti, ma  predisposta a regolare l’attività di certificazione e garantirne un controllo giurisdizionale; invero, nella specie, la determinazione del  rapporto di filiazione tra la ricorrente … e .. e il minore .. e l’individuazione della cittadinanza italiana, è regolato dal diritto internazionale privato italiano- L. 218\95- che ha la finalità di stabilire  la norma applicabile in presenza di elementi di estraneità. La legge 218\95 ha utilizzato, con ampiezza, il criterio del “rinvio” ad altre leggi nazionali che assumono, per tale via, efficacia direttamente vincolante per il Giudice nazionale con il solo limite del non contrarietà all’ordine pubblico (art.16 L. cit.)

L’art.33 L.218\1995 dispone:“ lo stato di figlio è determinato dalla legge nazionale del figlio o se più favorevole, dalla legge dello Stato di cui uno dei genitori è cittadino al momento della nascita. La legge nazionale del figlio al momento della nascita regola i presupposti gli effetti dell'accertamento e della contestazione dello stato di figlio…Lo stato di figlio legittimo, acquisito in base alla legge nazionale di uno dei due genitori, non può essere contestato che alla stregua di tale legge”.

L'articolo 13 conferma il favore nei confronti della filiazione disponendo che, quando  è richiamata la legge straniera, si tiene conto del rinvio operato dal diritto internazionale privato straniero, alla legge di un altro Stato (in presenza di alcune condizioni), ed in ogni caso, nei casi di cui agli articoli 33 34 e 35, si tiene conto del rinvio soltanto se esso conduce all'applicazione di una legge che consente lo stabilimento della filiazione.

 Dall’art 33 cit. discende, con evidenza, che la norma di diritto internazionale privato attribuisce ai  provvedimenti accertativi ( certificato di nascita) dello Stato estero, ogni determinazione in ordine al rapporto di filiazione con conseguente inibizione al giudice italiano di sovrapporre accertamenti sulla validità di un titolo valido per la legge nazionale di rinvio  ( cfr.Cass. 367\2003 Cass I n. 14545\2003) .

L'assunto è confermato dal disposto di cui all'articolo 65 della legge 218\1995 secondo il quale hanno effetto in Italia i provvedimenti stranieri relativi alla capacità delle persone nonché all'esistenza di rapporti di famiglia o di diritti della personalità quando essi sono stati pronunciati dalle autorità dello Stato la cui legge è richiamata dalle norme della presente legge o producono effetti  nell'ordinamento di quello Stato, anche se pronunciati da autorità di altro Stato, purché non siano contrarie all'ordine pubblico e siano stati rispettati i diritti essenziali della difesa.

La regolamentazione internazional-privatistica manifesta, pertanto, un favor assoluto per il rapporto di filiazione sulla base del criterio della cittadinanza.

Il minore è nato in Spagna e secondo il diritto spagnolo la signora … è madre legittima quanto la signora …. Nell’atto di nascita risulta che il minore sia nato da due donne, in seguito alla fecondazione medicalmente assistita eterologa con l'impianto di gameti da una donna all'altra. Queste ultime sono indicate nel certificato di nascita - Certification Literal- del registro dello stato civile del Comune di Barcellona come  “madre A” e “madre B”; invero la signora .. è indicata come madre nell’estratto del l’ atto di nascita  n ...

Col riconoscimento della maternità, secondo il diritto spagnolo, in capo alla sig.ra .., cittadina italiana, il minore assume la cittadinanza italiana  “ius sanguinis” ai sensi dell'articolo 2 punto 1 legge 91\92.

Ne consegue che la richiesta di trascrizione formulata dalla sig.ra .., in qualità di esercente la potestà sul minore .., integra gli estremi di cui all'art. 17 DRP 396\2000.

La citata disposizione prevede: “ l'autorità diplomatica o consolare trasmette, ai fini della trascrizione e dei provvedimenti relativi al cittadino italiano formati all'estero, all'ufficiale dello stato civile del Comune in cui l'interessato ha o dichiara che intende stabilire la propria residenza,…. ovvero se egli è nato e residente all'estero, a quello del Comune di nascita o di residenza della madre o del padre di lui, ovvero dell'avo materno paterno..”.

Per le considerazioni sopra svolte il primo e il secondo motivo di reclamo devono essere accolti.

 

Quanto al terzo, quarto e quinto motivo si osserva quanto segue.

 Ritenuta la legittimazione alla trascrizione dell’atto di nascita del minore rappresentato dalla sig.ra .., occorre  valutare se ciò integri violazione dell’ordine pubblico.

Il giudice di prime cure ha rilevato che la trascrizione sia contraria all'ordine pubblico inteso come insieme di principi desumibili dalla Carta Costituzionale o comunque fondanti l'intero assetto ordinamentale, fra i quali le norme in materia di filiazione che fanno espresso riferimento ai concetti di padre, madre, marito e moglie.

Per affrontare la questione occorre preliminarmente richiamare i criteri interpretativi per il Giudice nazionale, individuati dalla Corte Costituzionale  con riferimento all’art 117 Cost. ( in particolare con le sentenze 348 e 349 del 2007 e 317\2009).La Corte ha evidenziato che: l'articolo 117 primo comma Costituzione opera come un ”rinvio mobile” alle disposizioni della CEDU nell'interpretazione che ne dà la Corte europea dei diritti dell'uomo, che acquistano così titolo di fonti interposte e vanno ad integrare il parametro costituzionale di riferimento. Nel rispetto dei principi costituzionali, spetta quindi al giudice ordinario il compito di operare una” interpretazione convenzionalmente orientata” delle norme nazionali, qualora questa via non fosse percorribile, questi dovrebbe sollevare la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte per contrasto con l'articolo 117 comma uno della Costituzione. La Corte Costituzionale attribuisce ai giudici nazionali il dovere di ”leggere” la norma nazionale muovendo verso un'interpretazione che sia conforme alle disposizioni della CEDU così come interpretate dalla Corte di Strasburgo affermando come” un incremento di tutela indotto dal dispiegarsi degli effetti della normativa CEDU certamente non viola gli articoli della Costituzione posti a garanzia degli stessi diritti, ne esplicita ed arricchisce il contenuto, alzando il livello di sviluppo complessivo dell'ordinamento nazionale nel settore dei diritti fondamentali (Punto 8 del Considerato in diritto, sentenza 317 \2009).

Il Giudice Nazionale sulla base dei trattati sottoscritti dall’Italia deve applicare la Convenzione Europea secondo l’interpretazione data dalla Corte di Giustizia ed in particolare, con riferimento al concetto di ordine pubblico, secondo la giurisprudenza CEDU sui diritti fondamentali della persona e sulla tutela della vita privata e familiare. 

 

Come evidenziato dalla Suprema Corte (Cass. sez. III, 19405\2013; Cass. 26.4.2013 n. 10070 che richiama Cass. 6.12.2002 n 17349 e Cass. 23.2.2006 n 4040) il concetto di ordine pubblico ai fini internazional-privatistici si identifica con quello indicato con l'espressione” ordine pubblico internazionale” da intendersi come complesso di principi fondamentali caratterizzanti l'ordinamento interno in un determinato periodo storico e fondati su esigenze di garanzia comuni ai diversi ordinamenti, di tutela dei diritti fondamentali dell'uomo, sulla base di valori sia interni che esterni all'ordinamento purché accettati come patrimonio condiviso in una determinata comunità giuridica sovranazionale. 

 

Nella specie occorre valutare  se l’atto di nascita del minore …, nato da inseminazione eterologa, figlio, secondo la legge spagnola sia della madre che lo ha partorito che della partner di sesso femminile coniugata con la prima,  non sia contrario all'ordine pubblico  e ancora, se l'omosessualità dei genitori sia di ostacolo alla formazione di una “famiglia“ secondo la legge italiana .

Sul punto è necessario richiamare la sentenza della Corte Costituzionale n.138\2010 nella quale la Corte, pur non riconoscendo l’estensione della disciplina del matrimonio alle coppie omosessuali come una  modifica  costituzionalmente obbligata e quindi operabile attraverso una sentenza additiva, ha affermato che “ per formazione sociale deve intendersi ogni forma di comunità semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita del modello pluralistico. In tale nozione è da annoverare anche l’unione omosessuale, intesa come stabile convivenza fra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale  di vivere liberamente  una condizione di coppia, ottenendone, nei tempi e nei modi e nel limiti stabiliti dalla legge, il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri”. 

Dunque l’unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, rientra tra le formazioni sociali di cui parla l'articolo 2 Costituzione, destinataria di riconoscimento giuridico con connessi diritti e doveri secondo una gradazione rimessa alla scelta del legislatore. 

La Cassazione (n. 4184\2012) ha ribadito che il matrimonio fra persone dello stesso sesso non è inesistente né invalido, per contrasto con nome imperative, ma improduttivo di effetti giuridici in Italia per l'assenza di una norma specifica e l’inesistenza di una fattispecie matrimoniale; ha peraltro evidenziato che: “ I componenti della coppia omosessuale conviventi in una stabile relazione di fatto, se secondo la legislazione italiana non possono far valere il diritto a contrarre matrimonio né il diritto alla trascrizione del matrimonio contratto all'estero, tuttavia, a prescindere dall'intervento del legislatore in materia, quale titolare del diritto alla ”vita familiare” e nell'esercizio del diritto inviolabile di vivere liberamente una condizione di coppia e del diritto alla tutela giurisdizionale di specifiche situazioni, segnatamente alla tutela di altri diritti fondamentali, possono adire i giudici comuni per far valere in presenza appunto di “ specifiche situazioni”, il diritto ad un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata e in tale sede, eventualmente sollevare le conferenti eccezioni di illegittimità costituzionale delle disposizioni delle leggi vigenti applicabili alle singole fattispecie, ovvero, nella parte in cui, non assicurino detto trattamento, per assunta violazione delle pertinenti norme costituzionali e\o del principio di ragionevolezza”.

 

Con sentenza n.  30141 del 24.6.2010 ( S & KCo.c. Austria) la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo confermando il rinvio alla legislazione degli Stati membri, ha stabilito, mutando la propria giurisprudenza sul punto, che il diritto al matrimonio, regolamentato in alcuni Stati dell’Unione Europea, non sia riconosciuto solo a persone di sesso diverso, ma anche alle coppie omosessuali; ha ribadito il principio che le relazioni omosessuali non saranno più comprese soltanto nella nozione di “vita privata” bensì nella nozione di” vita familiare”  contenuta nell'articolo 8 ( nello stesso senso la recente Corte EDU n.  19.2.2013 X e altri c. Austria; 7.11.2013 Vallianatos e altri c.Grecia ric. nn. 29381\09 e 32684\09; 12.12.2013, C-267,Hay)

 

Quanto alle tecniche seguite dalle ricorrenti per la nascita del minore deve richiamarsi la recente sentenza della Corte Costituzionale ( n. 162 del 9.4.2014) che ha dichiarato l'illegittimità degli artt. 4, comma 3, nella parte in cui stabilisce per la coppia il divieto al ricorso alla fecondazione assistita di tipo eterologo, qualora sia diagnosticata una patologia che sia causa di sterilità o infertilità assoluta e irreversibile e dell’art. 9 commi 1 e 3, limitatamente al richiamo al divieto di cui all’art 4 comma 3 e 12 comma 1, norme che vietano la fecondazione eterologa. La pronuncia ha ribadito, sotto il profilo sostanziale dei valori e dei principi, l'estensione del confine della “vita familiare“ che sinora riguardava la coppia eterosessuale, ai figli generati sia naturalmente sia con la procreazione assistita anche eterologa. 

Non è contestabile che, sia sotto l'aspetto etico che giuridico, nell'individuazione della maternità, come della paternità, a seguito della procreazione medicalmente assistita eterologa, acquisti ulteriore rilievo il concetto di volontarietà del comportamento necessario per la filiazione e quello di assunzione di responsabilità in ordine alla genitorialità così da attribuire la maternità e la paternità a quei genitori che, indipendentemente dal loro apporto genetico, abbiano voluto il figlio accettando di sottoporsi alle regole deontologiche giuridiche che disciplinano la PMA.

Con la legge n.154\2013 il legislatore ha individuato come caratterizzante il rapporto di filiazione, il concetto di responsabilità genitoriale; nella normativa più recente, il rapporto di filiazione si è andato sempre più sganciando dall'appartenenza genetica dovendosi individuare, anche a seguito delle nuove tecniche riproduttive, diverse figure genitoriali: la madre genetica (cui risale l’ovocita fecondato), la madre biologica (colei che ha condotto la gestazione) la madre sociale, colei che esprime la volontà di assumere in proprio la responsabilità genitoriale; il padre genetico, il padre sociale figure che possono, di fatto, non coincidere fra di loro. 

La riforma della filiazione nel ridisegnare la disciplina delle azioni di disconoscimento di paternità l’impugnazione del riconoscimento per difetto di veridicità, ha previsto un termine di cinque anni per l’esercizio dell’azione,  dimostrando una chiara prevalenza dell'interesse del minore alla stabilità del rapporto; il legislatore, nella specie,  ha applicato il principio in base al quale la tutela del diritto allo status e alla identità personale può non identificarsi con la verità genetica.

La giurisprudenza  internazionale e nazionale ha avuto modo di affrontare la questione in recenti pronunce Tribunale di Napoli I sez.1.7.2011; Tribunale di Roma I sez. civile 8.8.2014; Corte Appello Bari sentenza del 13.2.2009; Tribunale per i minorenni di Roma 29.8.2014; Tribunale per i Minorenni di Bologna ordinanza 6.11.2014.

La Cassazione, con la decisione sul divieto di disconoscimento di paternità da parte del marito della coppia che ha dato il consenso all'inseminazione eterologa della moglie (sentenza n 2315\1999), ha sovvertito  il principio secondo il quale la verità biologica fondi il rapporto di filiazione.

 

Il concetto di ordine pubblico deve essere declinato con riferimento all'interesse del minore.

Ai fini del riconoscimento o meno dei provvedimenti giurisdizionali stranieri, deve aversi prioritario riguardo all'interesse superiore del minore (art.3 L. 27.5.1991 n 176 di ratifica della Convenzione sui diritti del fanciullo, di New York 20.11.1989) ribadito in ambito comunitario con particolare riferimento al riconoscimento delle sentenze straniere in materia di rapporti tra genitori e figli, dall'art. 23 del Reg CE n 2201\2003 il quale stabilisce  espressamente che la valutazione della non contrarietà all'ordine pubblico debba essere effettuata tenendo conto dell'interesse superiore del figlio.

Nel caso in questione non si tratta di introdurre ex novo una situazione giuridica  inesistente ma di garantire la copertura giuridica ad una situazione di fatto in essere da anni, nell'esclusivo interesse di un bambino che è stato cresciuto da due donne che la legge riconosce entrambe come madri. Assume rilievo determinante la circostanza che la famiglia esista non tanto sul piano dei partners ma con riferimento alla posizione, allo status e alla tutela del figlio. Nel valutare il  best interest per il minore non devono essere legati fra loro, il piano del legame fra i genitori e quello fra genitore-figli: l'interesse del minore pone, in primis, un vincolo al disconoscimento di un rapporto di fatto, nella specie validamente costituito fra la co-madre e un figlio.

 

Non competono al giudice nell'ambito della presente procedura effettuare ulteriori valutazioni di merito.

In una fattispecie analoga devono richiamarsi due recenti sentenze emesse dalla Corte europea dei diritti dell'uomo nelle quali è stata condannata la Francia, per violazione dell’artt. 8 della Convenzione, per non avere  trascritto il rapporto di filiazione relativo alla relazione tra un padre e i suoi figli biologici nati all'estero facendo ricorso alla sua maternità surrogata (C.Eur.dir Uomo 5 sezione  26.6.2014 Mennesson c. Francia ric. N 65192\11 e  5 sezione 26.6.2014 Labassee c. Francia ric. N 65941). I ricorrenti lamentavano la violazione del loro diritto al rispetto della vita privata e familiare (art 8 Convenzione) in particolare il fatto che, in violazione dell'interesse superiore dei minori, fosse preclusa la possibilità di ottenere in Francia, il riconoscimento di un rapporto di filiazione legalmente formatosi in uno Stato estero all'esito di una procreazione medicalmente assistita conforme alla legge del luogo ove il bambino è nato. La questione prospettata alla Corte non riguarda la compatibilità con la Convenzione del divieto posto da uno Stato membro di ricorrere ad una surrogazione di maternità bensì se sia compatibile la decisione dello Stato di privare i bambini nati da una  maternità, surrogata, regolarmente praticata all'estero, nei paesi in cui gli stessi risiedono, dei documenti di stato civile che attestino il loro status di figli della coppia che ha fatto ricorso alla procreazione assistita.

 La CorteEDU ha riconosciuto all'unanimità, che non vi sia stata violazione dell'articolo 8 della Convenzione in relazione al diritto dei ricorrenti al rispetto della loro vita familiare ma  ha affermato, che la violazione si realizzi  in relazione al diritto dei minori al rispetto della loro vita privata. La Corte ha precisato come il rifiuto da parte delle autorità Francesi di non riconoscere valore legale al rapporto di parentela costituisce indubbiamente una” ingerenza nel diritto dei ricorrenti al rispetto della vita familiare”.

L’art. 8 non ha carattere assoluto nel senso che un'ingerenza statale nel godimento dei diritti alla protezione della vita familiare e privata può essere giustificata se prevista dalla legge, se necessaria per il perseguimento di uno o più scopi legittimi e se appare” necessaria in una società democratica” per raggiungere tali scopi. Nei casi in questione la Corte ha ribadito che l'ingerenza dell'autorità pubblica nell'esercizio del diritto al rispetto della vita privata e familiare sia prevista dalla legge  (francese) e dunque soddisfi il primo requisito indicato dal paragrafo secondo dell'articolo 8 della convenzione e che tale ingerenza persegua uno scopo legittimo ( tale il rifiuto da parte dello Stato francese di riconoscere valore legale a un rapporto di filiazione tra genitori che hanno fatto ricorso all'estero alla surrogazione di maternità e i bambini nati all'esito di tale tecnica di concepimento, è giustificato dalla necessità di scoraggiare i propri cittadini dal ricorrere al di fuori del territorio nazionale a un metodo di procreazione medicalmente assistita vietato nel territorio francese al fine di tutelare i minori e la donna che offre il proprio utero per la gestazione ) ma che il margine di apprezzamento si restringa laddove vengono in rilievo questioni legate alla genitorialità che riguardano un aspetto particolarmente intimo dell'identità di un individuo. La Corte osserva che pur non essendovi dubbio che la vita familiare dei genitori sia stata influenzata negativamente dal mancato riconoscimento dello status di genitori ai sensi del diritto francese, tuttavia tali difficoltà non costituiscano ostacoli insormontabili e che in ogni caso il mancato riconoscimento del rapporto di parentela da parte delle autorità francesi non ha impedito ai ricorrenti di godere del loro diritto al rispetto della vita familiare. Con riferimento ai minori la conclusione è diversa, atteso che “il rispetto per la vita include il primario interesse a definire la propria identità come essere umano, compreso il proprio status di figlio o di figlia di una coppia di genitori”. La Corte ha evidenziato come sulla base del diritto francese i bambini nati all'estero con le modalità sopra indicate, si trovino in una situazione di incertezza giuridica e il mancato riconoscimento da parte dell'ordinamento francese del loro status di figli mette in pericolo la loro identità all'interno della società francese: “Non consentendo riconoscimento dell'instaurazione di un rapporto giuridico di parentela tra bambini nati da madre surrogata e il loro padre biologico lo Stato francese ha oltrepassato il margine di apprezzamento consentito e nel caso di specie,  violato il diritto dei minori al rispetto della loro vita privata ”.

In altra pronuncia della Corte Europea ( 19.2.2013 X e altri c. Austria) su ricorso del partner di una coppia femminile omosessuale di adottare il figlio naturale dell'altro partner, la Corte ha affermato che “la relazione esistente tra una coppia omosessuale che convive di fatto in maniera stabile rientra nella nozione di vita familiare così come quella di una coppia eterosessuale che si trova nella stessa situazione:  quando minore vive insieme a loro la vita familiare comprende anche quest'ultimo”.

 

La mancata trascrizione dell'atto di nascita, limita e comprime il diritto all'identità personale del minore … e il suo status nello Stato Italiano; sul territorio italiano il minore non avrebbe alcuna relazione parentale né con la signora .. nè con i parenti della stessa.

Il minore non avrebbe un  esercente la responsabilità genitoriale e nessuno potrebbe esercitarne la rappresentanza con riferimento a problematiche sanitarie, scolastiche, ricreative; oltre all’incertezza giuridica in cui si troverebbe nella società italiana il minore verrebbe anche privato dei rapporti successori nei confronti della famiglia della Sig.ra ...

Il pregiudizio per il minore risulta ancora più evidente atteso che le ricorrenti si sono divorziate consensualmente con sentenza numero ..\14 del Tribunale di prima istanza di Barcellona; il minore sulla base di un accordo sottoscritto dalle parti in data 21 ottobre 2013 è affidato ad entrambe le parti con condivisione delle responsabilità genitoriali come conseguenza del carattere congiunto della potestà (sarà necessario il consenso di entrambe per prendere ed eseguire le decisioni più importanti relative ad educazione salute e spostamenti all'estero ).In tale situazione la mancata trascrizione del certificato di nascita comporterebbe anche  conseguenze  rilevanti in ordine alla libera circolazione del minore e la signora …, che in Italia non avrebbe titolo per spostarsi  e tenere con sé il minore.

Compito del Giudice come ribadito dalle  pronunce della Corte di giustizia che recano in epigrafe:“ Diritti concreti ed effettivi non teorici illusori “, è quello di rendere effettivi con la giurisdizione i diritti previsti dalla legge; non può affermarsi, nel caso de quo, che costituisca il miglior interesse del minore privarlo di un legame attraverso il quale si esprime il diritto al proprio status di figlio.

Le spese di lite devono essere compensate in ragione della novità della questione trattata.

 

P.Q.M.

LA CORTE D’APPELLO DI TORINO

Sezione Famiglia

 

Accoglie il reclamo e per l'effetto ordina all'ufficiale dello stato civile di Torino di trascrivere l'atto di nascita di …

Compensa fra le parti le spese di lite.  

Si comunichi alle parti.

 

Torino, 29.10.2014               

                                                                                 IL PRESIDENTE

                                                                                 (Renata Silva)

           IL CONSIGLIERE EST.     

               (Daniela Giannone)               

18/12/2014: Il Contributo Unificato da Gennaio 2015 aumenta del 10%

La  Legge di stabilità 2015 riconosce un credito di imposta pari a 500,00 €  per i compensi corrisposti agli avvocati abilitati nel procedimento di negoziazione assitita, e prevede incentivi fiscali per adire tanto la negoziazione assistita quanto l'arbitrato.

Il credito di imposta viene riconosciuto al cittadino  solo in caso di successo della negoziazione, o di lodo arbitrale conseguito, commisurato al compenso fino a concorrenza di euro 500.

Ai fini della copertura finanziaria si provvede con l'aumento del contributo unificato di iscrizione a ruolo generalizzato nella misura del 10%.

Ecco quanto si legge nell’emendamento ( art.19 Legge Stabilità):

«All'articolo 3, dopo il comma 82 inserire i seguenti:

82-bis. Alle parti che corrispondono il compenso agli avvocati abilitati ad assisterli nel procedimento di negoziazione assistita ai sensi del capo II del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 132, convertito, con modificazioni dalla legge 10 novembre 2014 n. 162, nonché alle parti che corrispondono il compenso agli arbitri nel procedimento del capo I del medesimo decreto, è riconosciuto, in caso di successo della negoziazione, ovvero di conclusione dell'arbitrato con lodo, un credito di imposta commisurato al compenso fino a concorrenza di euro 500. Il credito d'imposta va indicato nella dichiarazione relativa al periodo d'imposta nel quale sono sostenute le spese agevolabili ed è utilizzabile esclusivamente in compensazione ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.Con decreto del Ministro della giustizia di concerto con il Ministro dell'economia e finanze sono stabilite le modalità e la documentazione da esibire a corredo della richiesta del credito di imposta e i controlli sulla autenticità della stessa.

82-ter. Alla copertura delle minori entrate derivanti dall'attuazione del comma precedente, valutate in complessivi 54 milioni di euro a decorrere dall'anno 2016, si provvede con le maggiori entrate derivanti dall'aumento del contributo unificato, pari a 59,7 milioni di euro, come indicato al comma 82-quater. [omissis]».

09/12/2014: ANF Tv dedica un clip al Convegno sulla Giustizia del primo dicembre 2014
01/12/2014: La ragionevole durata del processo alla luce delle recenti riforme normative

 

21/11/2014: Intervista al Centro Congressi

 

L'intervista a chiusura del Convegno " Gli avvocati sono con le donne contro la violenza" al link sottostante

https://www.youtube.com/watch?v=4xG1FEa5oLk&list=UUVhqWvChXGiqWivXPHxLByw

17/11/2014: Convegno - Gli avvocati sono con le donne contro la violenza

Sentita e partecipata l'iniziativa voluta da AIAF Lombardia Sezione Territoriale di Bergamo contro la violenza sulle donne. 

Il link dell'introduzione al tema della serata :

https://www.youtube.com/watch?v=z0vtAHMWEEI&feature=youtu.be

17/11/2014: Gli Avvocati sono con le Donne contro la Violenza: LOCANDINA EVENTI dall' 1 al 25/11/2014
14/11/2014: Intervista Bergamo TV

L'intervista integrale dell'avv.Cristina Ghilardi e dell'avv.Barbara Carsana per l'inizativa "gli avvocati sono con le donne contro la violenza"

http://www.bergamotv.it/bgtv/verso-casa-aspettando-il-tg/-8381/SI_SPBEBTV1591332/

06/11/2014: Approvata alla Camera la conversione in legge del D.L. 132/2014

Con 317 voti favorevoli alle modifiche apportate in senato, il DL 132/2014 diventa legge.

La tavola sinottica riepilogativa con il testo originario delle modifiche è disponibile sul sito di professione giustizia al link 

http://www.professionegiustizia.it/notizie/notizia.php?id=595

19/09/2014: Riforma della Giustizia: il testo del Decreto Legge 132/2014

DECRETO-LEGGE 12 settembre 2014, n. 132  Misure urgenti di degiurisdizionalizzazione ed altri interventi per la definizione dell'arretrato in materia di processo civile. (14G00147) (GU Serie Generale n.212 del 12-9-2014) note: Entrata in vigore del provvedimento: 13/09/2014

12/09/2014: Art. 6 del DL n. 132, negoziazione assistita per separazione e divorzio

Art. 6 del DL 12/09/2014, n. 132  negoziazione assistita per separazione e divorzio: i primi commenti di AIAF Lombardia

Carissimi, 
come avrete letto, l'art.6 del DL 132/2014 prevede che possa essere conclusa tra i coniugi una "convenzione di negoziazione assistita da un avvocato" allo scopo di  raggiungere  un accordo per la loro separazione consensuale, per la cessazione degli effetti civili del loro matrimonio o per lo scioglimento del loro matrimonio nei casi di cui all'articolo 3, primo comma numero 2) lettera b), della  legge 10 dicembre 1970 n. 898 e successive modificazioni, ovvero ove sia necessario concordare la modifica delle condizioni di separazione o di divorzio.
Occorre pertanto informare i clienti - nei casi in cui ricorrano le condizioni previste dal decreto (e quindi se non vi sono figli minori, figli maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave ovvero non autosufficienti economicamente) - della possibilità di avvalersi della negoziazione assistita dagli avvocati.
L'accordo raggiunto utilizzando tale modalità di negoziazione produce gli effetti e tiene luogo dei provvedimenti giudiziali che definiscono i procedimenti di separazione personale, di cessazione degli effetti civili del  matrimonio, di scioglimento del matrimonio e di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio.
Non dimenticate che, in caso di raggiungimento dell'accordo con tale procedimento di negoziazione, è previsto l'obbligo per l'avvocato di trasmettere, entro 10 giorni, il predetto accordo all'Ufficiale di stato civile del luogo in cui il matrimonio fu iscritto o trascritto, una copia, autenticata dall'avvocato stesso, dell'accordo munito delle certificazioni di cui all'articolo 5 (*).
Prestate molta attenzione a tale previsione perché all'avvocato che viola l'obbligo di cui sopra è applicata la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 5.000 ad euro 50.000.
Ci permettiamo di consigliare estrema prudenza in questo primo periodo di applicazione della nuova norma, nell'attesa di poter verificare quale sarà il testo che verrà convertito in legge.
Per quanto riguarda le ulteriori novità introdotte dal DL 132/2014, l'AIAF Lombardia "Milena Pini" sta organizzando incontri formativi che, con molta probabilità, si terranno dopo la conversione del DL.

Un caro saluto 
AIAF Lombardia "Milena Pini"
 
(*) Art. 5: "Esecutività dell'accordo raggiunto a seguito della convenzione e trascrizione"
1. L'accordo che compone la controversia, sottoscritto dalle  parti e dagli avvocati che le assistono, costituisce titolo esecutivo e per l'iscrizione di ipoteca giudiziale. 
  2.  Gli  avvocati  certificano  l'autografia delle  firme e  la conformità dell'accordo alle norme imperative e all'ordine pubblico. 
  3. Se con  l'accordo  le  parti  concludono  uno  dei  contratti  o compiono uno degli  atti  previsti dall'articolo  2643 del codice civile,         ..per  procedere  alla  trascrizione  dello  stesso  lasottoscrizione del processo verbale  di  accordo  deve  essere autenticata da un pubblico ufficiale a ..ciò autorizzato. 
 4. Costituisce illecito deontologico per  l'avvocato impugnare un accordo alla cui redazione ha partecipato. 

30/07/2014: Adozione in casi particolari di una mamma non biologica convivente con la propria compagna

Una recentissima sentenza del Tribunale di Roma del 30 luglio 2014,  riconosce la possibilità per una bambina di essere adottata ex art. 4 della Legge 184/1983 da una mamma non biologica convivente con la propria compagna. 

"Nel caso di specie» scrivono i Giudici "non si può non tenere conto delle situazioni che sono da tempo esistenti e cristallizzate: (la bambina) è nata e cresciuta con la ricorrente e la sua compagna, madre biologica della bimba, instaurando con loro un legame inscindibile che, a prescindere da qualsiasi “classificazione giuridica”, nulla ha di diverso rispetto a un vero e proprio vincolo genitoriale. Negare alla bambina i diritti e i vantaggi che derivano da questo rapporto costituirebbe certamente una scelta non corrispondente all’interesse della minore, che, come indicato dalla corte costituzionale stessa e dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, occorre sempre valutare in concreto.
Nel caso di specie non si tratta, infatti, di concedere un diritto ex novo, creando una situazione prima inesistente, ma di garantire la copertura giuridica di una situazione di fatto già esistente da anni, nell’esclusivo interesse di una bambina che è da sempre cresciuta e stata allevata da due donne, che essa stessa riconosce come riferimenti affettivi primari, al punto tale da chiamare entrambe “mamma”. [L’adozione in casi speciali] costituisce, a tal fine e da sempre, l’apposito strumento, configurandosi come una “porta aperta” sui cambiamenti che la nostra società ci propone con una continuità ed una velocità cui il Legislatore fatica a tenere dietro, ma cui il Giudice minorile non può restare indifferente, se in ogni suo provvedimento deve, effettivamente, garantire l’interesse superiore del minore...." omissis "Se uno dei motivi, per i quali la legge indica nelle coppie coniugate il nucleo maggiormente idoneo per l’adozione dei minori, è costituito dalla stabilità, così come sostenuto dalla Corte costituzionale stessa, non pare che nel caso di specie emergano elementi in contrasto, dato che le due donne convivono ormai stabilmente da più di dieci anni ed hanno voluto contrarre, per rafforzare il loro reciproco impegno di fedeltà, il vincolo matrimoniale in uno dei Paesi europei che riconosce tale diritto a tutti gli uomini e le donne"...omissis...

"il benessere psicosociale dei membri dei gruppi familiari non sia tanto legato alla forma che il gruppo assume, quanto alla qualità dei processi e delle dinamiche relazionali che si attualizzano al suo interno. In altri termini, non sono né il numero né il genere dei genitori a garantire di per sé la condizioni di sviluppo migliori per i bambini, bensì la loro capacità di assumere questi ruoli e le responsabilità educative che ne derivano. In particolare, hanno messo in evidenza come ciò che è importante per il benessere dei bambini è la qualità dell’ambiente familiare che i genitori forniscono, indipendentemente dal fatto che essi siano dello stesso sesso o che abbiamo lo stesso orientamento".

 "Gli elementi sui quali il Collegio ha posto la sua attenzione, nella convinzione che può, non essendovi alcun divieto nella legge in vigore, e deve aderire a questa interpretazione, sono il benessere e la tutela di un sano sviluppo psicologico della piccola, il cui unico pregiudizio nel percorso di crescita andrebbe presumibilmente rintracciato nel convincimento diffuso in parte della società, esclusivamente fondato, questo sì, su pregiudizi e condizionamenti cui questo Tribunale, quale organo superiore di tutela del benessere psicofisico dei bambini, non può e non deve aderire stigmatizzando una genitorialità “diversa”, ma parimenti sana e meritevole di essere riconosciuta in quanto tale"

Questi i passaggi fondamentali della sentenza che esorta il Legislatore a prendere posizione sul punto in tema di adozione e prrcisa come una decisione diversa sarebbe stata contraria al superiore interesse del minore valutato in caso concreto ed altresì discriminatoria nei confronti delle coppie omosessuali.

 "la Corte costituzionale riconosce alle unioni omosessuali il diritto fondamentale di vivere liberamente la propria condizione di coppia, così come è per le unioni di fatto tra persone di sesso diverso. Questo Collegio ritiene che il desiderio di avere dei figli, naturali o adottati, rientri nel diritto alla vita familiare, nel “vivere liberamente la propria condizione di coppia” riconosciuto come diritto fondamentale, anzi ne sia una delle espressioni più rappresentative. Pertanto, una volta valutato in concreto il superiore interesse del minore ad essere adottato e l’adeguatezza degli adottanti a prendersene cura, un’interpretazione [dell’adozione in casi particolari] che escludesse l’adozione per le coppie omosessuali solo in ragione della predetta omosessualità, sarebbe un’interpretazione non conforme al dettato costituzionale in quanto lesiva del principio di uguaglianza (art. 3 Cost.) e della tutela dei diritti fondamentali (art. 2 Cost.), fra cui la Corte costituzionale annovera quello delle unioni omosessuali a vivere liberamente la propria condizione di coppia»;

02/12/2013: L'avvocato e i soggetti deboli - alzheimer e amministrazione di sostegno

https://www.youtube.com/watch?v=rw26SRcvIBM

 

Breve intervista nel progetto AAA anno 2011

Intervento nel Convegno AIAF/UNIBG "Gli avvocati sono con le donne contro la violenza" dal 25 novembre 2017 all'8 marzo 2018

Intervento 25 novembre 2017

 

 

 

Il tema che mi è stato assegnato involge il fenomeno dell’emergenza numerica in ordine alla violenza di genere.

 

In particolare mi è stato richiesto di verificare se vi sia un’emergenza e da che numeri sia confortata.

 

Una possibile strada di analisi di una questione così posta vorrebbe che io verificassi in un arco cronologico prestabilito un eventuale crescendo di casi di violenza verificando se negli ultimi tempi vi sia un’ impennata particolare, provando poi a chiedersi il perché ed il come di tale picco.

 

Ebbene, io mi scuso anticipatamente con chi si aspetta uno snocciolare di numeri, e un’ indicazione puntuale di dati statistici.

Non perseguirò affatto questa strada nel tempo assegnatomi.

 

Certo qualcosa sui dati lo vedremo insieme ma cio’ che oggi mi preme rilevare con voi è un’ analisi diversa,  lasciata talvolta sottesa o del tutto non affrontata se non in dibattiti accademici, non di portata immediatamente divulgativa e che, spero, (quantomeno questo è il mio intento), ci permetterà alla fine di analizzare la “questione numerica” con un taglio maggiormente critico e forse più consapevole.

 

L’idea è infatti di partire da un’analisi qualitativa e non quantitativa.

 

Questo semplicemente per una questione di dovere intellettuale: che senso ha ripeterci un dato che conosciamo oramai tutti nel dibattito pubblico ( e cioè che il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subito violenza sessuale, che senso ha dirci che sono 652 mila le donne che hanno subìto stupri e 746 mila le vittime di tentati stupri) sul fenomeno della violenza di genere nel suo complesso?

La violenza di genere non si manifesta solo con lo stupro e neppure lo stupro esaurisce il fenomeno della violenza sessuale in sé (la nostra giurisprudenza ha riconosciuto violenza sessuale anche in caso di un bacio particolarmente invasivo e su cosa è sessuale per la Cassazione ci sarebbe da dire), inoltre è presumibile un numero oscuro rilevantissimo in ordine ad un tale forma di violenza perché certo non è come denunciare un furto risarcibile a fini assicurativi

 

Inoltre  si pensi che il fenomeno della violenza fisica ( che comprende la violenza sessuale)  che lo ribadisco è una parte e non il tutto della violenza di genere può essere letto in almeno due modi.

Da un lato si puo’ dire che oggi ci sono più denunce di violenze sulle donne perché c’è un numero maggiore di violenze è dunque si è in emergenza numerica ma si puo’ anche dire che cio’ che emerge è che le donne la violenza la sopportano di meno e quindi denunciano di più.

Io credo che possano essere vere entrambe le ipotesi ma studi recenti socio giuridici sul tema non ce ne sono.

 

Senza dubbio, quindi, i dati ricordati sono di grande peso ma nulla ci dicono sulla violenza psicologica che spesso accompagna la violenza fisica ( se non quando c’è l’omicidio e giusto per dare dati ci sono 61 donne morte dall’inizio del 2017) e dunque non è possibile affrontare il discorso in maniera completa.

  

Fatta questa premessa ve n’è un’altra da fare.

 

Mancano dati rigorosi sul fenomeno, tanto a livello nazionale, europeo e internazionale.

 

Sembra quindi che tutto d’un tratto si sia passati da un silenzio diffuso a una ondata informativa straripante  di casi di violenza di genere e di proposte  teoriche, a fronte di un’agenda politica costantemente ancorata a misure repressive/punitive e tutto sommato sonnecchiante. Unica certezza che non paga esperienze emergenziali...

 

Viviamo quindi senza dubbio un momento fortemente confusivo, travolti dalla valanga informativa in cui da un lato i media tradizionali (televisioni e giornali) pressoché quotidianamente segnalano con dovizia di particolari fatti che danno contezza di violenze sessuali tentate o consumate e di omicidi (tutti qualificati indistintamente come femminicidi),

 

dall’altro lato i nuovi media (i social media per intenderci) stanno dando voce ad interi settori lavorativi che, partendo da esperienze individuali – la prospettiva è quindi invertita rispetto ai media tradizionali- lamentano la presenza di un sistema di potere che parrebbe vivere da moltissimo tempo in stretto connubio con il ricatto sessuale.

 

E’ di inizio della settimana lo scandalo che occupa principalmente quotidiani americani di scandali nel settore sportivo professionistico delle ginnaste e che vedrebbe coinvolto un medico della squadra nazionale nonché il pubblico je m’ accuse di Lasster, uno dei responsabili della Disney Animation e della Pixar per “abbracci azzardati e commenti non voluti” ( sue testuali dichiarazioni).

 

Se quindi gli informatori tradizionali, giornali e tv, in particolare, dallo stupro di Rimini in poi hanno acceso i riflettori su violenze efferate consumate anche da stranieri sconosciuti alla vittima, (dando così vita ad un dibattito di sovrapposizione tra violenza di genere e immigrazione, con effetti distorsivi gravissimi) i social media invece sono letteralmente occupati da alcune campagne che nascono per adesione individuale e spontanea, per aggregazione sul tema.

 

Mi riferisco qui alla notissima campagna #me too che dal mese di ottobre 2017 ha letteralmente occupato i social ed in cui le donne sono state chiamate a raccolta da un’attrice, Alyssa Milano, invitate a scrivere un messaggio in cui ciascuna racconti la propria esperienza individuale siglandola con l’ hastag  o con l’indicativo  “me too” (anche io), proprio per denunciare di aver subito un abuso o una molestia sessuale.

 

Diventa quindi una narrazione frequente e ritrovabile costantemente  nel settore informazione intesa nella sua completezza di “vecchie e nuove fonti di informazione” la ricorrenza di casi di mobbing, di abusi e di violenza sessuale.

 

Viene quindi da pensare che si sia in presenza di un’emergenza...

 

E allora, a questo punto dobbiamo cercare di fare un po’ di ordine e chiederci davvero se sia in atto una questione emergenziale, un problema eccezionale, straordinario, emerso tutto insieme in questi ultimi tempi.

Ma emergenza? I primo luogo allora dobbiamo fare un passo indietro e chiederci innanzitutto che cosa significhi emergenza.

 

Perché il concetto di emergenza, può essere declinato in due significati:

 

significa  cio’ che emerge da una superficie, un po’ come fosse una punta di un iceberg, un rilievo una sporgenza per intenderci

oppure

e sta anche ad indicare una circostanza grave straordinaria, imprevedibile, eccezionale, una situazione pericolosa contrapposta a qualcosa di strutturale di “normale” in senso statistico di costante.

 

Ecco se il concetto di emergenza a cui ci ancoriamo per la nostra analisi è relativo a “un qualcosa che emerge” allora forse sì possiamo dire di vivere in un momento emergenziale in tema di violenza di genere: è dalla campagna mondiale “non una di meno” che in Italia nasce ufficialmente nell’ottobre 2016 come movimento di politica dal basso  (le sue radici in realtà sono molto meno recenti)  che non si vedeva un collettivo così invasivo nello story telling  pubblico.

 

La reazione che attraversa il racconto pubblico della violenza di genere è in corso come un qualcosa che emerge forte in maniera recente e rivoluzionaria.

 

In questo senso sì, qualcosa di nuovo di fortemente emergenziale si affaccia all’orizzonte: nuove forme di protesta si levano contro la violenza domestica, la violenza patriarcale, contro la violenza economica, contro la violenza dei corpi al di qua e al di là dei confini, corpi che arrivano qui segnati visibilmente, fisicamente  della violenza subita.

 

Questo è un elemento di rottura fortissimo, che emerge in questi nostri tempi ed il cui esito non è ancora dato sapere: se riuscirà a sopravvivere all’ inquinamento mediatico, all’imbarbarimento di un racconto pubblico semplificatorio e massificante e diventerà un propulsore politico, allora c’è da sperare davvero che diventi un vero  motore di cambiamento sociale.

 

E’ del 21 novembre la presentazione del il piano antiviolenza in dodici capitoli del movimento NON UNA DI MENO  in cui si articolano le proposte per superare le discriminazioni e le violenze di genere in tutti gli ambiti in cui avvengono a partire dal mondo del lavoro, ma anche nel linguaggio o nell’istruzione, fino ad arrivare a settori come la salute.

Ne ricordo alcuni:

 

Reddito di autodeterminazione per le donne che decidono di uscire dalla violenza.

Nessun obbligo di denuncia nei pronto soccorso senza il consenso della donna.

 

Più fondi per i centri antiviolenza.

 

Garanzia d’indipendenza e laicità dei centri antiviolenza.

 

Politiche per la genitorialità condivisa come l’estensione dei congedi di paternità a tutte le tipologie contrattuali, non solo nel lavoro subordinato e non solo in presenza di un contratto di lavoro.

 

Investimenti sulla formazione e su percorsi di educazione nelle scuole e nelle università che mettano in discussione e superino il “binarismo di genere” e gli stereotipi di genere.

 

Formazione nel mondo del giornalismo e dell’informazione per smettere di rappresentare la violenza di genere come una “emergenza” o un “problema di sicurezza e ordine pubblico”, di indicare le donne come “vittime” e gli uomini maltrattanti come “presi da un raptus”.

 

Apertura delle case pubbliche della maternità per evitare la violenza ostetrica durante il parto.

 

Finanziamenti ai consultori per garantire l’accesso alla contraccezione, all’informazione e alla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili.

 

Creare una banca dati sulle molestie nei posti di lavoro.

 

Creare una banca dati per monitorare le differenze di retribuzione salariale.

Creare una banca dati sull’applicazione della legge 194/78 che regolamenta l’interruzione volontaria di gravidanza.

 

Nel piano antiviolenza hanno un ruolo fondamentale l’ambito lavorativo e le politiche sociali.

Si mette in discussione un modello anche economico basato sullo sfruttamento e sulla precarietà di cui pagano il prezzo soprattutto le donne”

 

Le proposte articolate da Non una di meno rivendicano un salario minimo universale europeo, Non una di meno chiede che il welfare sia ripensato proprio a partire dalle donne anche con misure economiche di sostegno alle donne che denunciano la violenza:

 

In questo senso quindi è in atto una vera rivoluzione una vera emergenza: l’Iceberg sta emergendo in tutta la sua ampiezza.

 

Ma questo è il primo significato di emergenziale: che emerge appunto che si vede, che inizia a farsi vedere come mai prima d’ora non si è visto.

 

Quindi con buona fondatezza possiamo dire, in questo senso, che il fenomeno della reazione alla violenza in una prospettiva comune, dal basso e con intento rivoluzionario è  certamente emergenziale.

 

Ma se noi analizziamo il secondo significato di emergenziale, peraltro quello più comune quello a cui noi per primi pensiamo quando ci diciamo “attenzione è in corso un’emergenza”, ecco allora il fenomeno in atto, se noi scaviamo un po’ più a fondo,  non è una circostanza grave straordinaria, imprevedibile, eccezionale, una situazione pericolosa che è emersa qui e ora, contrapposta a qualcosa di strutturale di “normale” in senso statistico di costante.

 

Queste voci, se ascoltate in profondità, rendono i contorni di un fenomeno di natura endemica.

 

Se analizziamo il fenomeno da questo punto di vista, allora non dobbiamo semplicemente contare il numero delle vittime, catalogarle attraverso i dati statistici (che poi qualcuno pur vedremo), per poi predisporre un impianto normativo repressivo più severo.

 

Se noi andiamo ad analizzare il fenomeno da questo punto di vista  noi dovremmo concentrarci su altre questioni.

 

Ben altri dovrebbero essere i temi da trattare in via d’emergenza sul piano del dibattito pubblico  r sull’agenda politica.

 

Dovremmo NON chiederci quanti stupri ci sono stati quest’anno, ma dovremmo domandarci se ci siano ambiti in cui esiste una relazione di potere talmente gerarchizzata e polarizzata che faccia dello scambio sessuale (pur sulla bocca di tutti) un mezzo di esercizio del potere stesso.

 

Dovremmo NON chiederci “ma come tutte ora adesso denunciano” anche sottointendendo che in qualche modo ci sia della strumentalizzazione da parte delle donne come se ci fosse un’epidemia di mitomania collettiva, ma dovremmo chiederci perché pur sulla bocca di tutti ( penso al caso Weinsten che tanto ha sollevato scalpore) nessun uomo, pur non partecipante alla relazione dello scambio sessuale, ma essendone a conoscenza, non  abbia mai pensato di denunciarlo, dobbiamo chiederci perché sono solo le donne a farlo e perché si pensi che sia un problema solo femminile!

 

Dovremmo concentrarci ancor prima che sul CONTARE le vittime, su come possa esistere un contesto che rende possibile la “normalizzazione” di un sistema di violenza di genere.

 

Dovremmo concentrarci sui tassi di recidiva, delle vittime e degli abusanti, da un lato non avendo paura (e uso parole della professoressa Pezzini) dal punto di vista processuale di un doppio binario che inserito nel principio del garantismo, tuteli maggiormente la vittima e parimenti, per quanto riguarda l’autore del reato, non si limiti a proposte unicamente repressive ma anche rieducative non avendo paura della questione del consenso.

 

Queste sono questioni endemiche, strutturali che sarebbe ora si affrontassero nell’agenda politica del paese.

 

Se io leggo i dati, spesso disaggregati, sui femminicidi (termine orribile) o sugli stupri, ben poco essi mi dicono di quanto endemica, radicata e diffusa possa essere la violenza di genere nel suo complesso.

 

Le violenze di natura psicologica  e quelle di natura economica spesso non vengono denunciate. Spesso non è neppure condiviso che pagare puntualmente in ritardo un assegno di mantenimento sia una forma di violenza e una forma di violenza particolarmente grave e odiosa se a quella somma di denaro è collegata necessità essenziali: il pagamento della retta della scuola e del muto che la donna ha dovuto anticipare con denari suoi e magari adesso è sprovvista di altro. Questa è una forma di violenza: ma in quanti casi arriva sulle scrivanie dei magistrati?

 

Questo per dire che se io mi limito a guardare i dati ho senza dubbio alcuni gravi elementi indizianti ma non ho una visione di insieme del fenomeno.

 

Non solo i dati che noi spesso sentiamo girare e leggiamo sui giornali sono di fonte ISTAT.

 

In essi leggiamo che

che lo stalking l’84,6% è commesso da autori maschi,

 che la violenza sessuale per  il 97,3% è commessa da autori maschi  che  i comportamenti di stalking quando si è adita la prcedura giudiziaria sono cessati nel 59,8% dei casi

 che il 62,7% degli stupri è commesso da un partner attuale o precedente.

E che le donne separate o divorziate hanno subìto violenze fisiche o sessuali in misura maggiore rispetto alle altre (51,4% contro 31,5%).

 

Questi i dati dell’indagine multiscopo sulla “Sicurezza delle donne” condotta dall’Istat con il Dipartimento per le Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

 

Se davvero, e adesso chiudo, in tutto questo di emergenza vogliamo [1]parlare, non possiamo mancare di rilevare che i dati che vi sto dando e che circolano sono di fonte Istat e sono stati presentati presentati il 28 marzo 2017 all’interno dell’indagine multiscopo sulla “Sicurezza delle donne” condotta dall’Istat con il Dipartimento per le Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

I dati sono del 2014.

Questo significa che per avere dati da fonti pubbliche di natura statistica dovremo aspettare il 2019.

 

E questa è in tutte quelle che vi ho citato una vera emergenza indicativa: in entrambi i sensi che si vogliano prospettare al termine.

 

Ci si lamenta a gran voce, citando dati vecchi e non aggiornati che siamo in piena emergenza, salvo poi non assumersi neppure la responsabilità di condurre in via pubblica un’ analisi complessiva quantomeno aggiornata del fenomeno.

 

Questo è quello che emerge al di là dei numeri che sentiamo ogni giorno: una volontà manifestata ma non realmenet condotta a misurare nel suo complesso un fenomeno endemico.

 

Vi ringrazio.

Avv.Barbara Carsana

 

[1]

Violenza sulle donne:intervista avv.Barbara Carsana Grazia numero di ottobre 26/10/2017

Intervista su Grazia nr. 45 del 26/10/2017.


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